PRESENTAZIONE
SANT'ALFONSO DE LIGUORI
Il missionario
Sant'Alfonso de Liguori fu essenzialmente un missionario, il più
grande nella Chiesa italiana del Settecento. Considerando la sua vita
(Marianella-Napoli 1696 - Pagani 1787), si rileva che l'annuncio della
parola di Dio fu il suo carisma, la sua ragione di essere. Fin dagli anni
della sua adolescenza «lo Spirito del Signore scese su di lui e
lo mandò ad annunciare ai poveri il lieto messaggio... a predicare
un anno di grazia nel Signore» (Lc 4,18-19). In quest'ardua impresa
che abbraccia l'intero arco della sua esistenza, si possono distinguere
quattro tappe, ognuna delle quali si presenta con caratteristiche proprie.
La prima tappa include gli anni della sua giovinezza. (1713-1726), periodo
nel quale Alfonso cominciò a sentire l'appello dell'apostolato.
Egli lo accolse come attuazione del carattere profetico del suo battesimo,
e lo realizzò con la testimonianza di vita cristiana, con la frequente
partecipazione ai sacramenti, con l'assidua adorazione eucaristica; lo
esercitò nella sua professione di avvocato che svolse con onestà
e con rispetto della verità, superando i pericoli morali che vi
erano annessi; lo attuò come membro della congregazione dei nobili
di Santa Maria della Misericordia, che aveva per programma l'esercizio
delle opere di misericordia, quali la visita ai carcerati, l'ospitalità
ai pellegrini, la cura degli infermi. Questa dedizione al prossimo divenne
più intensa nella seconda tappa della vita missionaria di Alfonso
(1726-1732) quando, consacrato sacerdote, si applicò totalmente
all'evangelizzazione del popolo. Svolse il suo apostolato nei rioni più
poveri di Napoli, superando i pregiudizi di classe, poiché egli
discendeva da una famiglia nobile; facendosi coadiuvare dai laici, fondò
l'opera delle «Cappelle serotine» con le quali riuniva in
vari luoghi della città la gente umile, gli artigiani, gli ambulanti,
i pescatori, i facchini, insegnando loro il catechismo e la pratica della
vita cristiana. L'opera raggiunse una rapida diffusione e divenne una
scuola di educazione civile e religiosa. Come membro delle « Apostoliche
Missioni » Alfonso si recò in molti paesi e città
della Campania e delle Puglie predicando le verità eterne soprattutto
alla gente abbandonata. Man mano però che egli allargava il suo
raggio d'azione e prendeva coscienza della situazione religiosa e morale
del popolo, si andava accorgendo che da solo era impari alla vastità
dell'impresa, e che occorrevano forze più numerose e attive. Spinto
da questa esigenza e ispirato da Dio, nel 1732, fondò a Scala,
un piccolo centro in provincia di Salerno, la congregazione dei Redentoristi,
che segnò l'inizio della terza tappa del suo viaggio missionario,
la quale si protrasse fino al 1762. Con tale fondazione Alfonso volle,
in un certo senso, partecipare all'universalità e alla perennità
della Chiesa, rivelando un profondo senso ecclesiale. Assegnò come
fine specifico ai suoi religiosi la predicazione delle missioni ai poveri,
agli abbandonati, ai lontani. Egli fu il primo missionario della sua congregazione
svolgendo per un trentennio un'attività instancabile di evangelizzazione
delle popolazioni del meridione, specialmente di quelle che erano nelle
campagne e maggiormente sprovviste di aiuti spirituali.
Il vescovo
Sant'Alfonso, che aveva iniziato la sua attività missionaria da
giovane laico, la continuò anche quando nel 1762 fu nominato vescovo
di Sant'Agata dei Goti, una cittadina in provincia di Benevento: la quarta
tappa della sua splendida avventura missionaria. Rivestito della pienezza
del sacerdozio, volle essere il rappresentante di Cristo, un vero pastore
nella sua Chiesa. Operò una riforma in tutti i settori della vita
religiosa: pretese dai sacerdoti santità di vita e zelo apostolico,
fece predicare le missioni in tutte le parrocchie della diocesi, elevò
il livello morale e scientifico del seminario, estirpò abusi e
scandali, aiutò i poveri e i bisognosi, rivelò una carità
eroica durante la carestia che negli anni 1763-64 afflisse il regno di
Napoli. Ebbe un amore sincero e profondo per tutti, amore che fu l'anima
del suo servizio pastorale, il segreto della sua riuscita. Sant'Alfonso
fu un modello della vera figura del vescovo: egli rinnovò nel secolo
dei lumi gli esempi di altezza spirituale e culturale e di attività
apostolica dei vescovi delle origini del cristianesimo. Rinunziò
all'episcopato, per motivi di salute, nel 1775, all'età di 79 anni,
e si ritirò nella casa religiosa di Pagani (Salerno), dove continuò
il suo compito missionario nel governo della congregazione dei Redentoristi,
nella pubblicazione di libri, nella preghiera e nel sacrificio. Morì
il 1° agosto 1787.
Lo scrittore
Sant'Alfonso svolse la sua missione non solo con la predicazione, ma anche
con gli scritti, ai quali consacrò gran parte del suo tempo, perché
aveva compreso che con essi poteva arrivare dove non giungeva con la parola.
Esplicò questa attività in tre direzioni: la teologia morale,
la spiritualità, la dommatica. Anzitutto nel campo della morale,
in cui vide più urgente il bisogno. Esistevano allora in tale settore
due correnti opposte: da una parte c'erano i lassisti, che avevano una
concezione larga della coscienza e permettevano di seguire nel comportamento
morale opinioni cosiddette probabili a scapito della legge; c'erano dall'altra
parte i rigoristi, molto esigenti, i quali sacrificavano la libertà
per difendere la legge. Sant'Alfonso con lo studio, con la riflessione
e in forza della sua esperienza, stabilì una via di mezzo tra il
lassismo e il rigorismo, e creò un nuovo sistema morale, fatto
di equilibrio e prudenza; sistema che fu via via seguito dai confessori;
e con il passare del tempo venne accolto dai vescovi, fu approvato dal
papi, divenne dottrina ufficiale della Chiesa. Oltre che come moralista,
il Liguori esercitò la sua attività di scrittore come maestro
di spiritualità, in quanto volle portare la vita cristiana, anche
nel livello più alto, quello della santità, in mezzo al
popolo di Dio. A tale scopo scrisse libri di ascetica, di piccola mole,
ma ricchi di contenuto, dal dettato facile e accessibile a tutti; libri
che uscivano con ritmo ininterrotto dalla sua penna instancabile. Ricordiamo:
l'Apparecchio alla morte, le Visite al Santissimo Sacramento e a Maria
Santissima, Del gran mezzo della preghiera, la Pratica di amare Gesù
Cristo, Le glorie di Maria, La via della salute, Uniformità alla
volontà di Dio, Riflessioni sulla Passione di Gesù Cristo,
La vera sposa di Gesù Cristo. Questi libri ebbero un enorme successo,
furono tradotti in molte lingue, e produssero un forte risveglio nella
pietà e nella devozione dei cristiani. Sant'Alfonso, insigne moralista,
maestro di spiritualità, fu anche uno scrittore notevole di teologia
dommatica. In tale campo il suo carattere positivo lo orientò verso
i problemi più immediati della vita del credente, insidiata dall'illuminismo
volterriano e dal giansenismo nelle sue evoluzioni pratiche. Perciò
la sua opera dommatica ha un carattere più controversistico che
sistematico. Con l'adesione piena alla rivelazione egli ha indefettibile
il senso della vita intima della Chiesa che, insieme alla comprensione
delle necessità delle anime, fa della sua teologia una theologia
salutis.
Il messaggio di sant’Alfonso
Sant'Alfonso dovette essere missionario, scrittore, e annunziare il vangelo
in un mondo in fermento e in trasformazione a uomini che erano scossi
nella fede e nelle certezze da nuovi movimenti culturali, politici, religiosi,
quali l'illuminismo, il giansenismo, il giurisdizionalismo. A un mondo
che aveva perduto o stava perdendo il senso di Dio egli annunziò
il Dio di Gesù Cristo, che è il Dio dell'amore e della misericordia.
Fondato saldamente sulla rivelazione e sulla storia della Chiesa, afferma
con accenti sicuri e convincenti che Dio è Padre e ama tutti gli
uomini. Dio ha rivelato il suo amore in Gesù Cristo, Salvatore
del mondo. In polemica con i calvinisti e con i giansenisti, che restringevano
il valore e i meriti di Gesù Cristo, sant'Alfonso dimostra con
abbondanza di documentazione biblica e tradizionale che egli è
morto per tutti. Reagisce con forza, quasi con irritazione, contro coloro
che affermavano che Dio con una discriminazione antecedente aveva escluso
alcuni uomini dalla salvezza. Il tema dell'amore e della misericordia
di Dio pervade tutti gli scritti di sant'Alfonso. E importante oggi, in
un mondo che professa in larga parte l'ateismo, o teorico o pratico, riscoprire
l'immagine di Dio così come l'ha vista il Liguori. Insieme all'immagine
di Dio, egli scoprì anche il vero volto dell'uomo: santo del secolo
dei lumi, si schierò decisamente per la libertà. La sua
presa di posizione è tanto più sorprendente se si considera
l'ambiente teologico e morale in cui dovette operare, e l'orientamento
predominante allora nella Chiesa, che era a favore della legge, ma a scapito
della libertà. Sant'Alfonso ebbe l'intelligenza e il coraggio di
mettersi contro corrente, dimostrando che Dio ha creato anzitutto l'uomo
libero; quindi la libertà prevale sulla legge che è venuta
in un secondo tempo. Egli continua la difesa dell'uomo in un altro contesto,
nel ribattere cioè le tesi dei calvinisti e dei giansenisti, i
quali deprimevano l'uomo ritenendolo schiavo della natura corrotta. Sant'Alfonso
vi oppone tre principi chiari e liberanti, che si possono assumere come
la dichiarazione dei diritti dell'uomo, della sua dignità: 1) L'uomo
può superare, con l'aiuto di Dio, tutte le tentazioni che lo spingono
al male; 2) l'uomo ha il potere di resistere alla grazia di Dio; 3) l'uomo
può e deve collaborare con Dio a costruire il proprio destino.
IL MESSAGGIO MARIANO DI SANT'ALFONSO NELLE GLORIE DI MARIA
Sant'Alfonso nei suoi scritti ha lasciato un altro messaggio di rilevante
importanza alla Chiesa: il significato di Maria nella storia della salvezza.
Lasciò questo messaggio soprattutto nel libro Le glorie di Maria,
che pubblicò nel 1750, dopo molti anni di studio e di riflessione.
Iniziò la ricerca nel 1734, e ci lavorò a lungo e con grande
impegno perché voleva fare un'opera degna di Maria. In realtà
per sedici anni ascoltò e scrutò il ricco patrimonio della
tradizione in tutte le sue componenti: padri e teologi, liturgia e preghiere,
scrittori spirituali e popolo di Dio, antichità, medioevo e tempi
moderni, con l'interesse di uno storico, con la serietà di un teologo,
con la sapienza di un santo. Le sue fonti immediate erano generalmente
di seconda mano: Raccolte, Catene, Somme, Epitomi, Selve, degli ultimi
duecento anni; ma sapeva maneggiarle con precisione quando si trattava
di stabilire una dottrina, e con libertà intelligente di cuore
quando si trattava invece di esprimere la pietà il libro non è
soltanto l'esposizione di una ricerca erudita, una trattazione teologica
a volte polemica; è anche espressione della grande devozione di
Alfonso e un segno di riconoscenza a Maria per l'aiuto da lei ricevuto
in tutto il corso della sua vita, come risulta dalla dichiarazione che
si trova nella Supplica dell'autore, posta all'inizio del libro: «
A te poi mi rivolgo, o mia dolcissima Signora e Madre Maria; tu ben sai
che dopo Gesù in te ho posto tutta la speranza della mia eterna
salvezza; poiché tutto il mio bene, la mia conversione, la mia
vocazione a lasciare il mondo, e tutte le altre grazie che ho ricevute
da Dio, tutte riconosco che mi sono state date per mezzo tuo».
Il contesto storico
La pubblicazione de Le glorie di Maria, secondo Giuseppe De Luca, grande
studioso della storia della spiritualità, fu un evento, «
una delle date più importanti nella storia del culto di Maria Santissima...
[Le glorie di Maria] è l'ultimo grande libro europeo scritto in
gloria di Maria». E uno specialista della storia della Chiesa in
Italia, Gregorio Penco, ne dà il seguente giudizio: « Pur
raccogliendo a piene mani tra i detti e le opinioni degli scrittori ecclesiastici
di tutti i tempi, sant'Alfonso ha saputo penetrare in profondità
negli aspetti devozionali dei misteri da lui considerati; in modo particolare
nel cuore di Maria Santissima, nelle sue gioie, nei suoi dolori, nelle
sue glorie. E come uno sguardo che l'autore riesce a gettare nell'anima
della Vergine, leggendo i suoi sentimenti e indovinando i suoi pensieri».
Naturalmente il libro risente del tempo in cui fu scritto, perché,
come ogni grande scrittore, Alfonso fu uomo della sua epoca, e venne condizionato
dalla situazione culturale e religiosa del Settecento. E nel Settecento
il culto di Maria era in crisi, contestato da alcuni scrittori cattolici,
come Ludovico Antonio Muratori con il libro Della regolata devozione,
e rifiutato dai giansenisti, i quali ritenevano che esso potesse mettere
in ombra la persona di Cristo, unico mediatore presso Dio. Perciò
la devozione verso Maria deve essere « regolata », controllata
dalla ragione, moderata nelle manifestazioni. Il Liguori rifacendosi alla
tradizione della Chiesa e all'insegnamento dei teologi, reagì con
lucidità e con coraggio a tali correnti di pensiero, e si impegnò
a presentare il mistero di Maria nella sua verità, sviluppando
fino alle ultime conseguenze il privilegio della maternità divina.
C'era in lui lo spirito dei santi padri, i quali si avvicinavano alla
rivelazione con rispetto e con riverenza, ma anche con confidenza e familiarità
sorprendenti. Questo atteggiamento è stato sottolineato da Giuseppe
De Luca: « Protestanti e giansenisti ci avevano istillato mille
scrupoli e mille esitazioni che, nostro malgrado, non riuscivamo a vincere.
Non si poteva più tornare al candore miracoloso con cui si era
amata la Madonna nei secoli antecedenti. Si aveva come un ritegno, una
cautela, una paura. Sant'Alfonso con la sua dottrina di teologo e di formidabile
teologo; con la sua fiammante e ardente anima di devoto incomparabile;
col suo genio di scrittore popolare, ha spazzato via gran parte di quelle
esitazioni, ha ricondotto l'anima cristiana dinanzi a Maria, a quella
felice libertà d'amore, che ebbero i nostri fratelli di fede nel
Medioevo». Fu questo l'impegno costante del Liguori nello studio
del mistero di Maria: non chiudersi nei limiti della ragione, ma aprirsi
nella fede all'onnipotenza e all'amore di Dio. Si può vedere un
esempio di tale apertura in quello che egli chiama « il mio sentimento
», così formulato: « Quando un'opinione onora in qualche
modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario
né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla
verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche
l'opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la
Madre di Dio. Io non vorrei essere annoverato tra questi spiriti poco
devoti né vorrei che lo fosse il mio lettore» Sant'Alfonso
ebbe «molta devozione », che espresse in una mariologia nuova
e insieme fedele alla tradizione, pervasa dalla gioia della redenzione,
in cui mise in giusto risalto « le cose grandi fatte dall'Onnipotente
nella sua Madre » (Lc 1,48). Anche il titolo del libro, Le glorie
di Maria, in dica una presa di posizione contro i protestanti e i giansenisti
che accentuavano la theologia crucis; nello stesso tempo manifesta una
visione giusta e liberante della storia della salvezza, come affermazione
della gloria di Dio che opera la redenzione nell'umanità per mezzo
di Maria.
Il piano e lo scopo del libro
Il libro Le glorie di Maria è diviso in due parti: la prima parte
è un commento in dieci capitoli alla Salve Regina, la seconda contiene:
Discorsi sulle sette feste della Madonna; Riflessioni sui sette dolori;
Delle virtù di Maria Santissima; Ossequi e Devozioni. Ogni capitolo
si chiude con una preghiera, la quale non è un semplice corollario,
ma un fatto significativo, che rivela la mentalità di sant'Alfonso,
il quale concepiva la meditazione come orazione mentale; con la preghiera
si chiede a Maria la grazia di comprendere meglio e quindi di praticare
la dottrina esposta. La preghiera è preceduta dagli esempi, che
riferiscono fatti straordinari, a volte miracoli poco verosimili, che
difficilmente resisterebbero alla critica storica. Egli ne era consapevole;
ma con essi intendeva proporre più che una verità storica,
un insegnamento dommatico, morale e spirituale. Sarà bene leggere
le parole stesse dell'autore sul piano e lo scopo dell'opera: «
In questo mio libretto, lasciando agli altri autori la descrizione delle
restanti qualità di Maria, ho parlato per lo più della sua
grande pietà e della sua potente intercessione, avendo raccolto,
per quanto ho potuto nel corso di parecchi anni, tutto quello che i santi
padri e gli autori celebri hanno detto della misericordia e della potenza
di Maria. E poiché nella bella preghiera della Salve Regina, approvata
dalla Chiesa stessa, che ha anche ordinato al clero regolare e secolare
di recitarla per gran parte dell'anno, si trovano descritte a meraviglia
la misericordia e la potenza della santissima Vergine, mi sono proposto
in primo luogo di illustrare in capitoli distinti questa devotissima orazione.
Inoltre ho creduto di far cosa grata ai devoti di Maria aggiungervi...
un capitolo sulle virtù di questa divina Madre». Nel commento
alla Salve Regina, che costituisce la parte più importante del
libro, il Liguori descrive in maniera viva, a volte drammatica, i molteplici
interventi della Madonna nei confronti degli uomini: Maria ottiene il
perdono, riporta all'amicizia con Dio; se il peccato separa, allontana
da Dio, Maria avvicina, riconcilia, unisce. Quindi interviene per mantenere
in grazia il peccatore convertito: lo invita alla preghiera, gli ottiene
la luce, la forza, gli impedisce di cadere nuovamente; gli ottiene il
sommo dono della perseveranza finale. Maria è un'avvocata potente,
una madre pietosa, che non ricusa le cause dei più miserabili;
è tutt'occhi per vedere, compatire, soccorrere sempre, specialmente
nei momenti di pericolo, e soprattutto nell'ora della morte: allora più
che mai è presente per confortare i suoi devoti, difenderli dal
maligno, salvarli dall'inferno, e per condurli con sé in paradiso
all'incontro eterno con Dio.
Le due prerogative fondamentali: la Madre di Dio e la Mediatrice
Sant'Alfonso pose come base della sua mariologia due prerogative di Maria:
la maternità divina e la partecipazione all'opera della redenzione.
Esse non sono collocate su linee parallele, ma sono viste strettamente
congiunte, per cui si richiamano e si compenetrano a vicenda: la prima
è ordinata alla seconda, e la seconda trova nella prima il suo
fondamento ontologico.
La Madre di Dio
Maria fu eletta madre di Dio per essere corredentrice e mediatrice; uno
stesso decreto divino la predestinò a questa duplice missione Alfonso
considera la maternità divina nella luce della redenzione; nello
studio del motivo dell'incarnazione egli segue la tesi tomista secondo
la quale, «se l'uomo non avesse peccato, Dio non si sarebbe incarnato»;
quindi il motivo ultimo dell'incarnazione fu la redenzione dell'umanità.
Maria divenne madre di un Dio che si fece uomo per essere il redentore
e per espiare i peccati del mondo; senza i peccatori Dio non si sarebbe
incarnato, e Maria non sarebbe divenuta sua madre. La sua missione è
congiunta a quella di Cristo; essi sono stati predestinati per assicurare
la redenzione dell'umanità decaduta, per cui tutta l'economia della
salvezza porta l'impronta della misericordia e della suprema indulgenza
divina; e noi ora sappiamo che Maria è madre del Salvatore misericordioso
per essere la madre della misericordia Riflettendo sulla maternità
divina, realizzata nel tempo, il Liguori fa la seguente affermazione:
« A Dio non conveniva altra madre che Maria, e a Maria non conveniva
altro figlio che Dio». Nella spiegazione di questa verità
si devono evitare due eccessi, ugualmente riprovevoli: o di esagerarne
la portata o di ridurla oltre i limiti giusti. Precisa ed equilibrata
la sua presentazione: Maria è madre di Dio «per avere generato
un figlio che fin dal concepimento è stato Dio». Questo dogma
non è che il corollario della dottrina biblica sull'unicità
della persona in Cristo: « Se Cristo uomo è vero Dio, e se
Maria santissima è vera madre di Cristo uomo, è conseguenza
necessaria che sia ancora vera madre di Dio». L'autore deduce la
verità dai dati del Vangelo in cui si afferma che Maria ha concepito
e generato Dio; dunque in termini equivalenti vi si dice che è
madre di Dio. Egli presta un'attenzione speciale alla tradizione, per
cui nella confutazione di Nestorio riunisce i migliori testi dei primi
quattro secoli a favore della maternità divina di Maria. Infine,
per completare la serie delle testimonianze, si rifà alle manifestazioni
della coscienza cristiana, nella quale questa verità è profondamente
radicata; segno evidente che essa è la fede tenuta sempre dalla
Chiesa. Nel considerare la trascendenza della maternità divi nità:
« La dignità della divina Madre è la massima dignità
che si può conferire a una creatura » 2Q Essa è la
sorgente della grandezza e della potenza unica di Maria; parlando delle
sue perfezioni egli pone sempre la maternità al centri), nel quale
convergono tutti gli altri privilegi, sia come disposizioni necessarie,
sia come doni concomitanti, sia come dipendenze naturali. Se l'unione
ipostatica fu la misura della grazia di Cristo, la maternità divina
fu la norma della pienezza di grazia di Maria.
La Mediatrice
In virtù del suo privilegio di madre di Dio, Maria cooperò
con Gesù alla salvezza dell'umanità, divenne corredentrice,
ed ora in cielo svolge la missione di mediatrice. E questo il secondo
principio fondamentale della mariologia di sant'Alfonso, principio per
il quale si batté a lungo, perché nel Settecento esso era
posto in discussione e negato da parecchi teologi. Egli lo basa sulla
dottrina del Corpo mistico di Cristo, cioè il mistero della Chiesa,
considerata come corpo vivente di cui Cristo è il capo e gli uomini
sono le membra; un organismo nel quale i redenti, secondo la loro vocazione,
occupano il posto assegnato loro dalla Provvidenza. C'è tra le
varie membra un rapporto di vita, di unità e di reciproco influsso,
pur mantenendo ciascuno la sua attività specifica; in questo insieme
misterioso Maria è un membro eminente. Tale primato le deriva dal
fatto che lei è madre di Cristo, dal quale proviene la vita, il
movimento, l'attività di tutti; ora, se Maria è la madre
del capo, è anche la madre del corpo, unito indissolubilmente al
capo. Sant'Alfonso scrive: « Maria dunque, come ci fanno sapere
i santi padri, divenne nostra madre spirituale in due tempi. In primo
luogo, quando meritò di concepire nel suona sant'Alfonso, seguendo
il pensiero di san Tommaso, la vede ai confini della diviseno verginale
il Figlio di Dio... nel dare il suo consenso si consacrò all'opera
della nostra redenzione, e così, sin d'allora, ci portò
tutti nel suo seno come amorosissima madre... Il secondo tempo in cui
Maria ci generò alla grazia fu quando sul Calvario offrì
all'eterno Padre, con tanto dolore del suo cuore, la vita del suo diletto
Figlio per la nostra salvezza». Quindi Maria insieme a Gesù
e in dipendenza da lui cooperò realmente alla redenzione degli
uomini, per cui il Liguori la chiama corredentrice. Per dimostrare la
sua tesi egli adduce diverse prove, attinte nella tradizione, e sviluppa
soprattutto il confronto classico tra Eva e Maria Maria continua a compiere
la sua missione di madre e di corredentrice ora che è assunta in
cielo, dove è divenuta mediatrice universale di grazia; un tema
che sant'Alfonso svolge con ricchezza di argomentazione e con vigore polemico.
Tutto il suo discorso è una risposta franca, ma vera, a quanto
aveva detto Muratori nel libro Della regolata devozione (1747), e alle
espressioni dei protestanti e dei giansenisti nei confronti della Salve
Regina, chiamata « un tessuto di errori e di empietà »,
e « un insulto all'unico Mediatore». Appassionato ugualmente
e intensamente di Gesù e di Maria, sant'Alfonso si preoccupa di
non offuscare l'uno per innalzare l'altra; e rifacendosi a san Bernardo,
afferma: « Non deve pensare di oscurare la gloria del figlio chi
loda molto la madre, perché quanto più si loda la madre
tanto più si loda il figlio... Si sa che per i meriti di Gesù
è stata concessa a Maria l'autorità di essere la mediatrice
della nostra salvezza: mediatrice non di giustizia, ma di grazia e di
intercessione». Sant'Alfonso fa quindi una distinzione netta tra
la mediazione di giustizia, propria di Gesù Cristo, che è
meritoria e ci salva, e quella della Madonna, che è mediazione
di grazia, un dono ricevuto da Dio per pura benevolenza. Quindi la sua
intercessione è necessaria solo moralmente; in altre parole, Dio
può, ma non vuole concederci le grazie senza l'intervento di Maria.
La presente edizione
La presente edizione de Le glorie di Maria riproduce l'edizione critica
dei Redentoristi, Roma 1935-1937, ritrascritta in italiano corrente: il
testo di sant'Alfonso è quello integrale del commento alla Salve
Regina (dal I vol. dell'ed. critica citata) e dellé Virtù
di Maria (dal Il vol. della stessa ed.), esposto in modo semplice e sobrio
(si sono evitate le ripetizioni), chiaro e preciso nel riferire le citazioni
e i rispettivi autori. Si sono deliberatamente tralasciati i Discorsi
sulle sette feste principali di Maria, le Riflessioni sopra ciascuno dei
setti dolori di Maria, gli Ossequi di devozione verso la Divina Madre,
la Raccolta di esempi e Orazioni diverse, sia perché li abbiamo
ritenuti più legati al tempo di sant'Alfonso (la stessa liturgia
delle feste mariane è ora notevolmente cambiata), sia perché
ci è parso opportuno offrire al lettore moderno un volume più
agile e quindi piu accessibile, senza nulla togliere agli insegnamenti
intesi a promuovere la conoscenza, l'imitazione e la devozione a Maria
che il Santo ha offerto al popolo cristiano. Un notevole alleggerimento
è rappresentato dall'omissione delle continue citazioni latine
che il Liguori accompagnava generalmente con una sua traduzione o parafrasi:
abbiamo preferito riportarne soltanto la traduzione italiana, evitando
così ripetizioni e rendendo la lettura più spedita (d'altronde,
quanti oggi hanno ancora dimestichezza con la lingua dei nostri padri?);
nelle note viene comunque sempre indicata la fonte delle singole citazioni
quale viene fornita dall'edizione critica. Una particolare avvertenza
occorre per quanto riguarda la Sacra Scrittura: sant'Alfonso usava la
Bibbia della Volgata - il testo latino risalente a san Girolamo, usato
dalla Chiesa cattolica fin dal IV secolo, e dichiarato « autentico
» dal Concilio di Trento (DS 1502), che talora si discosta dalle
nostre traduzioni attuali, fatte sui testi originali. Pertanto, tutti
i riferimenti biblici vanno intesi secondo la Volgata: quando la citazione
non concorda esattamente, vuoi per la numerazione del versetto, vuoi per
l'espressione letterale, con le nuove versioni dai testi originali, abbiamo
aggiunto la dicitura « Volg. » La presente edizione de Le
glorie di Maria, che si aggiunge alle 800 che l'hanno preceduta, e che
vuole essere un omaggio a sant'Alfonso nel terzo centenario della sua
nascita (1696-1996), incontrerà certamente accoglienza favorevole,
e continuerà a suscitare ancora la devozione e l'amore di Maria.
GIOVANNI VELOCCI docente di storia della Chiesa e di storia della teologia
LE GLORIE DI MARIA
SUPPLICA dell' autore
A GESÙ E A MARIA
Mio amatissimo Redentore e Signore Gesù Cristo, io miserabile tuo
servo, sapendo il piacere che ti dà chi cerca di glorificare la
tua santissima Madre, che tanto ami e tanto desideri di vedere amata e
onorata da tutti, ho pensato di dare alla luce questo mio libro, che parla
delle sue glorie. Io non so pertanto a chi meglio raccomandarlo che a
te, cui tanto preme la gloria di questa Madre. A te dunque lo dedico e
raccomando. Gradisci questo mio piccolo omaggio dell'amore che ho per
te e per la tua Madre diletta. Proteggilo facendo piovere su chiunque
lo leggerà luci di confidenza e fiamme d'amore verso questa Vergine
immacolata, in cui hai posto la speranza e il rsfugio di tutti i redenti.
E come mercede di questa mia povera fatica dammi, ti prego, quell'amore
verso Maria che ho desiderato con questa mia operetta di vedere acceso
in tutti coloro che la leggeranno. A te poi mi rivolgo, o mia dolcissima
Signora e Madre mia Maria: tu ben sai che dopo Gesù in te ho posto
tutta la speranza della mia eterna salvezza; poiché tutto il mio
bene, la mia conversione, la mia vocazione a lasciare il mondo, e tutte
le altre grazie che ho ricevuto da Dio, tutte riconosco che mi sono state
date per mezzo tuo. Tu già sai che per vederti amata da tutti,
come tu meriti, e per renderti ancora qualche segno di gratitudine per
tanti benefici che mi hai concesso, ho cercato sempre di predicarti dappertutto,
in pubblico e in privato, promovendo in tutti la tua dolce e salutare
devozione. Io spero di seguitare a farlo sino all'ultimo respiro di vita
che mi resta; ma vedo che per l'età avanzata e per la mia logora
salute già si va avvicinando la fine del mio pellegrinaggio e la
mia entrata nell'eternità. Ho pensato quindi prima di morire di
lasciare al mondo questo mio libro, il quale seguiti per me a predicarti
e ad animare anche gli altri a pubblicare le tue glorie e la grande pietà
che tu usi con i tuoi devoti. Spero, mia carissima Regina, che questo
mio povero dono, benché troppo inferiore a quanto meriti, pure
sia gradito al tuo gratissimo cuore, poiché è dono tutto
d'amore. Stendi dunque quella tua dolcissima mano, con la quale mi hai
liberato dal mondo e dall'inferno, ed accettalo e proteggilo come cosa
tua. Ma sappi che di questo mio piccolo omaggio io voglio la ricompensa:
che da oggi in poi io ti ami più di prima e che chiunque leggerà
questa mia operetta resti infiammato del tuo amore, così che subito
aumenti in lui il desiderio di amarti e di vederti amata anche dagli altri
e s'impegni perciò con tutto l'affetto a predicare e promuovere
per quanto può le tue lodi e la confidenza nella tua potentissima
intercessione. Amen. Così spero, così sia.
Amantissimo benché umile servo ALFONSO DE LIGUORI DEL SS. REDENTORE
INTRODUZIONE
Lettore mio caro e fratello in Maria, giacché la devozione che
ha spinto me a scrivere e ora spinge te a leggere questo libro ci rende
ambedue figli felici di questa buona Madre, se mai udissi qualcuno dire
che io potevo fare a meno di questa fatica, poiché vi sono già
tanti libri dotti e celebri che trattano di questo soggetto, rispondigli,
ti prego, con le parole che l'abate Francone lasciò scritte nella
Biblioteca dei Padri: che la lode di Maria è una fonte così
ampia, inesauribile, che quanto più si dilata tanto più
si riempie, e quanto piu si riempie tanto più si dilata. Vale a
dire che la beata Vergine è così grande e sublime, che quanto
più la si loda tanto più resta da lodarla. Scrive perciò
sant'Agostino che non basterebbero a lodarla quanto ella merita tutte
le lingue degli uomini, anche se tutte le loro membra si mutassero in
lingue. Ho esaminato innumerevoli libri che trattano delle glorie di Maria,
grandi e piccoli; ma poiché erano o rari o voluminosi o non secondo
il mio intento, ho cercato in questo libro di raccogliere in breve da
tutti gli autori che ho potuto avere tra le mani le migliori sentenze
spirituali dei padri e dei teologi, alfine di dare la possibilità
ai devoti, con poca fatica e spesa, d'infiammarsi con la lettura nell'amore
di Maria, e specialmente di offrire materia ai sacerdoti per promuovere
con le prediche la devozione verso la divina Madre. Gli amanti mondani
sono soliti parlare spesso delle persone amate e lodarle, per vedere così
il loro amore lodato e applaudito anche dagli altri. Troppo scarso, allora,
si deve supporre che sia l'amore di coloro che si proclamano amanti di
Maria, ma poco pensano a parlarne e a farla amare anche dagli altri. Non
fanno così quelli che amano veramente quest' amabilissima Signora:
essi vorrebbero lodarla dappertutto e vederla amata da tutto il mondo.
Perciò ogni volta che possono, o in pubblico o in privato, cercano
di accendere nel cuore di tutti le beate fiamme da cui si sentono essi
stessi accesi d'amore verso la loro santa Regina. Affinché poi
ciascuno si persuada quanto sia importante per il bene proprio e per quello
dei popoli il promuovere la devozione a Maria, è utile ascoltare
quello che ne dicono i dottori. Dice san Bonaventura che quelli che si
dedicano a pubblicare le glorie di Maria sono sicuri del paradiso. E lo
conferma Riccardo di san Lorenzo dicendo che onorare questa Regina degli
angeli è ottenere la vita eterna: «Onorare Maria è
procurarsi il tesoro della vita eterna». Poiché la gratissima
Signora, aggiunge, s'impegnerà a onorare nell'altra vita chi in
questa s'impegna ad onorarla. E chi non sa la promessa fatta da Maria
stessa a coloro che si adoperano a farla conoscere e amare su questa terra?
« Coloro che mi lodano avranno la vita eterna » (Eccli [=
Sir] 24,31 Volg.), le fa dire la santa Chiesa nella festa della sua Immacolata
Concezione. « Esulta - diceva san Bonaventura, che con tanto zelo
si dedicò a pubblicare le lodi di Maria - esulta, anima mia, e
rallegrati in lei, perché molti beni sono preparati per quelli
che la lodano». «E poiché tutte le divine Scritture
parlano in lode di Maria, procuriamo sempre, con il cuore e con la lingua,
di celebrare questa divina Madre, affinché da lei siamo un giorno
condotti al regno dei beati». Sappiamo dalle rivelazioni di santa
Brigida che il beato vescovo Emingo era solito iniziare le sue prediche
con le lodi di Maria. Un giorno la Vergine stessa apparve alla santa e
le parlò così: « Dì a quel prelato, che suole
cominciare le prediche con le mie lodi, che io voglio essergli madre e
che presenterò l'anima sua a Dio e farà una buona morte».
E infatti egli morì come un santo, pregando in una pace celestiale.
A un altro religioso domenicano, che terminava le sue prediche parlando
di Maria, ella apparve in punto di morte, lo difese dai demoni, lo confortò
e portò con sé la sua anima felice. Il devoto Tommaso da
Kempis ci mostra Maria che raccomanda al Figlio chi pubblica le sue lodi:
« Figlio, abbi pietà dell'anima di questo tuo servo che ti
ha amato e mi ha lodato». In quanto poi al profitto del popolo,
dice sant'Anselmo che, essendo il grembo sacrosanto di Maria la via per
salvare i peccatori, non può non avvenire che al ricordo delle
sue glorie i peccatori si convertano e si salvino. E se è vera,
come io la ritengo, e come proverò nel capitolo V, par. 1 di questo
libro, l'affermazione che tutte le grazie vengono dispensate soltanto
per mano di Maria e che tutti quelli che si salvano si salvano solamente
per mezzo di questa divina Madre, si può dire come necessaria conseguenza
che dal predicare Maria e dalla fiducia nella sua intercessione dipende
la salvezza di tutti. E così sappiamo che san Bernardino da Siena
santificò l'Italia; san Domenico convertì tante province;
san Luigi Beltrando in tutte le sue prediche non tralasciava mai di esortare
alla devozione a Maria; e così tanti altri. Leggo che il padre
Paolo Segneri iuniore, celebre missionario, in tutte le sue missioni faceva
sempre una predica sulla devozione a Maria, e chiamava questa predica
la sua preferita. E noi nelle nostre missioni, dove abbiamo per regola
obbligatoria di non tralasciare mai la predica sulla Madonna, possiamo
attestare in verità che generalmente nessuna predica riesce di
tanto profitto e compunzione al popolo, quanto questa sulla misericordia
di Maria. Sottolineo: sulla misericordia di Maria. Dice infatti san Bernardo
che noi lodiamo, si, la sua umiltà, ammiriamo la sua verginità,
ma, dato che siamo poveri peccatori, ci attira e piace di più il
sentir parlare della sua misericordia: questa caramente abbracciamo, di
questa più spesso ci ricordiamo e questa più spesso invochiamo.
Perciò in questo mio libretto, lasciando agli altri autori la descrizione
delle restanti qualità di Maria, ho parlato per lo più della
sua grande pietà e della sua potente intercessione, avendo raccolto,
per quanto ho potuto, nel corso di parecchi anni, tutto quello che i santi
padri e gli autori più celebri hanno detto della misericordia e
della potenza di Maria. E poiché nella bella preghiera della Salve
Regina, approvata dalla Chiesa stessa, che ha ordinato al clero regolare
e secolare di recitarla per gran parte dell'anno, si trovano descritte
a meraviglia la misericordia e la potenza della santissima Vergine, mi
sono proposto in primo luogo di illustrare in capitoli distinti questa
devotissima orazione. Inoltre ho creduto di far cosa grata ai devoti di
Maria aggiungervi [...] un capitolo sulle virtù di questa divina
Madre [...]. Caro lettore, se gradirai, come spero, questa mia operetta,
ti prego di raccomandarmi alla santa Vergine, affinché mi dia una
grande fiducia nella sua protezione. Questa grazia chiedi per me, e questa
anch'io ti prometto di chiedere per te, chiunque tu sia che mi fai questa
carità. Beato chi si afferra con l'amore e con la fiducia a queste
due ancore di salvezza: Gesù e Maria. Certamente non si perderà.
Diciamo dunque di cuore, lettore mio, con il devoto Alfonso Rodriguez:
« Gesù e Maria, amori miei dolcissimi, patisca io per voi,
muoia io per voi, sia tutto vostro e niente mio». Amiamo Gesù
e Maria e facciamoci santi: non possiamo pretendere e sperare fortuna
maggiore di questa. Addio. Arrivederci un giorno in paradiso, ai piedi
di questa dolcissima Madre e di questo amatissimo Figlio, a lodarli, a
ringraziarli ed amarli insieme a faccia a faccia per tutta l'eternità.
Amen.
Orazione alla beata Vergine per impetrare la buona morte
O Maria, dolce rifugio dei miseri peccatori, quando l'anima mia dovrà
lasciare questo mondo, Madre mia dolcissima, per quel dolore che provasti
nell'assistere alla morte del Figlio tuo in croce, assistimi allora con
la tua misericordia. Allontana da me i nemici dell'inferno, e vieni allora
a prendere l'anima mia a presentarla all'eterno Giudice. Regina mia non
mi abbanedonare. Tu, dopo Gesù, devi essere il mio conforto in
quel terribile momento. Prega il Figlio tuo che mi conceda per la sua
bontà di morire abbracciato ai tuoi piedi, e di esalare l'anima
mia nelle sue sante piaghe, dicendo: « Gesù e Maria, vi dono
il cuore e l'anima mia ».
LA «SALVE REGINA»
Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra,
salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva. A te sospiriamo, gementi e
piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio,
Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce
Vergine Maria.
CAPITOLO I
SALVE, REGINA,
MATER MISERICORDIAE
Salve, Regina, Madre di misericordia
1. Quanta deve essere la nostra fiducia in Maria, perché è
la regina della misericordia.
Poiché la Vergine Maria fu esaltata ad essere madre del Re dei
re, ben a ragione la santa Chiesa l'onora e vuole che da tutti sia onorata
con il titolo glorioso di regina. «Se il figlio è re, dice
sant'Atanasio, giustamente la madre deve essere considerata e chiamata
regina». «Sin da quando Maria, scrive san Bernardino da Siena,
diede il suo consenso accettando di essere madre del Verbo eterno, da
allora meritò di diventare la regina del mondo e di tutte le creature».
«Se la carne di Maria, dice sant'Arnoldo abate, non fu divisa da
quella di Gesù, come può esser separata la madre dalla sovranità
del Figlio? Si deve dunque reputare che la gloria del regno non solo sia
comune tra la madre e il Figlio, ma persino la stessa». Se Gesù
è re dell'universo, anche Maria è regina dell'universo.
«Costituita Regina, con pieno diritto possiede il regno del Figlio».
Sicché, dice san Bernardino da Siena, «quante sono le creature
che servono Dio, tante debbono servire anche Maria; poiché gli
angeli, gli uomini e tutte le cose che sono nel cielo e sulla terra, essendo
soggette all'impero di Dio, sono anche soggette al dominio della Vergine
gloriosa». Quindi, rivolto alla divina Madre, Guerrico abate così
le parla: « Continua dunque, Maria, continua sicura a dominare;
disponi pure ad arbitrio dei beni del Figlio tuo, mentre, essendo tu madre
e sposa del re del mondo, a te è dovuto, come regina, il regno
e il dominio sopra tutte le creature » Maria è dunque regina.
Ma sappia ognuno, per comune consolazione, che è una regina dolce,
clemente, incline al bene di noi miseri. Perciò la santa Chiesa
vuole che in questa preghiera noi la salutiamo e la chiamiamo Regina della
misericordia. Il nome stesso di regina, come osserva il beato Alberto
Magno, significa pietà e provvidenza verso i poveri, a differenza
del nome d'imperatrice, che significa severità e rigore. La magnificenza
dei re e delle regine consiste nel dar sollievo ai miseri, dice Seneca.
Quindi mentre i tiranni nel regnare hanno per fine il proprio bene, i
re devono avere per fine il bene del loro popolo. Perciò nella
consacrazione dei re le loro teste vengono unte con olio, simbolo di misericordia,
per indicare che nel regnare essi devono soprattutto nutrire pensieri
di pietà e beneficenza verso i sudditi. I re devono dunque dedicarsi
principalmente alle opere di misericordia, ma non al punto di dimenticarsi
di esercitare la giustizia verso i colpevoli, quando è necessario.
Non così Maria, la quale, benché regina, non è però
regina della giustizia, intenta al castigo dei malfattori, ma regina della
misericordia, intenta solo alla pietà e al perdono dei peccatori.
Perciò la Chiesa vuole che la chiamiamo espressamente regina della
misericordia. Il gran cancelliere di Parigi, Giovanni Gersone, riflettendo
sulle parole di Davide: « Due cose ho udito: che a Dio appartiene
il potere, e a te, Signore, la misericordia » (Sal 61,12), dice
che, poiché il regno di Dio consiste nella giustizia e nella misericordia,
il Signore l'ha diviso: il regno della giustizia lo ha riservato per sé
e il regno della misericordia l'ha ceduto a Maria, ordinando che tutte
le misericordie che si dispensano agli uomini passino per le mani di Maria
e a suo arbitrio vengano dispensate. Lo conferma san Tommaso nella prefazione
alle Epistole canoniche, dicendo che la santa Vergine, allorché
concepì nel seno il Verbo divino e lo partorì, ottenne la
metà del regno di Dio, divenendo la regina della misericordia,
mentre Gesù Cristo resta re della giustizia. L'eterno Padre costituì
Gesù Cristo re di giustizia e perciò lo fece giudice universale
del mondo. Così il profeta cantò: « O Dio, da' al
re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia » (Sal 71,2).
Qui un dotto interprete riprende: « Signore, tu hai dato al Figlio
tuo la giustizia, perché alla madre del re hai dato la tua misericordia».
Quindi san Bonaventura ben modifica il suddetto passo di Davide dicendo:
« O Dio, da' al re il tuo giudizio e alla Madre di lui la tua misericordia».
Allo stesso modo l'arcivescovo di Praga Ernesto dice che l'eterno Padre
ha affidato al Figlio il compito di giudicare e punire e alla Madre il
compito di compatire e soccorrere i miseri. Perciò il profeta Davide
predisse che Dio stesso, per così dire, consacrò Maria come
regina di misericordia ungendola con olio di allegrezza (Sal 44,8), affinché
tutti noi miseri figli di Adamo ci rallegrassimo pensando di avere in
cielo questa grande regina tutta piena di unzione di misericordia e di
pietà verso noi, come scrive san Bonaventura. A tale proposito
il beato Alberto Magno fa una felice applicazione della storia della regina
Ester alla nostra regina Maria, della quale Ester fu figura. Si legge
nel libro di Ester al capitolo 4 che, sotto il regno di Assuero, fu pubblicato
nei suoi stati un decreto con cui si ordinava la morte di tutti i Giudei.
Allora Mardocheo, che era uno dei condannati, raccomandò la loro
salvezza a Ester, affinché s'interponesse presso il re, allo scopo
di ottenere la revoca della sentenza. Dapprima Ester ricusò quest'incarico,
temendo di accrescere la collera di Assuero. Ma Mardocheo la rimproverò
e le mandò a dire che non pensasse a salvare solo se stessa, mentre
il Signore l'aveva posta sul trono per ottenere la salvezza a tutti i
Giudei: « Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i Giudei,
perché tu sei nella casa del re » (Est 4,13 Volg.). Così
disse Mardocheo alla regina Ester e così possiamo dire anche noi
poveri peccatori alla nostra regina Maria, se mai esitasse ad impetrare
da Dio la liberazione dal castigo giustamente da noi meritato: «
Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti gli uomini, perché
tu sei nella casa del re. Non pensare, Signora, che Dio ti abbia esaltata
ad essere la regina del mondo solo per provvedere al tuo bene, ma affinché
tu, fatta così grande, possa più compatire e meglio soccorrere
noi miseri ». Assuero, allorché vide Ester alla sua presenza,
le domandò con amore che cosa fosse venuta a chiedergli: «
Qual è la tua domanda? ». La regina rispose: « Se mai
ho trovato grazia agli occhi tuoi, o re, donami il popolo mio, per cui
ti prego » (Est 7,2.3 Volg.). Assuero l'esaudì, ordinando
subito che si revocasse la sentenza. Ora, se Assuero accordò a
Ester, perché l'amava, la salvezza dei Giudei, come potrà
Dio non esaudire Maria, poiché la ama immensamente, quando lo prega
per i miseri peccatori che a lei si raccomandano e gli dice: « Mio
re e Dio, se mai ho trovato grazia presso di te (ma ben sa la divina Madre
di essere stata la benedetta, la beata, la sola fra tutti gli uomini a
trovare la grazia perduta dagli uomini; ben sa di essere la diletta del
suo Signore, amata più di tutti i santi e angeli insieme), donami
il popolo mio, per cui ti prego. Se mai mi ami, donami, Signore, questi
peccatori per cui ti supplico ». E possibile che Dio non l'esaudisca?
E chi non sa la forza che le preghiere di Maria hanno presso Dio? «
La legge della clemenza è sulla sua lingua » (Pro 31,26 Volg.).
Ogni sua preghiera è come una legge stabilita dal Signore, che
si usi misericordia a tutti coloro per cui intercede Maria. Chiede san
Bernardo: « Perché la Chiesa chiama Maria Regina di misericordia?
». E risponde: « Perché noi crediamo che ella apre
l'abisso della misericordia di Dio a chi vuole, quando vuole e come vuole;
così che non vi è peccatore, per quanto iniquo sia, il quale
si perda, se Maria lo protegge». Ma possiamo noi temere che Maria
disdegni d'interporsi per qualche peccatore, vedendolo troppo carico di
peccati? Ci deve forse spaventare la maestà e la santità
di questa grande regina? « No, dice san Gregorio, la grandezza e
la santità di Maria la rendono ancor più dolce e pietosa
verso i peccatori che vogliono emendarsi e a lei ricorrono». I re
e le regine con l'ostentazione della loro maestà incutono timore
e fanno si che i sudditi temano di andare alla loro presenza. «Ma
che timore, dice san Bernardo, può avere l'umana fragilità
di andare verso questa regina della misericordia, poiché in lei
non vi è nulla di terribile o di austero, ma si dimostra tutta
dolcezza e affabiità? Maria non solo dona, ma ella stessa offre
a tutti noi latte e lana»: latte di misericordia per animarci alla
fiducia e lana di rifugio per ripararci dai fulmini della divina giustizia.
Narra Svetonio che l'imperatore Tito non sapeva negare nessuna grazia
a chiunque gliela chiedeva; anzi che a volte prometteva più di
quello che poteva mantenere e a chi glielo faceva notare rispondeva che
il principe non doveva lasciare andar via scontento nessuno di coloro
che avesse ammesso a parlargli. Tito così diceva, ma in realtà
poi spesso o mentiva o mancava alle promesse. Ma la nostra regina non
può mentire e può ottenere tutto quello che vuole per i
suoi devoti. Ella ha un cuore così benigno e pietoso, che non può
permettere di lasciare nella tristezza chiunque la prega, come scrive
Ludovico Blosio. San Bernardo così le parla: « Ma come potresti
tu, Maria, ricusare di soccorrere i miseri, poiché sei la regina
della misericordia? E chi mai sono i sudditi della misericordia, se non
i miseri? Tu sei la regina della misericordia e io, essendo il peccatore
più misero di tutti, sono il più grande dei tuoi sudditi
». Quindi tu devi avere più cura di me di tutti gli altri.
« Regna dunque su di noi, o regina della misericordia » e
pensa a salvarci. « Non ci stare a dire, o Vergine sacrosanta, aggiunge
san Gregorio Nicomediense, che non puoi aiutarci per la moltitudine dei
nostri peccati, perché hai una tale potenza e pietà, che
nessun numero di colpe può mai superarle. Niente resiste alla tua
potenza, poiché il tuo Creatore, che è anche il nostro,
onorando te che gli sei madre, considera come sua la gloria tua».
E sebbene Maria abbia un obbligo infinito verso il Figlio per averla destinata
ad essere sua madre, tuttavia non si può negare che anche il Figlio
è molto obbligato a questa Madre per avergli dato l'essere umano;
perciò Gesù, «quasi per ricompensare quanto deve a
Maria, godendo della sua gloria», l'onora specialmente con l'esaudire
sempre tutte le sue preghiere. Grande deve essere dunque la nostra fiducia
in questa Regina, sapendo quanto è potente presso Dio e sapendo
d'altra parte quanto è ricca e piena di misericordia, sicché
non vi è nessuno sulla terra che non sia partecipe della pietà
e dei favori di Maria. La beata Vergine stessa lo rivelò a santa
Brigida. « Io sono, le disse, la regina del cielo e la madre della
misericordia; io sono l'allegrezza dei giusti e la porta per condurre
i peccatori a Dio. Non c'è sulla terra peccatore che sia così
maledetto da essere privato finché vive della mia misericordia;
poiché ciascuno, se non ricevesse altro per la mia intercessione,
riceve la grazia di essere meno tentato dai demoni di quel che altrimenti
sarebbe». «Nessuno poi, soggiunse, purché non sia stato
assolutamente maledetto - vale a dire con la finale e irrevocabile maledizione
riservata ai dannati - nessuno è così rigettato da Dio che,
se mi abbia invocata in suo aiuto, non ritorni a Dio e goda della sua
misericordia». «Io sono chiamata da tutti la madre della misericordia
e veramente la misericordia di Dio verso gli uomini mi ha fatta così
misericordiosa verso di loro. Perciò sarà misero chi, finché
può farlo, non ricorre a me » Si, sarà misero e misero
per sempre chi potendo in questa vita ricorrere a me, che sono così
pietosa con tutti e tanto desidero aiutare i peccatori, non ricorre a
me e si danna. Ricorriamo dunque, ricorriamo sempre ai piedi di questa
dolce regina, se vogliamo sicuramente salvarci; e se ci spaventa e ci
scoraggia la vista dei nostri peccati, pensiamo che Maria è stata
fatta regina della misericordia per salvare con la sua protezione i più
grandi e colpevoli peccatori che a lei si raccomandano. Questi devono
essere la sua corona in cielo, come le disse il suo divino sposo: «
Vieni dal Libano, o mia sposa, vieni dal Libano; sarai incoronata... dalle
tane dei leoni, dai monti dei leopardi » (Ct 4,8). E chi mai sono
questi covili di fiere e mostri, se non i miseri peccatori, le anime dei
quali diventano covili di peccati, i mostri più deformi che possano
trovarsi? Proprio di questi miserabili peccatori, commenta Ruperto abate,
salvati per mezzo tuo, o gran regina Maria, sarai poi coronata in paradiso,
poiché la loro salvezza sarà la tua corona; corona ben degna
e propria di una regina della misericordia. « Tu sarai coronata
dalle tane di tali leoni e la loro salvezza sarà la tua corona
» A tale proposito si legga il seguente esempio.
Esempio
Si narra nella vita di suor Caterina di sant'Agostino che, nel luogo dove
viveva questa serva del Signore, si trovava una donna chiamata Maria,
la quale in gioventù era stata peccatrice e anche nella vecchiaia
seguitava ostinatamente a essere perversa tanto che, scacciata dai cittadini
e confinata a vivere in una grotta fuori del suo paese, vi morì
quasi putrescente, abbandonata da tutti e senza sacramenti e perciò
fu sepolta in campagna come una bestia. Suor Caterina, che era solita
raccomandare a Dio con grande affetto tutte le anime di coloro che trapassavano
all'altra vita, avendo appreso la morte disgraziata di questa povera vecchia,
non pensò affatto a pregare per lei, ritenendola, come tutti la
ritenevano, dannata. Passati quattro anni, un giorno le si presentò
dinanzi un'anima purgante, che le disse: - Suor Caterina, che mala sorte
è la mia? Tu raccomandi a Dio le anime di tutti coloro che muoiono
e solamente dell'anima mia non hai avuto pietà? - Chi sei tu? -
disse la serva di Dio. - Io sono - rispose - quella povera Maria che morì
nella grotta. - Ma come, tu sei salva? - riprese suor Caterina. - Si,
sono salva per misericordia di Maria Vergine. - E come? - Quando mi vidi
vicina alla morte, sentendomi così piena di peccati e abbandonata
da tutti, mi rivolsi alla Madre di Dio e le dissi: Signora, tu sei il
rifugio degli abbandonati; io sono adesso abbandonata da tutti; tu sei
l'unica speranza mia, tu sola mi puoi aiutare, abbi pietà di me.
La santa Vergine ottenne per me un atto di contrizione, morii e mi salvai.
E la mia regina mi ha ottenuto anche un'altra grazia: che l'intensità
delle mie sofferenze abbreviasse la durata della mia espiazione che avrebbe
dovuto prolungarsi per molti più anni; ma ho bisogno di alcune
messe per liberarmi dal purgatorio. Ti prego di farmele dire e ti prometto
di pregare poi sempre Dio e Maria per te. Suor Caterina fece subito celebrare
le messe e dopo pochi giorni le apparve di nuovo quell'anima, più
luminosa del sole, e le disse: - Ti ringrazio, Caterina. Ecco, io me ne
vado già in paradiso a cantare le misericordie del mio Dio e a
pregare per te.
Preghiera
O Maria, Madre del mio Dio e mia signora, come si presenta a una gran
regina un povero coperto di piaghe e ripugnante, così io mi presento
a te, che sei la regina del cielo e della terra. Dall'alto trono in cui
siedi, non disdegnare, ti prego, di volgere i tuoi occhi verso di me,
povero peccatore. Dio ti ha fatta così ricca per soccorrere i poveri
e ti ha costituita regina della misericordia, affinché tu possa
dare sollievo ai miseri. Guardami dunque e compatiscimi. Guardami e non
mi lasciare, finché tu non mi abbia cambiato da peccatore in santo.
Vedo bene che non merito niente, anzi che per la mia ingratitudine meriterei
di essere spogliato di tutte le grazie che per mezzo tuo ho ricevuto dal
Signore. Ma tu sei la regina della misericordia e non vai cercando meriti,
ma miserie per soccorrere i bisognosi. E chi è più povero
e bisognoso di me? O Vergine eccelsa, so bene che tu, essendo la regina
dell'universo, sei anche la mia regina; ma in modo più particolare
voglio dedicarmi tutto al tuo servizio, affinché tu disponga di
me come ti piace. Perciò ti dico con san Bonaventura: « O
Signora, voglio affidarmi alla tua potestà, perché tu mi
sostenga e governi in ogni cosa. Non mi abbandonare a me stesso».
Comandami, serviti di me a tuo arbitrio, castigami quando non ti ubbidisco:
quanto salutari saranno per me i castighi che mi verranno dalle tue mani!
Io stimo più essere tuo servo che essere signore di tutta la terra.
« Io sono tuo: salvami! » (Sal 118,94). Accettami, o Maria,
come tuo e come tuo pensa tu a salvarmi. Io non voglio più essere
mio, mi dono a te. E se per il passato ti ho servito male, avendo perduto
tante belle occasioni di onorarti, per l'avvenire voglio unirmi ai tuoi
servi più amanti e più fedeli. No, non voglio che nessuno
mi superi da oggi in poi nell'onorare e amare te, mia amabilissima regina.
Così prometto e così spero di fare con il tuo aiuto. Amen,
amen.
2. Quanto ancora più grande deve essere la nostra fiducia in Maria,
perché è la nostra madre
Non a caso né invano i devoti di Maria la chiamano madre e pare
che non sappiano invocarla con altro nome e non si saziano mai di chiamarla
madre; madre si, perché veramente è la nostra madre, non
carnale, ma spirituale delle nostre anime e della nostra salvezza. Il
peccato, quando privò le nostre anime della grazia divina, le privò
anche di vita. Esse erano dunque miserabilmente morte, ma venne Gesù
nostro Redentore, nell'eccesso della sua misericordia e del suo amore,
a ridarci con la sua morte in croce questa vita perduta. Egli stesso dichiarò:
« Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano più
abbondantemente » (Gv 10,10). Più abbondantemente, perché
dicono i teologi che Gesù Cristo apportò a noi più
bene con la sua redenzione di quanto fu il danno che ci causò Adamo
con il suo peccato. Sicché, riconciliandoci con Dio, egli si fece
padre delle anime nella nuova legge di grazia, come aveva già predetto
il profeta Isaia: « Padre del secolo venturo, principe della pace
» (Is 9,6). Ma se Gesù fu il padre delle anime nostre, Maria
ne fu la madre poiché, dandoci Gesù, diede a noi la vera
vita e offrendo poi sul Calvario la vita del Figlio per la nostra salvezza,
ci partorì alla vita della grazia divina. Maria dunque, come ci
fanno sapere i santi padri, divenne nostra madre spirituale in due tempi.
In primo luogo, quando meritò di concepire nel suo seno verginale
il Figlio di Dio, come dice il beato Alberto Magno. Con maggior precisione
san Bernardino da Siena scrive che, quando la santa Vergine all' annunciazione
dell'angelo diede il consenso che il Verbo eterno aspettava da lei per
farsi suo Figlio, « nel dare questo consenso ella domandò
a Dio con immenso affetto la nostra salvezza e la procurò. Con
questo stesso consenso si consacrò all'opera della nostra redenzione
e così, sin d'allora, ci portò tutti nel suo seno come amorosissima
madre ». Dice san Luca al cap. 2, parlando della nascita del nostro
Salvatore, che Maria partorì il suo figlio primogenito. Dunque,
osserva un autore, se l'evangelista afferma che la Vergine partorì
allora il primogenito, si deve supporre che dopo ebbe altri figli? Ma
lo stesso autore aggiunge: Se è di fede che « Maria non ebbe
altri figli carnali all'infuori di Gesù, dovette dunque avere altri
figli spirituali » e questi siamo tutti noi. Proprio questo rivelò
il Signore a santa Geltrude, la quale un giorno, nel leggere il suddetto
passo del vangelo, rimase turbata poiché non riusciva a capire
come, essendo Gesù Cristo l'unico figlio di Maria, si potesse dire
che fu il suo primogenito. Allora Dio le spiegò che Gesù
fu il suo primogenito secondo la carne, ma gli uomini furono i figli secondogeniti
secondo lo spirito così si comprende quel che è detto di
Maria nel Cantico dei cantici: « Il tuo ventre, un mucchio di grano,
attorniato di gigli » (Ct 7,2 Volg.). Sant'Ambrogio spiega che,
benché nel grembo purissimo di Maria ci fu un solo granello di
frumento, nostro Signore Gesù Cristo, tuttavia si dice mucchio
di grano perché quel solo granello conteneva in germe tutti gli
eletti, dei quali Maria doveva essere madre, così che Gesù
è il primogenito fra molti fratelli. Il santo abate Guglielmo scrive
da parte sua: « In quell'unico frutto, in Gesù Salvatore
di tutti gli uomini, Maria partorì tutti noi alla salvezza e alla
vita ». Il secondo tempo in cui Maria ci generò alla grazia
fu quando sul Calvario offrì all'eterno Padre, con tanto dolore
del suo cuore, la vita del suo diletto Figlio per la nostra salvezza.
Perciò, afferma sant'Agostino, allora, avendo cooperato con il
suo amore affinché i fedeli nascessero alla vita della grazia nella
Chiesa, divenne con ciò madre spirituale di tutti noi, che siamo
membra del nostro capo Gesù Cristo. Ecco appunto quel che significa,
applicato alla beata Vergine, questo testo del Cantico dei cantici: «Mi
posero a guardia delle vigne; la vigna mia non l'ho guardata!» (Ct
1,5 Volg.). Per salvare le anime nostre Maria consentì a sacrificare
con la morte la vita di suo Figlio. Commenta l'abate Guglielmo: «Per
salvare molte anime, espose la propria anima alla morte». E chi
mai era l'anima di Maria, se non il suo Gesù, che era la sua vita
e tutto il suo amore? Perciò san Simeone le annunziò che
un giorno l'anima sua benedetta sarebbe stata trafitta da una spada dolorosa:
« A te stessa una spada trapasserà l'anima» (Lc 2,35).
Questa spada crudele fu la lancia che trafisse il costato di Gesù,
di Gesù che era l'anima di Maria. Da allora con i suoi dolori ella
ci partorì alla vita eterna, così che possiamo chiamarci
tutti figli dei dolori di Maria. La nostra amorosissima madre fu sempre
interamente unita alla volontà divina. Scrive san Bonaventura che
ella vedeva l'eterno Padre amare gli uomini fino a volere la morte di
suo Figlio per la loro salvezza e il Figlio amarci fino a voler morire
per noi. Dunque, non si può dubitarne, Maria volle conformarsi
a questo eccesso d'amore del Padre e del Figlio e con tutta la sua volontà
offrì suo Figlio e acconsenti che egli morisse per la salvezza
del genere umano. E’ vero che nel morire per la redenzione del genere
umano Gesù volle essere solo: « Da me solo ho spremuto il
torchio » (Is 63,3 Volg.), ma vedendo il grande desiderio di Maria
di contribuire anch'ella alla salvezza degli uomini, dispose che mediante
il sacrificio e l'offerta della vita di lui stesso, Gesù, ella
cooperasse alla nostra redenzione e divenisse così madre delle
anime nostre. Il nostro Salvatore manifestò quest'intenzione quando,
prima di spirare, guardando dalla croce la madre e il discepolo Giovanni
che gli stavano accanto, disse a Maria: « Ecco tuo figlio »
(Gv 19,26), come se dicesse: Ecco l'uomo che, mediante l'offerta che fai
della mia vita per la sua salvezza, nasce alla grazia. « Poi disse
al discepolo: "Ecco tua madre" » (Gv 19,27). Con queste
parole, dice san Bernardino da Siena, Maria fu costituita madre non solo
di san Giovanni, ma di tutti gli uomini a causa dell'amore che ebbe per
loro. Il teologo Silveira attira la nostra attenzione sulle parole con
le quali san Giovanni riporta questo fatto nel suo Vangelo e osserva che
Gesù Cristo non le disse a Giovanni, ma al discepolo, per indicare
che il Salvatore ha dato per madre Maria a tutti coloro che, essendo cristiani,
hanno il nome di suoi discepoli. « Giovanni è un nome di
persona; discepolo, un nome comune: così è specificato che
Maria è data come madre a tutti » « Io sono la madre
del bello amore » (Eccli [= Sir] 24,24 Volg.), dice Maria, perché
il suo amore, scrive A. Paciuchelli, che rende belle le anime nostre agli
occhi di Dio, fa che come madre amorosa ella ci riceva per figli. «E
quale madre ama i suoi figli e si dedica alloro bene quanto te, nostra
dolce regina, ami noi e curi i nostri interessi?» dice san Bonaventura
Beati quelli che vivono sotto la protezione di una Madre così amorosa
e così potente! Il profeta Davide, benché allora Maria non
fosse ancora nata, chiedeva a Dio la salvezza proclamandosi figlio di
Maria e pregava: «Salva il figlio della tua ancella» (Sal
85,16). « Di quale ancella? - chiede sant'Agostino - di quella che
disse: Ecco l'ancella del Signore». «Come stiamo bene sotto
la protezione di una tale madre! - esclama il cardinale Bellarmino. -
Chi mai avrà l'ardire di strappare questi figli dal seno di Maria
al quale saranno ricorsi per salvarsi dai nemici? Quale furia d'inferno
o di passione potrà vincerli se confidano nel patrocinio di colei
che è Madre di Dio e nostra?». Si narra che la balena, quando
vede i suoi figli in pericolo per le tempeste o per i cacciatori, apre
la bocca e li nasconde nel suo seno. Così appunto, dice il Novarino,
« la nostra Madre, quando vede i suoi figli in grande pericolo per
la tempesta delle tentazioni che infuria, che fa? Con materno affetto
li nasconde come dentro le proprie viscere, li protegge e non cessa di
vegliare su di loro finché non li colloca nel sicuro porto del
paradiso». Madre amorevole, o Madre pietosa, sii sempre benedetta
e sia sempre benedetto quel Dio che ti ha data a noi per madre e per sicuro
rifugio in tutti i pericoli di questa vita. Se una madre vedesse il figlio
sul punto di soccombere sotto le spade dei nemici, farebbe ogni sforzo
per salvarlo. « Così, rivelò la Vergine a santa Brigida,
io faccio e farò con i miei figli, benché peccatori, purché
ricorrano a me per essere soccorsi ». Ecco dunque come vinceremo
sempre e sicuramente in ogni battaglia contro l'inferno ricorrendo alla
Madre di Dio e madre nostra, dicendo e ripetendo incessantemente: «
Sotto il tuo patrocinio ci rifugiamo, o santa Madre di Dio ». Quante
vittorie i fedeli hanno riportato sull'inferno ricorrendo a Maria con
questa breve ma potente invocazione! Così la gran serva di Dio
suor Maria Crocifissa, benedettina, vinceva sempre i demoni. Rallegratevi
dunque, voi che siete figli di Maria; sappiate che ella accetta come suoi
figli tutti coloro che lo vogliono essere. Si, gioia e fiducia! Che timore
avete di perdervi, poiché questa Madre vi difende e vi protegge?
« Dì, anima mia, con grande fiducia: esulterò e mi
rallegrerò, perché, nel giudizio che devo subire, la mia
sentenza dipende da mio fratello e da mia madre». Così, scrive
san Bonaventura, deve farsi coraggio e dire chi ama questa buona Madre
e confida nella sua protezione: Che temi, anima mia? La causa della tua
eterna salvezza non sarà perduta, poiché la sentenza è
nelle mani di Gesù, che è tuo fratello, e di Maria, che
è tua madre. A questo pensiero sant'Anselmo ci rincuora esclamando
in un impeto di gioia: « O beata fiducia, o sicuro rifugio, la Madre
di Dio è mia madre! Con quale certezza dobbiamo dunque sperare,
poiché la nostra salvezza dipende dal volere di un buon fratello
e di una pia madre!». Ecco l'invito che ci rivolge la nostra Madre:
« Chi è fanciullo venga da me » (Pro 9,4 Volg.). I
bambini hanno sempre sulle labbra il nome della madre e ogni volta che
si spaventano, subito alzano la voce chiamando: « Mamma, mamma!
». O Maria, dolce e amorevole madre, questo tu desideri: che, ridivenuti
bambini, invochiamo sempre te nei nostri pericoli e ricorriamo sempre
a te, perché ci vuoi aiutare e salvare, come hai salvato tutti
i figli che a te sono ricorsi.
Esempio
Nella storia delle fondazioni della Compagnia di Gesù nel regno
di Napoli si parla di un giovane nobile scozzese, chiamato Guglielmo Elfinstonio,
parente del re Giacomo. Nato nell'eresia, ne seguiva gli errori; ma la
luce divina gli scoprì a poco a poco la falsità di quella
dottrina. Venne in Francia, dove, con l'aiuto di un buon padre gesuita,
suo compatriota, e soprattutto grazie all'intercessione della santa Vergine,
conobbe infine la verità, abiurò l'eresia e si fece cattolico.
Si recò poi a Roma. Lì un suo amico lo trovò un giorno
afflitto e piangente e gli chiese quale fosse la causa del suo dolore.
Il giovane rispose che durante la notte gli era apparsa la madre dannata
e gli aveva detto: « Figlio, buon per te, che sei entrato nella
vera Chiesa. Io, morta nell'eresia, sono perduta per sempre ». Da
quel giorno la sua devozione verso Maria divenne ancora più fervida.
Egli la considerò come sua unica madre e, ispirato da lei, fece
il voto di entrare in religione. Essendosi poi ammalato, andò a
Napoli sperando che il cambiamento d'aria lo avrebbe guarito, ma il Signore
volle che a Napoli morisse e che morisse gesuita. Infatti, poco dopo il
suo arrivo si aggravò e all'avvicinarsi della morte, con preghiere
e lacrime ottenne di essere ammesso dai superiori. Così quando,
alla presenza del Sacramento, gli fu amministrato il viatico, pronunziò
i voti e fu dichiarato membro della Compagnia di Gesù. A partire
da allora egli commoveva tutti per lo slancio con il quale ringraziava
sua madre Maria di averlo strappato all'eresia portandolo a morire nella
vera Chiesa e nella casa di Dio in mezzo ai religiosi suoi fratelli. «
Come è bello, esclamava, morire in mezzo a tanti angeli! ».
Esortato a riposare, rispondeva: « Non è tempo di riposare
ora che si avvicina la fine della mia vita! ». Prima di morire,
disse ai presenti: « Fratelli, non vedete qui gli angeli del cielo
che mi assistono? ». Uno di quei religiosi, avendolo sentito sussurrare
alcune parole, gli domandò che cosa diceva. Rispose che l'angelo
custode gli aveva rivelato che doveva stare pochissimo tempo in purgatorio
e che subito sarebbe passato in paradiso. Poi riprese a intrattenersi
con la sua dolce madre Maria e ripetendo: « madre, madre »,
come un bambino che si abbandona a riposare nelle braccia della madre,
serenamente spirò. Poco dopo un devoto religioso seppe, grazie
a una rivelazione, che Elfinstonio era già in paradiso.
Preghiera
O Madre mia, come è possibile che avendo una madre così
santa io sia così carico di peccati, che avendo una madre che arde
d'amore verso Dio io ami le creature, che avendo una madre così
ricca di virtù io sia così povero? O cara Madre mia, è
vero, io non merito di essere più tuo figlio, perché me
ne sono reso indegno con la mia vita malvagia. Mi contento che tu mi accetti
come tuo servo e per essere ammesso tra i tuoi più umili servi,
sono pronto a rinunciare a tutti i regni della terra. Sì, mi contento,
ma non mi proibire di poterti chiamare madre mia. Questo nome mi consola,
m'intenerisce, mi ricorda l'obbligo che ho di amarti, m'incoraggia a confidare
in te. Quando più mi atterriscono i miei peccati e la divina giustizia,
mi sento confortato al pensiero che tu sei mia madre. Permettimi dunque
di dirti: Madre mia, madre mia amabile. Così ti chiamo e così
voglio chiamarti. Tu, dopo Dio, devi essere sempre la mia speranza, il
mio rifugio e il mio amore in questa valle di lacrime. Così spero
di morire, consegnando in quell'ultimo momento l'anima mia nelle tue sante
mani e dicendo: Madre mia, madre mia Maria, aiutami, abbi pietà
di me. Amen.
3. Quanto grande è l'amore che ha per noi la nostra madre Maria
Se dunque Maria è nostra madre, possiamo riflettere su quanto
ci ama. L'amore verso i figli è una necessità di natura.
È questa la ragione per cui, come scrive san Tommaso, dalla legge
divina è imposto ai figli il precetto di amare i genitori, mentre
invece non c'è un precetto per imporre ai genitori di amare i figli,
perché l'amore verso la propria prole è impresso nel cuore
con tanta forza dalla natura stessa, che anche gli animali più
selvaggi, dice sant'Ambrogio, non possono fare a meno di amare i loro
figli. Così gli storici raccontano che le tigri, sentendo la voce
dei figli presi dai cacciatori, si gettano in mare sforzandosi di raggiungere
a nuoto le navi che li portano via. Se dunque, dice la nostra amorevole
madre Maria, neppure le tigri sanno dimenticare i figli, come potrei io
dimenticarmi di amare voi, figli miei? « Potrà forse una
donna dimenticare il suo bambino, da non sentire più compassione
per il figlio delle sue viscere? e se pur questa lo potrà dimenticare,
io non mi dimenticherò mai di te! » (Is 49,15). No, non è
possibile che io cessi di amare un'anima di cui sono madre. Maria è
nostra madre non di carne, come abbiamo detto, ma di amore. « Io
sono la madre del bello amore » (Eccli [= Sir] 24,24 Volg.). Quindi
unicamente l'amore che ha per noi la fa diventare nostra madre e perciò,
dice un autore, « ella si gloria di essere madre d'amore poiché,
avendoci presi per figli, è tutta amore verso di noi » Chi
mai potrebbe spiegare l'amore che Maria nutre per noi povere creature?
Dice Arnoldo Carnotense che alla morte di Gesù Cristo « la
santa Vergine, divorata dalle fiamme della carità, ardeva dal desiderio
d'immolarsi con suo Figlio per la salvezza del genere umano». Come
« il Figlio era sospeso moribondo sulla croce, aggiunge sant'Ambrogio,
così la Madre si offriva ai carnefici » al fine di dare la
vita per noi. Ma consideriamo le ragioni di questo amore e così
capiremo meglio quanto ci ami la nostra buona Madre. La prima ragione
del grande amore che Maria ha per gli uomini è il grande amore
che ella ha per Dio. L'amore verso Dio e l'amore verso il prossimo, come
scrisse san Giovanni, sono imposti dallo stesso precetto: « Questo
comandamento abbiamo da Dio: che chi ama Dio, ami anche il proprio fratello
» (1Gv 4,21). Perciò quando cresce l'uno, l'altro progredisce
nella stessa misura. Così i santi, poiché amavano Dio, cosa
non hanno fatto per amore del prossimo? Per la sua salvezza sono arrivati
ad esporre e perdere la libertà e anche la vita. Si legga quel
che fece san Francesco Saverio nelle Indie dove, per aiutare le anime
degli abitanti, si andava inerpicando per le montagne, arrischiandosi
fra mille pericoli, alla ricerca di quegli infelici che abitavano nelle
caverne come bestie feroci, allo scopo di condurli a Dio. San Francesco
di Sales, per convertire gli eretici della provincia dello Chablais, durante
un anno intero si azzardò a passare il fiume ogni giorno, carponi
sopra una trave talvolta coperta di ghiaccio, per andare sull'altra riva
a predicare a quegli ostinati. San Paolino si offrì come schiavo
per ridare la libertà al figlio di una povera vedova. San Fedele
da Sigmaringa, per condurre a Dio gli eretici di una località,
non esitò predicando a perdere la vita. Dunque i santi, poiché
amavano molto Dio, sono arrivati a fare tanto per amore del prossimo.
Ma chi più di Maria ha amato Dio? Dal primo momento della sua vita,
ella lo ha amato più di quanto l'abbiano amato tutti i santi e
gli angeli nel corso della loro esistenza intera, come vedremo a lungo
più avanti, parlando delle virtù della santa Vergine. Secondo
una sua rivelazione fatta a suor Maria Crocifissa, il fuoco dell'amore
divino da cui il suo cuore era divorato sarebbe bastato a consumare in
un momento il cielo e la terra e, in confronto, tutti gli ardori dei Serafini
erano come fresche aure. Perciò, siccome non c'è fra tutti
gli spiriti beati chi più di Maria ami Dio, noi non abbiamo né
possiamo avere chi, dopo Dio, ci ami più di questa nostra Madre
così piena di amore. Se si mettessero insieme l'amore di tutte
le madri per i loro figli, di tutti gli sposi per le loro spose, di tutti
i santi e gli angeli per i loro devoti, non si raggiungerebbe l'amore
che Maria ha per una sola anima. Dice il padre Nieremberg che l'amore
che tutte le madri hanno avuto per i loro figli non è che un'ombra
a paragone dell'amore che Maria ha verso uno qualsiasi di noi; ella ci
ama da sola molto più di quanto ci amano insieme tutti gli angeli
e i santi Inoltre la nostra Madre ci ama molto perché le siamo
stati raccomandati come figli dal suo amato Gesù, quando prima
di spirare le disse: « Donna, ecco tuo figlio » (Gv 19,26),
indicando nella persona di Giovanni tutti noi uomini, come abbiamo visto.
Furono queste le ultime parole che il Figlio le disse. Gli ultimi ricordi
che le persone amate lasciano in punto di morte sono troppo preziosi perché
si possa dimenticarsene. Per di piu, noi siamo figli molto cari a Maria,
perché le costiamo molto dolore. Le madri amano maggiormente quei
figli per conservare la vita dei quali hanno sofferto maggiori stenti
e dolori. Noi siamo quei figli per cui Maria, al fine di ottenere la vita
e la grazia, ha dovuto sopportare la pena di offrire ella stessa alla
morte la preziosa vita del suo Gesù, accettando per noi di vederlo
morire sotto i suoi occhi a forza di tormenti. Da questa grande offerta
di Maria noi siamo nati alla vita della grazia divina e siamo quindi figli
assai cari, perché le costiamo tanti affanni. Perciò, come
sta scritto dell'amore per gli uomini che l'eterno Padre ha mostrato nell'abbandonare
alla morte suo Figlio: « Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato
il Figlio suo unigenito » (Gv 3,16), così, afferma san Bonaventura,
può dirsi di Maria: « Maria ci amò talmente, da darci
il suo Figlio unigenito » Quando ce lo diede? Ce lo diede anzitutto,
dice il padre Nieremberg, quando gli concesse il permesso di andare alla
morte. Ce lo diede poi quando, dato che gli altri erano spinti dall'odio
o trattenuti dal timore, ella sola avrebbe potuto difendere validamente
presso i giudici la vita del Figlio e si può ben credere che le
parole di una madre così saggia e così amorevole avrebbero
esercitato, almeno su Pilato, un'influenza tale da impedirgli di condannare
a morte un uomo di cui egli stesso aveva riconosciuto e proclamato l'innocenza.
Ma no, Maria non volle dire neppure una parola a favore del Figlio per
non impedire la sua morte, da cui dipendeva la nostra salvezza. Ce lo
diede infine mille e mille volte ai piedi della croce in quelle tre ore
in cui assistette alla morte del Figlio. Allora, ad ogni istante, con
sommo dolore e con sommo amore verso di noi, non faceva che sacrificare
per noi la vita del Figlio con tanta costanza, dicono sant'Anselmo e sant'Antonino,
che se non ci fossero stati i carnefici, ella stessa lo avrebbe crocifisso
per ubbidire alla volontà del Padre che esigeva questa morte per
la nostra salvezza. Se Abramo, disposto a sacrificare il figlio con le
proprie mani, fece un simile atto di fortezza, dobbiamo credere che con
maggiore generosità lo avrebbe compiuto Maria, più santa
e più ubbidiente di Abramo Ma riprendendo il filo della nostra
riflessione, quanto grande deve essere la nostra gratitudine verso Maria
per un atto di tanto amore, per il sacrificio che ella fece della vita
del Figlio con tanto dolore, al fine di ottenere a tutti noi la salvezza!
Il Signore ricompensò magnificamente Abramo per essersi accinto
a sacrificare il suo Isacco, ma che cosa possiamo noi rendere a Maria
per la vita che ci ha dato del suo Gesù, figlio molto più
nobile e amato del figlio di Abramo? Quanto dobbiamo amare Maria poiché,
dice san Bonaventura, «nessuna creatura al mondo arderà d'amore
per noi come colei che ci ha dato il suo Figlio unico, che l'ha offerto
per noi, quel Figlio che amava molto più di se stessa» Da
qui l'altro motivo per cui noi siamo tanto amati da Maria: ella vede che
noi siamo il prezzo della morte di Gesù Cristo. Se una madre vedesse
un servo riscattato da un suo figlio diletto a prezzo di vent'anni di
sofferenze, di fatiche e di prigione, per questa sola ragione in quale
considerazione terrebbe questo servo! Maria sa bene che il Figlio è
venuto sulla terra soltanto per salvare noi miserabili, come dichiarò
egli stesso: « Sono venuto a salvare ciò che era perduto
» (Lc 19,10). E per salvarci non ha esitato a dare per noi la vita:
« Fattosi obbediente sino alla mor1te » (Fil 2,8). Se dunque
Maria poco ci amasse, dimostrerebbe di stimare poco il sangue del Figlio,
che è il prezzo della nostra salvezza. Fu rivelato a santa Elisabetta
monaca che Maria, fin da quando stava nel tempio, non faceva altro che
pregare per noi, affinché Dio mandasse presto il Figlio a salvare
il mondo. Quanto più dobbiamo pensare che ella ci ami, dopo averci
veduti stimati dal Figlio al punto di averci comprato a così caro
prezzo? Tutti gli uomini sono stati redenti da Gesù e perciò
Maria tutti li ama e li protegge. San Giovanni vide « un segno grandioso
apparire nel cielo: una donna vestita di sole » (Ap 12,1). Si dice
vestita di sole, perché non vi è sulla terra chi possa mai
nascondersi dal calore del sole: « Non vi è chi si nasconda
al suo calore » (Sal 18,7 Volg.). Allo stesso modo non c'è
essere vivente sulla terra che sia privo dell'amore di Maria. «
Questo calore del sole - dice l'Idiota - è l'amore di Maria »
Chi potrà mai comprendere, esclama sant'Antonino, « la cura
che si prende di noi la Vergine madre? A tutti ella offre e dispensa la
sua misericordia ». Poiché la nostra Madre ha desiderato
la salvezza di tutti e ha cooperato alla salvezza di tutti. « Senza
alcun dubbio, afferma san Bernardo, la sua sollecitudine si è estesa
a tutto il genere umano ». E quindi molto utile la pratica di alcuni
devoti di Maria i quali, come riferisce Cornelio a Lapide, sono soliti
pregare il Signore dicendo: « Signore, concedimi quelle grazie che
ti chiede per me la santa Vergine Maria ». Ben a ragione, aggiunge
lo stesso autore, poiché la nostra Madre « desidera per noi
maggiori beni di quelli che noi stessi possiamo desiderare ». Bernardino
da Busto dice che Maria ama farci del bene e dispensare a noi le grazie
più di quanto noi desideriamo riceverle. Il beato Alberto Magno
applica a Maria le parole della Sapienza: « Previene quelli che
la bramano e si mostra loro per prima » (Sap 6,14 Volg.); Maria
previene coloro che a lei ricorrono, per farsi da loro trovare prima che
la cerchino. E tanto l'amore che ha per noi la nostra buona Madre, dice
Riccardo di san Vittore, che quando vede i nostri bisogni « viene
a soccorrerci prima che noi glielo chiediamo » Se Maria è
così buona con tutti, anche con gli ingrati e i negligenti che
poco l'amano e poco a lei ricorrono, quanto più sarà amorevole
verso quelli che l'amano e spesso l'invocano! « Facilmente si lascia
trovare da quanti la amano » (Sap 6,13 Volg.). « Facile cosa,
scrive il beato Alberto Magno, è trovare Maria per coloro che la
amano e la trovano piena di pietà e di amore ». « Io
amo chi mi ama » (Pro 8,17): ella dichiara che non può non
amare chi la ama. Benché l'amorevole Signora ami tutti gli uomini
come suoi figli, tuttavia, dice san Bernardo, sa « discernere e
preferire » coloro che più teneramente la amano. Questi felici
devoti di Maria, afferma l'Idiota, non solo sono da lei amati, ma anche
serviti: « Chi trova la Vergine Maria, scopre ogni bene: infatti
ella ama coloro che la amano, anzi serve coloro che la onorano».
Come si narra nelle Cronache dell'Ordine, era gravemente malato il domenicano
Leonardo, il quale si raccomandava duecento volte al giorno alla Madre
di misericordia. Un giorno vide accanto a sé una bellissima regina
che gli chiese: « Leonardo, vuoi morire e venire presso mio Figlio
e presso di me? ». Il religioso rispose: « E tu chi sei? ».
« Io sono, riprese la Vergine, la madre delle misericordie: tu mi
hai invocata tante volte. Eccomi, sono venuta a prenderti. Andiamo in
paradiso ». Quel giorno stesso Leonardo morì e noi confidiamo
che abbia seguito Maria nel regno dei beati Maria dolcissima, beato chi
ti ama! Il venerabile Giovanni Berchmans della Compagnia di Gesù
diceva: « Se io amo Maria, sono sicuro della perseveranza e otterrò
da Dio tutto quello che voglio ». Perciò il pio giovane non
si stancava mai di rinnovare il suo proposito e di ripetere spesso tra
sé: « Io voglio amare Maria, io voglio amare Maria»
La buona Madre supera in amore tutti i suoi figli. Per quanto essi possano
amarla, « Maria amerà sempre più di quanto sia amata
», dice sant'Ignazio martire. L'amino quanto l'amava san Stanislao
Kostka. La sua tenerezza per questa cara madre era tale che chiunque l'udiva
parlare di lei si sentiva spinto ad amarla. Aveva inventato nuove parole
e nuovi titoli per onorare il suo nome; non cominciava nessuna azione
senza rivolgersi a una sua immagine chiedendo la sua benedizione. Quando
recitava l'ufficio, il rosario o altre preghiere in suo onore, le diceva
con tale slancio, con tale espressione, come se parlasse faccia a faccia
con Maria. Quando sentiva cantare la Salve Regina, il suo cuore s'infiammava
e il suo volto splendeva di luce. Un giorno un padre della Compagnia,
con il quale andava a far visita a un'immagine della santa Vergine, gli
domandò quanto amasse Maria. « Padre, rispose, che posso
dire di più? E la Madre mia ». Quel padre aggiunse che il
giovane santo pronunziò queste parole con una voce, un'espressione
e un tono così commossi che non sembrava un uomo, ma un angelo
che parlasse dell'amore di Maria. L'amino quanto l'amava il beato Ermanno,
che la chiamava la sua sposa d'amore e che da Maria fu onorato con il
nome di sposo; quanto san Filippo Neri, che il pensiero di Maria riempiva
di consolazione e che perciò la chiamava la sua delizia; quanto
san Bonaventura, che la chiamava non solo « sua signora e madre
», ma per dimostrare la tenerezza del suo amore arrivava a chiamarla
« il suo cuore, l'anima sua». L'amino quanto quel grande amante
di Maria, san Bernardo, che amava questa dolce madre tanto da chiamarla
« Ladra dei cuori: Raptrix cordium ». Perciò il santo,
per esprimerle l'ardore del suo amore, le diceva: « Non mi hai forse
tu rubato il cuore?» La chiamino pure la loro innamorata, come faceva
san Bernardino da Siena. Ogni giorno egli si recava davanti a un'immagine
della sua regina per dichiararle il suo amore in teneri colloqui e, a
chi gli domandava dove andasse ogni giorno, rispondeva che andava a trovare
la sua innamorata amino quanto l'amava san Luigi Gonzaga, il cui amore
appassionato verso Maria era tale, che appena udiva il dolce nome della
sua cara Madre, il suo volto infiammato manifestava agli occhi di tutti
l'ardore che accendeva il suo cuore. L'amino quanto san'Francesco Solanes,
che, abbandonandosi ai trasporti del suo amore fino a una santa follia,
si metteva talvolta a cantare d'amore, accompagnandosi con uno strumento
musicale, davanti a un'immagine di Maria, dicendo che, come fanno gli
uomini innamorati, egli faceva la sua serenata alla sua diletta regina.
L'amino quanto l'hanno amata tanti suoi servi che non sapevano più
che fare per dimostrarle il loro amore. Il padre Girolamo da Trexo della
Compagnia di Gesù esultava nel chiamarsi schiavo di Maria e in
segno della sua schiavitù andava spesso a visitarla in una sua
chiesa. Appena arrivato, bagnava il pavimento con le sue lacrime per la
tenerezza dell'amore che sentiva verso Maria; poi l'asciugava con la lingua
e con la faccia e baciava mille volte l'impiantito, pensando che quella
era la casa della sua amata signora. Il padre Diego Martfnez, anch'egli
della Compagnia di Gesù, per la sua devozione alla Madonna era
portato in cielo dagli angeli nelle feste di Maria, per vedere con quanta
pompa venivano celebrate e diceva: « Vorrei avere tutti i cuori
degli angeli e dei santi per amare Maria come essi la amano; vorrei avere
le vite di tutti gli uomini per spenderle tutte per amore di Maria».
Giungano altri ad amarla quanto l'amava Carlo, figlio di santa Brigida,
che diceva di non avere al mondo maggiore consolazione del sapere che
Maria era così amata da Dio. E aggiungeva che avrebbe accettato
volentieri ogni pena per impedire che la grandezza di Maria, caso mai
avesse subito qualche minaccia, fosse diminuita di un solo punto e che
se questa grandezza fosse appartenuta a lui, egli vi avrebbe rinunciato,
poiché Maria ne era molto più degna di lui. Desiderino pure,
come Alfonso Rodrfguez, di dare la vita per dimostrare il loro amore verso
Maria. Arrivino infine a scolpirsi sul petto con una punta di ferro l'amabile
nome di Maria, come fecero il padre Francesco Binanzio e Radegonda, sposa
del re Clotario. Imprimano pure sulla carne con ferri roventi l'amato
nome, per renderne i caratteri più nitidi e durevoli, come fecero,
spinti dall'amore, i suoi devoti Battista Archinto e Agostino d'Espinosa,
ambedue della Compagnia di Gesù. Ma sia che pensino di fare, sia
che facciano tutto ciò che è possibile all'amore quando
vuole ad ogni costo farsi riconoscere dalla persona amata, mai questi
cuori innamorati di Maria arriveranno ad amarla quanto essa li ama. «
So, Signora, diceva san Pier Damiani, che fra coloro che ti amano sei
la più amante e ami noi con amore che non si lascia vincere ».
Un giorno sant 'Alfonso Rodriguez della Compagnia di Gesù stava
inginocchiato davanti a un immagine di Maria e sentendo il suo cuore ardere
d'amore verso la santa Vergine, esclamò: « Madre mia amabile,
io so che tu mi ami, ma non tanto quanto ti amo io ». Allora Maria,
come offesa su questo punto del suo amore, gli rispose da quell'immagine:
«Che dici, Alfonso, che dici? Quanto il mio amore per te è
più grande del tuo amore per me! Sappi che c'è minore distanza
dalla terra al cielo che dal tuo amore al mio». San Bonaventura
ha dunque ragione di esclamare: «Beati quelli che hanno donato il
loro cuore a Maria! Beati quelli che sono suoi servi fedeli!». Sì,
perché la grata regina « non si fa mai vincere in amore dai
suoi devoti ». Seguendo l'esempio del nostro Redentore Gesù
Cristo, « con i suoi benefici e favori, a chi la ama contraccambia
duplicato il suo amore». Esclamerò dunque anch'io con sant'Anselmo:
« Arda per te sempre il mio cuore e tutta si consumi d'amore l'anima
mia », o mio amato Salvatore Gesù, o mia cara madre Maria.
Poiché senza la vostra grazia non posso amarvi, « concedete
all'anima mia supplicante, concedetele non per i miei meriti, ma per i
meriti vostri, che io vi ami quanto voi meritate. O Dio che ami gli uomini,
tu hai potuto amarli fino a morire per loro, che erano colpevoli; come
potresti negare, a chi te la domanda, la grazia di amare te e la madre
tua? »
Esempio
Il padre Auriemma racconta che una povera pastorella che guardava gli
armenti amava tanto Maria, che la sua gioia più grande era di andare
in una cappelletta di nostra Signora, su una montagna, e di restare là
mentre le pecorelle pascolavano, per parlare con la sua cara Madre e renderle
omaggio. Vedendo che quella modesta statua era disadorna, si mise a confezionarle
un manto con le sue mani. Un giorno colse alcuni fiori nei campi e ne
fece una ghirlanda; poi, salita sull'altare di quella cappelletta, la
pose sul capo dell'immagine dicendo: « Madre mia, vorrei porre sulla
tua fronte una corona d'oro e di gemme, ma poiché sono povera,
ricevi da me questa povera corona di fiori e accettala come segno del
mio amore per te ». Così e con altri omaggi la devota pastorella
cercava di servire e di onorare la sua amata Signora. Vediamo ora come
la nostra buona Madre ricompensò le visite e l'affetto di questa
sua figlia. La ragazza si ammalò e stava per morire. Due religiosi,
passando da quelle parti, stanchi per il viaggio, si misero a riposare
sotto un albero. L'uno dormiva, l'altro vegliava, ma ebbero la stessa
visione. Videro un gruppo di bellissime fanciulle e fra queste ve n'era
una che le superava tutte in bellezza e maestà. Uno di loro le
domandò: « Signora, chi sei? ». « Io sono, rispose,
la Madre di Dio e con queste fanciulle vado a visitare nel vicino villaggio
una pastorella moribonda che ha fatto tante visite a me ». Dopo
queste parole, la visione scomparve. Allora i due buoni servi di Dio si
dissero l'un l'altro: « Andiamo anche noi a vedere la pastorella
». Si avviarono e, trovata l'abitazione della ragazza, entrarono
in un piccolo tugurio; li, sopra un po' di paglia, giaceva la giovane
moribonda. La salutarono ed ella disse loro: « Fratelli, pregate
Dio di farvi vedere chi è venuto ad assistermi ». S'inginocchiarono
subito e videro Maria che stava accanto all'agonizzante con una corona
in mano e la consolava. Le altre vergini cominciarono a cantare e a quel
dolce canto l'anima benedetta della pastorella si sciolse dal corpo. Maria
le pose in capo la corona e prendendosi l'anima la portò con sé
nel paradiso.
Preghiera
«O Signora, ti dirò con san Bonaventura, tu che rapisci i
cuori » con l'amore e i favori di cui colmi i tuoi servi, rapisci
anche il mio misero cuore che desidera amarti ardentemente. Madre mia,
la tua bellezza ti ha fatto amare da Dio e tu lo hai fatto scendere dal
cielo nel tuo seno; come potrei io vivere senza amarti? No, ripeto con
quell'altro tuo devoto figlio Giovanni Berchmans della Compagnia di Gesù:
« Non troverò riposo finché non avrò un tenero
amore verso mia madre Maria ». Io non voglio che la mia anima si
plachi fin quando non avrò la certezza di aver ottenuto l'amore,
un amore costante e tenero, verso di te, madre mia, che con tanta tenerezza
mi hai amato anche quando io ero così ingrato. Che ne sarebbe ora
di me se tu, o Maria, non mi avessi amato e non avessi impetrato per me
tanta misericordia? Se dunque mi hai tanto amato quando io non ti amavo,
quanto più debbo sperare dalla tua bontà, ora che ti amo?
Io ti amo, madre mia, e vorrei avere un cuore che ti amasse per tutti
quegli infelici che non ti amano. Vorrei avere una lingua capace di lodarti
per mille lingue, alfine di far conoscere a tutti la tua grandezza, la
tua santità, la tua misericordia e l'amore con cui ami quelli che
ti amano. Se avessi ricchezze, vorrei spenderle tutte in tuo onore. Se
avessi sudditi, vorrei attirare a te tutti i loro cuori. Per te e per
la gloria tua vorrei infine sacrificare anche la vita, se fosse necessario.
Ti amo dunque, madre mia, ma nello stesso tempo temo di non amarti, poiché
sento dire che l'amore ci trova o ci rende simili alla persona amata.
Dunque se io mi vedo così diverso da te è segno che non
ti amo. Tu così pura, io così depravato! Tu così
umile, io così superbo! Tu così santa, io così malvagio!
Ma proprio questo devi fare tu, Maria: poiché mi ami, rendimi simile
a te. Tu hai il potere di trasformare i cuori; prendi dunque il mio e
trasformalo. Fa' vedere al mondo quel che sei capace di fare in favore
di coloro che ami. Fammi santo, fammi tuo degno figlio. Così spero,
così sia.
4. Maria è madre anche dei peccatori pentiti
Maria dichiarò a santa Brigida di essere madre non solo dei giusti
e degli innocenti, ma anche dei peccatori, purché si vogliano emendare.
Quando un peccatore che vuole emendarsi si getta ai piedi di questa buona
madre di misericordia, la trova pronta ad abbracciarlo e ad aiutarlo più
di quanto farebbe ogni altra madre. Così appunto scrisse san Gregorio
alla principessa Matilde: « Metti fine alla volontà di peccare
e, te lo prometto senza esitare, troverai Maria più disposta ad
amarti di una madre corporea ». Ma chi aspira ad essere figlio di
questa grande Madre, deve prima rinunciare al peccato e poi sperare di
essere accettato come figlio. Riccardo di san Lorenzo riflette sulle parole
« Sorsero i suoi figli » (Pro 31,28) e nota che è detto
prima « sorsero » e poi « figli », perché
« non è degno di essere chiamato figlio di una tale madre
chi è in stato di peccato mortale » e non cerca prima di
rialzarsi. San Pier Crisologo osserva: « Chi fa opere contrarie
a quelle di sua madre nega con i fatti di voler essere suo figlio».
Maria è umile e lui vuole essere superbo? Maria è pura e
lui si abbandona alle passioni? Maria è piena di amore e lui vuole
odiare il prossimo? Egli dimostra così di non essere e di non voler
essere figlio di questa santa madre. « I figli di Maria, riprende
Riccardo, la imitano nella castità, nell'umiltà, nella dolcezza,
nella misericordia ». Come potrà pretendere di essere figlio
di Maria chi tanto la affligge con la sua condotta? Un peccatore disse
un giorno a Maria: « Mostra di essere madre », ma la Vergine
gli rispose: «Mostra di essere figlio». Un altro peccatore
invocava un giorno la divina Madre e la chiamava madre di misericordia.
Maria gli disse: « Voi peccatori, quando volete che io vi aiuti,
mi chiamate madre di misericordia, ma poi con i vostri peccati non cessate
di fare di me una madre di miseria e di dolori ». « Maledetto
dal Signore chi esaspera la madre » (Eccli [= Sir] 3,18 Volg.).
« Sua madre, cioè Maria », commenta Riccardo di san
Lorenzo. Dio maledice chi con la sua vita malvagia e con la sua ostinazione
affligge il cuore di questa tenera madre. Dico: con la sua ostinazione.
Infatti, se un peccatore, ancora prigioniero del peccato, si sforza di
uscirne e chiede a tale scopo l'aiuto di Maria, questa buona madre non
esiterà a soccorrerlo e a farlo tornare in grazia di Dio. E quel
che santa Brigida udì un giorno Gesù Cristo dire a sua Madre:
« Tu porgi aiuto a chi si sforza di convertirsi a Dio e non lasci
nessuno privo del tuo conforto ». Dunque mentre il peccatore è
ostinato, Maria non può amarlo; ma se trovandosi forse incatenato
da qualche passione che lo tiene schiavo dell'inferno, egli si rivolgerà
alla Vergine e la pregherà con fiducia e perseveranza di liberarlo
dal peccato, senza dubbio la buona Madre stenderà la sua potente
mano, lo scioglierà dalle catene e lo condurrà alla salvezza.
Affermare che tutte le preghiere e le opere fatte in stato di peccato
siano peccati è un'eresia condannata dal Concilio di Trento. Dice
san Bernardo che la preghiera in bocca del peccatore, pur non avendo la
bellezza che avrebbe se fosse accompagnata dalla carità, è
tuttavia utile e proficua per uscire dal peccato. San Tommaso insegna
che la preghiera del peccatore è senza merito, ma atta a ottenere
la grazia del perdono, visto che il potere d'impetrare è fondato
non sul merito di chi prega, ma sulla bontà divina e sui meriti
e le promesse di Gesù Cristo, il quale ha detto: « Chi chiede,
riceve » (Lc 11,10). Lo stesso si deve dire delle preghiere che
si rivolgono alla divina Madre. « Se colui che prega, dice sant'Anselmo,
non merita di essere esaudito, i meriti di Maria a cui egli si raccomanda,
faranno sì che sia esaudito ». Perciò san Bernardo
esorta ogni peccatore a pregare Maria e a nutrire grande fiducia nel pregarla,
perché se il peccatore non merita le grazie che domanda, Maria
ha però meritato il privilegio che le grazie vengano accordate
al peccatore per cui intercede: « Poiché tu eri indegno di
ricevere qualunque cosa, è stato dato a Maria che tu riceva per
mezzo di lei tutti i doni ». Questa è la funzione di una
buona madre, dice lo stesso autore. Una madre che sapesse che due figli
suoi sono nemici mortali e che l'uno insidiasse la vita dell'altro, farebbe
tutto il possibile per cercare di riconciliarli. Così, dice il
santo, Maria è madre di Gesù e madre dell'uomo. Ella non
può sopportare di vedere un peccatore diventare nemico di Gesù
Cristo e si adopera con tutti i mezzi per metter pace: « O beata
Maria, tu sei madre del colpevole, tu sei madre del giudice ed essendo
madre di entrambi, non puoi sopportare che ci sia discordia tra i tuoi
figli ». La nostra benigna Signora chiede al peccatore una sola
cosa: di raccomandarsi a lei e di avere l'intenzione di emendarsi. Quando
Maria vede ai suoi piedi un peccatore che viene a chiederle misericordia,
non guarda i suoi peccati, ma l'intenzione con la quale viene. Se questa
intenzione è buona, anche se egli avesse commesso tutti i peccati
del mondo, la nostra amorevole madre lo abbraccia e guarisce tutte le
piaghe della sua anima. Non invano ella è chiamata da noi la madre
della misericordia, ma veramente lo è e ce lo dimostra con l'amore
e la tenerezza con cui ci soccorre. La beata Vergine stessa diceva a santa
Brigida: «Per quanto grande peccatore sia un uomo, sono pronta ad
accoglierlo appena ritorna. Non considero i peccati che ha commesso, ma
la sua intenzione attuale e accondiscendo volentieri a medicare e a guarire
le sue piaghe, poiché sono chiamata madre di misericordia e lo
sono veramente». Madre dei peccatori che vogliono convertirsi, Maria
non può non compatirli, anzi pare che senta come propri i mali
dei suoi poveri figli. La Cananea, quando pregò Gesù di
liberare sua figlia dal demonio che la tormentava, disse: «Abbi
pietà di me, Signore, Figlio di Davide; mia figlia è duramente
vessata dal demonio!» (Mt 15,22). Ma poiché la figlia e non
la madre era tormentata dal demonio, sembra che ella avrebbe dovuto dire:
«Signore, abbi pietà di mia figlia » e non «
abbi pietà di me». Ma no, ben a ragione disse: « Abbi
pietà di me », perché le madri sentono come proprie
tutte le miserie dei figli. Così, afferma Riccardo di san Lorenzo,
Maria prega Dio quando gli raccomanda un peccatore che a lei si raccomanda:
« Maria invoca per l'anima peccatrice: abbi pietà di me ».
Mio Signore, pare che gli dica, questa povera anima in peccato mortale
è mia figlia; perciò abbi pietà non tanto di lei,
quanto di me che sono sua madre. Volesse Dio che tutti i peccatori ricorressero
a questa dolce Madre: tutti certamente sarebbero da lui perdonati! Pieno
di ammirazione, san Bonaventura esclama: « O Maria, tu abbracci
con materno affetto il peccatore respinto da tutti e non lo lasci fino
a quando tu non abbia riconciliato il misero con il suo giudice ».
Il santo vuol dire con ciò che l'uomo in stato di peccato è
odiato e respinto da tutti; anche le creature inanimate, il fuoco, l'aria,
la terra vorrebbero castigarlo e vendicare l'onore del loro Signore disprezzato.
Ma se questo misero ricorre a Maria, Maria lo scaccerà? No, se
egli viene con l'intenzione di essere aiutato ad emendarsi, lo abbraccia
con affetto di madre e non lo lascia finché con la sua potente
intercessione lo abbia riconciliato con Dio e rimesso in stato di grazia.
Si legge nel secondo libro dei Re (= 2Sam 14) che la saggia donna di Tecoa
disse a Davide: «Signore, io avevo due figli e per mia disgrazia
l'uno ha ucciso l'altro. Sicché ho già perduto un figlio;
ora la giustizia vuol togliermi anche il solo che mi è rimasto.
Abbi pietà di una povera madre, fa' che io non resti priva di tutti
e due i miei figli ». Allora Davide, avendo compassione di questa
madre, liberò il colpevole e glielo restituì. La stessa
cosa sembra dire Maria quando vede Dio sdegnato contro un peccatore che
si raccomanda a lei: « Mio Dio, io avevo due figli, Gesù
e l'uomo; l'uomo ha fatto morire il mio Gesù sulla croce; ora la
tua giustizia vuol condannare il colpevole. Signore, il mio Gesù
è già morto, abbi pietà di me e se ho perduto l'uno,
non mi far perdere anche l'altro figlio ». Certamente Dio non condanna
quei peccatori che ricorrono alla santa Vergine e per cui ella prega,
poiché Dio stesso li ha raccomandati a Maria come figli. «
Io, fa dire al Signore il devoto Lanspergio, ho raccomandato i peccatori
a Maria come figli. Perciò è talmente solerte nell'adempiere
il suo ufficio, che non lascia perire nessuno di quelli che le sono affidati,
soprattutto di quelli che la invocano e tutti, per quanto può,
li riconduce a me » « Chi mai può spiegare, dice Ludovico
Blosio, la bontà, la misericordia, la fedeltà e la carità
» con cui questa nostra Madre cerca di salvarci quando noi la invochiamo
in aiuto? «Prostriamoci dunque, dice san Bernardo, davanti a questa
buona Madre, stringiamoci ai suoi santi piedi e non la lasciamo finché
non ci abbia benedetto», come segno che ci accetta per figli suoi.
Chi mai può dubitare della pietà di una tale Madre? Diceva
san Bonaventura: «Anche se dovesse uccidermi, continuerò
a sperare in lei; pieno di fiducia desidero morire davanti a una sua immagine
e così sarò salvo». E così deve dire ogni peccatore
che ricorre a questa pietosa madre: Signora e madre mia, per le mie colpe
merito di essere da te scacciato e che tu stessa mi infligga il mio giusto
castigo. Ma anche se tu mi respingessi e mi colpissi a morte, non cesserò
mai di avere fiducia in te e di aspettare da te la mia salvezza. In te
confido interamente e purché io abbia la gioia di morire davanti
a una tua immagine, raccomandandomi alla tua misericordia, sono certo
di non perdermi, ma di venire a lodarti in cielo in compagnia di tanti
tuoi servi che, essendo morti invocando il tuo aiuto, sono tutti salvi
per la tua potente intercessione. Si legga il seguente esempio e si vedrà
se c e un solo peccatore che, ricorrendo a questa buona madre, possa disperare
della sua misericordia e del suo amore.
Esempio
Secondo un racconto del Belluacense (Vincenzo di Beauvais), nella città
di Ridolfo in Inghilterra, nell'anno 1430, viveva un giovane nobile chiamato
Ernesto. Dopo aver distribuito tutto il suo patrimonio ai poveri, entrò
in un monastero in cui conduceva una vita così perfetta, che i
superiori lo stimavano grandemente, soprattutto per la sua speciale devozione
alla santa Vergine. In quella città scoppiò la peste e gli
abitanti ricorsero al monastero chiedendo preghiere. L'abate ordinò
a Ernesto di andare a pregare davanti all'altare di Maria e di non allontanarsi
finché la Madonna non gli avesse risposto. Il giovane rimase li
tre giorni e finalmente Maria gli rispose indicando alcune preghiere che
si dovevano recitare. Così fu fatto e la peste cessò. Ma
in seguito il giovane cominciò a trascurare sempre piu la devozione
a Maria. Il demonio lo assalì con mille tentazioni, specialmente
contro la purezza e contro la sua vocazione. Non essendosi raccomandato
a Maria, lo sventurato arrivò a prendere la decisione di fuggire
calandosi da un muro del monastero. Ma mentre passava davanti a un'immagine
di Maria che stava nel corridoio, la Madre di Dio gli disse: « Figlio
mio, perché mi abbandoni? ». Stordito e colto da rimorsi,
Ernesto cadde in ginocchio e rispose: « Signora, non vedi che non
posso resistere? Perché non mi aiuti? ». La Madonna replicò:
« E tu perché non mi hai invocata? Se ti fossi raccomandato
a me, non ti saresti ridotto a questo. Da oggi in poi, raccomandati a
me e non dubitare ». Ernesto tornò nella sua cella. Ma tornarono
le tentazioni. Egli non invocò l'aiuto di Maria e finì col
fuggire dal monastero. Da allora si abbandonò a una vita sciagurata
passando di peccato in peccato e infine si ridusse a fare l'assassino.
Prese in affitto un'osteria dove la notte uccideva i poveri viaggiatori
per depredarli. Così fra gli altri uccise il cugino del governatore
di quel luogo il quale in base agli indizi raccolti nel corso del processo
lo condannò alla forca. Mentre lo scellerato era ancora in libertà,
ecco che capita nella locanda un giovane cavaliere. Volendo attuare di
nuovo i suoi orribili disegni, l'oste entra di notte nella sua stanza
per assassinarlo, ma sul letto, invece del cavaliere, vede un Crocifisso
coperto di piaghe che guardandolo con compassione gli dice: « Non
ti basta, ingrato, che io sia morto per te una volta? Vuoi uccidermi di
nuovo? Su presto, alza il braccio e uccidimi ». Allora il povero
Ernesto, tutto confuso, cominciò a piangere e disse: « Signore,
eccomi, poiché mi tratti con tanta misericordia, voglio tornare
a te ». Subito lasciò la locanda dirigendosi verso il suo
monastero per farvi penitenza, ma per strada fu raggiunto dai rappresentanti
della giustizia e portato davanti al giudice, al quale confessò
tutti i delitti commessi. Perciò fu condannato a morire impiccato,
senza dargli neppure il tempo di confessarsi. Allora egli si raccomandò
a Maria e quando fu buttato già dalla forca, la Vergine fece sì
che non morisse. Ella stessa lo sciolse dal laccio e gli disse: «
Torna al monastero, fa' penitenza e quando verrò a portarti la
sentenza di perdono dei tuoi peccati, allora ti preparerai a morire ».
Ernesto tornò al monastero, raccontò tutto all'abate e fece
gran penitenza. Dopo molti anni, vide apparire Maria che aveva in mano
la sentenza del suo perdono. Subito si preparò alla morte e santamente
morì.
Preghiera
O mia sovrana regina e degna Madre del mio Dio, Maria santissima, vedendomi
così miserabile e così carico di peccati, non dovrei avere
l'ardire di accostarmi a te e di chiamarti madre. Ma non voglio che la
mia miseria mi privi della consolazione e della fiducia che provo nel
chiamarti madre. Lo so, non merito che di essere respinto da te, ma ti
prego di considerare quel che tuo figlio Gesù ha fatto e sofferto
per me e poi respingimi, se puoi. Io sono un povero peccatore e più
degli altri ho disprezzato la divina Maestà, ma il male è
fatto. A te ricorro, tu mi puoi aiutare; Madre mia, aiutami. Non mi dire
che non mi puoi aiutare, perché io so che sei onnipotente e ottieni
tutto ciò che desideri dal tuo Dio. Se poi dici che non mi vuoi
aiutare, dimmi almeno a chi devo ricorrere per essere soccorso nella mia
così grande miseria. A te e a tuo Figlio dirò con sant'Anselmo:
«Abbiate pietà di me misero, tu, mio Redentore, col perdonarmi
e tu, Madre mia, col raccomandarmi; oppure mostratemi a quali persone
devo ricorrere che siano più pietose di voi e in cui possa confidare
con maggiore certezza». No! Né in cielo né sulla terra
posso trovare chi più di voi abbia pietà degli sventurati
e chi meglio possa aiutarmi. Tu, Gesù, sei il padre mio e tu, Maria,
sei la madre mia. Voi amate i più miserabili e li andate cercando
per salvarli. Io sono condannato all'inferno, il più miserabile
di tutti; ma non avete bisogno di andare a cercarmi, né io pretendo
che mi cerchiate. Mi presento a voi con la ferma speranza che non sarò
abbandonato da voi. Eccomi ai vostri piedi: Gesù mio, perdonami;
Maria mia, soccorrimi.
CAPITOLI II
VITA, DULCEDO
Vita, dolcezza
1. Maria è la nostra vita, perché ci ottiene il perdono
dei peccati
Per ben comprendere la ragione per cui la santa Chiesa ci fa chiamare
Maria nostra vita, bisogna sapere che come l'anima dà vita al corpo,
così la grazia divina dà vita all'anima. Senza la grazia,
infatti, un'anima può essere detta viva, ma in realtà è
morta, secondo la parola rivolta a un personaggio dell'Apocalisse: «
Hai nome di vivo e sei morto » (Ap 3,1). Maria dunque, ottenendo
ai peccatori per mezzo della sua intercessione di riacquistare la grazia,
ridà loro la vita. Ecco come la santa Chiesa fa parlare la nostra
Madre, applicando a lei un testo dei Proverbi (8,17): « Coloro che
mi cercano al mattino, mi troveranno »; coloro che sono diligenti
a ricorrere a me fin dal mattino, ossia appena possono, certamente mi
troveranno. Nella versione dei Settanta, invece di « mi troveranno
» è scritto « troveranno la grazia ». Dunque
ricorrere a Maria equivale a ritrovare la grazia di Dio. Alcuni versetti
più avanti la santa Vergine dice: « Chi trova me, trova la
vita e riceverà la salvezza dal Signore » (Pro 8,35). «
Udite, esclama a questo proposito san Bonaventura, udite voi che desiderate
il regno di Dio: onorate la Vergine Maria e troverete la vita e la salvezza
eterna » San Bernardino da Siena dice che Dio non distrusse il genere
umano dopo il peccato per l'amore singolare che nutriva per questa sua
futura figlia. Il santo aggiunge di non dubitare che tutte le grazie di
misericordia e di perdono ricevute dai peccatori nell'antica legge, Dio
le abbia concesse « soltanto in considerazione e per amore di questa
Vergine benedetta » Ben ci esorta dunque san Bernardo: « Cerchiamo
la grazia e cerchiamola per mezzo di Maria ». Se abbiamo avuto la
sventura di perdere la grazia divina, cerchiamo di ricuperarla, ma cerchiamola
per mezzo di Maria, poiché se noi l'abbiamo perduta, ella l'ha
ritrovata e percio il santo la proclama: « Colei che ritrova la
grazia » 4. Per nostra consolazione l'arcangelo Gabriele lo aveva
già dichiarato quando disse alla Vergine: « Non temere, Maria,
perché tu hai trovato grazia » (Lc 1,30). Ma se Maria non
era mai stata priva della grazia, come poteva dire l'arcangelo che l'avesse
trovata? Si trova ciò che non si aveva prima. La Vergine fu sempre
unita a Dio, sempre in stato di grazia, come l'arcangelo manifestò
salutandola: « Ti saluto, piena di grazia; il Signore è con
te » (Lc 1,28). Se dunque Maria non trovò la grazia per sé,
perché sempre ne era stata piena, per chi mai la trovò?
Per i peccatori che l'avevano perduta, risponde il cardinale Ugo, commentando
questo passo. « Corrano dunque a Maria i peccatori, che hanno perduto
la grazia peccando e la troveranno presso di lei. Dicano con sicurezza:
Signora, la cosa perduta deve essere restituita al suo proprietario. Questa
grazia che hai trovato non è tua, poiché tu non l'hai mai
perduta. E’ nostra perché abbiamo avuto la disgrazia di perderla:
restituisci il nostro bene che hai trovato». S. Riccardo di san
Lorenzo conclude nello stesso senso: « Se desideriamo trovare la
grazia del Signore, andiamo a Maria, che l'ha trovata e sempre la trova
». E poiché ella è stata e sempre sarà cara
a Dio, se a lei ricorriamo, certamente la troveremo. Al capitolo 8 del
Cantico dei cantici Maria dice che Dio l'ha posta nel mondo per essere
la nostra difesa: « Io sono un muro e i miei seni come torri ».
Per questo è stata costituita mediatrice di pace fra i peccatori
e Dio: « Perciò sono diventata ai suoi occhi come una che
trova pace » (Ct 8,10). Quindi san Bernardo incoraggia il peccatore
dicendo: « Va' a questa madre di misericordia e mostrale le piaghe
che porti nell'anima per le tue colpe». Allora certamente ella pregherà
il Figlio di perdonarti « ricordandogli che lo ha nutrito con il
suo latte. E il Figlio che tanto la ama certamente esaudirà sua
Madre ». La santa Chiesa, infatti, ci fa chiedere al Signore di
concederci il potente aiuto dell'intercessione di Maria per risorgere
dai nostri peccati, con questa preghiera: « O Dio misericordioso,
soccorri la nostra debolezza, affinché noi che facciamo memoria
della santa Madre di Dio, possiamo con l'aiuto della sua intercessione
risorgere dal peccato » Con ragione dunque san Lorenzo Giustiniani
chiama Maria « speranza dei malfattori », poiché ella
sola ottiene loro il perdono da Dio. Con ragione san Bernardo la chiama
« scala dei peccatori», poiché la pietosa regina porge
la mano alle povere anime cadute nel precipizio del peccato e, traendole
dall'abisso, le fa risalire a Dio. Con ragione sant'Agostino la chiama
unica speranza di noi peccatori, poiché solo per mezzo suo speriamo
la remissione di tutti i nostri peccati. Anche san Giovanni Crisostomo
dice che solo per l'intercessione di Maria i peccatori ricevono il perdono.
A nome di tutti i peccatori il santo così la saluta: « Dio
ti salvi, o madre » di Dio e nostra; « o cielo » dove
risiede Dio; « o trono » da cui il Signore dispensa tutte
le grazie; « o splendore della Chiesa! Prega sempre Gesù
per noi, affinché per le tue preghiere possiamo ottenere il perdono
nel giorno del giudizio e possedere quei beni che Dio tiene in riserva
per quelli che lo amano». Con ragione infine Maria è chiamata
aurora: « Chi è costei che spunta come aurora? » (Ct
6,9). Infatti, dice il papa Innocenzo III, « come l'aurora segna
la fine della notte e l'inizio del giorno, così per essa è
rappresentata Maria che pose fine al peccato e fu sorgente di ogni virtù
» Questo stesso effetto che produsse nel mondo la nascita di Maria,
lo produce in un' anima il risveglio della devozione verso di lei: la
notte del peccato svanisce e l'anima cammina nella via delle virtù.
Perciò san Germano dice a Maria: «O Madre di Dio, la tua
difesa è immortale; la tua intercessione è la vita».
In un altro sermone il santo dice che il nome di Maria, per chi lo pronunzia
con amore, è segno di vita o di un prossimo ritorno alla vita.
Maria stessa ha proclamato: « D'ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata » (Lc 1,48). « Sì, mia Signora,
le dice san Bernardo, tutte le generazioni ti chiameranno beata, poiché
tutti gli uomini, tutti i tuoi servi ottengono per mezzo tuo la vita della
grazia e la gloria eterna. In te i peccatori trovano il perdono e i giusti
la perseveranza e la vita eterna ». « Non diffidare, o peccatore,
esclama il pio Bernardino da Busto, anche se tu avessi commesso tutti
i peccati. Ricorri senza timore a questa gloriosa Signora, poiché
la troverai con le mani piene di misericordia. Maria desidera farti del
bene ed elargirti la sua grazia più di quanto tu desideri riceverla».
Sant'Andrea di Creta ci mostra in Maria «la cauzione e il pegno
delle divine riconciliazioni», del perdono divino. Questo significa
che quando i peccatori ricorrono a Maria per essere riconciliati con Dio,
Dio promette, anzi garantisce loro il suo perdono dandone un pegno. Questo
pegno è appunto Maria, che egli ci ha dato per avvocata: grazie
alla sua intercessione, in virtù dei meriti di Gesù Cristo,
Dio perdona tutti i peccatori che a lei ricorrono. Santa Brigida conobbe
per mezzo di un angelo la gioia che procurava ai santi profeti la visione
anticipata di questo intervento di Maria. « Esultavano, diceva l'angelo
alla santa Vergine, sapendo che la tua umiltà e la purezza della
tua vita, o Maria, stella radiosa, avrebbero placato il Signore e che
egli avrebbe ricevuto nella sua grazia quelli che avevano provocato la
sua collera». Nessun peccatore deve mai temere di essere scacciato
da Maria quando ricorre alla sua pietà. No, poiché ella
è madre di misericordia e come tale desidera salvare i più
miserabili. Maria è, dice san Bernardo, quell'arca felice dove
chi si rifugia eviterà il naufragio dell'eterna perdizione. Nell'arca
di Noè, al tempo del diluvio, furono salvati anche gli animali;
sotto il manto di Maria si salvano anche i peccatori. Un giorno a santa
Geltrude apparve Maria sotto il cui manto stavano rifugiate molte fiere,
leoni, orsi, tigri; Maria non solo non li cacciava, ma li accoglieva e
li accarezzava con grande pietà. La santa comprese così
che anche i più grandi peccatori, quando ricorrono a Maria, non
sono scacciati, ma accolti e salvati dalla morte eterna. Entriamo dunque
in quest'arca, andiamo a rifugiarci sotto il manto di Maria: certamente
ella non ci caccerà e sicuramente ci salverà.
Esempio
Il padre Bovio racconta che una donna di malaffare, chiamata Elena, entrata
in una chiesa, udì per caso una predica sul rosario. Uscì
e ne comprò uno, ma lo portava nascosto per non farlo vedere. Cominciò
poi a recitarlo, ma dapprima senza devozione. La santa Vergine le fece
tuttavia gustare tali consolazioni e tali dolcezze in questa pratica,
che non si stancava mai di dire il rosario. Così arrivò
a concepire un tale orrore per la sua cattiva condotta che, non trovando
pace, fu come costretta ad andare a confessarsi, e lo fece con tale contrizione,
che il confessore ne fu stupito. Fatta la confessione, andò a inginocchiarsi
davanti a un altare di Maria per ringraziare la sua avvocata e, mentre
recitava il rosario, udì la voce della divina Madre che da quell'immagine
le diceva: « Elena, hai molto offeso Dio e me. Da oggi in poi cambia
vita e ti concederò in abbondanza la mia grazia ». Tutta
confusa, la povera peccatrice rispose: « Vergine santa, è
vero che finora sono stata una sciagurata, ma tu che tutto puoi, aiutami.
Io mi dono a te e voglio impiegare il resto dei miei giorni a far penitenza
dei miei peccati ». Aiutata da Maria, Elena distribuì tutti
i suoi averi ai poveri e si diede a una vita di rigorosa penitenza. Era
tormentata da terribili tentazioni, ma si raccomandava incessantemente
alla Madre di Dio e così ne usciva sempre vittoriosa. Arrivò
ad avere molte grazie anche soprannaturali, visioni, rivelazioni, profezie.
Infine, dopo averla avvertita qualche giorno prima della sua morte ormai
prossima, la Vergine con suo Figlio venne a visitarla e, quando la peccatrice
morì, fu vista la sua anima volare verso il cielo in forma di bellissima
colomba.
Preghiera
Ecco, o Madre del mio Dio, mia unica speranza, Maria, ecco ai tuoi piedi
un misero peccatore che ti chiede pietà. Tutta la Chiesa e tutti
i fedeli ti proclamano e ti chiamano il rifugio dei peccatori. Tu sei
dunque il mio rifugio, tu mi devi salvare. «Tu sai, o dolce Madre
di Dio, quanto la nostra salvezza è cara al Figlio tuo benedetto».
Tu sai quel che Gesù Cristo patì per salvarmi. Io ti presento,
o madre mia, i patimenti di Gesù: il freddo che soffrì nella
stalla, i passi del viaggio in Egitto, le sue fatiche, i suoi sudori,
il sangue che sparse, il dolore che lo fece morire davanti ai tuoi occhi
sulla croce. Mostra che ami tuo Figlio, perché per amore suo ti
prego di aiutarmi. Tendimi la mano. Sono caduto, ti chiedo pietà.
Se io fossi santo, non ti chiederei misericordia, ma poiché sono
peccatore, ricorro a te che sei la madre delle misericordie. Io so che
il tuo cuore pietoso trova consolazione nel soccorrere i più miserabili
quando la loro ostinazione non ti impedisce di aiutarli. Consola oggi
dunque il tuo cuore pietoso e consola me: hai l'occasione di salvarmi,
perché io sono un povero condannato all'inferno e, siccome non
voglio essere ostinato, tu puoi aiutarmi. Mi metto nelle tue mani: dimmi
che cosa devo fare e ottienimi la forza di realizzarlo, mentre io mi propongo
di fare tutto quello che posso per riacquistare la grazia divina. Io mi
rifugio sotto il tuo manto. Gesù vuole che io ricorra a te affinché,
per la gloria tua e sua, poiché sei sua madre, non solo il suo
sangue, ma anche le tue preghiere mi aiutino a salvarmi. Egli mi manda
a te perché tu mi soccorra. O Maria, eccomi; a te ricorro e in
te confido. Tu preghi per tanti altri; dì una parola anche per
me. Dì a Dio che vuoi la mia salvezza e certamente egli mi salverà.
Digli che sono tuo e non ti chiedo altro.
2. Maria è anche la nostra vita, perché ci ottiene la perseveranza
La perseveranza finale è un dono divino così grande che,
come ha dichiarato il Concilio di Trento, è un dono interamente
gratuito che noi non possiamo meritare. Ma, come insegna sant'Agostino,
ottengono da Dio la perseveranza tutti quelli che gliela chiedono e, aggiunge
il padre Suarez, l'ottengono infallibilmente, purché fino alla
fine della vita continuino a chiederla. San Roberto Bellarmino scrive
infatti che questa perseveranza « deve essere implorata ogni giorno,
per essere ottenuta ogni giorno». Se è vero - come io ritengo
certo, secondo la dottrina oggi comune e come dimostreremo nel capitolo
V - se è vero che tutte le grazie che Dio ci dispensa passano attraverso
le mani di Maria, sarà anche vero che solo per mezzo di Maria potremo
sperare e ottenere la grazia suprema della perseveranza. E certamente
la otterremo, se la chiederemo sempre a Maria con fiducia. Ella stessa
promette questa grazia a tutti coloro che la servono fedelmente in questa
vita, secondo queste parole che la santa Chiesa mette sulle sue labbra:
« Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono
in luce, avranno la vita eterna » (Eccli [= Sir] 24,30-31 Volg.).
Perché la vita della grazia divina non si spenga in noi, ci è
necessaria la forza spirituale nel resistere a tutti i nemici della nostra
salvezza. Questa forza si ottiene solo per mezzo di Maria: « Mia
è la forza; per me regnano i re» (Pro 8,14-15). Mia è
questa forza, dice Maria; Dio ha posto nelle mie mani questo dono affinché
io lo dispensi ai miei devoti. Per mezzo mio i miei servi regnano e dominano
sui loro sensi e le loro passioni e così diventano degni di regnare
eternamente in cielo. Quale forza hanno i servi di questa grande regina
per vincere tutte le tentazioni dell'inferno! Maria è quella torre
di cui è detto nel Cantico dei cantici: « Come la torre di
Davide è il tuo collo, fabbricato con baluardi: mille scudi vi
sono appesi, tutta l'armatura dei forti » (Ct 4,4). Per quelli che
la amano e che a lei ricorrono nelle battaglie, Maria è come una
torre possente cinta di difese; in lei i suoi devoti trovano scudi e armi
di ogni sorta per difendersi dall'inferno. Perciò la santa Vergine
è paragonata al platano: « Come platano m'innalzai presso
l'acqua nelle piazze » (Eccli [= Sir] 24,19 Volg.). Il cardinale
Ugo di San Caro spiega che « il platano ha le foglie simili agli
scudi » e simboleggia così la protezione che Maria assicura
a quelli che si rifugiano presso di lei. Il beato Amedeo dà un'altra
spiegazione: come il platano con l'ombra dei suoi rami offre ai viandanti
un riparo dal caldo del sole e dalle piogge, così Maria «
stende la sua ombra propizia » su tutti quelli che lo vogliono e
« li difende dagli ardori » delle loro passioni « e
dalle tempeste » delle tentazioni. Infelici quelle anime che si
allontanano da questa difesa e tralasciano di essere devote a Maria e
di raccomandarsi a lei nei momenti difficili! Se nel mondo, dice san Bernardo,
non nascesse il sole, che diverrebbe il mondo se non un caos di tenebre
e di orrore? «Togli il sole: non c’è più il
giorno. Togli Maria, che cosa resterà se non le tenebre?»
Se un'anima perde la devozione a Maria, resterà subito piena di
tenebre, di quelle tenebre di cui lo Spirito Santo dice: « Tu poni
le tenebre perché segua la notte, in essa vagolano tutte le fiere
della selva » (Sal 103,20). Quando in un'anima non splende la luce
divina e si fa notte, essa diventerà covile di tutti i peccati
e dei demoni. « Guai, dice sant'Anselmo, guai a coloro che disprezzano
la luce di questo sole », cioè disprezzano la devozione a
Maria! San Francesco Borgia temeva con ragione per la perseveranza di
quelli in cui non trovava una speciale devozione verso la santa Vergine.
Una volta chiese ad alcuni novizi per quale santo avessero maggiore devozione
e notò che alcuni non avevano questa speciale devozione a Maria.
Avvertì il maestro dei novizi di sorvegliare quei poveri giovani
i quali persero tutti miseramente la vocazione e abbandonarono lo stato
religioso. Aveva dunque ragione san Germano quando chiamava la santa Vergine
« il respiro dei cristiani », perché come il corpo
non può vivere senza respirare, così l'anima non potrà
vivere senza ricorrere e raccomandarsi a Maria, per mezzo della quale
si acquista e si conserva in noi la vita della grazia divina. «
Il respiro non solo è un segno di vita, ma fa vivere. Così
il nome di Maria, quando ritorna continuamente sulle labbra, è
un segno certo che l'anima è viva; e questa vita, esso la produce,
la conserva, le fornisce incessantemente l'alimento opportuno» beato
Alano, assalito un giorno da una forte tentazione, fu sul punto di perdersi
per non essersi raccomandato a Maria. La santa Vergine gli apparve e volendo
metterlo in guardia per un'altra volta, gli diede uno schiaffo dicendogli:
«Se ti fossi raccòmandato a me, non ti saresti trovato in
questo pericolo». Al contrario, «felice l'uomo che mi ascolta,
dice Maria, vegliando alle mie porte ogni giorno, custodendone i battenti»
(Pro 8,34): beato chi sente la mia voce e perciò è attento
a venire continuamente alle porte della mia misericordia per chiedermi
luce e soccorso. Maria si farà premura di ottenere luce e forza
a questo suo devoto per distoglierlo dai vizi e farlo camminare nella
via della virtù. E quel che Innocenzo III esprime mirabilmente
chiamando Maria « luna nella notte, aurora all'alba, sole durante
il giorno ». Luna per chi sta cieco nella notte del peccato, per
illuminarlo a conoscere il miserabile stato di dannazione in cui si trova;
aurora, cioè foriera del sole a chi è già illuminato,
per farlo uscire dal peccato e rientrare nella grazia divina; sole infine
per chi sta già in grazia, affinché non ricada in qualche
precipizio. I dottori applicano a Maria queste parole dell'Ecclesiastico:
« Le sue catene sono fasce salutari » (Eccli [= Sir] 6,31
Volg.). « Perché catene? domanda san Lorenzo Giustiniani,
se non perché Maria lega i suoi servi affinché non si perdano
per i sentieri del vizio». San Bonaventura interpreta nello stesso
senso questo testo della Scrittura applicato a Maria nel suo ufficio:
« Nella moltitudine dei santi è la mia dimora » (Eccli
[= Sir] 24,16 Volg.). « Non solo, dice egli, Maria è collocata
nella moltitudine dei santi, ma conserva ai santi la pienezza della loro
santità e la mantiene integra. Conserva le loro virtù perché
non si perdano; trattiene i demoni affinché non facciano danno
». Si dice che i devoti di Maria sono coperti di una doppia veste:
« Tutti i suoi di casa hanno doppia veste » (Pro 31,21). Cornelio
a Lapide spiega: « Doppia veste, poiché Maria adorna i suoi
fedeli servi delle virtù di Gesù Cristo e delle proprie».
Così vestiti, essi conservano la santa perseveranza. Perciò
san Filippo Neri ammoniva sempre i suoi penitenti e diceva loro: «
Figli, se desiderate la perseveranza, siate devoti alla Madonna ».
Allo stesso modo il venerabile fratello Giovanni Berchmans della Compagnia
di Gesù diceva: « Chi ama Maria, avrà la perseveranza».
A questo proposito l'abate Ruperto fa una bella riflessione sulla parabola
del figlio prodigo. « Se il figlio scapestrato avesse avuto ancora
sua madre, o non avrebbe mai lasciato la casa paterna o sarebbe tornato
molto più presto». Vale a dire: chi è figlio di Maria,
o non si allontana mai da Dio, o se per disgrazia ciò accade, ritorna
subito, per mezzo di Maria. Se tutti gli uomini amassero questa clemente
e amorevole regina e nelle tentazioni ricorressero sempre e subito a lei,
chi mai cadrebbe? chi mai si perderebbe? Cade e si perde chi non ricorre
a Maria. Applicando alla Vergine queste parole dell'Ecclesiastico: «
Sui flutti del mare passeggiai » (Eccli [= Sir] 24,8 Volg.), san
Lorenzo Giustiniani le fa dire: « Io cammino insieme con i miei
servi in mezzo alle tempeste in cui si trovano, per assisterli e liberarli
dal precipitare nei peccati». Bernardino da Busto racconta che un
uccello, ammaestrato a dire « Ave Maria », stava per essere
afferrato da uno sparviero: l'uccello disse « Ave Maria »
e lo sparviero cadde morto. Signore volle così farci capire che
se un uccello privo d'intelligenza si è salvato con l'invocare
Maria, quanto più eviterà di cadere nelle mani dei demoni
chi, in tutte le sue tentazioni, avrà cura d'invocarla. Dunque,
dice san Tommaso da Villanova, quando i demoni vengono a tentarci, «
come i pulcini, appena vedono apparire un nibbio, corrono a rifugiarsi
sotto le ali della madre, così noi », subito, senza indugiare
nella tentazione, « andiamo a nasconderci sotto il manto di Maria»
«Signora e madre nostra, continua il santo, tu devi difenderci perché,
dopo Dio, non conosciamo altro rifugio se non te che sei l'unica speranza
nostra e la sola protettrice in cui confidiamo». Concludiamo dunque
con le parole di san Bernardo: « Uomo, chiunque tu sia, hai capito
che in questa vita, più che camminare sulla terra, vai ondeggiando
fra i pericoli e le tempeste. Se non vuoi restare sommerso, non distogliere
gli occhi dallo splendore di questa stella. Guarda la stella, chiama Maria.
Nei pericoli » di peccare, « nelle angosce » delle tentazioni,
« nei dubbi » su ciò che devi risolvere, « pensa
a Maria » che ti può aiutare, « invoca Maria »
che subito ti soccorra. « Il suo nome potente non lasci la tua bocca
» che l'invoca, « non esca dal tuo cuore» fiducioso.
« Se segui Maria, non ti smarrirai. Se ti raccomanderai a lei, non
dispererai. Se ti sostiene, non cadrai. Se ti protegge, non puoi temere
di perderti. Se ti guida, senza fatica ti salverai. Se ti difende, certamente
giungerai al regno dei beati. Fa' così e vivrai ».
Esempio
È celebre la storia di santa Maria Egiziaca che si legge nel primo
libro delle Vite dei padri. A dodici anni, la giovinetta fuggi dalla casa
paterna e si recò ad Alessandria, dove per la sua condotta scostumata
divenne lo scandalo di quella città. Dopo sedici anni di vita peccaminosa,
si trovò a Gerusalemme mentre vi si celebrava la festa della Santa
Croce. Più per curiosità che per devozione, si accinse a
entrare anche lei nella chiesa. Ma al momento di varcare la soglia, sentì
una forza invisibile che la respingeva. Tentò di nuovo di entrare,
ma fu ancora respinta e così pure la terza e la quarta volta. Si
ritirò allora in un angolo dell'atrio dove, illuminata dal Signore,
capì che per la sua vita sciagurata veniva rigettata anche dalla
casa di Dio. Per sua fortuna, alzò gli occhi e vide un'immagine
dipinta di Maria. A lei si volse piangendo e le disse: « O Madre
di Dio, abbi pietà di questa povera peccatrice. Lo riconosco, per
i miei peccati non merito che tu mi guardi, ma tu sei il rifugio dei peccatori;
per amore di Gesù tuo Figlio aiutami, fammi entrare in chiesa.
Io voglio cambiare vita e andare a far penitenza dove tu mi indicherai
». Udì allora una voce interiore, come se le avesse risposto
la santa Vergine: « Ebbene, poiché sei ricorsa a me e vuoi
cambiare vita, entra nella chiesa: la porta non sarà più
chiusa per te ». La peccatrice entra, adora la croce e piange. Ritorna
davanti all'immagine e dice: « Signora, eccomi pronta: dove vuoi
che io mi ritiri a far penitenza? ». « Va', risponde la Vergine,
passa il Giordano e troverai il luogo del tuo riposo ». La donna
si confessa, si comunica, passa il fiume, arriva nel deserto e capisce
che è questo il luogo della sua penitenza. Nei primi diciassette
anni che la santa passò nel deserto subì assalti di ogni
genere da parte dei demoni che volevano farla cadere di nuovo in peccato.
Allora si raccomandava a Maria e Maria le ottenne la forza di resistere
durante tutti quei diciassette anni, dopo i quali cessarono le battaglie.
Infine, dopo cmquantasette anni di questa vita nel deserto, all'età
di ottanta-sette anni, la divina Provvidenza volle che incontrasse l'abate
san Zosimo. Gli raccontò tutta la sua vita e lo pregò di
tornare l'anno seguente e di portarle la santa comunione. Egli tornò
e la comunicò. Secondo il desiderio che la santa gli aveva espresso,
Zosimo tornò di nuovo, ma questa volta la trovò morta. Il
suo corpo era circondato di luce e vicino alla testa erano scritte queste
parole: « Seppellisci in questo luogo me, misera peccatrice, e prega
Dio per me ». Zosimo la seppellì, con l'aiuto di un leone
che venne a scavare la fossa e, ritornato nel suo monastero, raccontò
le meraviglie della divina misericordia in favore di questa felice penitente.
Preghiera
O Madre di pietà, Vergine santa, ecco ai tuoi piedi il traditore
che ricambiando con l'ingratitudine le grazie ricevute da Dio per mezzo
tuo, ha tradito te e Dio. Ma sappi, Signora, che la mia miseria non diminuisce,
anzi accresce la mia fiducia in te, perché vedo che aumenta la
tua compassione verso di me. Mostra, o Maria, che sei per me la stessa
che sei per tutti quelli che ti invocano: piena di generosità e
di misericordia. Mi basta solo che tu mi guardi e mi compatisca. Se il
tuo cuore mi compatisce, non potrà mancare di proteggermi e se
tu mi proteggi, di che posso aver timore? No, non temo niente: né
i miei peccati, perché tu puoi rimediare al danno fatto; né
i demoni, perché tu sei più potente dell'inferno; né
tuo Figlio, giustamente sdegnato con me, perché una tua parola
basterà a placarlo. Temo solo che per colpa mia io tralasci di
raccomandarmi a te nelle mie tentazioni e così mi perda. Ma questo
oggi ti prometto: voglio sempre ricorrere a te. Aiutami a farlo. Considera
la bella occasione che hai di soddisfare il tuo desiderio di soccorrere
un miserabile quale sono io. O Madre di Dio, io ho una grande fiducia
in te. Da te aspetto la grazia di piangere come dovrei i miei peccati
e da te spero di ottenere la forza per non ricadervi più. Se io
sono malato, tu mi puoi guarire, o celeste guaritrice. Se le mie colpe
mi hanno reso debole, il tuo aiuto mi renderà forte. Maria, tutto
io spero da te, perché tutto tu puoi presso Dio. Amen.
3. «Dulcedo ». Maria rende dolce la morte ai suoi devoti
«Chi è amico ama sempre e il fratello si sperimenta nelle
avversità » (Pro 17,17). I veri amici e i veri parenti non
si conoscono nel tempo della prosperità, ma nei giorni di angustie
e di miserie. Gli amici secondo il mondo restano fedeli all'amico finché
è nella prosperità, ma le disgrazie, e soprattutto la morte,
li fanno fuggire. Maria invece non fa così con i suoi devoti. Nelle
loro angustie e specialmente in quelle della morte, le maggiori che si
possano avere sulla terra, la buona Madre non abbandona i suoi servi fedeli.
Come ella è la nostra vita durante il nostro esilio, così
è la nostra dolcezza nell'ora estrema, ottenendoci una morte dolce
e beata. Sin da quel giorno in cui Maria ebbe la sorte e il dolore di
assistere alla morte di suo figlio Gesù, capo dei predestinati,
Maria acquistò il privilegio di assistere tutti i predestinati
nella loro morte. Perciò la santa Chiesa ci fa implorare il soccorso
della beata Vergine particolarmente per quando giungerà la nostra
ultima ora: « Prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra
morte ». Grandi sono le angustie dei poveri moribondi, sia per il
rimorso dei peccati commessi, sia per il timore del giudizio ormai prossimo,
sia per l'incertezza della salvezza eterna. Soprattutto in quel momento
l'inferno si arma e mette in gioco tutte le sue forze per impadronirsi
di quell'anima che sta per entrare nell'eternità. Esso sa che poco
tempo gli resta e che se la perde allora, la perde per sempre: «
Il diavolo a voi è disceso: un'ira veemente ha nel cuore, perché
sa che breve è il suo tempo » (Ap 12,12). Perciò il
demonio, che era solito tentare quest'anima durante la sua vita, non si
contenta di essere solo a tentarla in punto di morte e chiama dei compagni
ad aiutarlo: « Si riempiranno le loro case di dragoni » (Is
13,21). Quando qualcuno sta per morire, la sua casa si empie di demoni
che si uniscono per cercare che si perda. Si racconta che diecimila demoni
vennero a tentare sant'Andrea Avellino sul suo letto di morte. Leggiamo
nella sua Vita che durante l'agonia dovette lottare così duramente
con l'inferno, che tutti i buoni religiosi che lo assistevano tremavano
di spavento. Videro la sua faccia, per effetto dell'agitazione, gonfiarsi
e diventare tutta nera; tutte le sue membra tremavano in modo convulso;
dai suoi occhi usciva un fiume di lacrime; la testa era scossa violentemente:
segni dell'orribile battaglia che sosteneva contro l'inferno. Tutti piangevano
per la compassione, raddoppiavano le preghiere e rabbrividivano vedendo
un santo morire così. Una cosa li consolava: il moribondo volgeva
spesso lo guardo verso un'immagine di Maria come per chiedere aiuto. Più
volte, nel corso della sua vita, il santo aveva detto che nell'ora della
sua morte Maria sarebbe stata il suo rifugio. Piacque finalmente a Dio
che la lotta terminasse con una gloriosa vittoria. I movimenti convulsi
del corpo cessarono, il volto sgonfiato riprese il suo colore; con gli
occhi tranquillamente fissi sull'immagine della Vergine, il santo chinò
devotamente il capo come per ringraziare Maria e si crede che ella gli
sia allora apparsa. Poi, in una pace profonda esalò la sua anima
benedetta tra le braccia di Maria in un'atmosfera paradisiaca. Nello stesso
tempo una religiosa cappuccina agonizzante rivolgendosi alle suore che
l'assistevano mormorò: « Dite l'Ave Maria, perché
ora è morto un santo » Alla presenza della nostra regina
fuggono i ribelli. Se nell'ora della morte avremo Maria per noi, che timore
potremo avere di tutti i nemici dell'inferno? Spaventato al pensiero delle
angosce della morte, Davide si riconfortava con la fiducia nella morte
del futuro Redentore e nell'intercessione della Vergine Madre: «
Quand'anche camminassi in mezzo alle ombre della morte... la tua verga
e il tuo bastone mi confortano» (Sal 22,4). Il cardinale Ugo intende
per il bastone la croce e per la verga l'intercessione di Maria, che fu
la verga preconizzata da Isaia: « Una verga spunterà dal
tronco di lesse, un fiore germoglierà dalle sue radici »
(Is 11,1). La divina Madre, dice san Pier Damiani, « è quella
potente verga con cui restano vinte le violenze dei nemici infernali».
Sant'Antonino ci incoraggia dunque dicendo: « Se Maria è
per noi, chi sarà contro di noi? ». Il padre Manuello Padial
della Compagnia di Gesù era in punto di morte. Gli apparve Maria
che gli disse per confortarlo: « Ecco, finalmente è giunta
l'ora in cui gli angeli congratulandosi con te ti dicono: O felici fatiche,
o mortificazioni così ben pagate! ». Nello stesso tempo si
vide un esercito di demoni che fuggivano disperati gridando: « Ahimè,
non possiamo nulla contro di lui perché colei che è senza
macchia lo difende ». Allo stesso modo il padre Gaspare Hayevood,
che all'avvicinarsi della morte i demoni tentavano violentemente contro
la fede, si raccomandò subito alla santa Vergine e ben presto lo
si sentì esclamare: « Ti ringrazio, Maria, di essere venuta
in mio aiuto ». San Bonaventura mostra come Maria manda gli angeli
in difesa dei suoi servi moribondi: « San Michele, il capo e il
principe della milizia celeste, e con lui tutti gli angeli, messi da Dio
a servizio degli eletti, eseguono i tuoi ordini, o Vergine regina: essi
difendono quelli che notte e giorno si raccomandano alla tua protezione
e raccolgono le loro anime all'uscire da questa vita ». «
L'inferno di sotto si agita per te per venirti incontro al tuo arrivo,
per te suscita i giganti » (Is 14,9). Questo testo di Isaia può
essere applicato al turbamento che sconvolge l'inferno quando un'anima
sta per lasciare il corpo: i demoni più terribili sono mandati
a tentarla e poi ad accusarla quando deve essere presentata al tribunale
di Gesù Cristo. Ma, dice Riccardo di san Lorenzo, « chi oserebbe
accusare presso il giudice, vedendo la Madre intercedere?» Sanno
bene i demoni che il Giudice non ha mai condannato né mai condannerà
un'anima difesa dalla sua augusta Madre. San Girolamo scriveva alla vergine
Eustochio che Maria non solo soccorre i suoi cari servi in punto di morte,
ma viene loro incontro nel passaggio all' altra vita per incoraggiarli
e accompagnarli al divino tribunale. E quel che la santa Vergine disse
a santa Brigida parlando dei suoi devoti: « In quel momento io come
carissima regina e madre andrò loro incontro nell'ora della morte,
perché abbiano conforto e sollievo». San Vincenzo Ferreri
aggiunge: « La beata Vergine accoglie le anime dei morenti ».
L'amorevole regina riceve nel suo manto le loro anime, le presenta al
giudice suo Figlio e in questo modo ottiene loro certamente la salvezza.
Così avvenne a Carlo, figlio di santa Brigida. Svolgendo il pericoloso
mestiere di soldato, egli morì lontano dalla madre, la quale temeva
per la sua salvezza. Ma la santa Vergine le rivelò che Carlo era
salvo, che ella stessa, per ricompensarlo della sua devozione, lo aveva
assistito al momento della morte e gli aveva suggerito gli atti da fare
in quell'istante supremo. Nello stesso tempo santa Brigida vide Gesù
sul suo trono e udì il demonio portare due accuse contro la santa
Vergine: la prima, di avergli impedito di tentare Carlo in punto di morte;
la seconda, di avere presentato ella stessa al giudizio l'anima del giovane
e di averla così salvata, senza dargli neppure il modo di far valere
i suoi diritti su quell'anima. Sotto gli occhi della santa, il Giudice
scacciò il demonio e l'anima di Carlo fu portata in cielo. Le sue
catene sono fasce salutari: alla fine troverai riposo in lei» (Eccli
[= Sir] 6,29.31 Volg.). Beato te, fratello, se al momento della morte
ti troverai legato dalle dolci catene dell'amore alla Madre di Dio! Queste
sono catene di salvezza che ti saranno garanzia della tua salvezza eterna
e ti faranno godere nella morte quella beata pace che sarà principio
della tua pace e del riposo eterno. Il padre Binetti riferisce che un
devoto di Maria che egli assisteva al momento della sua morte, prima di
spirare gli disse: « Padre mio, se sapessi quale contentezza si
prova per aver cercato di servire la santa Madre di Dio! Io non saprei
spiegare l'allegrezza che sento in questo momento». Il padre Suarez,
essendo stato molto devoto a Maria - al punto di dire che avrebbe dato
tutta la sua scienza in cambio del merito di una sola Ave Maria - sentiva
sul suo letto di morte una tale allegrezza che diceva: « Non pensavo
che fosse così dolce morire». La stessa contentezza e allegrezza
sentirai senza dubbio anche tu, devoto lettore, se in punto di morte ti
ricorderai di avere amato questa buona Madre, la quale non sa non essere
fedele verso i suoi figli che sono stati fedeli nel servirla e onorarla
con le visite, i rosari, i digiuni e soprattutto con il ringraziarla,
lodarla e raccomandarsi spesso alla sua potente protezione. Non credere
che per essere stato peccatore sarai privato di questa consolazione, se
da oggi in poi cercherai di vivere virtuosamente e di servire questa grata
e benevola sovrana. Nelle tue angosce e nelle tentazioni che ti susciterà
il demonio per farti disperare, ella ti conforterà sino a venire
ad assisterti nell'ora della tua morte. San Pier Damiani narra che suo
fratello Marino, avendo offeso Dio, andò davanti a un altare di
Maria per consacrarsi suo schiavo. Si pose la cinta intorno al collo in
segno di schiavitù e disse: « Mia Signora, specchio di purezza,
io povero peccatore ho offeso Dio e te, violando la castità. La
mia unica risorsa è di offrirmi come tuo schiavo. Eccomi, mi consacro
oggi tuo servo; ricevi questo ribelle, non mi respingere ». Poi
depose sulla predella dell'altare una somma di denaro, promettendo di
pagarla ogni anno in segno di tributo della sua servitù a Maria.
Dopo un certo tempo Marino cadde mortalmente ammalato e un mattino lo
si udì esclamare: « Alzatevi, alzatevi, riverite la mia Signora.
Che grazia è questa, o regina del cielo, che tu ti degni di visitare
questo povero servo? Benedicimi, Signora, e non permettere che io mi perda,
dopo che mi hai onorato della tua presenza ». Essendo sopraggiunto
suo fratello Pietro, Marino gli raccontò la venuta di Maria che
lo aveva benedetto, ma si lamentò che quelli che lo assistevano
non si erano alzati alla presenza della Vergine. Poco dopo se ne andò
placidamente al Signore. Tale sarà anche la tua morte, lettore,
se sarai fedele a Maria, pur se in passato avrai offeso Dio: la Vergine
ti otterrà una morte dolce e serena. Se però il ricordo
dei peccati commessi ti spaventerà allora in maniera eccessiva
facendoti mancare di fiducia, Maria verrà a confortarti, come fece
per Adolfo, conte di Alsazia. Questi, come si narra nelle Cronache, lasciò
le vanità del mondo per entrare nell'ordine di san Francesco e
fu molto devoto alla Madre di Dio. All'avvicinarsi della sua ultima ora,
pensando alla vita che aveva menato nel mondo, alle responsabilità
della carica che aveva ricoperto e al rigore del giudizio divino, cominciò
a temere la morte, preso da dubbi riguardo alla sua salvezza eterna. Ecco
che allora Maria - la quale non dorme quando i suoi devoti sono nell'
afflizione - accorre accompagnata da molti santi e incoraggia il moribondo
con queste tenere parole: « Adolfo mio carissimo, tu sei mio, a
me ti sei dato, perché temi di morire? ». A queste parole
il servo di Maria si rincuorò, ogni timore sparì ed egli
morì rasserenato, in una grande pace. Facciamoci animo anche noi,
benché peccatori; confidiamo che Maria verrà ad assisterci
al momento della morte e a consolarci con la sua presenza, se noi la serviamo
con amore nel tempo che ci resta da passare su questa terra. Parlando
un giorno a santa Metilde, la nostra regina promise: « Tutti quelli
che mi servono piamente voglio, con la mia tenerezza di madre, assisterli
fedelmente al momento della morte, consolarli e proteggerli». Dio,
quale consolazione sarà in quegli ultimi istanti della nostra vita,
quando dovrà essere trattata la causa della nostra vita eterna,
vedere vicina a noi la regina del cielo che ci assiste e ci consola promettendoci
la sua protezione! Di questi esempi dell'assistenza data da Maria ai suoi
servi moribondi, oltre quelli già citati, ve ne sono innumerevoli
altri riportati nei libri. Questa grazia fu concessa a santa Chiara, a
san Felice da Cantalice, alla beata Chiara di Montefalco, a santa Teresa,
a san Pietro d'Alcantara. Per nostra comune consolazione, aggiungiamo
ancora qualche altro cenno. Il padre Crasset narra che santa Maria Ognacense
vide la santa Vergine al capezzale di una devota vedova di Villembroe,
la quale soffriva molto per l'ardore della febbre; Maria le stava accanto
consolandola e la rinfrescava con un ventaglio. San Giovanni di Dio in
punto di morte aspettava la visita di Maria a cui era molto devoto. Non
vedendola comparire, si rattristava e forse anche se ne lagnava. Quando
giunse il momento, gli apparve la divina Madre che, quasi rimproverandogli
la sua poca fiducia, gli disse queste tenere parole, così consolanti
per tutti i servi di Maria: « Giovanni mio, che pensavi? Che io
ti avessi abbandonato? Non sai che non è mia abitudine abbandonare
nell'ora della morte i miei devoti? Non sono venuta prima perché
non era ancora venuta l'ora, ma adesso che è giunta, sono venuta
a prenderti; andiamo in paradiso». Poco dopo il santo spirò
e volò in cielo a ringraziare per sempre la sua amorevole regina.
Esempio
Terminiamo il discorso con quest'altro esempio, in cui si vede dove arriva
la tenerezza di questa buona Madre verso i suoi figli al momento della
loro morte. Il parroco di un paese era stato chiamato al capezzale di
un ricco che stava morendo in una casa magnificamente addobbata, assistito
da servi, parenti e amici. Ma vide i diavoli in forma di cani pronti a
prendersi quella povera anima, come infatti la presero, poiché
il ricco morì in peccato. In quel mentre il parroco fu mandato
a chiamare da una povera donna che era in fin di vita e desiderava ricevere
i santi sacramenti. Non potendo lasciare quel ricco che aveva tanto bisogno
della sua assistenza, egli vi mandò un altro sacerdote. Questi
prese la pisside col SS. Sacramento e andò. Arrivato nella stanza
di quella brava donna, non vede né servi, né amici premurosi,
né mobili preziosi, perché l'inferma era povera e forse
stava coricata sopra un po' di paglia. Ma in quella stanza vede una gran
luce e vicino al letto della moribonda scorge la Madre di Dio che la consolava
e con un pannolino in mano le asciugava il sudore dell'agonia. A questa
vista, il sacerdote non aveva il coraggio di entrare, ma la Vergine gli
fece cenno di avvicinarsi. Egli entrò e Maria gli prese uno sgabello
per farlo sedere ad ascoltare la confessione della sua serva. Poi la moribonda
si comunicò con grande devozione e infine esalò dolcemente
l'anima nelle mani di Maria.
Preghiera
O dolce Madre mia, quale sarà la morte di me povero peccatore?
Sin da ora, pensando a quel grande momento in cui dovrò spirare
e comparire davanti al tribunale divino, ricordandomi di avere io stesso
consentito tante volte a scrivere la sentenza della mia condanna con i
miei peccati, tremo, mi confondo e temo grandemente per la mia salvezza
eterna. O Maria, tutta la mia speranza è riposta nel sangue di
Gesù e nella tua intercessione. Tu sei la regina del cielo, la
sovrana dell'universo, sei la Madre di Dio, che dire di più? Tu
sei grande, ma la tua grandezza non ti allontana, anzi ti spinge a una
maggiore compassione delle nostre miserie. Gli amici secondo il mondo,
quando sono innalzati a qualche dignità, si allontanano dai loro
vecchi amici rimasti in una condizione inferiore e non si degnano nemmeno
più di guardarli. Il tuo nobile e amorevole cuore non fa così:
dove scorge maggiori miserie, più si dà da fare per portare
aiuto. Quando sei invocata, subito ci soccorri, anzi previeni con le tue
grazie le nostre preghiere. Ci consoli nelle nostre afflizioni, disperdi
le tempeste, abbatti i nemici, non tralasci nessuna occasione di procurare
il nostro bene. Sia sempre benedetta quella mano divina che ha unito in
te tanta maesta e tanta tenerezza, tanta grandezza e tanto amore. Ne ringrazio
sempre il mio Signore e me ne rallegro per me stesso, poiché nella
tua felicità ripongo la mia e ascrivo a sorte mia la sorte tua.
O consolatrice degli afflitti, consola un afflitto che a te si raccomanda.
Mi sento afflitto dai rimorsi della coscienza su cui pesano tanti peccati,
non so se li ho pianti come dovevo. Vedo tutte le mie opere piene di brutture
e di difetti. L'inferno sta aspettando la mia morte per accusarmi; la
divina giustizia offesa esige soddisfazione. Madre mia, che ne sarà
di me? Se tu non mi aiuti, io sono perduto. Che dici? vuoi aiutarmi? O
Vergine pietosa, consolami; ottienimi un vero dolore dei miei peccati;
ottienimi la forza di correggermi e di essere fedele a Dio in questo tempo
che mi resta da vivere. Quando poi mi troverò nelle supreme angosce
della morte, Maria speranza mia, non mi abbandonare; allora più
che mai assistimi e confortami a non disperare alla vista delle mie colpe,
che il demonio mi metterà sotto gli occhi. Signora, perdona il
mio ardire, vieni tu stessa allora a consolarmi con la tua presenza. Questa
grazia l'hai fatta a tanti; la voglio anch'io. Se il mio ardire è
grande, più grande è la tua bontà, che va in cerca
dei più miserabili per consolarli. In essa confido. Sia eterna
gloria tua l'aver salvato dall'inferno un misero dannato e averlo condotto
nel tuo regno, dove poi spero di consolarmi stando sempre ai tuoi piedi
a ringraziarti, a benedirti e amarti in eterno. O Maria, ti aspetto, non
mi privare di questa consolazione. Fiat, fiat; amen, amen.
CAPITOLO III
SPES NOSTRA, SALVE
Speranza nostra, salve
1. Maria è la speranza di tutti
Gli eretici moderni non possono sopportare che noi salutiamo e chiamiamo
Maria speranza nostra: Spes nostra, salve. Dicono che solo Dio è
la nostra speranza e che maledice chi ripone la sua speranza nella creatura:
« Maledetto chi confida nell'uomo » (Ger 17,5). Maria, affermano,
è una creatura e come potrebbe una creatura essere la nostra speranza?
Questo dicono gli eretici, tuttavia la santa Chiesa vuole che ogni giorno
tutti gli ecclesiastici e tutti i religiosi proclamino e a nome di tutti
i fedeli invochino e chiamino Maria con questo dolce nome di speranza
nostra, speranza di tutti: Spes nostra, salve. Ci sono due modi, dice
san Tommaso, di porre la propria speranza in una persona, come causa principale
o come causa di mezzo. Quelli che sperano qualche grazia dal re, la sperano
da lui come sovrano; dal suo ministro o dal favorito la sperano come intercessore.
Se la grazia è concessa, viene principalmente dal re, ma per il
tramite del suo favorito; perciò chi chiede la grazia ha ragione
di dire che il suo intercessore è la sua speranza. Il re del cielo,
essendo bontà infinita, desidera grandemente arricchirci delle
sue grazie; ma poiché da parte nostra è necessaria la fiducia,
per accrescere in noi questa fiducia ci ha donato per madre e avvocata
la sua Madre stessa, a cui ha dato tutto il potere di aiutarci. Perciò
vuole che riponiamo in lei la speranza della nostra salvezza e di ogni
nostro bene. Certamente quelli che pongono la loro speranza solo nelle
creature indinendentemente da Dio, come fanno i peccatori, e che per ottenere
l'amicizia e il favore di un uomo arrivano a offendere Dio, questi sono
maledetti da Dio, come dice Isaia. Ma quelli che sperano in Maria, come
Madre di Dio, tanto potente da ottenere loro le grazie e la vita eterna,
questi sono benedetti da Dio e rallegrano il suo cuore, desideroso di
vedere così onorata l'incomparabile creatura che più di
tutti gli uomini e di tutti gli angeli lo ha amato e onorato in questo
mondo. Perciò giustamente noi chiamiamo la Vergine la nostra speranza,
sperando, come dice il cardinale Bellarmino, di ottenere per la sua intercessione
quello che non otterremmo con le sole nostre preghiere. Noi la preghiamo,
dice sant'Anselmo, « affinché la dignità di chi intercede
supplisca alla nostra povertà ». Sicché, aggiunge
il santo, « il supplicare la Vergine con tale speranza non è
diffidare della misericordia di Dio, ma temere la propria indegnità
». Con ragione dunque la santa Chiesa applica a Maria le parole
dell'Ecclesiastico con cui la chiama « Madre... della santa speranza
» (Eccli [= Sir] 24,24 Volg.), la madre che fa nascere in noi non
già la speranza vana dei beni miserabili e transitori di questa
vita, ma la speranza santa dei beni immensi ed eterni della vita del cielo.
Sant'Efrem, rivolgendosi alla divina Madre, esclamava: « Dio ti
salvi, o speranza dell'anima mia, salvezza certa dei cristiani, aiuto
dei peccatori, difesa dei fedeli e salvezza del mondo». San Basilio
afferma che dopo Dio non abbiamo altra speranza che Maria e perciò
la proclama « la nostra unica speranza dopo Dio». Sant'Efrem,
riflettendo sull'ordine stabilito dalla Provvidenza secondo il quale,
come dice san Bernardo e come dimostreremo a lungo più avanti,
tutti quelli che si salvano si debbono salvare per mezzo di Maria, così
le parla: « In te sola è riposta la nostra fiducia, o Vergine
purissima; proteggici e custodiscici sotto le ali della tua compassione».
Lo stesso le dice san Tommaso da Villanova, chiamandola unico nostro rifugio,
aiuto e asilo. San Bernardo mostra la fondatezza di questa verità
dicendo: « Guarda, o uomo, il disegno di Dio, disegno di pietà
», per poter dispensare a noi con più abbondanza la sua misericordia:
« volendo redimere il genere umano, egli ha posto tutto il valore
della redenzione nelle mani di Maria», affinché ella lo dispensi
a suo piacimento. Dio ordinò a Mosè: « Farai un propiziatorio
d'oro puro... E di là che ti dirò tutto quello che ti ordino
» (Es 25,17.22). « Questo propiziatorio, dice un autore, è
Maria, ed è dato da Dio a tutto il mondo. Da lì il nostro
clementissimo Signore parla al cuore, da lì dà risposte
di bontà e di perdono, da lì largisce i doni, da lì
ci viene ogni bene». Perciò, dice sant'Ireneo, il Verbo divino,
prima d'incarnarsi nel seno di Maria, mandò l'arcangelo a chiedere
il suo consenso, perché volle che da Maria derivasse al mondo il
mistero dell'Incarnazione: « Perché senza il consenso di
Maria non si compie il mistero dell'Incarnazione? Perché Dio vuole
che ella sia il principio di tutti i beni». L'Idiota dice dunque:
« Per mezzo di lei il mondo ha e avrà ogni bene». Ogni
bene, ogni aiuto, ogni grazia che gli uomini hanno ricevuto e riceveranno
da Dio sino alla fine del mondo, tutto è venuto e verrà
loro per intercessione e per mezzo di Maria. Aveva dunque ragione il devoto
Blosio di esclamare: « O Maria, chi sarà quello stolto e
infelice che non amerà te » che sei così amabile e
così grata con chi ti ama? « Nei dubbi » e nelle perplessità
in cui la nostra mente si confonde « tu sei la luce » di coloro
che a te ricorrono; « nelle afflizioni, tu consoli » chi in
te confida; « nei pericoli, tu soccorri » chi ti chiama. «
Tu dopo il tuo divino Figlio sei la salvezza sicura dei tuoi servi fedeli.
Dio ti salvi, o speranza dei disperati, o soccorso degli abbandonati ».
Maria, tu sei onnipotente, poiché, « per onorarti, tuo Figlio
vuole fare subito quello che tu vuoi». San Germano, riconoscendo
in Maria la fonte di ogni nostro bene e la liberazione da ogni male, così
la invoca: « Mia Signora, tu sola sei la consolazione che Dio mi
ha donato, la guida del mio pellegrinaggio, la forza della mia debolezza,
la ricchezza della mia miseria, la guarigione delle mie ferite, il sollievo
dei miei dolori, la liberazione dalle mie catene, la speranza della mia
salvezza; esaudisci le mie suppliche, abbi pietà dei miei sospiri,
tu che sei la mia regina, il rifugio, la vita, l'aiuto, la speranza e
la mia forza». Con ragione dunque sant'Antonino applica a Maria
questo passo della Sapienza: « Tutti i beni mi sono venuti insieme
con essa » (7,11). « Ella è la madre » e la dispensatrice
« di tutti i beni. Ben può dire il mondo », specialmente
chi nel mondo è devoto a questa regina, che « insieme con
la devozione a Maria, egli ha ottenuto ogni bene ». Perciò
l'abate di Selles afferma senza riserve: « Chi trova Maria trova
ogni bene », trova tutte le grazie, tutte le virtù, poiché
per mezzo della sua potente intercessione ella gli ottiene tutto ciò
che gli occorre per essere ricco della divina grazia. La santa Vergine
stessa ci fa sapere: « Ricchezza e gloria sono con me...»,
tutte le ricchezze di Dio, cioè le divine misericordie, «
per arricchire coloro che mi amano » (Pro 8,18.21). Perciò
san Bonaventura diceva che noi tutti dobbiamo tenere sempre gli occhi
fissi sulle mani di Maria, alfine di ricevere per mezzo suo quel bene
che desideriamoQuanti superbi hanno trovato l'umiltà nella devozione
a Maria! Quanti iracondi hanno trovato la mansuetudine! Quanti ciechi
la luce! Quanti disperati la fiducia! Quanti perduti la salvezza! E quel
che Maria aveva predetto quando in casa di Elisabetta proruppe nel suo
sublime cantico: « D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno
beata » (Lc 1,48). San Bernardo riprende: « Tutte le generazioni
ti chiameranno beata, perché a tutte le genti hai dato la vita
e la gloria; poiché in te i peccatori trovano il perdono e i giusti
trovano la perseveranza nella grazia divina ». Il devoto Lanspergio
fa parlare così il Signore: Uomini, poveri figli di Abramo, che
vivete in mezzo a tanti nemici e a tante miserie, « abbiate cura
di venerare con particolare affetto la Madre mia » e vostra. «
Io l'ho data al mondo come esempio di purezza» affinché da
lei impariate a vivere come si deve; « e come rifugio sicuro affinché
ricorriate a lei nelle vostre afflizioni. Questa mia figlia l'ho fatta
tale che nessuno possa temerla o possa esitare a ricorrere a lei. Perciò
l'ho creata di natura così benigna e pietosa che non sa disprezzare
nessuno e non sa negare il suo favore a nessuno che lo domanda. Ella tiene
aperto a tutti il manto della sua misericordia e non permette che nessuno
parta sconsolato dai suoi piedi». Sia dunque sempre lodata e benedetta
la bontà immensa del nostro Dio che ci ha dato una madre così
grande e un'avvocata così tenera e amorevole. O Dio, quanto sono
commoventi i sentimenti di fiducia che il serafico san Bonaventura aveva
verso il nostro redentore Gesù e verso la nostra avvocata Maria
così pieni di amore! « Per quanto il Signore mi abbia riprovato,
io so che egli non può negarsi » a chi lo ama e lo cerca
con cuore sincero. « Io lo abbraccerò con il mio amore e
finché non mi avrà benedetto non lo lascerò ed egli
senza me non potrà andarsene ». Se altro non potrò,
almeno « mi nasconderò dentro le sue piaghe, vi resterò
e fuori di sé egli non potrà trovarmi ». Infine se
il mio Redentore per le mie colpe mi scaccia dai suoi piedi, « mi
butterò ai piedi della sua Madre Maria e vi resterò prostrato
finché ella non mi ottenga il perdono. Infatti » la nostra
Madre di misericordia « non sa e non ha saputo mai non compatire
le miserie e non contentare i miseri che a lei ricorrono per aiuto. Perciò
», se non per obbligo, almeno « per compassione, indurrà
il Figlio a perdonarmi ». Concludiamo dunque dicendo con Eutimio:
« Guardaci, o Madre nostra misericordiosa, guardaci poiché
siamo tuoi servi e in te abbiamo riposto tutta la nostra speranza».
Esempio
Nella quarta parte del Tesoro del rosario (al miracolo 85), si narra che
un cavaliere molto devoto alla divina Madre aveva preparato nel suo palazzo
un oratorio dove, davanti a una bella immagine di Maria, si tratteneva
spesso a pregare non solo di giorno, ma anche di notte, interrompendo
il riposo per andare ad onorare la sua amata regina. La moglie, donna
per altro molto pia, essendosi accorta che il marito quando nella casa
il silenzio era più profondo si alzava dal letto e ritornava nella
stanza dopo molto tempo, cominciò ad essere gelosa e ad avere dei
sospetti. Perciò un giorno per liberarsi da questo assillo che
la tormentava si azzardò a domandare al marito se amasse un'altra
donna. Sorridendo il cavaliere le rispose: « Sappi che io amo la
signora più amabile del mondo. A lei ho donato tutto il mio cuore
e potrei morire piuttosto che cessare di amarla. Se tu la conoscessi,
mi diresti tu stessa di amarla più di quanto io ora la ami ».
Egli intendeva parlare della santa Vergine che amava con tanta tenerezza.
Ma la moglie, più che mai insospettita, per meglio accertarsi della
verità, gli chiese se ogni notte si alzava dal letto e usciva dalla
camera per incontrare quella signora. Il cavaliere, che non si rendeva
conto del grande turbamento della moglie, rispose di sì. La donna,
sempre più convinta della verità dei suoi sospetti infondati,
accecata dalla passione, una notte in cui il marito secondo il suo solito
uscì dalla camera, disperata prese un coltello, si tagliò
la gola e poco dopo morì. Terminate le sue devozioni, il cavaliere
ritorna nella stanza, va per rimettersi a letto, ma lo trova tutto bagnato.
Chiama la moglie che non risponde, la scuote, ma la donna rimane insensibile.
Alla fine prende il lume, vede il letto pieno di sangue e la moglie con
la gola ferita, morta. Allora capì che la donna si era uccisa per
gelosia. Chiuse a chiave la stanza e ritornato nella cappella si prostrò
davanti all'immagine della santa Vergine. « Madre mia, cominciò
a dire piangendo dirottamente, vedi in quale afflizione mi trovo. Se non
mi consoli tu, a chi devo ricorrere? Pensa che per venire ad onorare te,
ho avuto la disgrazia di vedere mia moglie morta e dannata. Madre mia,
tu puoi porre rimedio a questa sventura; fallo, te ne prego! ».
Chi prega questa Madre di misericordia con fiducia, ottiene da lei quello
che vuole. Appena il cavaliere ha finito la sua preghiera, ecco che una
serva viene a dirgli di tornare nella sua stanza perché la moglie
lo chiama. La sua gioia è tale che egli non riesce a crederci e
dice alla ragazza di andare a vedere se veramente la moglie vuole vederlo.
La servetta ritorna: « Sì, andate presto, perché la
padrona vi sta aspettando ». Va, apre la porta e vede la moglie
viva che si butta ai suoi piedi piangendo e lo prega di perdonarlo: «
Ah, sposo mio, la Madre di Dio per le tue preghiere mi ha liberata dall'inferno
». Così tutti e due piangendo di gioia andarono a ringraziare
la santa Vergine nell'oratorio. La mattina seguente il marito invitò
a un banchetto tutti i parenti ai quali fece narrare il fatto dalla moglie
stessa, che mostrava il segno lasciato dalla ferita e ognuno sentì
crescere in sé l'amore per la divina Madre.
Preghiera
Madre del santo amore, vita, rifugio e speranza nostra, tu ben sai che
al tuo Figlio Gesù Cristo non è bastato farsi nostro perpetuo
avvocato presso l'eterno Padre, ma ha voluto che anche tu t'impegni presso
di lui per impetrarci le divine misericordie. Egli ha disposto che le
tue preghiere contribuiscano alla nostra salvezza e ha dato loro tanta
potenza che ottengono tutto ciò che domandano. Perciò mi
rivolgo a te, speranza dei miseri, io misero peccatore. Io spero, Signora,
di potermi salvare per i meriti di Gesù Cristo e poi per la tua
intercessione. Io ho questa fiducia, la ho talmente che se la mia salvezza
eterna stesse nelle mie mani, la metterei nelle tue, poiché mi
fido più della tua misericordia e protezione che di tutte le mie
opere. Madre e speranza mia, non mi abbandonare, come meriterei. Guarda
le mie miserie, muoviti a pietà, soccorrimi e salvami. Tante volte,
lo confesso, con i miei peccati ho chiuso la porta ai lumi e agli aiuti
che tu mi hai procurato dal Signore. Ma la pietà che tu hai verso
i poveri peccatori e la potenza che hai presso Dio superano il numero
e la gravità di tutti i miei demeriti. Il cielo e la terra sanno
che chi è protetto da te certamente non si perde. Si dimentichino
dunque tutti di me, purché non te ne dimentichi tu, Madre di Dio
onnipotente. Dì a Dio che io sono tuo servo, digli che tu mi difendi
e sarò salvo. O Maria, io mi fido di te; in questa speranza vivo
e in questa voglio e spero morire dicendo sempre: « La mia unica
speranza è Gesù e dopo Gesù la Vergine Maria ».
2. Maria è la speranza dei peccatori
Dopo aver creato la terra, Dio fece « due luminari grandi: il luminare
più grande che presiedesse al giorno e il luminare più piccolo
che presiedesse alla notte » (Gn 1,16). « Il sole, dice il
cardinale Ugo, fu figura di Gesù Cristo, la cui luce godono i giusti
» che vivono nel giorno della grazia divina; « la luna fu
figura di Maria, per mezzo della quale sono illuminati i peccatori »
che vivono nella notte del peccato. Poiché dunque Maria è
questa luna propizia ai poveri peccatori, dice Innocenzo III, se mai uno
sciagurato « è caduto nella notte della colpa, guardi la
luna, invochi Maria». Poiché egli ha perduto la luce del
sole, perdendo la grazia divina, si rivolga alla luna, preghi Maria ed
ella gli darà luce per conoscere la miseria del suo stato e forza
per uscirne presto. Dice san Metodio che per le preghiere e l'intervento
di Maria continuamente si convertono innumerevoli peccatori. Uno dei titoli
con cui la santa Chiesa ci fa ricorrere alla divina Madre e che maggiormente
rincuora i poveri peccatori è il titolo « Rifugio dei peccatori
» con cui la invochiamo nelle litanie. Anticamente vi erano nella
Giudea le città di rifugio, dove i delinquenti che vi cercavano
scampo erano liberi dalle pene meritate (Gs 20). Attualmente non vi sono
tante città di rifugio, come allora, ma ve ne è una sola,
Maria, di cui fu detto: « Cose stupende si dicono di te, città
di Dio » (Sal 86,3). Con questa differenza, però, che nelle
città antiche non trovavano rifugio tutti i delinquenti né
per ogni sorta di delitti, mentre sotto il manto di Maria tutti i peccatori
trovano scampo per qualsiasi delitto che abbiano commesso; basta rifugiarvisi.
« Io sono la città di rifugio per tutti coloro che vengono
a me », fa dire san Giovanni Damasceno alla nostra regina. Basta
ricorrere a Maria; chi avrà avuto la fortuna di entrare in questa
città non avrà bisogno di parlare per essere salvo. «
Radunatevi ed entriamo nella città fortificata ed ivi chiudiamoci
nel nostro silenzio » (Ger 8,14 Volg.). Questa città fortificata,
spiega il beato Alberto Magno, è la santa Vergine, munita di grazia
e di gloria. « Ed ivi chiudiamoci nel nostro silenzio ». La
glossa spiega: « Giacché non abbiamo 1'ardire di chiedere
perdono al Signore che abbiamo offeso », basta che entriamo in questa
città e tacciamo, « perché allora Maria parlerà
e pregherà per noi ». Perciò un devoto autore esorta
tutti i peccatori a rifugiarsi sotto il manto di Maria, dicendo: «
Fuggite, Adamo ed Eva, e voi loro figli » che avete offeso Dio,
« fuggite e cercate scampo nel seno di questa buona Madre ».
Non sapete che « è l'unica città di rifugio, l'unica
speranza dei peccatori? » Già sant'Agostino l'aveva chiamata
« unica speranza dei peccatori ». Sant'Efrem, dopo averla
proclamata l'unica avvocata dei peccatori e di tutti quelli che sono privi
di ogni soccorso, così la saluta: « Dio ti salvi, rifugio
e asilo dei peccatori! In te sola essi possono trovare scampo e ricovero
» Questo, osserva un autore, è ciò che intendeva Davide
dicendo: « Il Signore mi ha protetto col farmi nascondere nel segreto
del suo tabernacolo » (Sal 26,5). E chi è mal questo tabernacolo
di Dio, se non Maria, come la chiama san Germano? « Tabernacolo
fatto da Dio, in cui non entrò altri che Dio per compiere i sacri
misteri della redenzione umana ». A questo proposito san Basilio
dice che, dandoci Maria, « il Signore ha aperto per noi un ospedale
pubblico », dove possano essere accolti tutti gli infermi che sono
poveri e privi di ogni altro aiuto. Dato che gli ospedali sono costruiti
apposta per accogliere i poveri, chi sono - domando - quelli che abbiano
maggiore motivo di esservi accolti se non i più poveri e i più
infermi? Perciò chi e piu misero, perché più privo
di meriti e più oppresso dai mali dell'anima, ossia dai peccati,
può dire a Maria: « Signora, tu sei il rifugio dei poveri
infermi; non mi scacciare, poiché io, essendo più povero
degli altri e più infermo, ho maggior diritto di essere ricevuto
da te ». Con san Tommaso da Villanova diciamole: Noi, poveri peccatori,
« non conosciamo altro rifugio fuori di te. Tu sei la nostra unica
speranza in cui confidiamo. Tu sei l'unica avvocata nostra, alla quale
tutti noi volgiamo i nostri sguardi». Nelle rivelazioni di santa
Brigida Maria viene chiamata: « Stella che precede il sole ».
Da ciò intendiamo che quando in un'anima peccatrice si vede apparire
la devozione alla divina Madre è segno sicuro che tra poco Dio
verrà ad arricchirla con la sua grazia. Il glorioso san Bonaventura,
per rafforzare nei peccatori la fiducia nella protezione di Maria, ci
mostra un mare in tempesta dove i peccatori, caduti dalla nave della grazia
divina, sbattuti di qua e di là dai rimorsi della coscienza e dai
timori della giustizia divina, senza luce e senza guida, stanno per perdere
l'ultimo soffio di speranza e per cadere nella disperazione. Ma il santo,
additando loro Maria, chiamata comunemente la stella del mare, alza la
voce e dice: « Poveri peccatori perduti », non vi disperate;
alzate gli occhi a questa bella stella; « ricominciate a respirare,
riprendete fiducia, Lo stesso dice san Bernardo: «Se non vuoi restare
sommerso dalla tempesta, volgiti alla stella e chiama in tuo aiuto Maria».
Dice il devoto Blosio: « Ella è l'unico rifugio di quelli
che hanno offeso Dio; è l'asilo sicuro di tutti quelli che sono
oppressi dalla tentazione, dalla sventura o dalla persecuzione ».
Questa Madre di misericordia « è tutta benignità,
tutta dolcezza non solo per i giusti, ma anche per i peccatori e per i
disperati. Quando vede che a lei ricorrono e sente che cercano di cuore
il suo aiuto, subito li soccorre, li accoglie e ottiene il perdono dal
Figlio suo. Non disprezza nessuno », per quanto indegno sia, «
non nega a nessuno la sua protezione; tutti consola e, appena è
invocata, subito corre in soccorso. Con la sua dolcezza spesso sa attrarre
alla sua devozione e svegliare i peccatori più insensibili al richiamo
di Dio e più immersi nel letargo dei loro peccati, affinché
in tal modo si dispongano a ricevere la grazia divina e finalmente si
rendano degni della gloria eterna. Dio ha fatto questa sua Figlia diletta
di natura così pietosa e affabile che nessuno può temere
di ricorrere alla sua intercessione. Non è possibile che si perda
chi con zelo e umiltà coltiva la devozione a Maria». La santa
Vergine è chiamata platano: « Come platano m'innalzai »
(Eccli [= Sir] 24,19 Volg.), affinché i peccatori comprendano che
come il platano permette ai passanti di ripararsi sotto la sua ombra dal
calore del sole, così Maria, quando vede accesa contro di loro
l'ira della giustizia divina, li invita a rifugiarsi sotto l'ombra della
sua protezione. San Bonaventura riflette sulle parole del profeta Isaia:
« Ecco, tu sei adirato e noi abbiamo peccato... non c'è nessuno
che per noi possa placarti » (Is 64,5.7 Volg.). Sì, perché
allora non era ancora nata Maria. « Prima di Maria, dice il santo,
non ci fu nessuno che osasse trattenere Dio in tal modo » Ma se
ora Dio è adirato contro un peccatore e Maria lo protegge, ella
« trattiene il Figlio perché non lo castighi » e lo
salva. Anzi, prosegue san Bonaventura, « nessuno è in grado
come Maria di stendere le mani davanti alla spada della giustizia divina
» affinché non scenda a punire il peccatore. Riccardo di
san Lorenzo esprime lo stesso pensiero e dice che, prima della nascita
di Maria, Dio si lamentava che non vi fosse chi lo trattenesse dal castigare
i peccatori, ma che, nata Maria, ella placa il suo sdegno. San Basilio
esorta alla fiducia i peccatori dicendo: « Peccatore, non perderti
d'animo, ma in tutti i tuoi bisogni ricorri a Maria, chiamala in tuo soccorso
»; la troverai sempre pronta ad aiutarti, « poiché
questa è la volontà divina, che essa soccorra tutti in tutte
le necessità ». Questa Madre di misericordia ha un tale desiderio
di salvare i peccatori più perduti, che li va cercando ella stessa
per aiutarli e se essi ricorrono a lei, trova il modo di renderli cari
a Dio. Isacco desiderava cibarsi di selvaggina e promise che avrebbe dato
la sua benedizione a Esaù. Ma Rebecca, volendo che questa benedizione
la ricevesse l'altro suo figlio Giacobbe, gli disse: « Va' al gregge
e prendimi due capretti, affinché io ne faccia un piatto gustoso
per tuo padre, come piace a lui » (Gn 27,9). Rebecca, scrive sant'Antonino,
è qui figura di Maria che dice agli angeli: « Portatemi peccatori
(rappresentati dai capretti) perché io - ottenendo loro pentimento
e buoni propositi - li condisco in modo da renderli cari e accettabili
al mio Signore. L'abate Francone riprende lo stesso pensiero e dice che
Maria sa condire questi capretti in modo tale, che non solo uguagliano
il sapore dei cervi, ma alle volte sono anche migliori. La santa Vergine
rivelò a santa Brigida che non vi è al mondo nessun peccatore
così nemico di Dio che se ricorre a lei e invoca il suo aiuto non
ritorni a Dio e riacquisti la sua grazia. La stessa santa udì un
giorno Gesù Cristo che diceva a sua Madre: « Saresti pronta
ad ottenere anche a Lucifero la grazia divina, se lo chiedesse umilmente
». Quello spirito superbo non si umilierà mai ad implorare
la protezione di Maria, ma se per un caso impossibile si abbassasse a
chiedergliela, Maria, con le sue preghiere, avrebbe la pietà e
il potere di ottenergli da Dio il perdono e la salvezza. Quello che non
può avverarsi per il demonio, si avvera per i peccatori che ricorrono
a questa Madre di misericordia. L'arca di Noè fu figura di Maria.
Come in essa trovarono riparo tutti gli animali della terra, così
sotto il manto di Maria trovano rifugio tutti i peccatori che per i loro
vizi e i peccati sensuali diventano simili alle bestie. C'è però
una differenza, dice un autore: nell'arca entrarono gli animali e animali
restarono. Il lupo restò lupo, la tigre restò tigre, mentre
sotto il manto di Maria il lupo diventa agnello, la tigre diventa colomba.
Un giorno a santa Geltrude apparve Maria sotto il cui manto stavano molte
fiere di diverse specie, leopardi, leoni, orsi; la Vergine non solo non
li cacciava, ma li accoglieva e li accarezzava dolcemente con la sua mano
amorevole. La santa comprese che queste fiere sono i miseri peccatori
che quando ricorrono a Maria sono accolti con dolcezza e amore. San Bernardo
aveva dunque ben ragione di dire alla Vergine: « Nessun peccatore,
per quanto turpe e abominevole sia, ti ispira orrore; se ti chiederà
soccorso, non rifiuterai di tendere la tua mano pietosa per trarlo dal
fondo della disperazione». Maria, sia sempre benedetto e ringraziato
il nostro Dio che ti ha fatta così dolce e benevola anche verso
i più miseri peccatori. Infelice chi non ti ama e che potendo ricorrere
a te non confida in te! Chi non ricorre a Maria si perde; ma chi mai si
è perduto se è ricorso a lei? Si narra nella Scrittura che
Booz concesse a Rut il diritto di raccogliere le spighe che cadevano dalle
mani dei mietitori: « Spigolava dietro ai mietitori » (Rt
2,3). San Bonaventura scrive: « Come Rut trovò grazia agli
occhi di Booz, così Maria ha trovato presso il Signore la grazia
di poter raccogliere le spighe cadute, di convertire le anime abbandonate
dai mietitori». I mietitori sono gli operai evangelici, i missionari,
i predicatori, i confessori, che con le loro fatiche ogni giorno raccolgono
e acquistano anime a Dio. Ma vi sono anime ribelli e impenitenti che restano
abbandonate anche da questi; solo a Maria è concesso di salvare
con la sua potente intercessìone queste spighe abbandonate. Guai
però a quelle anime che non si lasciano prendere neppure da questa
dolce regina! Esse saranno certamente perdute e maledette. Beato ìnvece
chi ricorre a questa buona Madre! « Non c'è al mondo, dice
il devoto Blosio, un solo peccatore così esecrabile che Maria lo
aborrisca e lo respinga. Se questi verrà a chiederle aiuto, ella
può, sa e vorrà riconciliarlo col Figlio suo diletto e ottenergli
il perdono». Con ragione dunque, mia dolce regina, san Giovanni
Damasceno ti saluta e ti chiama « speranza dei disperati ».
Con ragione san Lorenzo Giustiniani ti chiama « speranza dei malfattori»;
sant'Agostino « unico rifugio dei peccatori »; sant'Efrem
« porto sicuro dei naufraghi ». Lo stesso santo arriva a chiamarti
« protettrice dei dannati ». Con ragione infine san Bernardo
esorta a non disperarsi anche i disperati e pieno di gioiosa tenerezza
verso questa Madre tanto cara le dice con amore: « Chi non avrà
fiducia in te, che soccorri anche i disperati? Io non dubito che se ricorreremo
a te otterremo tutto ciò che vorremo. In te dunque speri chi dispera
». Sant'Antonino narra che un uomo che viveva nel peccato ebbe una
visione: egli stava davanti al tribunale di Gesù Cristo; il demonio
lo accusava, Maria lo difendeva. Il demonio presentò contro il
colpevole l'elenco dei peccati che, posto sulla bilancia della giustizia
divina, pesava molto più di tutte le sue opere buone. Ma la santa
avvocata stese la sua mano, la pose sull'altro piatto della bilancia e
lo fece abbassare in favore del suo protetto, facendogli così capire
che gli avrebbe ottenuto il perdono se egli avesse cambiato vita. Infatti
dopo quella visione il peccatore si convertì e cominciò
una nuova vita.
Esempio
Il beato Giovanni Erolto, che per umiltà si chiamava « il
discepolo », narra che vi era un uomo sposato, il quale viveva in
stato di peccato. La moglie, donna pia, non potendo indurlo a convertirsi,
lo pregò di fare almeno un atto di omaggio alla Madre di Dio: salutarla
con un'Ave Maria ogni volta che fosse passato davanti a una sua immagine.
Il marito cominciò a praticare questa devozione. Una notte, mentre
andava ad abbandonarsi ancora una volta al peccato, vide una luce, guardò
bene e si accorse che era una lampada che ardeva davanti a un'immagine
di Maria con Gesù bambino in braccio. Disse l'Ave Maria secondo
il solito, ma vide il bambino tutto coperto di piaghe grondanti sangue
fresco. Atterrito e commosso a un tempo, pensando che con i suoi peccati
aveva così ferito il suo Redentore, comincio a piangere, ma vide
che il bambino gli voltava le spalle. Perciò tutto confuso ricorse
alla santa Vergine dicendo: « Madre di misericordia, tuo Figlio
mi scaccia; io non posso trovare altra avvocata più pietosa e più
potente di te che gli sei Madre. Mia regina, aiutami tu, pregalo per me
». La divina Madre gli rispose: « Voi peccatori mi chiamate
madre di misericordia, ma poi non cessate di fare di me una madre di miseria,
rinnovando al mio Figlio la Passione e a me i dolori ». Tuttavia
poiché Maria non sa lasciare andar via sconsolato chi si getta
ai suoi piedi, si voltò a pregare il Figlio perché perdonasse
quel misero. Gesù seguitava a mostrarsi riluttante a concedere
il suo perdono, ma la santa Vergine deponendo il bambino nella nicchia,
gli si prostrò davanti dicendo: « Figlio, non mi alzerò
dai tuoi piedi finché non perdonerai questo peccatore ».
Gesù rispose: « Madre, io non posso rifiutarti niente; vuoi
che lo per-doni? Per amor tuo lo perdono, fallo venire a baciare queste
mie piaghe ». Il peccatore andò a baciarle piangendo dirottamente
e come baciava le piaghe del bambino, esse guarivano. Infine Gesù
lo abbracciò in segno di perdono e da allora in poi il peccatore
si diede a una vita santa testimoniando tutto il suo amore per la Vergine
che gli aveva ottenuto una grazia così grande.
Preghiera
Adoro, o purissima Vergine Maria, il tuo cuore santo che fu la delizia,
il riposo di Dio, cuore pieno di umiltà, di purezza e di amore
divino. Io, infelice peccatore, vengo a te con il cuore tutto coperto
di fango e di piaghe. Madre di pietà, non mi disprezzare per questo,
ma muoviti a maggiore compassione e aiutami. Non andare cercando in me
per aiutarmi né virtù né meriti: io sono perduto
e non merito che l'inferno. Guarda solo, ti prego, la fiducia che ho riposto
in te e la volontà che ho di correggermi. Guarda quel che Gesù
ha fatto e sofferto per me e poi abbandonami, se hai il coraggio di abbandonarmi.
Considera tutte le pene della sua vita, il freddo che patì nella
stalla, la fuga in Egitto, il sangue che sparse, la povertà, i
suoi sudori, le sue tristezze, la morte che sopportò per amor mio
alla tua presenza e per amore di Gesù impegnati a salvarmi. Madre
mia, non voglio né posso temere che tu mi scacci, ora che ricorro
a te e ti chiedo aiuto. Se temessi questo, recherei offesa alla tua misericordia
che va cercando gli sventurati per soccorrerli. Signora, non negare la
tua pietà a chi Gesù non ha negato il suo sangue. Ma i meriti
di questo sangue non si applicheranno a me se tu non mi raccomandi a Dio.
Da te spero la mia salvezza. Non ti chiedo ricchezze né onori o
altri beni sulla terra; ti chiedo la grazia di Dio, l'amore verso tuo
Figlio, l'adempimento della sua volontà, il paradiso per amarlo
in eterno. E possibile che tu non mi esaudisca? No, tu gia mi esaudisci,
come spero; già preghi per me, gia mi procuri le grazie richieste,
già mi accetti sotto la tua protezione. Madre mia, non mi lasciare;
continua, continua a pregare per me finché non mi vedrai salvo
in cielo ai tuoi piedi a benedirti e ringraziarti in eterno. Amen.
CAPITOLO IV.
AD TE CLAMAMUS, EXSULES FILII HEVAE
A te ricorriamo, esuli figli di Eva
1. Quanto è pronta Maria ad aiutare chi la invoca
Poveri noi, che, essendo figli dell'infelice Eva e perciò rei verso
Dio della sua stessa colpa e condannati alla stessa pena, andiamo errando
in questa valle di lacrime, esuli dalla nostra patria, piangendo afflitti
da tanti dolori nel corpo e nello spirito! Ma beato chi in mezzo a queste
miserie si volge spesso verso la consolatrice del mondo, rifugio degli
infelici, e invoca e prega devotamente la celeste Madre di Dio! «
Felice l'uomo che mi ascolta, vegliando alla mia porta ogni giorno »
(Pro 8,34). Beato, dice Maria, chi ascolta i miei consigli e resta accanto
alle porte della mia misericordia invocando la mia intercessione e il
mio soccorso! La santa Chiesa insegna a noi suoi figli con quanta attenzione
e fiducia dobbiamo fare continuo ricorso a questa nostra amorevole protettrice
ordinando per lei un culto tutto particolare: nel corso dell'anno si celebrino
molte feste in suo onore; un giorno della settimana sia consacrato in
special modo a Maria; ogni giorno nell'ufficio divino tutti gli ecclesiastici
e i religiosi la invochino in nome di tutto il popolo cristiano; tre volte
al giorno al suono della campana tutti i fedeli la salutino. Per capire
il pensiero della Chiesa basta vedere come in tutte le pubbliche calamità
essa vuole sempre che si ricorra alla divina Madre con novene, preghiere,
processioni e visite ai suoi santuari e alle sue immagini. Questo desidera
Maria da noi, di essere sempre invocata e implorata, non per mendicare
da noi omaggi e onori, troppo al di sotto dei suoi meriti, ma affinché
così, crescendo la nostra fiducia e devozione, essa possa maggiormente
soccorrerci e consolarci: « Ella cerca quei devoti, dice san Bonaventura,
che ricorrono a lei con fervore e revérenza. Questi predilige,
nutre, accoglie come figli ». Rut fu figura di Maria e il suo nome
vuol dire « colei che vede e si affretta ». « Tale è
Maria, dice san Bonaventura, colei che vede la nostra miseria e si affretta
a soccorrerci con la sua misericordia ». Al che il Novarino aggiunge
che Maria, « per desiderio di farci del bene, non sa porre indugio
e non essendo avara custode delle sue grazie, come madre di misericordia
non può trattenersi dal diffondere appena può sui suoi servi
i tesori della sua munificenza ». Come è pronta questa buona
Madre ad aiutare chi la invoca! « I tuoi seni sono come due caprioli
» (Ct 4,5). Spiegando questo passo Riccardo di san Lorenzo dice
che, come i capretti sono veloci nei loro movimenti, così Maria
si affretta a dare il latte della sua misericordia a chi la prega e aggiunge
che la pietà di Maria si effonde su chiunque la domanda, anche
con una semplice Ave Maria. Perciò il Novarino afferma che la santa
Vergine non solamente corre, ma vola a soccorrere chi la invoca. Nell'usare
misericordia ella agisce alla maniera di Dio: come « il Signore
vola subito in aiuto di quelli che glielo chiedono, mantenendo fedelmente
la promessa che ci ha fatto "chiedete e otterrete", così
Maria vola in nostro aiuto », quando è invocata. Si capisce
da ciò chi sia quella donna di cui parla l'Apocalisse: «
Furono date alla donna le due ali della grande aquila per poter volare
nel deserto » (Ap 12,14). Il Ribera spiega che queste ali sono l'amore
con cui Maria volò sempre a Dio. Ma il beato Amedeo dice che queste
ali d'aquila significano la rapidità con cui Maria, superando la
velocità dei serafini, soccorre sempre i suoi figli. Si legge nel
Vangelo di san Luca che quando Maria andò a visitare santa Elisabetta
e a colmare di grazie tutta quella famiglia, camminò in fretta:
« Maria si mise in viaggio e andò in fretta in una regione
montuosa » (Lc 1,39). Il che non si dice poi del ritorno. Leggiamo
nel Cantico dei cantici che le mani di Maria « sono fatte al tornio
» (Ct 5,14). Poiché, scrive Riccardo di san Lorenzo, «
come l'arte di lavorare al tornio è fra tutte le arti la più
sbrigativa, così Maria è più pronta di tutti gli
altri santi ad aiutare i suoi devoti » L. Blosio dice che ella ha
sommo desiderio di consolare tutti e, appena si sente invocare, subito
accetta le preghiere e soccorre. Con ragione dunque san Bonaventura chiamava
Maria: « salvezza di chi la invoca » volendo dire che per
essere salvo basta invocare questa divina Madre la quale, afferma Riccardo
di san Lorenzo, si fa trovare sempre pronta ad aiutare chi la prega. Bernardino
da Busto aggiunge: « La nostra regina vuole concedere a noi le sue
grazie più di quanto noi desideriamo riceverle ». La moltitudine
dei nostri peccati non deve diminuire la nostra fiducia di essere esauditi
da Maria quando ci gettiamo ai suoi piedi. Riccardo di san Lorenzo esprime
questo pensiero: « Maria non dimentica di essere stata costituita
madre di misericordia e, senza miseri da sollevare, dove trovar posto
per la misericordia? Come una buona madre non sa rifiutare le cure necessarie
a un figlio affetto dalla scabbia », per quanto penose e ripugnanti
siano, « così la nostra Madre non sa respingere alcun peccatore
» quando a lei ricorriamo, benché sia grande il lezzo dei
nostri peccati da cui ella vuole guarirci. Questo volle far sapere Maria
quando apparve a santa Geltrude stendendo il suo manto per accogliere
tutti coloro che ricorrevano a lei. La santa allora capì che tutti
gli angeli sono pronti a difendere i devoti di Maria dagli attacchi dell'inferno.
E tanta la pietà che ha di noi questa buona Madre e tanto è
l'amore che ci porta, che non aspetta le nostre preghiere per soccorrerci:
« Previene quelli che la desiderano col mostrarsi loro per prima
» (Sap 6,14 Volg.). Sant'Anselmo applica a Maria queste parole della
Sapienza e dice che ella corre incontro a quelli che desiderano la sua
protezione. Dobbiamo quindi capire che la santa Vergine ci ottiene molte
grazie da Dio prima che noi la preghiamo. Maria, dice Riccardo di san
Vittore, viene proclamata « bella come la luna » (Ct 6,9 Volg.)
perché non solo come la luna è veloce a correre in aiuto
di chi la invoca, ma per di più desidera talmente il nostro bene
che nei nostri bisogni « anticipa le nostre suppliche e la sua misericordia
è più pronta a soccorrerci che noi ad invocarla ».
Questa prontezza deriva dal fatto che « il petto di Maria è
così traboccante di pietà che, appena ella sa le nostre
miserie, subito effonde il latte della sua misericordia, né può
conoscere il bisogno di un anima e non soccorrerla ». Questa grande
commiserazione delle nostre miserie, che la spinge a compatirci e soccorrerci
anche quando non la preghiamo, Maria la manifestò fin dall'episodio
delle nozze di Cana, come sta scritto nel Vangelo di san Giovanni, al
capitolo 2. La nostra Madre si accorse dello sgomento degli sposi, tutti
confusi nel veder mancare il vino alla mensa del banchetto e senza esserne
stata richiesta, mossa solamente dal suo cuore pietoso, che non sa restare
indifferente davanti alle afflizioni altrui, si mise a pregare il Figlio
di consolarli, esponendogli semplicemente il loro bisogno: « Non
hanno più vino ». Allora il Figlio, per consolare quella
povera gente e soprattutto per contentare il cuore compassionevole della
Madre, fece il famoso miracolo di mutare l'acqua in vino. Il Novarino
fa questa riflessione: «Se Maria anche non richiesta è così
pronta a soccorrere nei bisogni, che cosa non farà quando la si
implora?» Quanto sarà più pronta a consolare chi invoca
il suo aiuto! Se qualcuno dubitasse di non essere soccorso quando ricorre
a Maria, così lo ammonisce Innocenzo III: « Chi mai l'ha
invocata e non è stato ascoltato da lei? » E il beato Eutichiano
esclama: « Chi mai, o santa Vergine, è ricorso al tuo onnipotente
patrocinio - che può soccorrere ogni miseria e salvare i più
grandi peccatori e si è visto abbandonato da te? Nessuno, nessuno
mai ». Ciò non è mai accaduto né mai accadrà.
Dice san Bernardo: « Non parli più per lodare la tua misericordia,
o Vergine santa, chi ti avesse invocata nei suoi bisogni e si ricordasse
di essere stato da te trascurato ». « Il cielo e la terra
andranno distrutti, scrive il devoto Blosio, prima che Maria lasci sénza
soccorso chi la prega sinceramente e fiduciosamente ». Per accrescere
la nostra fiducia, sant'Anselmo aggiunge che quando ricorriamo a questa
divina Madre, non solo dobbiamo essere sicuri della sua protezione, ma
che « alle volte saremo più presto esauditi e salvati invocando
il nome di Maria che invocando il nome di Gesù nostro Salvatore
». E ne adduce la ragione: « Perché al Cristo come
giudice appartiene anche il punire; ma alla Vergine, come avvocata, compete
la sola misericordia ». Egli vuol dire che noi troviamo più
presto la salvezza ricorrendo alla Madre che al Figlio, non perché
Maria sia più potente del Figlio a salvarci, poiché sappiamo
che Gesù è il nostro unico Salvatore che unicamente con
i suoi meriti ci ha ottenuto e ci ottiene la salvezza; ma perché
noi, ricorrendo a Gesù e considerandolo anche come nostro giudice,
a cui spetta di castigare i peccatori, manchiamo forse della fiducia necessaria
per essere esauditi. Invece rivolgendoci a Maria, che come madre di misericordia
non ha altra funzione che di compatirci e come nostra avvocata quella
di difenderci, la nostra fiducia è più sicura e più
grande. Afferma Niceforo: « Molte cose si domandano a Dio e non
si ottengono; si domandano a Maria e si ottengono. Non perché Maria
sia più potente di Dio, ma perché Dio ha decretato di onorare
così sua Madre ». E dolce la promessa che il Signore fece
udire a questo proposito a santa Brigida. Si legge nel libro I delle sue
Rivelazioni, al capitolo 5°, che un giorno la santa sentì Gesù
che diceva alla Madre: « Chiedimi quello che vuoi, perché
non ti negherò mai niente di quanto domanderai. Sappi che tutti
coloro che per amor tuo mi chiederanno qualche grazia, benché siano
peccatori, purché abbiano la volontà di emendarsi, prometto
loro di esaudirli ». La stessa rivelazione fu fatta a santa Geltrude,
la quale udì il nostro Redentore dire a Maria: « Nella mia
onnipotenza, o Madre, ti ho concesso di usare misericordia a tutti i peccatori
che invocano devotamente il soccorso della tua pietà, in qualsiasi
modo ti piaccia ». Ciascuno dica dunque con grande fiducia, invocando
questa Madre di misericordia, come le diceva invocandola sant'Agostino:
« Memorare, piissima Maria... Ricòrdati, o pietosissima Maria,
che non si è inteso mai che alcuno sia ricorso al tuo patrocinio
e sia stato da te abbandonato ». Perciò perdonami se ti dico
che non voglio essere quel primo infelice che, ricorrendo a te, sia da
te abbandonato.
Esempio
San Francesco di Sales, come si narra nella sua Vita, sperimentò
l'efficacia di questa preghiera. Il santo aveva circa diciassette anni
e si trovava allora a Parigi dove si applicava agli studi, tutto dedito
alla devozione e all'amore di Dio, che gli faceva gustare in anticipo
le delizie del paradiso. Il Signore, per metterlo alla prova e legarlo
maggiormente al suo amore, permise che il demonio gli facesse pensare
che tutto quel che faceva era fatica sprecata e che egli era condannato
nei decreti divini. Nello stesso tempo Dio volle lasciarlo nell'oscurità
e nell'aridità. In quel periodo il giovinetto era insensibile ai
più dolci pensieri sulla bontà divina e la tentazione accresceva
l'afflizione del suo cuore. Per questi timori e per queste sofferenze
egli perse l'appetito, il sonno, il colorito e l'allegria, tanto che ispirava
compassione a chi lo guardava. Mentre durava questa orribile tempesta,
il santo non sapeva concepire altri pensieri né proferire altre
parole che di sfiducia e di dolore. « Dunque, diceva, io sarò
privo della grazia del mio Dio, che in passato si è mostrato così
amabile e così dolce verso di me? O amore, o bellezza a cui ho
consacrato tutti i miei affetti, io non godrò più le tue
consolazioni? O Vergine Madre di Dio, la più bella di tutte le
figlie di Gerusalemme, non ti potrò dunque vedere in paradiso?
Mia regina, se non potrò vedere il tuo bel viso, non permettere
almeno che io ti debba bestemmiare e maledire nell'inferno ». Questi
erano allora i teneri sentimenti di quel cuore afflitto e amante di Dio
e della Vergine. La tentazione durò un mese, ma finalmente il Signore
si compiacque di liberarlo per mezzo della consolatrice del mondo, Maria,
a cui il santo aveva già consacrato la sua verginità e in
cui diceva di aver riposto tutte le sue speranze. Una sera, mentre tornava
a casa, entrò in una chiesa e vide una tavoletta appesa al muro
su cui lesse la seguente preghiera di sant'Agostino. « Ricordati,
o pietosissima Maria, che non si è inteso mai che alcuno sia ricorso
al tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato ». Prostrato davanti
all'altare della divina Madre, recitò devotamente questa preghiera,
rinnovò il suo voto di verginità, promise di recitare ogni
giorno il rosario e soggiunse: « Mia regina, sii mia avvocata presso
tuo Figlio a cui non ho l'ardire di ricorrere. Madre mia, se io infelice
non potrò amare nell'altro mondo il mio Signore, che so così
degno di essere amato, ottienimi almeno che io lo ami più che posso
in questo mondo. Questa è la grazia che ti domando e da te spero
». Così pregò la Vergine e poi si abbandonò
senza riserve tra le braccia della divina misericordia, rassegnandosi
completamente alla volontà di Dio. Ma appena finita la preghiera,
in un istante la sua dolce Madre lo liberò dalla tentazione; subito
egli ritrovò la pace interiore e ad un tempo la salute del corpo.
Da allora in poi continuò a professare una grande devozione verso
Maria e per tutta la vita non cessò di celebrare le sue lodi e
la sua misericordia con le prediche e con gli scritti.
Preghiera
Madre di Dio, regina degli angeli, speranza degli uomini, ascolta chi
ti invoca e ricorre a te. Prostrato ai tuoi piedi, io misero schiavo dell'inferno,
mi proclamo tuo servo perpetuo, offrendomi per servirti e onorarti quanto
più potrò per tutta la vita. So bene che non ti onora il
servizio di un essere meschino e perverso come me, che ho tanto offeso
il tuo Figlio e mio Redentore Gesù. Ma se accetterai un indegno
come tuo servo e trasformandolo con la tua intercessione lo renderai degno
di servirti, questa tua misericordia ti darà quell'onore che io
non posso procurarti. Accettami dunque, Madre mia, non mi respingere.
Il Verbo eterno venne dal cielo in terra a cercare le pecorelle smarrite
e per salvarle si fece tuo figlio. Come potrai tu disprezzare una pecorella
che ricorre a te per ritrovare Gesù? Il prezzo della mia salvezza
è già stato pagato: il mio Salvatore ha già sparso
il suo sangue, che basta a salvare infiniti mondi. Resta solo che questo
sangue si applichi anche a me. E questo dipende da te, Vergine benedetta.
Da te dipende, dice san Bernardo, il dispensare i meriti di questo sangue
a chi ti piace. Come ti dice anche san Bonaventura: « Sarà
salvo chi tu vuoi ». Dunque, regina mia, aiutami; regina mia, salvami.
A te consegno oggi tutta l'anima mia: pensa tu a salvarla. « O salvezza
di chi ti invoca », ripeto con lo stesso santo, salvami tu.
2. Quanto è potente Maria nel difendere chi la invoca nelle tentazioni
del demonio
Maria non è regina solo del cielo e dei santi, ma anche dell'inferno
e dei demoni, per averli valorosamente sconfitti con le sue virtù.
Già fin dal principio del mondo Dio predisse al serpente infernale
la vittoria e il dominio che la nostra regina avrebbe ottenuto su di lui,
quando annunziò che sarebbe venuta al mondo una donna che lo avrebbe
sconfitto: « Io porrò inimicizia fra te e la donna... ella
ti schiaccerà la testa » (Gn 3,15 Volg.). E chi mai fu questa
donna nemica di Satana, se non Maria, che con la sua mirabile umiltà
e la sua vita santa lo vinse e abbatté costantemente le sue forze?
« In quella donna è stata promessa la madre del Signore Gesù
Cristo », attesta san Cipriano. E osserva che Dio non disse «
pongo » inimicizia, ma « porrò », « per
indicare che questa vincitrice non sarebbe stata Eva, allora vivente »,
ma un'altra donna della sua discendenza che, dice san Vincenzo Ferreri,
doveva procurare ai nostri progenitori un bene maggiore di quello che
essi avevano perduto con il loro peccato. Maria dunque è stata
questa incomparabile donna forte che ha vinto il demonio e gli ha schiacciato
il capo abbattendo la sua superbia, come il Signore aveva detto: «
ella ti schiaccerà la testa ». Alcuni si domandano se queste
parole si riferiscano a Maria oppure a Gesù Cristo, poiché
nella versione dei Settanta è scritto: « egli ti schiaccerà
la testa ». Ma nella nostra Volgata - la sola approvata e imposta
alla nostra fede dal Concilio di Trento - leggiamo « ella »
e non « egli », e così hanno interpretato sant'Ambrogio,
san Girolamo, sant'Agostino, san Giovanni Crisostomo e moltissimi altri.
In ogni caso, però, è certo che o il Figlio per mezzo della
Madre, o la Madre per virtù del Figlio ha sconfitto Lucifero; sicché
il superbo, come dice san Bernardo, « è stato schiacciato
e calpestato sotto i piedi di Maria » e come un prigioniero di guerra
« subisce un'avvilente schiavitù », costretto sempre
ad ubbidire ai comandi di questa regina. Dice san Bruno che Eva facendosi
vincere dal serpente ci apportò la morte e le tenebre, ma la beata
Vergine vincendo il demonio ci apportò la vita e la luce e lo legò
in modo tale che esso non può fare alcun male ai suoi devoti. E
bella la spiegazione che Riccardo di san Lorenzo dà di queste parole
dei Proverbi: « Il cuore di suo marito confida in lei e non mancherà
di spoglie » (Pro 31,11 Volg.) Scrive Riccardo: « Confida
in lei il cuore del marito, cioè di Cristo. E non gli mancheranno
spoglie; infatti ella arricchisce il suo sposo di quelle anime di cui
spoglia il demonio ». Dio ha affidato nelle mani di Maria il cuore
di Gesù, affinché sia sua cura farlo amare dagli uomini,
come dice Cornelio a Lapide. E in tal modo non gli mancheranno spoglie,
cioè acquisti di anime; poiché ella lo arricchisce di anime,
di cui spoglia l'inferno, salvandole dai demoni con il suo potente aiuto.
Si sa che la palma è il segno della vittoria; perciò la
nostra regina è stata collocata su un alto trono alla vista di
tutti i potentati, come palma in segno della vittoria sicura su cui possono
contare tutti quelli che si mettono sotto il suo patrocinio: « Quasi
palma in Cades m'innalzai » (Eccli [-- Sir] 24,18 Volg.). «
Ossia come una difesa », aggiunge il beato Alberto Magno. «
Figli, sembra dirci Maria con queste parole, quando il nemico vi assale,
ricorrete a me, guardate me e fatevi coraggio perché in me, che
vi difendo, vedrete nello stesso tempo la vostra vittoria ». Ricorrere
a Maria è dunque un mezzo assolutamente sicuro per vincere tutti
gli attacchi dell'inferno. « La beata Vergine, dice san Bernardino
da Siena, è regina anche dell'inferno e signora dei demoni, poiché
li doma e li abbatte ». Perciò di Maria è scritto
che è terribile contro le potestà dell'inferno, come un
esercito ben 'ordinato: « terribile come esercito schierato »
(Ct 6,3 Volg.), poiché, con un ordine mirabile, sa far servire
la sua potenza, la sua misericordia e le sue preghiere a confusione dei
nemici e a beneficio dei suoi servi che nelle tentazioni invocano il suo
potentissimo soccorso. « Io come vite, le fa dire lo Spirito Santo,
ho dato frutti di soave odore » (Eccli [= Sir] 24,23 Volg.). «
Dicono che quando la vite è in fiore, commenta san Bernardo, tutti
i serpenti velenosi si allontanano ». Come dalle viti fuggono tutti
i serpenti velenosi, così fuggono i demoni da quelle anime fortunate
in cui sentono il profumo della devozione a Maria. Per la stessa ragione
la santa Vergine viene anche paragonata al cedro: « Qual cedro del
Libano m'innalzai » (Eccli [= Sir] 24,17 Volg.). Non solo perché,
come il cedro è esente dalla corruzione, così Maria fu immune
da peccato, ma anche perché, dice il cardinale Ugo di san Caro
a questo proposito, « come il cedro con il suo odore mette in fuga
i serpenti, così Maria con la sua santità mette in fuga
i demoni » Per mezzo dell'arca gli Israeliti ottenevano le vittorie.
Così Mosè vinceva i nemici: « Quando l'arca veniva
alzata, Mosè diceva: "Sorgi, Signore, siano dispersi i tuoi
nemici" » (Nm 10,35). Così fu vinta Gerico, così
furono vinti i Filistei: « poiché l'arca di Dio era coi figli
d'Israele » (1Re [= 1Sm] 14,18 Volg.) « L'arca che custodisce
la manna, cioè Cristo, è la beata Vergine, che assicura
la vittoria contro i malvagi e contro i demoni ». Come nell'arca
si tro vava la manna, così in Maria si trova Gesù, di cui
fu figura la manna e per mezzo di quest'arca si ottiene la vittoria contro
i nemici della terra e dell'inferno. « Quando Maria », arca
del Nuovo Testamento, dice san Bernardino da Siena, « fu innalzata
ad essere regina del cielo, venne indebolita e abbattuta la potenza dell'inferno
» sopra gli uomini. « Quanto i demoni temono Maria »
e il suo nome potente! esclama san Bonaventura. Il santo paragona questi
nemici a quei ladri di cui parla Giobbe: « nelle tenebre irrompono
nelle case... se ad un tratto appare l'aurora la credono un'ombra di morte
» (Gb 24,16-17 Volg.). « Così i demoni entrano nell'anima
quando è nelle tenebre dell'ignoranza. Ma appena viene nell'anima
la grazia e la misericordia di Maria, questa bella aurora scaccia le tenebre
e i nemici infernali si danno alla fuga come si fugge davanti alla morte
». Beato chi nelle battaglie con l'inferno invoca sempre il bel
nome di Maria! Fu rivelato a santa Brigida che Dio ha fatto Maria così
potente sopra tutti i demoni, che, ogni volta che essi assaltano un devoto
della Vergine il quale chiede il suo aiuto, a un suo cenno subito atterriti
fuggono lontano, preferendo veder raddoppiate le loro pene piuttosto che
essere dominati da Maria con la sua potenza. « Come un giglio tra
gli spini, così l'amica mia tra le fanciulle » (Ct 2,2).
Con queste parole lo Sposo divino lodò la sua amata Sposa, quando
la chiamò giglio. Cornelio a Lapide riflette su questo passo: «
Come il giglio è rimedio contro i serpenti e i veleni, così
l'invocazione della beata Vergine è rimedio singolare per vincere
tutte le tentazioni, specialmente quelle di impurità, come sperimentano
quelli che lo praticano ». Diceva san Giovanni Damasceno e lo stesso
può dire chiunque ha la fortuna di essere servo di questa grande
regina: « O Madre di Dio, se spero in te, certamente sarò
salvo. Difeso da te inseguirò i miei nemici e opponendo loro come
scudo la tua protezione e il tuo aiuto onnipotente, sicuramente li vincerò
». Il monaco Giacomo, citato tra i padri greci, così parlava
al Signore: « Tu ci hai dato in questa Madre la più potente
di tutte le armi per vincere tutti i nostri nemici ». Si narra nell'Antico
Testamento che il Signore guidava il suo popolo dall'Egitto alla terra
promessa « di giorno con una colonna di nube e di notte con una
colonna di fuoco » (Es 13,21). Questa colonna, ora di nube ora di
fuoco, dice Riccardo di san Lorenzo, è figura di Maria e dei due
offici che ella esercita continuamente a nostro favore: « come nube
ci protegge dall'ardore della giustizia divina e come fuoco ci protegge
dai demoni ». Colonna di fuoco, aggiunge san Bonaventura, perché
« come la cera si liquefa davanti al fuoco, così i demoni
perdono le forze davanti a quelle anime che si ricordano spesso del nome
di Maria, devotamente la invocano e cercano diligentemente di imitarla
». Come tremano i demoni al sentir proferire il nome di Maria! «
Al nome di Maria ogni ginocchio si piega e i demoni non solo sono spaventati
ma, all'udire tale nome, sono terrorizzati », afferma san Bernardo.
Tommaso da Kempis aggiunge: « Al nome di Maria i demoni fuggono
come inseguiti dal fuoco. Come gli uomini cadono a terra per timore, quando
un tuono dal cielo cade vicino a loro, così cadono abbattuti i
demoni al sentir nominare Maria ». Quante belle vittorie su questi
nemici hanno riportato i devoti di Maria in virtù del suo santo
nome! Così li vinse sant'Antonio da Padova, così il beato
Enrico Suso, così tanti altri servi fedeli di Maria. Leggiamo nelle
relazioni dei missionari in Giappone che in quel paese apparvero a un
cristiano molti demoni in forma di animali feroci per spaventarlo e minacciarlo,
ma egli disse loro: « Io non ho armi che voi possiate temere; se
l'Altissimo ve lo permette, fate di me quel che volete. In mia difesa
ho soltanto i dolcissimi nomi di Gesù e di Maria ». Aveva
appena detto ciò, che al suono dei temibili nomi la terra si aprì
inghiottendo quegli spiriti superbi Sant'Anselmo attesta per sua esperienza
di aver veduto e udito molti che pronunciando il nome di Maria sono stati
subito liberati da ogni pericolo. « O Maria, esclama san Bonaventura,
glorioso e ammirabile è il tuo nome; quelli che lo pronunciano
in punto di morte non temono l'inferno, poiché i demoni al sentir
nominare Maria subito abbandonano l'anima». Il santo aggiunge che
« i nemici visibili non temono un grande esercito di armati quanto
le potestà dell'inferno temono il nome di Maria e la sua protezione
». « Tu Signora, dice san Germano, con la sola invocazione
del tuo nome onnipotente rendi sicuri i tuoi servi da tutti gli assalti
del nemico ». Se i cristiani avessero cura nelle tentazioni d'invocare
con fiducia il nome di Maria, è certo che non cadrebbero in peccato.
Dice il beato Alano: « Fugge il demonio e trema l'inferno quando
dico: Ave Maria ». La nostra regina rivelò a santa Brigida
che anche dai peccatori più induriti, più lontani da Dio
e più posseduti dal demonio, il nemico fugge atterrito appena li
sente invocare in loro aiuto, con sincera volontà di emendarsi,
il nome di Maria. Ma la Vergine aggiunse che, se l'anima non si emenda
e con il pentimento non allontana da sé il peccato, subito i demoni
ritornano e continuano a possederla.
Esempio
Nella città di Reichersperg, in Baviera, viveva il canonico regolare
Arnoldo, molto devoto alla santa Vergine. In punto di morte, ricevette
i sacramenti e, dopo aver chiamato i suoi confratelli, li pregò
di non abbandonarlo in quel momento supremo. Ed ecco che alla loro presenza
cominciò a tremare, a stravolgere gli occhi e, tutto coperto di
sudore freddo, disse con voce agitata: « Non vedete quei demoni
che mi vogliono trascinare all'inferno? ». Poi gridò: «
Fratelli miei, invocate per me l'aiuto di Maria; confido in lei che mi
darà la vittoria ». I religiosi si misero a recitare le litanie
della Madonna e mentre dicevano: « Sancta Maria, ora pro eo »,
il moribondo riprese: « Ripetete, ripetete il nome di Maria, perché
sono già al tribunale di Dio ». Dopo un momento di silenzio
soggiunse: « E’ vero che l'ho commesso, ma ne ho fatto penitenza
». E rivolgendosi alla Vergine, disse: « Maria, se tu mi aiuti,
io sarò liberato ». I demoni tornarono all'assalto, ma egli
si difendeva facendosi il segno della croce e invocando Maria. Così
passò tutta quella notte. Giunto il mattino, Arnoldo, tutto rasserenato,
esclamò con gioia: « Maria, mia regina e mio rifugio, mi
ha ottenuto il perdono e la salvezza ». Poi, guardando la Vergine
che lo invitava a seguirla, disse: « Vengo, Signora, vengo ».
Fece uno sforzo per alzarsi, ma, non potendo seguirla col corpo, spirò
dolcemente e, come speriamo, la seguì con l'anima nel regno della
gloria beata.
Preghiera
Maria, speranza mia, ecco ai tuoi piedi un povero peccatore, che tante
volte per colpa sua è stato schiavo dell'inferno. Riconosco che
mi sono fatto vincere dai demoni per non essere ricorso a te, mio rifugio.
Se a te fossi sempre ricorso, se ti avessi invocato, non sarei mai caduto.
Io spero, mia amabile regina, di essere già stato liberato per
mezzo tuo dalle mani dei demoni e che Dio mi abbia già perdonato.
Ma temo che in avvenire io cada di nuovo nelle loro catene. So che i miei
nemici non hanno perduto la speranza di tornare a vincermi e che già
preparano contro di me nuovi assalti e tentazioni. Mia regina e mio rifugio,
aiutami tu. Mettimi sotto il tuo manto; non permettere che io ridivenga
loro schiavo. So che mi aiuterai e mi darai la vittoria, purché
io ti invochi. Ma questo io temo, temo che nelle tentazioni io non pensi
a te e non ti invochi. Questa è dunque la grazia che ti chiedo
e bramo da te. Vergine santa, che io mi ricordi sempre di te, specialmente
nei combattimenti che devo sostenere; concedimi che io non cessi d'invocarti
spesso dicendo: « Maria aiutami, aiutami Maria ». E quando
finalmente sarà giunto il giorno della mia ultima battaglia contro
l'inferno al momento della mia morte, regina mia, assistimi allora più
che mai e tu stessa ricordami d'invocarti allora più spesso, con
le labbra o con il cuore, affinché, spirando con il dolce nome
tuo e del tuo Figlio Gesù sulle labbra, io possa venire a benedirti
e lodarti in paradiso e non allontanarmi più dai tuoi piedi per
tutta l'eternità. Amen.
CAPITOLO V
AD TE SUSPIRAMUS, GEMENTES ET FLENTES IN HAC LACRIMARUM VALLE
A te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime
1. Della necessità che abbiamo dell'intercessione di Maria per
salvarci
Che invocare e pregare i santi e particolarmente la loro regina Maria
santissima, affinché ci impetrino la grazia divina, sia cosa non
solamente lecita, ma utile e santa, è verità di fede già
enunciata dai Concili contro gli eretici, i quali la condannano come ingiuria
a Gesù Cristo, che è il nostro unico mediatore. Ma se Geremia
dopo la sua morte prega per Gerusalemme (2Mac 15,14); se i vegliardi dell'Apocalisse
presentano a Dio le preghiere dei santi (Ap 5,8; cfr. 8,3-4); se san Pietro
promette ai suoi discepoli di ricordarsi di loro dopo la sua morte (2Pt
1,15); se santo Stefano prega per i suoi persecutori (At 7,59); se san
Paolo prega per i suoi compagni (At 27,24; Ef 1,16; Fil 1,4); se insomma
i santi possono pregare per noi, perché non possiamo noi implorare
i santi affinché intercedano in nostro favore? San Paolo si raccomanda
alle preghiere dei suoi discepoli: « Pregate per noi » (1Ts
5,25); san Giacomo esorta: « Pregate gli uni per gli altri »
(Gc 5,16). Dunque lo possiamo fare anche noi. Nessuno nega che Gesù
Cristo sia l'unico mediatore di giustizia che con i suoi meriti ci ha
ottenuto la riconciliazione con Dio. Ma al contrario è cosa empia
il negare che Dio si compiaccia di fare le grazie per intercessione dei
santi e specialmente di Maria sua Madre, che Gesù tanto desidera
di vedere da noi amata e onorata. Chi non sa che l'onore tributato alle
madri si riflette sui figli? « Gloria dei figli, i loro padri»
(Pro 17,6). Perciò san Bernardo dice che non deve pensare di oscurare
la gloria del figlio chi loda molto la madre, perché « quanto
più si onora la madre, tanto più si loda il figlio ».
Sant'Ildefonso dice: « Tutto l'onore che si rende alla madre si
riflette su suo figlio e fino al re s'innalzano gli omaggi rivolti alla
regina del cielo ». Si sa che per i meriti di Gesù è
stata concessa a Maria l'autorità di essere la mediatrice della
nostra salvezza: mediatrice non di giustizia, ma di grazia e d'intercessione,
come appunto è chiamata da san Bonaventura: « Maria la fedelissima
mediatrice della nostra salvezza ». E san Lorenzo Giustiniani dice:
« Come non è piena di grazia colei che è stata scelta
scala del paradiso, porta del cielo e la più autentica mediatrice
tra Dio e gli uomini? ». Perciò con ragione sant'Anselmo
scrive che quando noi preghiamo la santa Vergine di ottenerci le grazie,
non è che diffidiamo della divina misericordia, ma piuttosto che
diffidiamo della nostra indegnità e ci raccomandiamo a Maria affinché
la sua dignità supplisca alla nostra miseria. Dunque soltanto quelli
che mancano di fede possono dubitare che il ricorrere all intercessione
di Maria sia cosa molto utile e santa. Ma il punto che qui intendiamo
provare è che l'intercessione di Maria è necessaria anche
per la nostra salvezza: necessaria diciamo, non di una necessità
assoluta, ma, propriamente parlando, di una necessità morale. Diciamo
che questa necessità nasce dalla stessa volontà di Dio,
il quale vuole che tutte le grazie che egli ci dispensa passino attraverso
le mani di Maria, secondo il pensiero espresso da san Bernardo. E si può
dire con l'autore del Regno di Maria che questa sentenza è oggi
comune tra i teologi e i dottori. La seguono Vega, Mendoza, Paciuchelli,
Segneri, Poiré, Crasset e molti altri dotti autori. Persino il
padre Natale di Alessandro, autore peraltro così riservato nelle
sue proposizioni, dice anch'egli essere volontà di Dio che noi
aspettiamo tutte le grazie per l'intercessione di Maria. « Dio vuole
- sono le sue parole - che ogni bene che speriamo da lui ci sia concesso
per l'intercessione della Vergine Madre, quando la invochiamo come si
conviene ». E a conferma della sua asserzione, cita il celebre passo
di san Bernardo: « E volontà di Dio che tutto ci sia concesso
per mezzo di Mana ». Vincenzo Contenson esprime lo stesso pensiero.
Spiegando le parole dette da Gesù Cristo in croce a san Giovanni:
« Ecco tua madre », egli scrive: « Come se dicesse:
Nessuno sarà partecipe del mio sangue, se non per intercessione
della Madre mia. Le mie ferite sono sorgenti di grazie; ma a nessuno perverranno
questi torrenti, se non per mezzo di Maria. Giovanni, mio discepolo, tanto
da me sarai amato, quanto tu l'amerai ». Questa proposizione, cioè
che tutto il bene che riceviamo dal Signore ci viene per mezzo di Maria,
non piace molto a un certo autore moderno, il quale peraltro, sebbene
tratti con molta pietà e sapienza della vera e della falsa devozione,
tuttavia parlando della devozione verso la divina Madre, si è dimostrato
molto avaro nell'accordarle questa gloria, che non hanno avuto scrupolo
a riconoscerle diversi santi come Germano, Anselmo, Giovanni Damasceno,
Bonaventura, Antonino, Bernardino da Siena, il venerabile abate di Selles
e tanti altri dottori, i quali non hanno avuto difficoltà a dire
che per la suddetta ragione l'intercessione di Maria non solo è
utile, ma necessaria. Quest'autore dice che una tale proposizione, cioè
che Dio non faccia alcuna grazia se non per mezzo di Maria, e un iperbole
e un'esagerazione sfuggita al fervore di alcuni santi ma che, propriamente
parlando, significa semplicemente che da Maria abbiamo ricevuto Gesù
Cristo, per i cui meriti riceviamo poi tutte le grazie. Altrimenti, conclude,
sarebbe errore il credere che Dio non ci potesse concedere le grazie senza
l'intercessione di Maria, poiché san Paolo dice che noi riconosciamo
un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Gesù Cristo
(1Tm 2,5). Tali sono le idee di quest'autore. Ma come egli stesso ci insegna
nel suo libro, altro è la mediazione di giustizia per via di merito,
altro la mediazione di grazia per via di preghiere. Altro è il
dire che Dio non possa, altro che Dio non voglia concedere le grazie senza
l'intercessione di Maria. Noi confessiamo che Dio è la fonte di
ogni bene e il Signore assoluto di tutte le grazie e che Maria non è
che una pura creatura la quale riceve da Dio gratuitamente tutto quello
che ottiene. Ma chi mai può negare quanto sia ragionevole e conveniente
affermare che Dio voglia che tutte le grazie concesse alle anime redente
passino e si dispensino attraverso le mani di lei, per esaltare questa
incomparabile creatura, che più di tutte le altre creature lo ha
onorato e amato durante la sua vita e che egli ha eletto come Madre del
Figlio suo, nostro comun Redentore? Noi confessiamo, conformemente alla
distinzione fatta sopra, che Gesù Cristo è l'unico mediatore
di giustizia, che con i suoi meriti ci ottiene le grazie e la salvezza,
ma diciamo che Maria è mediatrice di grazia e che, se tutto ciò
che ottiene l'ottiene per i meriti di Gesù Cristo e perché
prega e lo domanda in nome di Gesù Cristo, nondimeno tutte le grazie
che noi chiediamo, le riceviamo per mezzo della sua intercessione. In
ciò non vi è certamente nulla di contrario ai sacri dogmi,
anzi tutto è conforme ai sentimenti della Chiesa, che nelle pubbliche
preghiere da lei approvate ci insegna a ricorrere continuamente a questa
divina Madre e ad invocarla: « Salute degli infermi, rifugio dei
peccatori, aiuto dei cristiani, vita, speranza nostra ». La stessa
santa Chiesa nell'officio che fa recitare nelle festività della
Vergine, applicando a lei le parole della Sapienza, ci fa capire che in
Maria troveremo ogni speranza: « In me ogni speranza di vita e di
virtù »; in Maria ogni grazia: « In me ogni grazia
di via e di verità » (Eccli [= Sir] 24,25 Volg.). In Maria
insomma troveremo la vita e la salvezza eterna: « Chi mi avrà
trovato, avrà trovato la vita e riceverà la salute dal Signore
» (Pro 8,35). E altrove: « Quelli che operano per me, non
peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna »
(Eccli [= Sir] 24,30-31 Volg.). Tutte queste parole ci dicono la necessità
che abbiamo dell'intercessione di Maria. In questo sentimento ci confermano
molti teologi e santi padri che lo hanno espresso. Infatti non è
giusto dire, come fa l'autore suddetto, che per esaltare Maria essi si
siano lasciati sfuggire iperboli ed esagerazioni. L'esagerare e il proferire
iperboli è oltrepassare i limiti del vero, il che non si può
dire dei santi, che hanno parlato con lo spirito di Dio, il quale è
spirito di verità. Mi si permetta qui una breve digressione per
esprimere un mio sentimento. Quando un'opinione onora in qualche modo
la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né
alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità,
il non accettarla e il contraddirla perché anche l'opinione opposta
potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io
non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né
vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere annoverato
fra coloro che credono pienamente e fermamente tutto ciò che senza
errore si può credere delle grandezze di Maria. Secondo l'abate
Ruperto, « credere fermamente alle sue grandezze » è
uno degli omaggi più graditi alla nostra Madre 51 Del resto, per
toglierci il timore di eccedere nelle nostre lodi basti l'opinione di
sant'Agostino, il quale afferma che tutto ciò che diciamo in lode
di Maria època cosa rispetto a quel che ella merita per la sua
dignità di Madre di Dio. E la santa Chiesa fa leggere nella messa
della beata Vergine: « Sei infatti beata e degnissima di ogni lode,
o santa Vergine Maria » Ma torniamo al punto e vediamo quello che
i santi dicono a questo proposito. San Bernardo afferma che Dio ha riempito
Maria di tutte le grazie affinché gli uomini, per mezzo di lei,
come da un canale, ricevessero quanto viene loro di bene: « Un acquedotto
sempre pieno, affinché tutti ricevano dalla sua pienezza ».
Inoltre il santo fa un'importante riflessione al riguardo e dice che,
se prima della nascita della santa Vergine non vi fu per tutti questa
corrente di grazia, è perché non vi era ancora questo acquedotto.
« Ma, aggiunge, Maria è stata data al mondo affinché
per mezzo di lei, come da un canale, arrivassero continuamente da Dio
agli uomini i doni celesti » Come Oloferne per conquistare la città
di Betulia ordinò che si rompessero gli acquedotti (Gdt 7,6-13),
così il demonio cerca con ogni mezzo di far perdere alle anime
la devozione verso Maria perché, chiuso questo canale di grazie,
gli riesce poi facilmente d'impadronirsi di esse. San Bernardo riprende:
« Guardate, o anime, con quale affetto e devozione il Signore vuole
che noi onoriamo la nostra regina ricorrendo sempre con fiducia alla sua
protezione, poiché ha posto in lei la pienezza di ogni bene affinché
ormai tutto quanto abbiamo di speranza, di grazia e di salvezza, riconosciamo
che tutto ci viene dalle mani di Maria ». Ugualmente dice sant'Antonino:
« Per mezzo di lei è sceso dal cielo tutto ciò che
la terra ha ricevuto di grazia». Perciò Maria è paragonata
alla luna. Dice san Bonaventura che, come la luna sta tra il sole e la
terra e quel che dal sole riceve lo rifonde alla terra, così la
Vergine regina, posta tra Dio e gli uomini, riceve le celesti influenze
della grazia per trasfonderle a noi su questa terra. Perciò la
Chiesa la chiama « Porta felice del cielo ». San Bernardo
spiega che, come ogni rescritto di grazia che viene mandato dal re passa
per la porta della sua reggia, così « nessuna grazia discende
dal cielo sulla terra se non passa per le mani di Maria ». San Bonaventura
aggiunge che Maria viene chiamata porta del cielo perché nessuno
può entrare in cielo se non passa per Maria che ne è la
porta. Nello stesso sentimento ci conferma san Girolamo -o secondo altri
un antico autore del sermone dell'Assunzione inserito tra le sue opere
- il quale dice che in Gesù Cristo fu la pienezza della grazia
come nel capo, da cui poi si diffondono alle sue membra, che siamo noi,
tutti gli spiriti vitali, cioè gli aiuti divini necessari per conseguire
la salvezza eterna. In Maria poi fu anche la stessa pienezza come nel
collo che la distribuisce alle membra. Lo stesso pensiero è espresso
da san Bernardino da Siena, il quale dice che per mezzo di Maria si trasmettono
ai fedeli, che sono il corpo mistico di Gesù Cristo, tutte le grazie
della vita spirituale che discendono da Gesù loro capo. San Bonaventura
ce ne dice la ragione: « Essendosi Dio compiaciuto di abitare nel
seno di questa santa Vergine, non temo di affermare che ella ha acquisito
una certa giurisdizione sopra tutte le grazie, poiché da questo
seno purissimo, come da un oceano celeste, sono usciti con Gesù
tutti i fiumi dei doni divini ». Lo stesso pensiero esprime con
termini più chiari san Bernardino da Siena: « Dal tempo in
cui la Vergine Madre concepi nel suo seno il Verbo divino, ha acquisito
per così dire un diritto speciale sui doni che a noi procedono
dallo Spirito Santo, in modo che nessuna creatura ha poi ricevuto da Dio
alcuna grazia se non per mezzo di Maria e dalle sue mani ». Così
appunto viene interpretato da un autore quel passo di Geremia in cui parlando
dell'Incarnazione del Verbo e di Maria sua madre, il profeta dice che
una donna doveva circondare quest'Uomo-Dio (Ger 31,22 Volg.). Quest'autore
spiega: « Come dal centro di un circolo non esce nessuna linea che
non passi per la circonferenza che lo circonda, così da Gesù,
che è il centro di ogni bene, nessuna grazia può venirci
se non per mezzo di Maria, che lo ha circondato dopo averlo ricevuto nel
suo seno ». San Bernardino da Siena dice che « perciò
tutti i doni, tutte le virtù e tutte le grazie sono dispensate
per mano di Maria a quelli che ella vuole, quando vuole e come vuole ».
Allo stesso modo Riccardo di san Lorenzo dice che « Dio vuole che
quanto di bene fa alle sue creature, tutto passi per le mani di Maria
». Il venerabile abate di Selles esorta dunque a ricorrere a colei
che egli chiama « Tesoriera delle grazie », poiché
solo per suo mezzo il mondo e tutti gli uomini possono ricevere tutto
il bene che possono sperare. Dal che si vede chiaramente che i santi e
gli autori citati, affermando che tutte le grazie ci vengono per mezzo
di Maria, non hanno inteso dire ciò solamente perché da
'Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, che è la fonte di ogni
bene, come pretende l'autore suddetto, ma ci assicurano che Dio, dopo
averci donato Gesù Cristo, vuole che tutte le grazie che da allora
sono state dispensate, che lo sono ancora adesso e lo saranno sino alla
fine del mondo, siano tutte dispensate attraverso le mani e per l'intercessione
di Maria. Il padre Suarez conclude dunque: « È oggi sentimento
universale della Chiesa che l'intercessione della santa Vergine ci è
non soltanto utile, ma necessaria ». Necessaria, come abbiamo detto,
non di necessità assoluta, perché solamente la mediazione
di Gesù Cristo ci è assolutamente necessaria; ma di necessità
morale, poiché, secondo il pensiero della Chiesa espresso da san
Bernardo, Dio ha determinato che nessuna grazia sia dispensata a noi se
non per mano di Maria. E prima di san Bernardo, sant'Ildefonso si era
rivolto alla Vergine dicendo: « O Maria, il Signore ha decretato
di raccomandare alle tue mani tutti i beni che egli ha disposto di dare
agli uomini e perciò a te ha affidato tutti i tesori e le ricchezze
delle grazie ». Per questo san Pier Damiani dice che Dio non volle
farsi uomo se non col consenso di Maria; anzitutto affinché noi
tutti le fossimo sommamente obbligati, poi affinché comprendessimo
che da lei dipende la salvezza di tutti. Isaia (11,1-3) aveva profetizzato
la nascita di Maria e quella del Verbo incarnato che doveva nascere da
lei come un fiore: « Una verga spunterà dal tronco di lesse,
un fiore dalle sue radici, su di lui si poserà lo Spirito del Signore
». Meditando su queste parole san Bonaventura esclama: « Chiunque
desidera ottenere la grazia dello Spirito Santo, cerchi il fiore nella
verga, cioè Gesù in Maria, poiché attraverso la verga
si arriva al fiore e attraverso il fiore si arriva a Dio ». E aggiunge:
« Se vuoi avere questo fiore, cerca con le preghiere d'inclinare
a tuo favore la verga del fiore e l'otterrai ». D'altra parte a
proposito delle parole: « Trovarono il bambino con Maria sua madre
» (Mt 2,11), il santo dice: « Non si troverà mai Gesù
se non con Maria e per mezzo di Maria ». E conclude: « Invano
cerca Gesù chi non cerca di trovarlo insieme con Maria ».
Così sant'Ildefonso diceva: « Io voglio essere servo del
Figlio e poiché non lo sarà mai chi non è servo della
Madre, ambisco al servizio di Maria».
Esempio
Il Belluacense (Vincenzo di Beauvais) e il Cesario narrano che un giovane
nobile che il padre aveva lasciato ricco, essendosi ridotto per i suoi
vizi così povero che doveva mendicare, si allontanò dalla
patria per andare a vivere con minor vergogna in un paese lontano dove
non fosse conosciuto. Durante il viaggio incontrò un vecchio servo
di suo padre il quale, vedendolo così afflitto per la povertà
in cui era caduto, gli disse di farsi coraggio perché voleva presentarlo
a un principe molto generoso che lo avrebbe provveduto di tutto. Ma il
vecchio servo era un empio stregone. Un giorno, prese con sé il
povero giovane e lo portò attraverso un bosco fino a uno stagno
dove cominciò a parlare con una persona che non si vedeva; sicché
il giovane gli domandò con chi parlasse. Rispose: « Con il
demonio ». Vedendo il giovane spaventato, gli disse di non temere
e seguitò a parlare con il demonio: « Signore, questo giovane
è ridotto in miseria estrema e vorrebbe ritornare nella sua condizione
originaria ». « Se vorrà ubbidirmi, rispose lo spirito
del male, lo renderò più ricco di prima; ma anzitutto deve
rinnegare Dio ». A queste parole il giovane inorridì, ma
poi, istigato da quel maledetto mago, rinnegò Dio. « Non
basta, riprese il demonio; bisogna che rinneghi anche Maria. Da lei infatti
derivano le nostre maggiori perdite. Quante anime toglie dalle nostre
mani, le riconduce a Dio e le salva! ». « Questo no! rispose
il giovane. Non rinnegherò la Madre mia che è tutta la mia
speranza. Preferisco piuttosto andar mendicando per tutta la vita ».
E si allontanò da quel luogo. Mentre se ne ritornava, si trovò
a passare davanti a una chiesa « Ma quest'ingrato, Madre mia, mi
ha rinnegato ». Vedendo però che la Madre non cessava di
pregarlo, rispose infine: « Madre, io non ti ho negato mai niente;
sia perdonato, poiché tu me lo chiedi ». Un uomo, che aveva
comperato i beni di quel dissipatore, assisteva segretamente a questa
scena. Avendo visto la misericordia di Maria verso quel peccatore, gli
diede per moglie la sua unica figlia e lo nominò erede di tutti
i suoi averi. Così il giovane per mezzo di Maria ricuperò
la grazia di Dio e anche i beni temporali.
Preghiera
Anima mia, vedi che bella speranza di salvezza e di vita eterna ti dona
il Signore nell'averti dato, per sua misericordia, fiducia nella protezione
di sua Madre, dopo che tu per i tuoi peccati hai meritato tante volte
la sua disgrazia e l'inferno. Ringrazia dunque il tuo Dio e ringrazia
la tua protettrice Maria, che si è degnata di prenderti sotto il
suo manto, come ti dimostrano le tante grazie che per suo mezzo hai ricevuto.
Sì, ti ringrazio, amorevole Madre mia, di tutto il bene che hai
fatto a me sciagurato, degno dell'inferno. Mia regina, da quanti pericoli
mi hai liberato! Quanta luce e quanta misericordia mi hai ottenuto da
Dio! Quale grande bene o quale grande onore hai ricevuto da me per esserti
così impegnata a beneficarmi? Tu non hai ascoltato che la tua bontà.
Anche se dessi per te il sangue e la vita, sarebbe poca cosa rispetto
alla riconoscenza che ti devo per avermi liberato dalla morte eterna.
Tu mi hai fatto riacquistare, come spero, la grazia divina; da te insomma
riconosco di aver ricevuto tutto. Mia amabile regina, io misero non posso
far altro che lodarti sempre e amarti. Degnati di accettare l'affetto
di un povero peccatore, conquistato dalla tua bontà. Se il mio
cuore è indegno di amarti, perché pieno di brutture e di
affetti terreni, dipende da te cambiarlo, cambialo tu. Legami tu al mio
Dio, legami così fortemente che io non possa separarmi mai più
dal suo amore. Questo tu mi chiedi, che io ami il tuo Dio; questo io ti
chiedo: ottienimi di amarlo, di amarlo sempre e non desidero altro. Amen.
2. Seguito dello stesso argomento
San Bernardo dice che come un uomo e una donna hanno cooperato alla nostra
rovina, così fu conveniente che un altro uomo e un'altra donna
cooperassero alla nostra riparazione: Gesù e Maria sua Madre. Senza
dubbio, dice il santo, Gesù Cristo da solo sarebbe stato pienamente
sufficiente per redimerci, ma « fu più conveniente che alla
nostra redenzione collaborassero l'uno e l'altro sesso, non essendo stato
estraneo alla nostra perdizione né l'uno né l'altro ».
Perciò il beato Alberto Magno chiama Maria la « cooperatrice
della redenzione ». La santa Vergine stessa rivelò a santa
Brigida che, come Adamo ed Eva vendettero il mondo per una mela, così
ella e il Figlio riscattarono il mondo con un solo cuore. Sant'Anselmo
conferma: « Dio ha potuto creare il mondo dal nulla, ma essendosi
perduto il mondo per il peccato, Dio non ha voluto ripararlo senza la
cooperazione di Maria ». Il padre Suarez spiega che la divina Madre
ha cooperato in tre modi alla nostra salvezza: in primo luogo con l'aver
meritato, con merito di convenienza (de congruo), l'incarnazione del Verbo.
In secondo luogo, con il suo zelo a pregare per noi, mentre viveva su
questa terra; infine con l'offrire a Dio il sacrificio della vita del
Figlio per la nostra salvezza. Perciò il Signore ha stabilito che
avendo Maria cooperato con tanto amore verso gli uomini e con tanta gloria
per Dio alla redenzione di tutti, tutti poi per mezzo della sua intercessione
ottengano la salvezza. « Maria viene chiamata la cooperatrice della
nostra giustificazione perché Dio ha affidato a lei tutte le grazie
che vengono dispensate a noi ». Perciò san Bernardo la proclama
universale mediatrice della salvezza: « Tutti quelli che ci hanno
preceduto, noi che esistiamo e quelli che seguiranno dobbiamo tutti rivolgere
i nostri sguardi verso Maria, come verso il centro e il punto culminante
di tutti i secoli ». Disse Gesù Cristo: « Nessuno può
venire a me se il Padre non lo attira » (Gv 6,44). Così pure,
secondo Riccardo di san Lorenzo, Gesù dice di sua Madre: «
Nessuno viene a me se la madre mia non lo attira con le sue preghiere
». Gesù fu frutto di Maria, come le disse santa Elisabetta:
« Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno »
(Lc 1,42). Chi vuole il frutto, deve andare all'albero. Chi vuole dunque
Gesù, deve andare a Maria e chi trova Maria trova certamente anche
Gesù. Santa Elisabetta, quando vide la santa Vergine che era andata
a visitarla nella sua casa, non sapendo come ringraziarla, esclamò
umilmente: « A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
» (Lc 1,43). Ma come? Non sapeva santa Elisabetta che non solo Maria,
ma anche Gesù era venuto nella sua casa? Perché poi si dice
indegna di ricevere la Madre e non piuttosto di vedere il Figlio venuto
a trovarla? Il fatto è che la santa comprendeva che quando viene
Maria, porta anche Gesù e perciò le bastò ringraziare
la Madre senza nominare il Figlio. « E come la nave di un mercante,
che fa venire da lontano il suo pane » (Pro 31,14). Maria fu questa
felice nave che dal cielo portò a noi Gesù Cristo, pane
vivo, disceso dal cielo per dare a noi la vita eterna: « Io sono
il pane vivo, disceso dal cielo. Se qualcuno mangia di questo pane, vivrà
in eterno » (Gv 6,51). Riccardo di san Lorenzo scrive: « Nel
mare di questo mondo si perderanno tutti coloro che non saranno ricevuti
in questa nave », cioè non protetti da Maria. « Perciò,
ogni volta che ci vediamo in pericolo di perderci per le tentazioni e
le passioni della vita presente, dobbiamo ricorrére a Maria gridando:
Presto, Signora, aiutaci, salvaci se non vuoi vederci perduti ».
Si noti qui per inciso che Riccardo di san Lorenzo non dubita che si possa
dire a Maria: « Salvaci, siamo perduti », come fa difficoltà
l'autore più volte citato nel paragrafo precedente, il quale proibisce
di poter dire alla Vergine che ci salvi, poiché, secondo lui, il
salvarci spetta solo a Dio. Ma se un condannato a morte può chiedere
a un favorito del re che lo salvi intercedendo presso il principe affinché
gli faccia grazia della vita, perché non possiamo noi dire alla
Madre di Dio che ci salvi ottenendoci la grazia della vita eterna? San
Giovanni Damasceno non esitava a dire alla Vergine: « Regina immacolata
e pura, salvami, liberami dalla dannazione eterna ». San Bonaventura
chiamava Maria: « Salvezza di quelli che ti invocano ». La
santa Chiesa approva che la si invochi « Salute degli infermi ».
E noi ci faremo scrupolo di chiederle che ci salvi, dal momento che, come
dice un autore, « a nessuno se non per mezzo suo si apre il cammino
della salvezza ». Già prima san Germano aveva esclamato:
« Nessuno sarà salvo se non per mezzo tuo ». Ma vediamo
altre parole dei santi sulla necessità che abbiamo dell'intercessione
della divina Madre. Diceva il glorioso san Gaetano che noi possiamo chiedere
le grazie, ma non potremo mai ottenerle senza l'intercessione di Maria.
Sant'Antonino lo confermava con queste belle parole: « Chi domanda
e vuole ottenere le grazie senza l'intercessione di Maria, pretende di
volare senza le ali ». Come Faraone disse a Giuseppe: « La
terra d'Egitto è nelle tue mani » (Gn 47,6) e mandava da
Giuseppe tutti coloro che ricorrevano a lui per soccorso: « Andate
da Giuseppe » (Gn 41,55), così Dio, quando noi gli chiediamo
le grazie, ci manda da Maria: « Andate da Maria ». Egli infatti,
dice san Bernardo, « ha decretato di non concedere alcuna grazia
se non per mano di Maria ». Perciò Riccardo di san Lorenzo
osserva: « La nostra salvezza è nelle mani di Maria, sicché
con maggior ragione che gli Egiziani a Giuseppe, noi cristiani possiamo
dire: "La nostra salvezza è nelle sue mani" ».
Anche Raimondo Giordano, il venerabile Idiota, dice: « La nostra
salvezza è nelle sue ma». Con maggior forza Cassiano asserisce:
« Tutta la salvezza del mondo sta nella moltitudine dei favori di
Maria ». Egli afferma dunque che la salvezza di tutti consiste nell'essere
favoriti e protetti da Maria. Chi è protetto da Maria si salva;
chi non è protetto, si perde. San Bernardino da Siena le dice:
« Tu sei la dispensatrice di tutte le grazie: la nostra salvezza
è nelle tue mani » e da te dipende. Perciò Riccardo
di san Lorenzo aveva ragione di dire che come una pietra cade appena viene
tolta la terra che la sostiene, così un anima, tolto l'aiuto di
Maria, cadrà prima nel peccato e poi nell'inferno. San Bonaventura
aggiunge che Dio non ci salverà senza l'intercessione di Maria
e continua: « Come un bambino senza la nutrice non può vivere,
così senza la nostra regina non si può avere la salvezza
». Conclude dunque esortando: « Che l'anima tua abbia sete
di devozione a Maria; conservala sempre e non lasciarla, finché
tu non abbia ricevuto in cielo la sua materna benedizione». Ascoltiamo
le belle parole di san Germano: « Nessuno arriva alla conoscenza
di Dio se non per mezzo tuo, Maria santissima; nessuno si salva se non
per mezzo tuo, Madre di Dio; nessuno sarebbe libero dai pericoli se non
fosse per te, Vergine madre; nessuno riceverebbe alcuna grazia da Dio
se non fosse per te, piena di grazia ». E altrove san Germano le
dice: « Se tu non gli aprissi la via, nessuno sarebbe libero dai
morsi della carne e del peccato ». Come abbiamo accesso presso l'eterno
Padre soltanto per mezzo di Gesù Cristo, così, dice san
Bernardo, noi abbiamo accesso presso Gesù Cristo soltanto per mezzo
di Maria. Il Signore, prosegue san Bernardo, ha determinato che ci salviamo
tutti per intercessione di Maria affinché per mezzo di Maria ci
riceva quel Salvatore che per mezzo di lei è stato a noi donato
e perciò il santo la chiama madre della grazia e della nostra salvezza
« Che ne sarà di noi, riprende san Germano, quale speranza
ci rimarrà di salvarci se ci abbandoni, Maria, tu che sei la vita
dei cristiani? » Ma, replica l'autore moderno di cui abbiamo parlato,
se tutte le grazie passano per le mani di Maria, quando noi imploriamo
l'intercessione dei santi, devono essi ricorrere alla mediazione di Maria
per ottenerci le grazie? Questo, nessuno lo crede né lo ha mai
sognato. In quanto al crederlo, rispondo che in ciò non vi può
essere alcun errore o inconveniente. Quale inconveniente vi sarà
nel dire che Dio per onorare sua Madre, che ha costituito regina dei santi,
volendo che tutte le grazie siano dispensate per mano di lei voglia anche
che i santi stessi ricorrano a lei per ottenere grazie ai loro devoti?
In quanto poi al dire che nessuno lo ha mai sognato, io trovo che l'hanno
asserito espressamente san Bernardo, sant'Anselmo, san Bonaventura, il
padre Suarez e altri. « Invano, dice san Bernardo, si pregherebbero
gli altri santi per ottenere qualche grazia, se Maria non intervenisse
». Così un autore spiega questo passo di Davide: «
I ricchi del popolo cercano il tuo volto » (Sal 44,13). I ricchi
del grande popolo di Dio sono i santi, i quali quando vogliono impetrare
qualche grazia per i loro devoti si raccomandano a Maria per ottenerla.
Giustamente, dice il padre Suarez, noi preghiamo i santi che siano i nostri
intercessori presso Maria, loro signora e regina: « Non ci rivolgiamo
ai santi perché uno di loro interceda a nostro favore presso un
altro, perché sono tutti uguali. Ma possono intercedere presso
la Vergine come loro signora e regina ». Il padre Marchese racconta
che san Benedetto apparve un giorno a santa Francesca Romana e prendendola
sotto la sua protezione le promise di essere suo avvocato presso la divina
Madre. A conferma di ciò, sant'Anselmo così parla alla Vergine:
« Quello che possono ottenere le intercessioni di tutti questi santi
uniti con te, puoi ben ottenerlo da sola, senza il loro aiuto. Perché,
seguita a dire il santo, tu sola hai tanta potenza? Perché tu sola
sei la Madre del nostro comune Salvatore, la sposa di Dio, la regina universale
del cielo e della terra. Se tu non parli per noi, nessun santo pregherà
per noi e ci aiuterà. Ma se tu vorrai pregare per noi, tutti i
santi si faranno premura di supplicare per noi il Signore e di soccorrerci
» « Il giro del cielo da sola ho percorso » (Eccli [=
Sir] 24,8 Volg.). Nel suo libro Divoto di Maria, il padre Segneri, con
la santa Chiesa, applica a Maria queste parole della Sapienza e dice che
come la prima sfera con il suo movimento fa muovere tutte le altre, così
quando Maria si mette a pregare per un' anima fa sì che tutto il
paradiso si metta a pregare con lei. «Anzi, dice san Bonaventura,
quando la santa Vergine avanza verso il trono di Dio per intercedere in
nostro favore, comanda con la sua autorità di regina agli angeli
e ai santi che l'accompagnino e uniscano insieme alla sua le loro preghiere
all'Altissimo» Comprendiamo così la ragione per cui la santa
Chiesa ci impone di invocare e salutare la divina Madre col grande nome
di Speranza nostra: Spes nostra, salve. Lutero diceva di non poter sopportare
che la Chiesa romana chiamasse Maria, una creatura, la nostra speranza,
la nostra vita. Egli diceva infatti che solo Dio e Gesù Cristo,
come nostro mediatore, sono la nostra speranza e che Dio maledice invece
chi ripone la propria speranza nella creatura, secondo le parole di Geremia:
« Maledetto l'uomo che confida nell'uomo » (Ger 17,5). Ma
la Chiesa ci insegna a invocare sempre Maria e a chiamarla nostra speranza,
Spes nostra, salve. Chi ripone la sua speranza nella creatura indipendentemente
da Dio, questi certamente viene maledetto da lui, poiché Dio è
l'unica fonte e il dispensatore di ogni bene e la creatura senza di lui
non ha niente né può dare niente. Ma se, come abbiamo dimostrato,
il Signore ha disposto che tutte le grazie passino per le mani di Maria
come per un canale di misericordia, possiamo, anzi dobbiamo affermare
che Maria è la nostra speranza, per mezzo di cui riceviamo le grazie
divine. Perciò san Bernardo esclamava: « Figlioli, in lei
è la mia più grande fiducia, in lei tutto il fondamento
della mia speranza ». E san Giovanni Damasceno così parlava
alla santa Vergine: « Mia regina, in te ho posto tutta la mia speranza
e con gli occhi fissi su di te da te attendo la mia salvezza ».
San Tommaso dice che Maria è tutta la nostra speranza di vita.
Sant'Efrem esclama: « Vergine fedele, se vuoi vederci salvi, accoglici
sotto le ali della tua misericordia, poiché non abbiamo altra speranza
di salvarci che per mezzo tuo » Concludiamo dunque con san Bernardo:
« Procuriamo di venerare con tutti gli affetti del cuore la nostra
divina Madre, poiché è volontà di Dio che noi riceviamo
tutto il bene per mano di Maria ». Perciò il santo ci esorta:
ogni volta che desideriamo e domandiamo qualche grazia, raccomandiamoci
a Maria e confidiamo di ottenerla per mezzo suo. Poiché «
se sei indegno di ricevere la grazia desiderata, meriterà di ottenerla
Maria che la chiederà a tuo favore ». San Bernardo ammonisce
quindi: « Se non vuoi avere un rifiuto da parte di Dio, per tutto
ciò che gli offri di opere o di preghiere, ricordati di raccomandarlo
a Maria ».
Esempio
È famosa la storia di Teofilo scritta da Eutichiano, patriarca
di Costantinopoli, che fu testimone oculare del fatto qui narrato e che
è confermata da san Pier Damiani, da san Bernardo, san Bonaventura,
sant'Antonino e altri citati dal padre Crasset. Teofilo era arcidiacono
della chiesa di Adana, città della Cilicia. Era tanto stimato che
il popolo lo voleva come suo vescovo, ma egli rifiutò per umiltà.
In seguito però ad accuse di alcuni calunniatori, egli fu deposto
dalla sua carica e ne provò un tale dolore che, accecato dalla
passione, andò a trovare un mago ebreo il quale lo fece incontrare
con Satana, perché lo aiutasse nella sua disgrazia. Il demonio
rispose che se voleva il suo aiuto doveva rinunziare a Gesù e a
Maria sua Madre e consegnargli l'atto di rinunzia scritto di propria mano.
Teofilo scrisse l'atto esecrando. Il giorno seguente il vescovo, avendo
saputo il torto che gli era stato fatto, gli chiese perdono e lo reintegrò
nella sua carica. Allora Teofilo, lacerato dai rimorsi per l'enorme peccato
commesso, non faceva altro che piangere. Se ne va quindi in una chiesa,
si butta piangendo ai piedi di un'immagine di Maria e dice: « Madre
di Dio, io non mi voglio disperare, poiché tu sei così pietosa
e mi puoi aiutare ». Passò così quaranta giorni a
piangere e a pregare la santa Vergine.
Ed ecco che una notte la Madre di misericordia gli appare e gli dice:
« Teofilo, che hai fatto? Hai rinunziato all'amicizia mia e di mio
Figlio e per chi? Per il nemico mio e tuo ». « Signora, rispose
Teofilo, ci devi pensare tu a perdonarmi e a farmi perdonare da tuo Figlio
». Allora Maria, vedendo la sua fiducia, gli disse: « Fatti
coraggio, perché voglio pregare Dio per te ». Rianimato da
queste parole Teofilo raddoppiò le lacrime, le penitenze e le preghiere,
rimanendo davanti a quell'immagine. Ed ecco che Maria gli comparve di
nuovo e con aria gioiosa gli disse: « Teofilo, rallègrati;
ho presentato le tue lacrime e le tue preghiere a Dio. Egli le ha accettate
e già ti ha perdonato, ma da oggi in poi sii grato e fedele a lui
». « Signora, replicò Teofilo, ciò non mi basta
per essere pienamente consolato; il demonio ha ancora in mano sua quell'atto
esecrando in cui ho rinunziato a te e a tuo Figlio. Tu puoi farmelo restituire
». Tre giorni dopo Teofilo si sveglia di notte e si trova sul petto
lo scritto. L'indomani, mentre il vescovo stava in chiesa alla presenza
di una grande folla, Teofilo andò a gettarsi ai suoi piedi, gli
narrò tutto il fatto piangendo dirottamente e gli consegnò
l'infame scritto, che il vescovo fece subito bruciare davanti a tutta
la gente che piangeva di gioia, esaltando la bontà di Dio e la
misericordia di Maria verso quel misero peccatore. Teofilo ritornò
nella chiesa della Vergine e li dopo tre giorni morì serenamente,
ringraziando Gesù e la sua santa Madre.
Preghiera
O regina e madre di misericordia, che dispensi le grazie a tutti coloro
che ricorrono a te, con tanta liberalità perché sei regina
e con tanto amore perché sei la nostra amorevole madre, a te oggi
mi raccomando io così povero di meriti e così carico di
debiti verso la giustizia divina. Maria, tu detieni la chiave di tutte
le misericordie divine; non ti scordare delle mie miserie, non mi lasciare
nella mia così grande povertà. Tu sei così generosa
con tutti, pronta a dare più di quello che ti si chiede, sii così
anche con me. Signora, proteggimi: è tutto ciò che ti domando.
Se tu mi proteggi, io non temo nulla. Non temo i demoni, perché
tu sei più potente di tutto l'inferno; non temo i miei peccati,
perché basterà una parola detta da te a Dio per ottenermene
il perdono generale. Non temo neppure, se ho il tuo favore, la collera
di Dio, poiché a una tua preghiera egli subito si placa. Insomma,
se tu mi proteggi, io spero tutto, perché tu puoi tutto. Madre
di misericordia, io so che tu trovi il tuo piacere e la tua gloria nell'aiutare
i più miserabili quando, non trovandoli ostinati nel male, li puoi
aiutare. Io sono peccatore, ma non sono ostinato; voglio cambiare vita.
Tu dunque puoi aiutarmi: aiutami e salvami. Oggi mi metto tutto nelle
tue mani. Dimmi che cosa devo fare per piacere a Dio, perché lo
voglio fare e con il tuo aiuto spero di farlo, Maria, Maria, madre, luce,
consolazione, rifugio e speranza mia. Amen, amen, amen.
CAPITOLO VI
EIA ERGO, ADVOCATA NOSTRA
Orsù dunque, avvocata nostra
1. Maria è un’avvocata tanto potente da salvare tutti
L'autorità che le madri hanno sui figli è così grande
che, anche se questi sono monarchi e hanno dominio assoluto su tutte le
persone dei loro regni, mai però le madri possono diventare suddite
dei loro figli. E’ vero che Gesù siede ora in cielo alla
destra del Padre, anche come uomo, come spiega san Tommaso, in ragione
dell'unione ipostatica con la persona del Verbo, e che ha il supremo dominio
sopra tutte le creature, compresa Maria; tuttavia sarà sempre vero
che un tempo, quando il nostro Redentore visse su questa terra, volle
umiliarsi e sottomettersi all'autorità di Maria, come ci attesta
san Luca: « Ed era loro sottomesso » (Lc 2,51). Anzi, dice
sant'Ambrogio, Gesù Cristo, essendosi degnato di fare di Maria
sua madre, come figlio era veramente obbligato ad ubbidirle. Perciò
Riccardo di san Lorenzo scrive: « Degli altri santi si dice che
essi sono con Dio, ma solo di Maria si può dire che ha avuto un
privilegio più grande: non solamente di essere stata sottomessa
alla volontà di Dio, ma che Dio stesso si sia sottomesso alla sua
volontà ». Lo stesso autore aggiunge: « Mentre delle
altre sante vergini si dice che "seguono l'Agnello dovunque egli
va" (Ap 14,4), di Maria Vergine può dirsi che l'Agnello seguiva
lei su questa terra, poiché, secondo la parola di Luca, "le
era sottomesso" (Lc 2,51) ». Diciamo quindi che se Maria in
cielo non può più comandare al Figlio, tuttavia le sue preghiere
saranno sempre preghiere di madre, perciò molto potenti per ottenere
tutto quello che domanda. San Bonaventura afferma: « Maria ha il
grande privilegio di essere potentissima presso suo Figlio». Perché?
Proprio per la ragione che abbiamo accennato e che esamineremo a lungo
piu avanti: perché le preghiere di Maria sono preghiere di una
madre. Per questa ragione san Pier Damiani dice alla Vergine: «
Ti è stata data ogni potenza in cielo e sulla terra. Tu puoi tutto
quello che vuoi, poiché ti è possibile sollevare alla speranza
della salvezza anche i disperati ». E aggiunge che quando la Madre
va a chiedere per noi qualche grazia a Gesù Cristo - che egli chiama
l'altare della misericordia, dove i peccatori ottengono il perdono da
Dio -, il Figlio tiene così gran conto delle preghiere di Maria
e ha tanto desiderio di accontentarla che, quando ella prega, sembra comandare
più che pregare e piu signora che ancella. Così Gesù
vuole onorare la sua cara Madre che lo ha tanto onorato durante la sua
vita, accordandole subito tutto ciò che domanda e desidera. San
Germano lo conferma dicendo alla Vergine: « Madre di Dio, tu sei
onnipotente per salvare i peccatori e non hai bisogno d'altra raccomandazione
presso Dio, poiché sei la madre della vera vita». «
Tutti si sottomettono al comando della Vergine, anche Dio »; con
queste parole san Bernardino da Siena non esita a dire che Dio esaudisce
le preghiere di Maria come se fossero ordini. Perciò sant'Anselmo
così si rivolge a Maria: « Vergine santa, il Signore ti ha
innalzato a tal punto che con il suo favore puoi ottenere tutte le grazie
possibili ai tuoi devoti » io, poiché, come dice Cosma Gerosolimitano,
« la tua protezione è onnipotente ». Sì, riprende
Riccardo di san Lorenzo: « Secondo tutte le leggi la regina deve
godere degli stessi privilegi del re. Perciò, avendo il figlio
e la madre la stessa autorità, dal Figlio onnipotente la Madre
è stata resa onnipotente ». In tal modo, dice sant'Antonino,
Dio ha posto tutta la Chiesa non solamente sotto il patrocinio, ma anche
sotto il dominio di Maria. Dovendo dunque avere la madre la stessa potestà
che ha il figlio, a ragione, da Gesù, che è onnipotente,
Maria è stata resa onnipotente. Resta però il fatto che,
mentre il Figlio è onnipotente per natura, la Madre è onnipotente
per grazia. Infatti il Figlio non nega alla Madre niente di quanto ella
gli chiede, come fu rivelato a santa Brigida. La santa udì un giorno
Gesù che parlando con Maria le disse: « Madre mia, tu sai
quanto ti amo; perciò chiedimi quello che vuoi, perché qualsiasi
tua domanda non può non essere esaudita da me ». E Gesù
ne spiegò mirabilmente la ragione: « Poiché non mi
hai negato nulla sulla terra, non ti negherò nulla in cielo ».
Come se avesse detto: « Madre, quando eri sulla terra non hai negato
niente per amor mio; ora che sono in cielo è giusto che io non
neghi niente di quello che tu mi chiedi ». Si dice dunque che Maria
è onnipotente nel modo che può intendersi di una creatura,
la quale non può possedere un attributo divino. Ella è onnipotente
perché con le sue preghiere ottiene tutto quello che vuole. Con
ragione, dunque, o nostra grande avvocata, san Bernardo ti dice: «
Se tu lo vuoi, tutto avverrà ». E sant' Anselmo: «
Qualunque cosa tu voglia, o Vergine, è impossibile che non avvenga
». Basta che tu voglia innalzare il peccatore più perduto
a un' alta santità, da te dipende il farlo. A tale proposito il
beato Alberto Magno fa parlare così Maria: « Io debbo essere
pregata di volere; perché se voglio, è necessario che avvenga
». San Pier Damiani riflette su questa grande potenza di Maria e,
pregandola di aver pietà di noi, le dice: « Ti sospinga la
tua indole pietosa, la tua potenza; perché quanto più sei
potente, tanto più devi essere misericordiosa ». Maria, cara
avvocata nostra, poiché hai un cuore così pietoso che non
sa guardare i miseri e non compatirli e hai presso Dio un potere tanto
grande da salvare tutti quelli che difendi, dégnati di difendere
la causa anche di noi miserabili che in te riponiamo tutte le nostre speranze.
Se non ti commuovono le nostre preghiere, ti spinga almeno il tuo cuore
benigno, ti spinga almeno la tua potenza, poiché Dio te ne ha tanto
arricchito affinché quanto più sei potente nel poterci aiutare,
tanto più tu sia misericordiosa nel volerci aiutare. Di ciò
ci assicura san Bernardo: « Maria èimmensamente ricca in
potenza e in misericordia e come la sua carità è onnipotente,
così è pietosa nel compatirci e ce lo mostra continuamente
con gli effetti ». Fin da quando Maria viveva su questa terra, il
suo unico pensiero, dopo la gloria di Dio, era di aiutare i miseri e fin
da allora sappiamo che godette il privilegio di essere esaudita in tutto
ciò che chiedeva. Lo vediamo nell'episodio delle nozze di Cana
di Galilea quando, essendo venuto a mancare il vino, la santa Vergine,
presa da pietà per l'afflizione e la confusione di quella famiglia,
chiese al Figlio di consolarla con un miracolo: « Non hanno vino
». Gesù rispose: « Che importa a me e a te, o donna?
L'ora mia non è ancora venuta » (Gv 2,4). Notiamo bene: il
Signore sembra aver negato la grazia alla Madre dicendo: « Che importa,
o donna, a me e a te che sia mancato il vino? Ora non conviene che io
faccia alcun miracolo, non essendo ancora giunto il tempo, che sarà
il tempo della mia predicazione, nel quale devo confermare con i segni
la mia dottrina ». Tuttavia Maria, come se il Figlio avesse già
accordato la grazia, disse ai servi: « Fate quello che vi dirà
», riempite i vasi d'acqua; ora sarete consolati. Infatti Gesù,
per compiacere la Madre, mutò quell'acqua in ottimo vino. Ma come?
Se il tempo fissato per i miracoli era quello della predicazione, come
poteva il miracolo del vino essere anticipato contro il decreto divino?
No, risponde sant'Agostino, non si fece nulla contro i decreti divini.
Infatti, sebbene, generalmente parlando, non fosse ancora giunto il tempo
dei segni, nondimeno, fin dall'eternità Dio aveva stabilito con
un altro decreto generale che alla divina Madre non sarebbe mai stato
negato nulla di quanto chiedesse. Perciò Maria, ben consapevole
di questo suo privilegio, anche se il Figlio sembrava aver respinto la
sua domanda, tuttavia disse ai servi di riempire i vasi d'acqua, come
se la grazia fosse già concessa. Così intese san Giovanni
Crisostomo il quale, a proposito delle parole « Che importa a me
e a te, o donna? » dice che, benché Gesù avesse così
risposto, tuttavia, per onorare sua Madre, non mancò di ubbidire
alla sua domanda. Lo stesso pensiero espresse san Tommaso dicendo che
con le parole « l'ora mia non è ancora venuta », Gesù
Cristo volle dimostrare che avrebbe differito il miracolo se un altro
glielo avesse chiesto, ma poiché glielo chiedeva la Madre, lo fece
subito. Lo stesso dicono san Cirillo di Alessandria e san Girolamo, come
riferisce Manoel Barradas. Anche Giansenio di Gand a proposito di questo
passo di san Giovanni scrive: « Per onorare sua Madre, anticipò
il tempo di compiere miracoli ». E’ certo insomma che non
vi è nessuna creatura che possa ottenere a noi miseri tante grazie
quanto questa buona avvocata, la quale viene onorata da Dio non solo come
sua diletta ancella, ma anche come sua vera Madre. Questo appunto le dice
Guglielmo di Parigi rivolgendosi a lei. Basta che parli Maria, il Figlio
tutto esegue. Parlando con la sposa del Cantico dei cantici, che è
Maria, il Signore le dice: « Tu che abiti nei giardini, gli amici
sono in ascolto, fammi sentire la tua voce » (Ct 8,13). Gli amici
sono i santi, i quali, quando chiedono qualche grazia in favore dei loro
devoti, aspettano che la loro regina la domandi a Dio e la ottenga, poiché
- come abbiamo detto nel capitolo precedente - nessuna grazia viene dispensata
se non per intercessione di Maria. E come intercede Maria? Basta che faccia
sentire al Figlio la sua voce: « Fammi sentire la tua voce ».
Basta che parli e subito il Figlio l'esaudisce. Guglielmo di Parigi, spiegando
il passo suddetto, mostra il Figlio che così parla a Maria: «
Tu che abiti nei giardini celesti, intercedi con fiducia per chi vuoi;
infatti non posso dimenticare di essere tuo Figlio e pensare di negare
qualcosa a te mia Madre. Basta che tu dica una parola e sei ascoltata
ed esaudita dal Figlio ». Dice l'abate Goffredo che Maria, benché
chieda le grazie pregando, tuttavia prega con una certa autorità
di madre. Perciò noi dobbiamo essere sicuri che ella ottenga tutto
ciò che desidera e chiede per noi. Valerio Massimo narra che Coriolano,
quando assediava Roma, non si lasciò commuovere dalle preghiere
dei cittadini e degli amici. Quando però andò a pregarlo
sua madre Veturia, egli non poté resistere e subito tolse l'assedio.
Ma le preghiere di Maria a Gesù sono tanto più potenti di
quelle di Veturia, quanto più questo Figlio è grato ed ama
la sua cara Madre. Il padre polacco Giustino da Miechow scrive: «
Un sospiro di Maria può più che le preghiere di tutti i
santi insieme ». Il demonio stesso, racconta il padre Paciuchelli,
fu costretto un giorno, per ordine di san Domenico, a confessare per bocca
di un ossesso che un sospiro di Maria vale presso Dio più delle
suppliche di tutti i santi uniti insieme. Dice sant'Antonino che le preghiere
della santa Vergine, essendo preghiere di una madre, hanno una certa autorità
di comando ed è perciò impossibile che ella non sia esaudita.
Quindi san Germano così le parla, incoraggiando i peccatori che
si raccomandano a questa avvocata: « O Maria, tu hai su Dio l'autorità
di una madre e perciò ottieni il perdono anche ai più grandi
peccatori, poiché il Signore, trattandoti sempre come sua vera
e intemerata Madre, non può non esaudirti ». Santa Brigida
udì i santi del cielo dire alla Vergine benedetta: « Che
cosa c'è che tu non possa? Ciò che tu vuoi, si fa ».
Al che corrisponde quel celebre verso: « Ciò che Dio può
con il comando, tu lo puoi, o Vergine, con la preghiera ». «
E che! dice sant'Agostino, non è cosa degna della benignità
del Signore di onorare così sua Madre, lui che dichiarò
di essere venuto non ad abrogare, ma a dare compimento alla legge, la
quale fra le altre cose comanda che si onorino i genitori? ». Anzi,
aggiunge san Giorgio arcivescovo di Nicomedia, Gesù Cristo, quasi
per soddisfare al debito che ha verso la Madre, la quale con il suo consenso
gli ha dato l'essere umano, esaudisce tutte le sue domande. E il martire
san Metodio esclama: « Rallègrati, o Maria, che hai la gioia
di avere per debitore quel Figlio che a tutti dà e niente riceve
da nessuno. Tutti noi siamo debitori a Dio di quanto abbiamo, poiché
tutto è suo dono; ma per te Dio stesso ha voluto farsi debitore,
prendendo da te la carne e facendosi uomo ». Dice sant'Agostino:
« La Vergine ha meritato di dare la carne al Verbo divino e di preparare
così il prezzo della nostra redenzione, affinché noi fossimo
liberati dalla morte eterna; perciò e piu potente di tutti ad aiutarci
ad ottenere la salvezza eterna ». San Teofilo, vescovo di Alessandria,
che viveva al tempo di san Girolamo, lasciò scritto: « Il
Figlio gradisce di essere pregato da sua Madre, perché vuole accordarle
tutto ciò che egli accorda per riguardo a lei, e così ricompensare
la grazia che ella gli rese rivestendolo della nostra carne ». San
Giovanni Damasceno così si ivolge alla Vergine: « Tu dunque,
o Maria, essendo Madre di Dio, puoi salvare tutti con le tue preghiere
che sono avvalorate dall'autorità di madre » Concludiamo
con san Bonaventura, il quale, considerando il grande beneficio che ci
ha fatto il Signore dandoci Maria per avvocata, così le dice: «
O bontà certamente immensa e ammirabile del nostro Dio, che a noi
miseri rei ha voluto concedere te Signora nostra, affinché con
la tua potente intercessione tu possa ottenerci quanto vuoi ». E
il santo continua: « O mirabile misericordia del nostro Dio, il
quale, affinché noi non fuggissimo per la sentenza che verrà
data sulla nostra causa, ci ha destinato per avvocata la sua stessa Madre
e padrona della grazia!
Esempio
Il padre Razzi, camaldolese, racconta che un certo giovane, essendo morto
suo padre, fu mandato dalla madre alla corte di un principe. Nel salutarlo,
la madre, che era molto devota a Maria, si fece promettere dal figlio
che ogni giorno avrebbe recitato un 'Ave Maria, aggiungendovi queste parole:
« Vergine benedetta, aiutami nell'ora della mia morte ». Arrivato
a corte, dopo qualche tempo il giovane diventò così dissoluto
nei vizi, che il principe fu costretto a mandarlo via. Disperato, non
sapendo come vivere, egli si mise allora a fare l'assassino di strada
nelle campagne, ma frattanto non smetteva di raccomandarsi alla Madonna,
come gli aveva detto la madre. Alla fine fu arrestato e condannato a morte.
Mentre era in prigione, il giorno prima di essere giustiziato, pensando
al suo disonore, al dolore della madre e alla morte che lo aspettava,
piangeva inconsolabile. Vedendolo oppresso da una grande malinconia, il
demonio gli apparve in forma di un bel giovane e gli promise che lo avrebbe
liberato dalla morte e dal carcere, se avesse fatto quello che gli diceva.
Il condannato si dichiarò pronto a far tutto. Allora il finto giovane
gli rivelò di essere il demonio venuto in suo aiuto. In primo luogo
voleva che rinnegasse Gesù Cristo e i santi sacramenti; e il giovane
acconsentì. Il demonio gli chiese inoltre di rinnegare Maria Vergine
e di rinunziare alla sua protezione. « Questo non lo farò
mai », rispose il giovane e, rivolgendosi a Maria, ripeté
la solita preghiera che la madre gli aveva insegnato: « Vergine
benedetta, aiutami nell'ora della mia morte ». A queste parole il
demonio sparì, ma il giovane rimase molto afflitto per il grande
peccato commesso nell'aver rinnegato Gesù Cristo. Ricorse allora
alla santa Vergine, la quale gli ottenne un grande dolore per tutti i
suoi peccati; perciò egli si confessò con molte lacrime
e contrizione. Uscito di prigione per andare al patibolo, il condannato
passò davanti a una statua di Maria. La salutò con la solita
preghiera: « Vergine benedetta, aiutami nell'ora della mia morte
» e sotto gli occhi di tutti la statua chinò la testa e lo
risalutò. Commosso, egli chiese di poter baciare i piedi di quell'immagine.
I giustizieri erano contrari, ma poi accondiscesero per le rumorose insistenze
del popolo. Il giovane si chinò per baciare i piedi della statua;
Maria stese il braccio e lo prese per la mano, tenendolo così forte
che non fu possibile staccarlo da lì. Alla vista di tale prodigio,
tutti cominciarono a gridare: « Grazia, grazia! » e la grazia
fu concessa. Ritornato nella sua patria, il giovane si diede a una vita
esemplare, continuando ad amare devotamente Maria, che lo aveva liberato
dalla morte temporale ed eterna.
Preghiera
O gran Madre di Dio, ti dirò con san Bernardo: « Parla, Signora,
perché tuo Figlio ti ascolta e qualunque cosa chiederai, la otterrai
». Parla dunque, parla, o Maria, avvocata nostra, in favore di noi
miserabili. Ricòrdati che anche per nostro bene ricevesti tanta
potenza e tanta dignità. Dio ha voluto a tal fine farsi tuo debitore
prendendo da te l'essere umano, affinché tu potessi a tuo piacimento
dispensare ai miseri le ricchezze della divina misericordia. Noi siamo
tuoi servi, addetti in modo speciale al tuo servizio e tra questi spero
di essere anch'io. Noi ci vantiamo di vivere sotto la tua protezione.
Se tu fai del bene a tutti, anche a quelli che non ti conoscono o non
ti onorano e che anzi ti oltraggiano e ti bestemmiano, quanto più
noi che ti onoriamo, ti amiamo e confidiamo in te dobbiamo sperare dalla
tua benignità che va cercando i miseri per soccorrerli! Siamo grandi
peccatori, ma Dio ti ha arricchito di pietà e di potenza più
grande di ogni nostra iniquità. Tu puoi e vuoi salvarci e noi tanto
più vogliamo sperarlo, quanto più ne siamo indegni, per
glorificarti maggiormente in cielo, quando vi giungeremo grazie alla tua
intercessione. Madre di misericordia, noi ti presentiamo le anime nostre,
un tempo mondate e lavate con il sangue di Gesù Cristo, ma poi
macchiate con il peccato. A te le presentiamo, pensa tu a purificarle.
Ottienici una vera conversione, ottienici l'amore a Dio, la perseveranza,
il paradiso. Ti chiediamo grandi cose, ma non puoi tu forse ottenerci
tutto? Sono forse troppe rispetto all'amore che Dio ha per te? Ti basta
aprire la bocca e pregare tuo Figlio; egli non ti nega nulla. Prega dunque,
prega per noi, Maria. Prega: tu sarai certamente esaudita e noi saremo
sicuramente salvati
2. Maria è un'avvocata pietosa che non ricusa di difendere le
cause dei più miserabili
Sono tanti i motivi che abbiamo di amare questa nostra amorevole regina,
che se in tutta la terra si lodasse Maria, se in tutte le prediche si
parlasse soltanto di Maria, se tutti gli uomini dessero la vita per Maria,
sarebbe poca cosa in considerazione degli omaggi e della gratitudine che
le dobbiamo per l'amore tenero che ella porta a tutti gli uomini e anche
ai più miserabili peccatori che conservano verso di lei qualche
sentimento di devozione. Diceva il venerabile Raimondo Giordano, che per
umiltà si faceva chiamare l'Idiota: « Maria non sa non amare
chi la ama; anzi non disdegna di arrivare a servire quelli che la servono
e, se sono peccatori, impiega tutta la sua potente intercessione ad impetrare
loro il perdono dal suo Figlio benedetto. E’ tanta la sua bontà
e la sua misericordia, che nessuno, per quanto perduto sia, deve temere
di gettarsi ai suoi piedi, poiché ella non respinge nessuno che
a lei ricorre. Maria stessa, come nostra amorevole avvocata, offre a Dio
le preghiere dei suoi servi, specialmente quelle che le sono rivolte;
poiché come il Figlio intercede per noi presso il Padre, così
ella intercede per noi presso il Figlio e non cessa di trattare presso
l'uno e l'altro la grande causa della nostra salvezza e di ottenerci le
grazie che noi domandiamo ». Con ragione dunque il beato Dionisio
Cartusiano chiama la santa Vergine « l'unico rifugio dei perduti,
la speranza dei miseri, l'avvocata di tutti i peccatori che a lei ricorrono».
Ma se mai si trovasse un peccatore che, senza dubitare della potenza di
Maria, diffidasse della sua pietà, temendo che ella non voglia
aiutarlo per la gravità delle sue colpe, san Bonaventura gli fa
coraggio dicendogli: « Grande e singolare è il privilegio
che ha Maria presso il Figlio, di ottenere con le sue preghiere tutto
quello che vuole. Ma che gioverebbe a noi questa grande potenza di Maria,
se ella non si prendesse cura di noi? No, non dubitiamo, siamo sicuri
e ringraziamone sempre il Signore e la sua divina Madre, poiché
come ella è presso Dio più potente di tutti i santi, così
è anche l'avvocata più amorevole e più sollecita
del nostro bene ». « Chi mai - esclama con giubilo san Germano
- o Madre di misericordia, chi dopo tuo Figlio Gesù ha tanta cura
di noi e del nostro bene come te? Chi mai ci difende nelle nostre afflizioni
come ci difendi tu? Chi, come te, protegge i peccatori quasi combattendo
in loro favore? Il tuo patrocinio, o Maria, è più potente
e amorevole di quanto noi possiamo arrivare a comprendere ». Dice
l'Idiota: « Tutti gli altri santi possono giovare con il loro patrocinio
particolarmente a quelli che sono loro specialmente affidati, mentre la
divina Madre, come è la regina di tutti, così di tutti è
la protettrice e l'avvocata e ha cura della salvezza di tutti ».
Maria ha cura di tutti, anche dei peccatori, anzi specialmente di questi
si vanta di essere chiamata avvocata, come ella stessa dichiarò
alla venerabile suor Maria Villani dicendole: « Dopo il titolo di
Madre di Dio, io mi vanto di essere chiamata l'avvocata dei peccatori
». Dice il beato Amedeo che la nostra regina sta sempre alla presenza
della divina Maestà, intercedendo continuamente per noi con le
sue potenti preghiere. E poiché in cielo ben conosce le nostre
miserie e necessità, non può non compatirci e con affetto
di madre, mossa a compassione di noi, pietosa e benigna cerca sempre di
soccorrerci e salvarci. Perciò Riccardo di san Lorenzo incoraggia
ognuno di noi, per quanto miserabile sia, a ricorrere con fiducia a questa
dolce avvocata, con la certezza di trovarla « sempre pronta ad aiutarlo
». L'abate Goffredo afferma che Maria « è sempre pronta
a pregare per tutto l'universo » « Con quanta efficacia e
amore, esclama san Bernardo, questa buona avvocata tratta la causa della
nostra salvezza! ». Sant'Agostino, considerando l'affetto e l'impegno
con cui Maria continuamente prega per noi la divina Maestà affinché
ci perdoni i peccati, ci assista con la sua grazia, ci liberi dai pericoli
e ci conforti nelle nostre miserie, così parla alla santa Vergine:
« Confessiamo che te unica e sola abbiamo in cielo sollecita dei
nostri interessi ». E come se dicesse: « Signora, è
vero che tutti i santi desiderano la nostra salvezza e pregano per noi,
ma la carità e la tenerezza che tu ci dimostri ottenendoci con
le tue preghiere tante grazie da Dio, ci obbliga a riconoscere che noi
non abbiamo in cielo che un'avvocata, che sei tu, e che tu sola ami veramente
e ti preoccupi del nostro bene ». Chi mai può comprendere
la sollecitudine con la quale Maria interviene sempre presso Dio in nostro
favore? Dice san Germano: « Non si stanca mai di difenderci ».
E tanta la pietà che Maria ha delle nostre miserie ed è
tanto l'amore che ci porta, che prega sempre e torna a pregare e non si
sazia mai di pregare per noi e con le sue preghiere ci difende da ogni
male e ci ottiene le grazie. Poveri noi peccatori se non avessimo questa
grande avvocata la quale, dice Riccardo di san Lorenzo, è così
potente, così pietosa e ad un tempo « così prudente
e savia, che il nostro giudice suo Figlio non può condannare quei
colpevoli che ella difende ». Perciò san Giovanni Geometra
la saluta: « Salve, o tu che hai il potere di dirimere ogni lite
». Infatti le cause difese da questa sapiente avvocata sono tutte
vinte. Perciò san Bonaventura chiama Maria « savia Abigail
». Abigail fu quella donna - come si legge nel primo libro dei Re
- che con le sue preghiere seppe così bene placare il re Davide,
quando era sdegnato contro Nabal, che Davide stesso la benedisse, quasi
ringraziandola: « Benedetta tu che mi impedisti di versare oggi
il sangue e di vendicarmi di mia mano » (1Re [= 1Sm] 25,33). La
stessa cosa fa continuamente in cielo Maria in favore di innumerevoli
peccatori: con le sue tenere e sagge preghiere ella sa così bene
placare la giustizia divina, che Dio stesso la benedice e quasi la ringrazia
di trattenerlo in tal modo dall'abbandonarli e castigarli come meritano.
A questo fine, dice san Bernardo, l'Eterno Padre, poiché vuole
usarci tutte le misericordie possibili, oltre ad averci dato Gesù
Cristo come principale avvocato presso di sé, ci ha dato Maria
per avvocata presso Gesù Cristo. Senza dubbio, dice san Bernardo,
Gesù è l'unico mediatore di giustizia fra gli uomini e Dio,
che in virtù dei propri meriti può e vuole, secondo le sue
promesse, ottenerci il perdono e la grazia divina, ma poiché in
Gesù Cristo gli uomini riconoscono e paventano la Maestà
divina, che risiede in lui come Dio, è stato necessario darci un'altra
avvocata a cui noi potessimo ricorrere con minor timore e più confidenza;
e questa è Maria. Noi non possiamo trovare un'avvocata più
potente di lei presso la divina Maestà e più misericordiosa
verso di noi. Ma, aggiunge san Bernardo, farebbe gran torto alla pietà
di Maria chi te-messe di gettarsi ai piedi anche di questa dolce avvocata.
« Perché la nostra umana fragilità avrebbe paura di
rivolgersi a Maria? In lei non vi è nulla di severo, nulla di terribile,
ma è tutta amorevole, amabile e benigna. Leggi e sfoglia pagina
per pagina tutta la storia descritta nei Vangeli e se troverai un solo
atto di severità in Maria, allora temi di accostarti a lei ».
Ma non lo troverai mai; perciò ricorri fiduciosamente a lei che
ti salverà con la sua intercessione. Molto bella è la preghiera
che Guglielmo di Parigi mette sulle labbra del peccatore che ricorre a
Maria: « O Madre del mio Dio, nello stato miserabile in cui mi vedo
ridotto dai miei peccati, ricorro a te pieno di fiducia. Se tu mi respingi,
io ti farò osservare che sei in certo modo tenuta ad aiutarmi,
poiché tutta la Chiesa dei fedeli ti chiama e ti proclama madre
di misericordia. Tu sei, o Maria, quella che Dio ama al punto di esaudirti
sempre; la tua grande misericordia non è mai mancata ad alcuno;
la tua dolce affabilità non ha mai disprezzato alcun peccatore,
per quanto colpevole fosse, che a te si sia raccomandato. Come? Forse
falsamente o invano tutta la Chiesa ti chiama sua avvocata e rifugio dei
miseri? Non sia mai che le mie colpe possano, o Madre mia, trattenerti
dall'adempiere il salutare ufficio di pietà in virtù del
quale sei a un tempo l'avvocata e la mediatrice di pace fra gli uomini
e Dio e dopo il Figlio tuo l'unica speranza e il rifugio sicuro dei miseri.
Tutto ciò che tu hai di grazia e di gloria e la tua dignità
stessa di Madre di Dio - se è lecito dirlo -tu lo devi ai peccatori,
poiché per loro il Verbo divino ti ha fatto sua Madre. Lungi da
questa divina Madre, che partorì al mondo la fonte della pietà,
il pensare che ella neghi la sua misericordia a un solo peccatore che
a lei ricorre. Poiché dunque, o Maria, il tuo ufficio è
l'essere mediatrice fra Dio e gli uomini, ti spinga a soccorrermi la tua
grande misericordia che è assai maggiore di tutti i miei peccati
e di tutti i miei vizi » Consolatevi dunque, o pusillanimi - dirò
con san Tommaso da Villanova - respirate e fatevi coraggio, o miseri peccatori:
questa santa Vergine, che è madre del vostro giudice e Dio, è
l'avvocata del genere umano; avvocata capace che può tutto ciò
che vuole presso Dio; avvocata sapiente che conosce tutti i modi di placarlo;
universale, che accoglie tutti e non rifiuta di difendere nessuno.
Esempio
Quanto sia grande la sua pietà per i miseri peccatori, la nostra
avvocata lo mostrò mirabilmente verso Beatrice, monaca nel monastero
di Fontevrault, come riferiscono il monaco cistercense Cesario e il padre
Rho. Questa infelice religiosa, vinta dalla passione per un certo giovane,
stabilì di fuggire con lui. Così, un giorno depose davanti
a un'immagine di Maria le chiavi del monastero di cui era portinaia e
sfacciatamente se ne andò. Giunta in un altro paese, si diede a
fare la donna pubblica e visse quindici anni in questo stato miserabile.
Avvenne poi che in quella città incontrò il fattore del
monastero e, pensando di non essere riconosciuta, gli domandò se
conosceva suor Beatrice. « Si che la conosco, rispose egli, è
una monaca santa, che ora è maestra delle novizie ». A queste
parole ella restò confusa e stupita, non potendo comprendere come
ciò fosse possibile. Perciò, alfine di appurare la verità,
si travestì e si recò al monastero. Lì fece chiamare
suor Beatrice, ed ecco che le comparve davanti la santa Vergine sotto
le sembianze di quell'immagine a cui, fuggendo dal monastero, aveva consegnato
le chiavi e le vesti. La divina Madre così le parlò: «
Beatrice, sappi che, per impedire il tuo disonore, ho preso il tuo aspetto
e per questi quindici anni che sei vissuta lontana dal monastero e da
Dio, ho eseguito in tua vece il tuo lavoro. Figlia, torna, fa' penitenza,
perché mio Figlio ancora ti aspetta e, vivendo virtuosamente, cerca
di conservare il buon nome che ti ho guadagnato ». Dette queste
parole, scomparve. Allora Beatrice rientrò nel monastero, riprese
l'abito da religiosa e grata a Maria per la sua così grande misericordia
visse da santa. Poi, in punto di morte, raccontò tutto a gloria
della santa Vergine.
Preghiera
Grande Madre del mio Signore, so bene che l'ingratitudine da me mostrata
per tanti anni a Dio e a te meriterebbe che giustamente tu smettessi di
aver cura di me, poiché l'ingrato non è più degno
di ricevere benefici. Ma io, Signora, ho un alto concetto della tua bontà
e la ritengo molto più grande della mia ingratitudine. Continua
dunque, o rifugio dei peccatori, e non cessare di soccorrere un misero
peccatore che confida in te. Madre di misericordia, stendi la mano a sollevare
un povero caduto che ti chiede pietà. Maria, difendimi tu o dimmi
a chi devo ricorrere che mi possa difendere meglio di te. Ma dove posso
trovare un' avvocata più pietosa e più potente presso Dio
di te che gli sei Madre? Divenendo Madre del Salvatore, tu sei stata destinata
a salvare i peccatori e a me sei stata data per la mia salvezza. Maria,
salva chi ricorre a te. Io non merito il tuo amore, ma il desiderio che
tu hai di salvare i perduti mi fa sperare che tu mi ami. E se tu mi ami,
come mi perderò? Madre mia diletta, se grazie a te mi salvo, come
spero, non ti sarò più ingrato, ma con lodi perpetue e con
tutti gli affetti dell'anima mia compenserò la mia passata ingratitudine
e l'amore che mi hai portato. Nel cielo dove tu regni e regnerai in eterno,
felice io canterò sempre le tue misericordie e bacerò in
eterno quelle mani amorose che mi hanno liberato dall'inferno tante volte
quante l'ho meritato con i miei peccati. O Maria, mia liberatrice, mia
speranza, regina, avvocata, madre mia, io ti amo, ti voglio bene e ti
voglio sempre amare. Amen, amen. Così spero, così sia.
3. Maria è mediatrice di pace tra Dio e i peccatori
La grazia di Dio è un tesoro assai grande e desiderabile da ogni
anima. Lo Spirito Santo lo chiama un tesoro infinito, poiché per
mezzo della grazia divina siamo innalzati all'onore di diventare amici
di Dio: « Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti
lo acquistano, ottengono l'amicizia con Dio » (Sap 7,14). Perciò
Gesù nostro Redentore e Dio non esitò a chiamare suoi amici
coloro che sono in stato di grazia: « Voi siete miei amici »
(Gv 15,14). Maledetto peccato che scioglie questa bella amicizia. «
Le vostre iniquità hanno messo la divisione tra voi e il vostro
Dio » (Is 59,2). Rendendo l'anima odiosa a Dio, « sono ugualmente
in odio a Dio l'empio e la sua empietà» (Sap 14,9), il peccato
da amica la fa diventare nemica del suo Signore. Che deve dunque fare
un peccatore che per sua disgrazia è divenuto nemico di Dio? Bisogna
che trovi un mediatore che gli ottenga il perdono e gli faccia ricuperare
la divina amicizia che ha perduto. « Cons6lati, dice san Bernardo,
o miserabile che hai perduto Dio. Il tuo Signore stesso ti ha dato il
mediatore, il suo Figlio Gesù, che può ottenerti tutto ciò
che desideri » Ma, esclama il santo, perché gli uomini devono
ritenere severo questo Salvatore così pietoso, che per salvarci
ha dato la vita? Perché devono credere terribile colui che è
tutto amabile? Peccatori sfiduciati, che timore avete? Se temete perché
avete offeso Dio, sappiate che i vostri peccati Gesù li ha affissi
alla croce con le sue stesse mani squarciate e avendo già soddisfatto
con la sua morte la giustizia divina, li ha già tolti dalle anime
vostre. Ecco le belle parole di san Bernardo: « Pensano severo colui
che è la stessa bontà; terribile chi è lo stesso
amore. Che cosa temete, uomini di poca fede? Egli ha affisso con le sue
stesse mani i nostri peccati alla croce». Ma se mai, aggiunge il
santo, tu temi di ricorrere a Gesù Cristo perché ti spaventa
la sua divina Maestà, dato che facendosi uomo egli non ha cessato
di essere Dio, vuoi un altro avvocato presso questo mediatore? Ricorri
a Maria. Ella intercederà per te presso il Figlio che certamente
l'esaudirà e il Figlio intercederà presso il Padre che non
può negare nulla a suo Figlio. San Bernardo conclude: « Figlioli
miei, Maria è la scala dei peccatori » grazie alla quale
essi risalgono all'altezza della grazia divina; « è la mia
più grande fiducia; è tutta la ragione della mia speranza
». Nel Cantico dei cantici lo Spirito Santo fa dire alla beata Vergine:
« Io sono una muraglia e i miei seni sono come torri; ora dinanzi
agli occhi di lui sono diventata come una che ha trovato pace »
(Ct 8,10). Io sono, dice Maria, la difesa dì coloro che ricorrono
a me e la mia misericordia è per loro come una torre di rifugio;
perciò io sono stata costituita dal mio Signore la mediatrice di
pace tra Dio e i peccatori. « Maria, dice il cardinale Ugo di san
Caro commentando questo testo, e la grande pacificatrice che ottiene da
Dio e fa trovare la pace ai nemici, la salvezza ai perduti, il perdono
ai peccatori, la misericordia ai disperati ». Perciò ella
fu chiamata dal suo divino Sposo « bella come i padiglioni di Salomone
» (Ct 1,4 Volg.). Nei padiglioni di Davide non si trattava che di
guerra, ma nei padiglioni di Salomone si trattava solamente di pace. Con
ciò lo Spirito Santo ci fa intendere che questa madre di misericordia
non tratta di guerra e di vendetta contro i peccatori, ma solo di pace
e di perdono alle loro colpe. Quindi Maria fu raffigurata nella colomba
di Noè, la quale uscendo dall'arca portò nel suo becco il
ramo di ulivo in segno della pace che Dio concedeva agli uomini. San Bonaventura
le dice: « Sei tu la fedelissima colomba che interponendoti come
mediatrice presso Dio hai ottenuto al mondo sommerso nelle acque del peccato
la pace e la salvezza ». Maria dunque fu la celeste colomba che
portò al mondo perduto il ramo di ulivo, segno di misericordia.
Ella ci diede Gesù Cristo, che è la fonte della misericordia
e ci ha poi ottenuto in virtù dei meriti di lui tutte le grazie
che Dio ci dona. « Per te, le dice sant'Epifanio, fu donata al mondo
la pace del cielo»; così per mezzo di Maria i peccatori seguitano
a riconciliarsi con Dio. Perciò il beato Alberto Magno le fa dire:
« Io sono la colomba di Noè che apportò alla Chiesa
il ramo di ulivo e la pace universale». Inoltre fu figura manifesta
di Maria l'iride veduta da san Giovanni, che circondava il trono di Dio:
« C'era come un iride intorno al trono » (Ap 4,3). Spiega
il cardinal Vitale che Maria, come l'iride intorno al trono di Dio, sta
sempre presso il tribunale divino per mitigare le sentenze e i castighi
meritati dai peccatori. San Bernardino da Siena pensa che il Signore parlasse
appunto di quest'iride quando disse a Noè: « Porrò
nelle nubi il mio arco, e sarà segno di alleanza fra me e la terra...
Vedendolo mi ricorderò l'alleanza eterna » (Gn 9,13.16) ».
« Maria, dice san Bernardino, è quest'arco dell'eterna alleanza».
« Come alla vista dell'iride Dio si ricorda della pace promessa
alla terra, così alle preghiere di Maria rimette ai peccatori le
loro offese e stringe con essi la pace». Per la stessa ragione Maria
è paragonata alla luna: « Bella come la luna » (Ct
6,9 Volg.). Infatti, dice san Bonaventura, « come la luna sta in
mezzo al cielo e alla terra e rìmanda ai corpi terrestri tutto
ciò che riceve dai corpi celesti, così la Vergine regina
si frappone continuamente tra Dio e i peccatori » per placare il
Signore verso di loro e illuminarli a tornare a Dio. Fu questo il principale
compito affidato a Maria quando fu posta sulla terra: risollevare le anime
decadute dalla grazia divina e riconciliarle con Dio. « Pasci i
tuoi capretti » (Ct 1,7 Volg.). Così le disse il Signore
nel crearla. Sappiamo che i peccatori sono raffigurati dai capretti e
che come gli eletti - raffigurati dalle pecorelle - nella valle del giudizio
saranno collocati a destra, così questi saranno posti a sinistra.
Questi capretti, dice Guglielmo di Parigi, sono affidati a te, o Madre,
« affinché tu li converta in pecorelle e quelli che per le
loro colpe meritavano di essere posti a sinistra, per la tua intercessione
siano collocati a destra ». Così il Signore rivelò
a santa Caterina da Siena di aver creato questa sua diletta Figlia «
come un'esca dolcissima per prendere gli uomini, specialmente i peccatori
» e attirarli a Dio. Ma bisogna qui notare la bella riflessione
di Guglielmo Anglico sul passo del Cantico il quale dice che Dio raccomanda
a Maria « i capretti suoi », perché la Vergine non
salva tutti i peccatori, ma solamente coloro che la servono e l'onorano.
Quelli invece che vivono nel peccato e non l'onorano con speciali omaggi,
né si raccomandano a lei per uscire dal peccato, sono capretti,
ma non di Maria, e nel giudizio saranno miseramente posti a sinistra con
i dannati. Un nobile, disperando un giorno della propria salvezza a causa
dei suoi numerosi peccati, fu esortato da un religioso a ricorrer
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