Testi Mariani

Il trattato della vera devozione
IL MIO IDEALE:
GESÙ FIGLIO DI MARIA
p. Emilio Neubert
Marianista
Le glorie di Maria
 
     

Presentazione

I - Questo libro che ho il piacere di presentare nella sua 10a edizione italiana, è un vero classico della spiritualità mariana. Il mio ideale: Gesù, Figlio di Maria è uscito timidamente nel 1933 da una casa editrice di Marsiglia. Contro ogni previsione, la prima edizione si esaurì in poche settimane, e in un solo anno sono state vendute ventiduemila copie nell'originale lingua francese. Divenne un autentico best-seller negli anni successivi. Nessuna difficoltà ne arrestò la diffusione: né la Guerra Mondiale, né il travagliato dopoguerra. Nel 1953 chiesi all'Autore, P. Emilio Neubert, notizia delle edizioni del libro, ed egli mi rispose: «Per quanto si riferisce alla diffusione del Mio Ideale nelle varie lingue, in genere mi chiedono il permesso, ma non sempre. Chiedo una decina di copie come compenso, però molti traduttori non me le mandano. Ecco le copie che posseggo: 8 in francese; 9 in olandese; 7 in italiano; 6 in inglese; 5 in tedesco; 4 in spagnolo; 2 in portoghese; 2 in giapponese; ed 1 in ciascuna di queste altre lingue: polacco, ungherese, slovacco, sloveno, vietnamita. Ho concesso l'autorizzazione di tradurlo anche in arabo, basco, bretone, catalano, cinese, congolese, gaelico, hindi, lettone, malese, croato, ucraino, …ma non ne conosco l'esito. Penso che in totale siamo sul mezzo milione di copie...». Tali traduzioni furono effettivamente pubblicate, cosa che l'Autore attribuiva alle preghiere di religiosi e religiose, soprattutto contemplativi, che pregavano per il suo apostolato mariano. E il libro continuò per anni questa sua marcia trionfale. Nel 1966 fu pubblicata una edizione spagnola in cui, con l'autorizzazione dell'Autore, si citavano passi del Concilio Vaticano IL Nella edizione presente abbiamo preferito mantenere il testo originale come lo pubblicò il Padre Neubert. La crisi della devozione a Maria e della mariologia in genere nel post-Concilio colpì anche la diffusione di quest'opera. Oggi, in un clima più sereno in cui è sempre più evidente il ruolo di Maria nella storia della salvezza, siamo certi che il Mio Ideale aiuterà i cattolici a inserirsi generosamente nella «nuova evangelizzazione» proposta dalla Chiesa. Negli Stati Uniti, per esempio, è stata appena lanciata una vasta edizione popolare di questo libretto. Ma che cos'ha quest'opera che attira tanto?
II - Mi sia concesso, prima di tutto, di presentare l'Autore di questo classico della spiritualità mariana. P. Emilio Neubert è nato nel 1878 a Ribeauvillé in Alsazia (Francia). Divenne «Fratello di Maria» come allora si chiamavano i Marianisti in Francia. Presa la Licenza in Lettere alla Sorbona, fece gli studi teologici a Friburgo in Svizzera, ove fu ordinato sacerdote. Nel 1907 si laureò in Teologia a Friburgo con una tesi che destò scalpore: Maria nella Chiesa ante-nicena. Si trattava della prima tesi di patristica dedicata alla mariologia; essa segnò un importante punto fermo negli studi mariologici, tanto che nel 1966 per celebrare il 60° anniversario di questo dottorato la Facoltà di Teologia dell'Università di Friburgo assegnò al P. Neubert un Diploma speciale che il decano della Facoltà gli consegnò personalmente. Inviato negli Stati Uniti nel 1908, egli fu successivamente cappellano, professore e maestro dei novizi fino all'anno 1921. Rientrò in Europa come superiore del Seminario internazionale marianista di Friburgo (Svizzera). Fino al 1949 intere generazioni di seminaristi approfittarono della sua esperienza e della sua saggezza. La sostanza del suo messaggio si può così riassumere: per diventare apostolo, per trasformarsi in un altro Cristo, Maria rappresenta il mezzo migliore. E cioè: il ruolo costante di Maria è quello di generare altri Cristo. Scrisse molto. Gli vengono attribuiti più di 150 scritti tra libri, studi e articoli. Tra i libri Maria nel dogma pubblicato nel medesimo anno del Mio Ideale (1933), fu poi riveduto e stampato nel 1945. Nel 1936 pubblicò La vita di Maria; nel 1941 Nostra Madre; nel 1944 La Regina dei militanti, piccolo trattato di spiritualità mariana ad uso dell'Azione Cattolica. Maria e il nostro Sacerdozio (1952) è il frutto della sua esperienza di formatore di sacerdoti. Il vescovo di Liegi, Mons. Louis Joseph Kerkhofs, mi aveva inviato il manoscritto per avere un giudizio, gli scrisse tra l'altro: «Il clero attuale desidera essere del proprio tempo: sociale, attivo, impegnato. Il suo libro aiuterà i sacerdoti ad acquistare il vero spirito sociale, il segreto di una azione profonda, l'impegno autentico nella intimità continua con Gesù e con sua Madre che è anche Madre nostra». Fu uno dei fondatori della «Società francese di studi mariani» nel 1935. La sua ultima opera fu Santa Teresa del Bambin Gesù e la SS. Vergine. Morì nel 1967. La sua vita fu illuminata dall'amore di Cristo e da una devozione filiale verso Maria SS. ma.
III- Il mio ideale: Gesù, Figlio di Maria è stato ed è fra le tante sue opere, la preferita dai lettori, così come è stato per lui. A che cosa si deve questo fascino? Da che dipende questa freschezza di contenuto nel tempo, tanto da farsi perdonare alcune espressioni ormai desuete? Secondo me è una caratteristica molto apprezzata oggi: la «coerenza». Con stile sobrio, il P. Neubert ha saputo offrirci non delle norme teoriche, ma quanto lui stesso viveva: una spiritualità mariana profondamente equilibrata. Ha saputo darci delle sintesi armoniose: dogma e devozione, contemplazione ed azione, Cristo e Maria, semplicità e profondità... Tutto al proprio posto e nella giusta misura. È una chiamata all'interiorità per lanciare il cristiano all'azione. Egli dimostra con chiarezza che la devozione a Maria non è autentica se non è missionaria. In questo senso il P. Neubert è il fedele interprete del messaggio mariano del Ven. P. Guglielmo Giuseppe Chaminade, fondatore dei Marianisti. Tale equilibrio viene dal fatto che il P. Neubert viveva ciò che scriveva. Tuttavia non si tratta di un libro di testimonianze nello stile che piace oggi. Non parla mai di se stesso. Ci confida la propria esperienza in modo obiettivo; e la mette in bocca a Gesù e a Maria che parlano al «discepolo», a quel Giovanni che dobbiamo essere ognuno di noi. Anche se il P. Neubert si nasconde dietro le proprie parole, sarebbe interessante indagare sulla sua esperienza mariana. Citerò soltanto tre passi della sua corrispondenza di quando si trovava negli Stati Uniti. Scriveva al suo direttore spirituale: «Credevo, altre volte, che Maria avesse solamente l'incarico di introdurci nell'unione con Gesù, e che una volta giunti alla intimità con nostro Signore, il suo ruolo fosse terminato. Ora però mi rendo conto che più mi avvicino a Gesù, più ho bisogno di mantenermi in lui, e per amarlo secondo il mio desiderio devo sentire che Maria mi è vicina» (1908).
IV - Coi suoi scritti, e soprattutto col Mio Ideale, il P. Neubert vuole attirare l'attenzione di tutti i cristiani sull'obbligo che hanno di essere santi e apostoli. E vuole dimostrare che Maria è la via per attuare tutto questo, perché Ella è Madre ed Educatrice. Così come ha educato Cristo può educare noi e fare di noi altri Cristo Gesù. Nel 1952 chiese al vescovo di Lourdes di scrivere l'introduzione al libro Maria e il nostro Sacerdozio. Mons. Théas lo fece in modo eccellente parlando di Maria «educatrice»: «Educatrice, la Vergine si china verso l'umile veggente (Bernardetta). Con il proprio vestito, coi suoi gesti, le sue parole ed il suo sorriso Maria modella la sua anima alla propria somiglianza... Maria continua ad essere educatrice per tutti...». Quante persone si saranno poste alla scuola di Maria dopo aver letto il Mio Ideale! Tale lettura ha certamente rappresentato una chiamata ed una spinta alla santità. Solo in cielo avremo una risposta a tali domande. Non ci sono né statistiche né sondaggi in proposito. Il P. Neubert ha conosciuto persone che grazie ai suoi insegnamenti hanno raggiunto le alte vette della santità. Lui stesso ha scritto la vita di due di essi: Suor Maria Regina e René Mougel. Nel 1963 io gli inviai la biografia di un ragazzo spagnolo, Faustino Pérez-Manglano, morto a soli 16 anni. Nel suo diario, in data 8 febbraio 1961 Faustino che aveva allora 14 anni, annota una scoperta: «Dopo aver letto un quarto d'ora il Mio Ideale mi sono reso conto della meravigliosa bellezza di questo libro. Non si può esprimere a parole la grandezza del suo contenuto. Quanto è meravigliosa la mia Madre Maria! Questo libro mi insegna ad amare di più Gesù, Maria e le persone che più mi sono care: papà e mamma». Mi rispose esprimendo la sua gioia per aver contribuito senza saperlo alla rapida ascesa verso la santità di questo giovane, di cui sta per essere introdotta la Causa di Beatificazione, e la cui biografia è stata pubblicata anche in italiano (J.M. Salaverri, Forse Dio mi parla, ed. Piemme): «Ringrazio il Signore per avermi permesso di contribuire, mediante il Mio Ideale ad aumentare il suo amore filiale ed apostolico verso la Madre di Gesù... Sono certo che con l'esempio della sua vita, predicherà la sua devozione alla Madre del Cielo...». Quante ascese spirituali anonime avrà suscitato il Mio Ideale!
V - Il Mio Ideale ha un aspetto che lo rende particolarmente attuale: è un libro cristocentrico. Parte da Cristo ed è Cristo stesso che conduce a Maria. Penso che questo modo di presentare Maria può essere particolarmente utile oggi. Nel periodo del post-Concilio molti cristiani abbandonarono Maria come qualcosa di accessorio e secondario. La visione tradizionale «per Matrem ad Filium», Maria cammino verso il Cristo, per molti non serve. Qui nel Mio Ideale - le due prime parti sono poste in bocca a Gesù - è Gesù stesso che «spiega» Maria, e ci introduce nel mistero di sua Madre. È il Cristo che ci chiede non solo di imitare Maria «la prima cristiana» ma di identificarci con Lui per capirla ed amarla. E giunge a dirci: «Che io, Gesù, possa amarla in te». Questa è la vera devozione a Maria: la stessa che ebbe il Signore. Maria però ha ricevuto una missione specifica nella Chiesa: essa è Regina degli Apostoli. Nelle due ultime parti dell'opera poste in bocca a Maria, essa stessa spiega la propria missione, e ci invita a lasciarci formare da Lei come degli altri Gesù, e a collaborare con Lei nella sua missione nel mondo. È tutto un programma, semplice e concreto; un cammino che ci può aiutare ad essere Missionari di Maria nella nuova evangelizzazione. Quanta forza ed entusiasmo può darci il sentirci strumenti in mano di Colei «cui sono riservate le ultime vittorie sul male», di Colei «che ha vinto tutte le eresie e che vincerà pure quelle odierne», per usare le profetiche parole del Ven. Guglielmo Giuseppe Chaminade.

LIBRO I

L'IDEALE

I.
«VI HO DATO L'ESEMPIO»
Gesù: Fratello mio, tu ami mia Madre e nell'amarla ti senti felice. Ma sei ancora ben lontano dall'amarla come vorrei. Tu l'ami perché si ama tutto ciò che è puro e bello, ed ella è purezza e bellezza ideale. Tu l'ami perché si amano coloro che sono buoni e premurosi, e nessuno è buono e premuroso come lei. Tu l'ami perché la consideri come tua madre, e ogni figlio ama la propria madre. Tu l'ami perché hai sperimentato il suo amore e hai capito che con lei ti riesce più facile rimanere puro e fervente. Tu l'ami perché hai imparato dai libri e dai predicatori che la devozione verso di lei è il mezzo più facile per assicurarti la salvezza eterna e raggiungere la perfezione; ora tu vuoi salvarti e santificarti.
2. Tutti questi motivi sono buoni e possono ispirarti un tenero affetto verso mia Madre; non possono però costituire il fondamento di quella devozione che io desidero vederti praticare. La devozione verso mia Madre è qualche cosa di così grande, di così benefico, di così gradito a lei e a me, da rendere inadeguato ogni tuo tentativo di praticarla in maniera ordinaria, o alta, o anche altissima: devi cercare la devozione più perfetta possibile.
3. Ebbene, sai qual è la devozione più perfetta verso Maria? Cerca nei libri, consulta i teologi, interroga i santi, domanda il loro segreto ai più insigni servi di Maria che la terra abbia mai conosciuto; non troverai una devozione più perfetta di quella che ti voglio insegnare io: la partecipazione, cioè, alla mia stessa pietà filiale verso mia Madre. La perfezione, per i miei discepoli, non consiste forse nell'essere simili al loro Maestro? Non ho dato loro l'esempio affinché facessero ciò che ho fatto io per primo? Il mio apostolo Paolo non ha ripetuto che per un cristiano tutto sta nell'imitare Cristo, nel rivestirsi di Cristo, nell'assumere i sentimenti di Cristo, nel vivere non più della propria vita, ma della vita stessa di Cristo? Ora dimmi, puoi tu concepire disposizioni più perfette verso mia Madre di quelle che ho avute io stesso?

Invito al colloquio: O Gesù, quale magnifico ideale è questo che mi proponi: partecipare alla tua pietà filiale verso la Madre tua! Ma, povero peccatore qual sono, come potrò raggiungerlo? Come potrò anche solo comprenderlo?

II.
SONO FIGLIO DI MARIA PERCHE COSI HO VOLUTO

Gesù: Fratello mio, se vuoi comprendere i miei sentimenti di pietà filiale verso Maria, devi comprendere anzitutto che se sono suo figlio è perché così ho voluto. Non ho fatto nulla per forza, né per caso, né senza scopo. Quando decisi di venire a rendere al Padre mio la gloria che gli è dovuta e a salvare l'umanità, una infinità di vie mi si aprivano dinanzi a tutte preferii quella di Maria. Liberamente e deliberatamente creai Maria perché divenisse un giorno mia Madre, così che ella non esisterebbe se non avessi voluto affidarle tale compito; l'ho fatta quale è, affinché a sua volta mi facesse quale sono. Sono suo Figlio in tutta verità: ho voluto essere tratto, come ogni altro figlio, dalla sostanza di mia Madre; ho voluto nutrirmi del suo latte; ho voluto essere curato e allevato da lei; ho voluto esserle sottomesso. Anzi, sono suo Figlio assai più di quanto tu non sia figlio di tua madre, poiché da lei sola ho voluto ricevere tutta la mia umanità. Sono suo Figlio in tutto il mio essere, come Dio e come Uomo, perché colui al quale ella ha dato la vita terrena è una sola e medesima persona col Verbo.
2. Ora sappi che se ho voluto essere suo Figlio, l'ho voluto per amore. Per amore di mio Padre anzitutto, pensando che avrei potuto glorificarlo meglio e che gli uomini lo avrebbero conosciuto ed amato meglio a motivo di lei. Poi per amore della stessa Madre mia, che mi avrebbe dato più gioia di quanta non me ne diano tutti gli angeli e tutti gli uomini insieme. Ma anche per amore degli uomini... e per amore tuo, mio caro fratello.

Invito al colloquio: Ave, verum Corpus natum de Maria virgine!

III.
CONTEMPLA E STUPISCI

Gesù: Contempla adesso ciò che il mio amore di Figlio mi ha ispirato per mia Madre. Fin dall'eternità, io penso a lei e l'amo, poiché fin dall'eternità vedo in lei la mia futura Madre. Penso a lei nel creare il cielo coi suoi angeli, penso a lei nel plasmare la terra e gli uomini. Penso a lei nel pronunziare la mia sentenza contro i tuoi progenitori, penso a lei nel rivelarmi ai patriarchi e ai profeti.
2. Per amore di lei, la colmo di privilegi, ognuno dei quali oltrepassa ciò che ho fatto di più grande per tutte le altre creature, e in suo favore sospendo le leggi che colpiscono tutti gli altri uomini. Lei, e lei sola, creo immacolata nella concezione, libera da ogni concupiscenza, esente da ogni imperfezione, piena di grazia più di tutti gli angeli e i santi. Madre di Dio e sempre Vergine, è glorificata anche nel corpo, come me e insieme a me, prima della risurrezione universale.
3. Venuto in terra per riscattare il genere umano, consacro trent'anni della mia vita esclusivamente a lei, e tre anni soltanto al resto dell'umanità.
4. E non contento di renderla partecipe dei miei privilegi e della mia intimità, ho voluto che partecipasse alla stessa missione che il Padre aveva affidato a me. Redentore, ho deciso che fosse Corredentrice insieme con me e che tutto ciò che io meritavo con pieno diritto per la salvezza del mondo ella lo meritasse per una ragione di somma convenienza.
5. Ed anche in cielo ho voluto che mi fosse associata e che, essendo io l'avvocato degli uomini presso il Padre, ella fosse la loro avvocata presso di me, per elargire tutte le grazie che con me ha contribuito a meritare in loro favore. E questo perché in cielo come in terra sono suo Figlio e mi compiaccio infinitamente di ricompensarla, con la mia liberalità, di tutto ciò che ha fatto e sofferto per amor mio.
6. Ascolta ancora: io vivo nella Chiesa, mio corpo mistico animato dal mio Spirito. Ciò che fa la Chiesa, lo faccio io; ciò che la Chiesa fa per mia Madre, lo faccio io stesso per lei. Ora considera quanta venerazione ed amore la Chiesa le ha dimostrato: difendendo e proclamando i suoi privilegi; istituendo feste in suo onore; approvando le associazioni e le famiglie religiose che si propongono di servirla. Contempla la pietà dei suoi figli, dei suoi santi, così devoti tutti della Madre mia, delle anime ferventi sempre pronte a tributarle un culto specialissimo; degli stessi semplici fedeli, così gelosi dell'onore di Maria, così perspicaci - talora più degli stessi sapienti - nel riconoscere i suoi privilegi, così pieni di entusiasmo quando si tratta di darle qualche testimonianza di particolare affetto. Che cos'è tutto ciò se non una manifestazione grandiosa, sia pure ancora assai imperfetta, della mia singolare pietà filiale verso mia Madre? E a quanto ha fatto e farà per Maria sino alla fine dei secoli la Chiesa militante, aggiungi quello che fa per lei durante tutta l'eternità la Chiesa trionfante, poiché io vivo nei santi del cielo molto più che nei fedeli della terra. Cerca di comprendere i sentimenti di riconoscenza, di rispetto e di amore che i beati esprimono senza sosta alla loro Regina e Madre, cui si riconoscono debitori della beatitudine eterna! In essi e per mezzo di essi sono sempre io che onoro e amo mia Madre.
7. Passa in rassegna tutte queste prove della mia pietà filiale, scandaglia ed approfondisci questo abisso di amore; cerca di comprendere quanto più puoi, ma sii persuaso che ciò che sfugge alla tua intelligenza è di gran lunga superiore a quanto con essa riuscirai a comprendere. E poi rifletti: è proprio di questa mia infinita pietà filiale che io voglio renderti partecipe.

Invito al colloquio: O Gesù, in passato, sentendomi così felice nell'amare la Madre tua, credevo di riuscire a raffigurarmi in qualche modo quale potesse essere il tuo immenso amore per lei; ma ora vedo che esso è decisamente superiore ad ogni possibile umana immaginazione. Sarà senza dubbio una delle maggiori nostre soddisfazioni in Paradiso il poterlo contemplare ed ammirare per tutta l'eternità, senza mal riuscire a vederne i limiti. Ma come potrò ricopiare in me una tale pietà filiale?

IV.
MIA MADRE, MADRE TUA

Gesù: Fratello mio, non puoi veramente imitare la mia pietà filiale verso Maria se non sei, come me, suo figlio. Ma sai veramente fino a qual punto sei figlio di Maria? Molti cristiani credono di saperlo, e infatti chiamano Maria loro madre. Eppure la maggior parte di essi hanno della sua maternità un'idea assai imperfetta: amano Maria «come se» ella fosse loro madre. Ora, che cosa ti risponderebbe colei che ti ha partorito, se le dicessi: «Ti amo come se fossi mia madre»? Non sono pochi coloro che ritengono Maria loro madre unicamente per effetto di quella parola che pronunziai prima di spirare, quando, vedendo mia Madre ai piedi della croce, e accanto a lei il discepolo prediletto, le dissi: «Donna ecco tuo figlio», e a Giovanni: «Ecco tua madre». Senza dubbio la mia parola avrebbe potuto affidare a Maria una missione materna e creare in lei disposizioni simili a quelle di una madre; ma se la sua maternità fosse il frutto di quella parola soltanto, si tratterebbe di una maternità puramente adottiva. Ora invece devi comprendere che Maria è tua «vera» Madre nell'ordine soprannaturale come ti è madre nell'ordine della natura colei che ti ha messo al mondo.
2. Madre è la donna che dà la vita. Ora Maria ti ha dato la vita per eccellenza. Te l'ha data a Nazareth, sul Calvario e al tuo Battesimo. A «Nazareth» ti ha concepito concependo me. Maria infatti sapeva che rispondendo a Gabriele con un «sì» o con un «no» ti avrebbe dato la vita o ti avrebbe lasciato nella morte; rispose con un «sì» perché tu vivessi. Consentendo a dare la vita a me, consentiva a darla anche a te. Diventando mia Madre, diventava Madre tua. Da quel momento nei suoi disegni, come già nei piani di Dio (che ella peraltro conosceva e ai quali aderiva con tutte le forze), tu facevi parte del mio corpo mistico. Il capo ne ero io, ma tu ne eri membro. Così, sebbene in modo diverso, Maria ci portava entrambi nel suo seno materno, poiché i membri e il capo formano una realtà inscindibile.
3. Sul «Calvario» ella ti ha partorito, offrendomi in sacrificio per te. La tua liberazione dal peccato e dalla morte fu consumata soltanto sul Golgota, dove, «distruggendo colui che reggeva l'impero della morte», ti meritai con la mia morte la grazia di vivere della mia stessa vita. Ora io feci tutto questo in unione con Maria. Ella che mi aveva concepito quale vittima e mi aveva nutrito ed allevato in previsione del sacrificio, nel momento supremo mi offrì al Padre per la tua salvezza, rinunziando in tuo favore ai suoi diritti materni su di me. E colei che, sempre vergine, non ebbe altro che gioia dalla nascita del suo primogenito, vi partorì, te e i tuoi fratelli, nel più crudo dolore.
4. In quell'ora ebbe effettivamente compimento la sua maternità a tuo riguardo; ed è appunto ciò che volli proclamare e rendere noto, affidando Maria a Giovanni e Giovanni a Maria. La mia parola, in altri termini, non creava tale maternità, ma la promulgava, la confermava e la completava nell'ora più solenne della mia vita, nell'ora in cui mia Madre, divenuta pienamente Madre tua, era meglio in grado di comprendere la sua missione materna.
5. Al «Battesimo» Maria ti ha dato la vita non più solo di diritto, come sul Calvario, ma di fatto. Tua madre terrena aveva dato alla luce, per così dire, un bambino nato morto. Perché tu giungessi alla vita, si richiedeva che la grazia santificante ti fosse infusa al fonte battesimale. Ora, questa grazia santificante te l'ha ottenuta Maria, la dispensatrice di tutte le grazie. Quando da figlio dell'ira sei diventato figlio di Dio, è stata Maria a partorirti alla vita divina.
6. Comprendi ora che col farti partecipe della vita di Dio Maria ti è «veramente» Madre nell'ordine soprannaturale, come colei che ti ha dato la vita terrena è veramente tua madre secondo la natura? Anzi, Maria ti è molto più Madre ancora! Anzitutto per il modo in cui ti dà la vita. Per partorirti ella ha dato incomparabilmente più di quanto non abbia dato la madre tua terrena: le sei costato dolori indicibili, nonché la vita di colui che le era infinitamente più caro della propria vita. Inoltre ella continua, per tutto il corso della tua esistenza, ad occuparsi di te, mentre le madri terrene si curano dei loro figli solo finché non giungono all'età adulta. Tu sarai sempre il suo «bimbetto che partorirà continuamente finché Cristo non sia formato in te». E se per disgrazia ti accadesse di perdere la vita soprannaturale, a differenza delle madri terrene alle quali altro non resta che piangere impotenti sul corpicino esangue di un figlio, Maria potrebbe ridartela. E poi, per quanto tu sia imperfetto ed ingrato, ella ti ama di un amore che vince per intensità e purezza l'amore di tutte le madri per i loro figli.
7. Infine Maria ti è Madre più di ogni altra soprattutto per la natura stessa della vita che ti ha dato. Non si tratta infatti di una vita effimera come la vita terrena, ma di una vita senza fine; non di una vita mista di imperfezioni e di dolori come la presente, ma di una vita incomparabilmente beata; non di una vita creata, umana o angelica, ma - intendilo bene - di una partecipazione alla vita increata, alla vita stessa di Dio, alla vita della Santissima Trinità. Si tratta dunque di una vita che non avrà mai fine e che sarà essenzialmente beata, perché parteciperà dell'eternità e della beatitudine stessa di Dio. Quale maternità umana potrebbe reggere il confronto con una simile maternità? Ora Maria è tua vera Madre, e Madre tanto perfetta, perché è Madre mia. E tu sei mio fratello, mio fratello infinitamente caro, perché mio Padre è Padre tuo, e mia Madre, Madre tua.

Invito al colloquio: O Gesù, sinceramente non sapevo fino a qual punto Maria fosse mia Madre! Quanto la sento ora più vicina a me! Dunque, colei che è veramente tua Madre è anche veramente Madre mia, ed io sono veramente suo Figlio! Grazie, o Gesù, grazie per questo incomparabile dono.

V.
TU AMI MARIA. MA CHI L'AMA NON SEI TU: SONO IO CHE L'AMO IN TE

Gesù: Fratello mio, poiché la mia vita è vita tua e la Madre mia Madre tua, ti è facile imitare la mia pietà filiale verso di lei. Non devi imitarmi solamente come un discepolo imita il maestro, o come un cristiano in terra imita il suo celeste patrono. Io sono per te più che un modello posto davanti agli occhi; sono un principio interno di vita.
2. Tu vivi di me. Le mie disposizioni devono diventare le tue. Io sono il ceppo della vite, di cui tu sei un tralcio; la medesima linfa circola nel ceppo e nei tralci. Io sono il capo e tu un membro del mio corpo mistico; nel capo come nelle membra scorre il medesimo sangue. Quando sei puro, io sono puro in te; quando sei paziente, io sono paziente in te; quando pratichi la carità, sono io che la pratico in te; tu vivi, ma in realtà sono io che vivo in te; tu ami mia Madre, ma sono io ad amarla in te. Comprendi ora perché godi tanto nell'amare Maria? Sono io che in te gioisco nell'amarla.
3. Tu partecipi alla mia vita; manca però ancora molto perché la mia vita in te sia perfetta. Se lo fosse, penseresti, sentiresti, vorresti e agiresti in ogni cosa come me. Sono ancora troppi gli ostacoli che tu frapponi al libero esercizio della mia attività in te. Troppo spesso tu mi condizioni come la cella condiziona un carcerato. Ti è necessario rimuovere questi ostacoli. Bisogna che con sforzi generosi arrivi a pensare i miei pensieri, a volere i miei voleri; bisogna che completi ciò che manca alla mia vita in te. Tu partecipi alla mia pietà filiale verso mia Madre; ma questa mia pietà filiale verso di lei è ben lontana dall'essere perfetta in te. Ti è necessario rimuovere gli ostacoli, per giungere, non senza sforzi generosi, ad assumere verso la Madre mia i miei stessi pensieri, i miei sentimenti, i miei voleri, la mia attività. Bisogna che tu completi quello che in te manca alla mia pietà filiale verso mia Madre.
4. Cominci ad intuire, almeno in parte, ciò che cerco di rivelarti riguardo alla tua devozione verso Maria? Si tratta per te di amare mia Madre perché io stesso la amo; si tratta di amarla come io stesso la amo; si tratta di amarla con lo stesso amore con il quale io la amo.

Invito al colloquio: O Jesu dulcis, o Jesu pie, O Jesu fili Mariae!


LIBRO Il

LE ESIGENZE DELL'IDEALE

Gesù: Fratello mio, ti ho indicato l'ideale da raggiungere; ora voglio mostrarti ciò che esso richiede da te. Mi hai seguito fin qui con gioia. D'ora in poi seguimi, sia pure con gioia, ma soprattutto con amore e generosità. Non si tratta più solamente di contemplare con stupore e ammirazione il tuo modello; si tratta di ricopiarne i lineamenti. Te li indicherò ad uno ad uno. Ma li potrai fare perfettamente tuoi soltanto se saprai rinunciare a te stesso e se saprai amare.

I.
COME ME: DONATI A MIA MADRE: SENZA RISERVE

Gesù: Fratello mio, divenendo figlio di Maria, mi sono donato interamente a lei. Creatore e Signore assoluto di tutte le cose ho voluto, per amore, appartenere a Maria e da lei dipendere; ho voluto appartenerle coi legami più intimi, quelli che provengono dalla natura stessa e che nessuna cosa al mondo può sciogliere. Da tutta l'eternità ho scelto questa appartenenza e dipendenza filiale, e fin dal primo istante della mia incarnazione nel seno di Maria ratificai con la mia volontà umana questo decreto del mio eterno amore, e provai in esso un ineffabile compiacimento. Figlio di una Vergine, appartenevo a mia Madre come nessun fanciullo appartiene alla propria; e come nessun fanciullo può fare, volli perpetuare questo mio stato di totale dipendenza. Non abbandonai mia Madre come fanno i figli quando vogliono fondare una nuova famiglia, ma le restai accanto fino al momento stabilito per il compimento della mia missione pubblica; e poiché mia Madre non ebbe mai altra volontà se non quella di mio Padre, anche allora, e perfino nel supremo sacrificio, la mia volontà fu sempre in perfetta sintonia con la sua. Non solo. Nel cielo stesso mi ricordo e mi ricorderò sempre che sono suo figlio; e benché vi eserciti la mia signoria assoluta, accondiscenderò eternamente, con perfetto amore filiale, ai suoi materni desideri.
2. A mio esempio, donati a mia Madre interamente, senza riserve e per sempre in qualità di figlio suo amatissimo. Consacrale il tuo corpo con ogni sua attività, il tuo spirito con ogni sua facoltà. Consacrale tutti i tuoi beni, materiali e spirituali, naturali e soprannaturali. Consacrale tutto ciò che sei e che sarai, tutto ciò che hai e che avrai, tutto ciò che fai e che farai. Così che né in te né intorno a te non vi sia più nulla che non le appartenga.
3. Non ti accontentare di darti a Maria per essere un suo «bene immobile»; ella vuole servirsi di te non come di un oggetto inerte ma come di un figlio premuroso nel prestare assistenza a sua madre. Poiché - come te lo rivelerà lei stessa più tardi - ho affidato a lei una grande missione nel mondo, ella vuole aver bisogno di te.
4. Donati a lei incondizionatamente. Non per interesse, non per ricevere di più di quello che darai, non per la consolazione che proverai nel dono di te stesso, ma per puro amore filiale, come mi sono dato io. Proverai consolazione, certo, ma incontrerai anche tribolazioni: non pensare né alle une né alle altre, ché a tutto provvederà tua Madre. Tu pensa solo a donarti tutto intero e per amore.
5. Donati a lei per sempre. Sono molti quelli che in un momento di fervore hanno dichiarato di donare ogni cosa a mia ma sono quasi altrettanti coloro che dopo aver dato tutto complessivamente, si sono poi ripresi tutto un po' alla volta. Nell'ora della prova, quando la loro totale donazione richiedeva sacrifici, hanno detto: «E’ duro questo linguaggio; chi lo può intendere?». E non hanno più voluto andare oltre nelle via della loro intera consacrazione. Farai tu come costoro? Occorre a volte essere eroici per vivere la totale appartenenza a Maria, perché occorre salire con lei fino in cima al Calvario. Ti senti capace di un tale eroismo?
6. Prendi l'abitudine di rinnovare spesso la tua consacrazione alla Madre celeste. Rinnovala svegliandoti, per affidare a lei l'intera giornata. Rinnovala ricevendomi nella Santa Comunione: in quel momento, essendo una cosa sola con me, donati di nuovo a mia Madre come suo amato figlio. Rinnovala alle ore tre pomeridiane, in ricordo di quell'ora solenne in cui, sacrificandomi, Maria ti diede la vita e si sentì dire da me: «Donna, ecco tuo figlio». Rinnovala all'inizio delle tue principali azioni, per ricordarti che non devi agire per te stesso, ma unicamente per lei. Rinnovala specialmente nelle prove che incontri. Rivolgiti allora a Maria dicendo: «O Madre, quando nell'entusiasmo del mio amore filiale mi diedi tutto a te non prevedevo questo sacrificio. Ma poiché la mia intenzione era sincera, non intendo ora venir meno alla mia donazione. Voglio tutto ciò che tu vuoi perché lo vuoi, per quanto mi debba costare!».
7. Se vuoi diventare così generoso da vivere sempre ed interamente secondo la tua donazione, non ti fermare a guardare il sacrificio. Guarda me e guarda tua Madre. L'amore ti sarà di stimolo e la grazia di sostegno. E se sentirai vacillare il tuo coraggio, prega: può una madre come Maria non venire in aiuto di un figlio che la invoca per restarle fedele? E posso io, tuo fratello primogenito, negarti la forza di camminare verso l'ideale al quale ti ho chiamato.

Invito al colloquio: Sono tutto tuo, o Madre mia, e tutto ciò che ho ti appartiene.

II.
COME ME, AMA MIA MADRE

a) PERCHE’

Gesù: Fratello mio, mi sono fatto figlio di Maria per amore. Tutto, nelle mie relazioni con mia Madre, si spiega con l'amore. Vuoi comprendere la mia pietà filiale verso di lei? Comprendi anzitutto il mio amore per lei. Quanto desidero infondere nel tuo cuore un po' di quell'amore per mia Madre che arde nel mio! Sforzati di diventare semplice, umile, generoso, perché io possa versare in te l'abbondanza del mio amore filiale.
2. Ricorda, nel raccoglimento e nella preghiera, ciò che ti ho accennato del mio amore per Maria: come l'ho scelta da tutta l'eternità e come l'ho colmata di privilegi; come sono vissuto nella sua intimità e l'ho associata alla mia missione; come l'amo e l'amerò in eterno per mezzo dei santi e per mezzo della Chiesa terrena e celeste.
3. Poi, penetrando più intimamente nel mio cuore medita i motivi che mi hanno indotto ad amarla tanto. L'ho amata e l'amo perché è mia Madre; una Madre di meravigliosa bellezza e perfezione; una Madre che mi dà più gioia con una sua sola parola e con un solo suo sguardo, di quanta non hanno potuto darmi i santi con i loro atti più eroici; una Madre che mi ama di un amore superiore a quello di cui mi amano gli angeli e i santi; una Madre che visse per me solo ed accettò volentieri, per causa mia, il martirio più atroce che creatura abbia mai patito.
4. L'ho amata, perché mi ha aiutato a compiere la missione affidatami dal Padre. Mi ha dato infatti la natura umana affinché potessi predicare la buona novella agli uomini e morire per essi. Si è unita a me con la sua volontà, con le sue ardenti preghiere, con le sue immolazioni, con la sua presenza ai piedi della croce. Sino alla fine dei tempi si adopererà a convertire i peccatori, a santificare i giusti, a conquistare innumerevoli anime. Ella stessa inoltre rappresenta il maggior successo della mia missione redentrice, in quanto, riscattandola in modo tanto perfetto, ho fatto più che riscattando tutto il resto del mondo.
5. L'ho amata e l'amo perché grazie a lei ho potuto offrire al Padre un'adorazione e una gloria di valore infinito, che non avrei potuto rendergli senza l'umanità di cui ella mi aveva rivestito; perché si è unita a me nell'adorare e nel pregare il Padre, superando in ciò tutti i santi e gli angeli insieme; e perché per mezzo suo si comprenderà meglio mio Padre e si nutriranno sentimenti più filiali verso di lui.
6. Non cessare di meditare l'immensità del mio amore verso Maria; non ne raggiungerai mai i confini, nemmeno nell'eternità. Meditando questo amore, mettiti al mio posto, diventa Gesù, il figlio primogenito di Maria, Gesù la cui vita è vita tua, e cerca di sentire in te tutto ciò che ho sentito io stesso.
7. Poi considera l'amore speciale che Maria ti porta. Ella ti ama perché io stesso ti ho amato fino a morire per te, e gli affetti miei sono i suoi affetti. Ti ama perché l'ho fatta tua Madre ed ogni madre è amore. Ti ama perché ogni madre ama di preferenza quel figlio che più le è costato, e tu le sei costato indicibili patimenti. Ti ama perché per partorire te alla vita, ha dovuto offrire me alla morte. Ti ama perché sei una cosa sola con me, ed amandoti ella ama me stesso.

Invito al colloquio: O Gesù, amavo già Maria quando intuivo solo confusamente ciò che ella è per me. Ora che capisco quanto veramente mi sia madre, quanto tu l'ami e quanto ella mi ami, come potrei non amarla anch'io con tutte le mie forze?

III.
COME ME, AMA MIA MADRE

b) IN QUALE MODO ?

Gesù: Fratello mio, ami veramente colei che ti ama tanto e che io stesso amo a dismisura? Tu credi di amarla perché ti piace conversare con lei, e canti con esultanza le sue lodi. Ma sulla terra, amare non è tanto godere ed esultare quanto lavorare e soffrire.
2. Se ami Maria, vorrai lavorare per lei. Sarai felice di consacrarle la tua attività, il tuo tempo, le tue fatiche. Nessun lavoro ti riuscirà troppo penoso se sarà in gioco la sua gloria; nessuna impresa ti sembrerà impossibile se sarà finalizzata a promuovere i suoi interessi. Quando dovessi trovare superiore alle tue forze un qualche cosa che tornerebbe a gloria di Maria, confessa pure che hai cessato di amare. Ora mia Madre ti riserva una impresa nobilissima e talvolta assai difficile.
3. Se ami Maria vorrai soffrire per lei. Chi non ama più Maria quando gli si chiede di soffrire per lei, vuol dire che non l'ha mai amata: ha amato solo se stesso nelle consolazioni che ha ricevuto da lei. Non rifiutarti mai di soffrire se non vuoi rifiutarti di amare. Non ti accontentare di accettare i patimenti; amali. Non sei desideroso di poter dimostrare il tuo amore? Di poter amare sempre di più?
4. Per imparare ad amare sempre di più prendi i quattro mezzi che ora ti indicherò:
a) Cerca di compiere con più amore possibile quell'infinità di piccoli sforzi e sacrifici che incontri nella vita quotidiana. Se arriverai a non dir mai di «no» a tua Madre nelle piccole cose, non le dirai di «no» neppure nelle grandi.
b) Non cessare mai di studiare tua Madre. Impara dai libri tutto ciò che puoi sulle sue grandezze, sulla sua missione, sulla sua vita e sulla vita di coloro che l'hanno amata e servita, e poi rifletti su ciò che avrai imparato. Non avrai mai finito di studiarla perché non si finisce mai di comprendere ciò che io ho fatto per lei, e ciò che ella ha fatto per me e per te.
c) Vivi in una costante unione con lei. Non potrai vivere nella sua intimità senza trovarla ogni giorno più amabile e senza amarla ogni giorno di più. Ti spiegherò più tardi come potrai, a mio esempio, rimanere sempre unito a lei.
d) Finalmente, chiedimi la grazia di amarla e di crescere sempre nel suo amore. L'amore per mia Madre è una grazia speciale. Ora la grazia si ottiene con la preghiera: chiedi e riceverai. Chiedi senza esitare, poiché si tratta di una grazia che è conforme ai miei disegni. Esitare significherebbe fare ingiuria a me e a mia Madre, in quanto potrebbe lasciare adito al sospetto che io possa non volere che ella sia amata. Il tuo stesso desiderio di amarla non ti è stato forse ispirato da me? E te l'avrei ispirato se non volessi esaudirlo? Chiedi questa grazia ogni giorno. Chiedila soprattutto quando vengo a te nella comunione eucaristica. Vengo allora a te come figlio di Maria, con l'umanità che ho ricevuto da lei, e per mezzo della quale ti rendo partecipe della mia divinità. «Colui che mi mangia vivrà di me». Amare mia Madre di quell'amore con il quale io la amo non è appunto vivere di me? Nella comunione soprattutto faccio passare dal mio cuore nel tuo l'amore per mia Madre; allora soprattutto chi vive non sei tu ma vivo io in te; chi ama Maria non sei tu, ma l'amo io in te. Fino ad oggi non mi hai chiesto con la dovuta insistenza questa grazia. Chiedi e riceverai, e la tua gioia sarà perfetta.

Invito al colloquio: O Gesù, per l'amore col quale ami tua Madre, concedimi, ti prego, di amarla veramente come tu stesso la ami e vuoi che ella sia amata.

IV.
COME ME, UBBIDISCI A MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, vuoi come me dimostrare il tuo amore a mia Madre? Siile obbediente come lo ero io. Bambino, mi lasciai trattare da lei come le pareva: mi lasciai adagiare nel presepe, portare tra le sue braccia, allattare, avvolgere in fasce, portare a Gerusalemme, in Egitto, a Nazareth. Poi, appena ne ebbi la forza, mi affrettai ad eseguire i suoi desideri, anzi, ad indovinarli e a prevenirli. Dopo aver fatto stupire i maestri della legge nel tempio, tornai con lei a Nazareth e le fui sottomesso. Rimasi con lei fino all'età di trent'anni accondiscendendo sempre ai suoi minimi desideri.
2. Provavo una gioia indicibile nell'obbedirle; e con l'obbedienza contraccambiavo appunto ciò che ella faceva per me, e soprattutto ciò che un giorno avrebbe dovuto soffrire.
3. Le obbedivo con perfetta semplicità; quantunque fossi suo Dio, ricordavo di essere anche suo figlio; ella era pur sempre mia Madre e rappresentante del Padre celeste. Ed ella da parte sua, con la stessa perfetta semplicità, mi comandava e dirigeva, ineffabilmente beata nel vedermi attento ai suoi minimi cenni. Vuoi rinnovare a tua volta questa sua gioia? Obbediscile come ho fatto io.
4. Mia Madre ha degli ordini da darti: ella ti comanda anzitutto per mezzo del dovere. Alcuni fanno consistere la devozione a Maria in immagini e statue, in ceri e fiori; altri in formule di preghiera e in canti; altri in sentimenti di tenerezza e di entusiasmo; altri ancora in pratiche e sacrifici supplementari. C'è chi crede di amarla molto perché parla volentieri di lei o perché si vede, con la fantasia, intento a fare grandi cose per lei, o perché si sforza di pensare sempre a lei. Tutte queste cose sono buone ma non sono l'essenziale. «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». Così, non quelli che le dicono «Madre Madre» sono i veri figli di Maria, ma coloro che fanno sempre la sua volontà. Ora Maria non ha altra volontà che la mia, e la mia volontà a tuo riguardo è che tu compia bene il tuo dovere.
5. Sforzati dunque, anzitutto, di fare il tuo dovere e di farlo per amore di lei: il tuo dovere grande o piccolo, facile o penoso, piacevole o monotono, appariscente o nascosto. Se vuoi piacere a tua Madre sii più puntuale nella tua obbedienza, più coscienzioso nel tuo lavoro, più paziente nei tuoi dispiaceri.
6. E tutto fai col massimo amore possibile e con volto sorridente. Sorridi nel penoso lavoro quotidiano, nelle occupazioni più prosaiche, nel monotono succedersi delle tue faccende: sorridi a tua Madre, che ti chiede di dimostrarle il tuo amore nel compimento gioioso del tuo dovere.
7. Oltre che a richiamarti ai tuoi doveri di stato, Maria ti dà altri segni della sua volontà: le ispirazioni della grazia. Ogni grazia ti viene tramite suo. Quando la grazia ti invita a rinunziare a quel tal piacere, a disciplinare certe tue tendenze, a riparare certe colpe o negligenze, a praticare certi atti di virtù, è Maria che soavemente e amorevolmente ti manifesta i suoi desideri. Forse talora provi un certo sgomento per quanto richiedono da te quelle ispirazioni. Non temere: sono voci di tua Madre, di tua Madre che vuole renderti felice. Riconosci le voci di Maria, credi al suo amore, e rispondi con un «si» a tutto ciò che ella ti chiede.
8. Vi è però un terzo modo di praticare l'obbedienza verso Maria, ed è quello di eseguire il compito speciale che ella sta per affidarti. Sii pronto.

Invito al colloquio: O Gesù, incomincio a capire che tutto il mio programma spirituale deve consistere nel fare ciò che dice di te lo Spirito Santo: «Ed egli era loro sottomesso».

V.
COME ME, ONORA MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, io sono il Dio dinanzi al quale gli angeli si velano la faccia e che adorano tremanti. Eppure ho onorato Maria in tutta umiltà perché, quantunque sia Dio, sono suo Figlio. Avendo promulgato il comandamento: «Onora tuo padre e tua madre» come potevo non osservarlo io stesso nel modo più perfetto?
2. Ho onorato Maria perché mi è Madre, Madre incomparabilmente santa, degna rappresentante del Padre mio celeste. Immaginati se puoi, il rispetto profondo e tenero ad un tempo col quale prima fanciullo, poi adolescente e quindi uomo adulto, la salutavo e le stavo dinanzi, l'ascoltavo, le parlavo, ed eseguivo ogni suo desiderio. Quanto la vedevo gioire interiormente per questi miei segni di rispetto che ella gradiva con semplicità - perché così voleva il Padre - pur ripetendo fra sé: «Egli ha guardato l'umiltà della sua serva ed ha innalzato gli umili».
3. Ma per onorarla, non ho voluto soltanto tributarle questi segni di rispetto, ho fatto immensamente di più. Non è forse un segno della mia venerazione l'averla esentata dalla legge del peccato originale, l'averla preservata dalla concupiscenza e circondata di tanti aiuti spirituali da non permettere che la sua purezza cristallina fosse mai appannata dal più lieve soffio di male? Non è un effetto del mio infinito rispetto per lei l'aver salvaguardato la sua integrità fisica nel mio concepimento e nella mia nascita, e l'averla trasportata in cielo senza permettere che il suo corpo verginale conoscesse la corruzione del sepolcro? E non fu una manifestazione della mia volontà di esaltarla sempre di più l'averla riempita fin dalla sua immacolata concezione di una sovrabbondanza di grazia superiore a quella di tutte le creature messe insieme, l'averla associata alla mia missione redentrice ed incoronata quale Regina del cielo e della terra? E poi, come già ti ho detto, che cosa sono gli omaggi che sia per bocca dei suoi venerandi pastori, sia attraverso le entusiastiche acclamazioni di popoli, la Chiesa non ha cessato di moltiplicare in ogni secolo e moltiplicherà più ancora nei secoli venturi, se non un'attuazione parziale del mio immenso desiderio di onorare mia Madre?
4. «Ecco - esclamava ella un giorno, mossa dallo Spirito - ecco, tutte le generazioni mi chiameranno beata». Bisogna che questa profezia si avveri: che su tutta la terra sia santificato il nome di mio Padre e glorificato il nome di mia Madre.
5. Per onorare Maria come io l'ho onorata e come voglio che la si onori, cerca innanzitutto di comprenderla meglio. Non cessare di contemplare la sua dignità, i suoi privilegi, la sua perfezione, la sua missione. Poi umiliati nel tuo nulla e nella tua miseria: quanto più ti farai piccolo, tanto più sarai capace di intendere la grandezza di mia Madre. Soprattutto fa' penetrare nel tuo cuore le disposizioni del mio: guarda Maria coi miei occhi, ammirala col mio spirito, gioisci con me della sua bellezza.
6. Onorala celebrando con gioioso fervore tutte le feste che la Chiesa ha istituito in suo onore. Onorala con qualche pratica di pietà che le dedicherai costantemente ogni giorno, con sacrifici che ti imporrai per contribuire alla sua glorificazione. Onorala facendola conoscere ed amare intorno a te; unendoti ad altri suoi figli privilegiati per poterla meglio servire insieme ad essi. Onorala donandoti interamente a lei, lavorando per lei e sotto la sua guida. In che modo? Ella stessa te lo dirà in seguito. Onorala soprattutto con la tua vita. Diventa santo e farai più per il suo cuore che se, cristiano mediocre, componessi dotti trattati intorno ai suoi privilegi.
7. Onorala a nome mio e a nome tuo. Onorala per quelli che non la onorano, per i pagani che la ignorano, per gli infelici che la bestemmiano, per i cattivi cristiani che non la pregano, per le anime consacrate che si mostrano poco zelanti nel servirla.
8. Onorala con tutte le tue forze, perché, essendo superiore ad ogni lode, non la loderai mai abbastanza. Onorala senza tema di esagerare: non la onorerai mai quanto l'ho onorata io e quanto voglio che sia onorata.

Invito al colloquio: Benedetto sia il nome di Maria, Vergine e Madre, ora e in tutti i secoli!

VI.
COME ME, IMITA MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, i figli somigliano alla propria madre. E io ho somigliato tanto alla mia come mai figlio d'uomo somigliò alla sua. Essendo nato da lei sola, le mie fattezze, il mio sguardo, il mio portamento, i miei gesti, il mio incedere, tutto il mio aspetto ricordava la mia verginale Madre; chi mi vedeva mi riconosceva subito quale figlio di Maria. Ma più ancora che il nostro aspetto esteriore, si somigliavano le nostre personalità. Mio Padre aveva formato Maria secondo la mia immagine, affinché poi, come una vera madre, ella mi formasse secondo la sua. E con una costante applicazione ad osservarmi, a meditare nell'animo suo tutto ciò che facevo e dicevo, ella riproduceva tutte le mie disposizioni interiori con una impareggiabile perfezione. Perciò, di qualunque cosa si ragionasse, avevamo gli stessi pensieri, gli stessi sentimenti, gli stessi voleri. L’anima sua era passata in me e l'anima mia in lei.
2. Sforzati di somigliare a mia Madre come le ho somigliato io. Somiglia a lei nell'aspetto esteriore, con la tua modestia. Fa' che vedendoti si provi in qualche modo quel rispetto e quel raccoglimento che provavano coloro che vedevano mia Madre.
3. Somiglia a Maria soprattutto nel tuo mondo interiore. Ricopia le sue virtù, che sono estremamente semplici. Poiché la vita di Maria non fu dissimile dalla tua, è per te cosa agevole comprendere o indovinare come ella agiva, o come avrebbe agito trovandosi nelle tue stesse condizioni. Come lei studierai le virtù anzitutto in me. Poi guarderai la Madre tua per sapere come ella le abbia riprodotte in sé. Da me riceverai l'insegnamento; ma esso ti apparirà più chiaro quando te l'avrà spiegato tua Madre.
4. Sii puro per essere un degno figlio della Vergine delle vergini. Sii umile e semplice, dimentico di te, come lo fu la serva del Signore. Sii raccolto in Dio, e sull'esempio di mia Madre medita in cuor tuo tutto ciò che ti è rivelato riguardo a me. Sii fermo nella fede, credendo, nonostante tutte le apparenze contrarie, alla parola del Signore, come ella credette. Sii sottomesso a tutti i decreti divini rispondendo sempre a Dio con una sola parola: «Sono il figlio della tua serva; avvenga di me quello che hai detto». Sii pieno di bontà verso il prossimo, adoperandoti con zelo al suo servizio, come Maria in casa di Elisabetta, a Cana e soprattutto sul Calvario. Tra le virtù di mia Madre, sforzati di imitare in modo particolare quella che più ti manca e che più ti è necessaria.
5. Imita non solo le sue virtù ma anche le sue disposizioni verso le persone che le stavano intorno; verso i suoi genitori Gioacchino ed Anna; verso Giovanni mio discepolo prediletto, che mi sostituì presso di lei; soprattutto verso Giuseppe suo sposo e mio padre verginale, che ella circondava di indicibile affetto, venerazione e riconoscenza per tutto quello che egli era e faceva per me e per lei. Non saresti veramente suo figlio, se non ti sforzassi di amare e di venerare colui che le era così caro.
6. Imita soprattutto le sue disposizioni verso di me. Maria è stata creata solo per me; ha respirato, lavorato e sofferto solo per me. Da lei imparerai a vivere per me solo e a dedicarti interamente alla mia causa. E ciò imparerai presto e perfettamente. Poiché la contemplazione delle disposizioni di mia Madre a mio riguardo eserciterà su di te uno straordinario potere misto di forza e di delicatezza, di intelligenza e di amore, accompagnato da una grazia speciale. Vicino a lei tu proverai, in virtù della simpatia che intercorre tra madre e figlio, ciò che ella sentiva vicino a me. Che meraviglia se accanto a lei imparerai a fare tue le mie disposizioni!
7. A suo esempio entrerai pure nell'intimità del Padre mio celeste, del quale ella sapeva di essere, fin dalla sua immacolata concezione, la figlia privilegiata, e dello Spirito che l'aveva eletta per sua sposa infinitamente amata.
8. L'imitazione di mia Madre ti ispirerà anche un'altra disposizione: quella di un amore immenso per il prossimo. Ma di ciò ti parlerà lei stessa.

Invito al colloquio: O Gesù rendimi simile alla Madre tua affinché ella mi renda simile a te.

VII.
COME ME, CONFIDA IN MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, come ogni figlio confida in sua madre, così anch'io ho confidato nella mia. Ho confidato in lei per le mie necessità materiali. Io che nutro gli uccelli dell'aria e rivesto splendidamente i gigli dei campi, volli aver bisogno degli stessi aiuti materiali di cui necessitano tutti gli altri figli degli uomini. Per ogni cosa confidai in mia Madre. Ella mi nutrì, mi vestì e si prese cura di me. La mia vita fu minacciata. Non me ne sgomentai: mia Madre mi portò in terra straniera, mentre dormivo tranquillamente tra le sue braccia.
2. Confidai in mia Madre per il compimento della mia missione. Appena concepito, volendo santificare il mio precursore, manifestarmi, agli Ebrei e ai Gentili, al vecchio Simeone e alla profetessa Anna, affidai ogni cosa a lei. Nuovo Adamo, venuto a riparare la colpa del primo, volli che mia Madre si associasse a me, quale nuova Eva, in una perfetta uniformità di voleri, di preghiere e di sacrifici. Ella capì perfettamente ogni cosa e vi consentì generosamente.
3. Confidai in lei nelle angosce cagionatemi dalla mia missione. L'anima mia fu triste oltre ogni dire. Triste alla vista del culto tutto materiale, spesso ipocrita, che si rendeva a mio Padre: triste per la incomprensione della gente, per l'opposizione e la mala fede dei miei nemici, per i sentimenti grossolani e l'incostanza dei miei amici; triste soprattutto per la perdita di innumerevoli anime, tutte a me infinitamente care, per le quali stavo per versare inutilmente il mio sangue. Ero triste, triste fino alla morte, a tal punto che pregai mio Padre di allontanare da me l'amaro calice. Eppure mi rimaneva un'immensa consolazione: mia Madre. Ella mi comprendeva; ella sapeva adorare in spirito e verità; ella prendeva par te alle mie angosce; ella mi amava tanto più quanto più accanitamente ero odiato dai Farisei, quanto più amaramente rimanevo deluso per la condotta dei miei discepoli; «Ella vegliava e pregava con me», per tutto il tempo della mia vita nascosta e per tutto quello della mia missione pubblica; ella «stette» ai piedi della croce, credendo con fede incrollabile, mentre vacillava la fede di tutti gli altri; in lei la mia opera redentrice produsse tutto il suo frutto; in lei ottenni il mio più splendido trionfo.
4. Come me, confida anche tu in mia Madre. Confida: ella è onnipotente. Non l'ho forse fatta dispensatrice di tutte le grazie? Non può ella dare tutto ciò che vuole, a chi vuole, quando vuole? Confida: la sua bontà è immensa. Avendola fatta onnipotente, potevo non farla tutta misericordiosa? Confida: io sono suo Figlio; che cosa potrei negare a mia Madre? Confida: tu pure le sei figlio; può mai una madre negare al figlio ciò che gli può dare? Confida: ti sei donato tutto a lei; potrebbe ella essere meno generosa di te? Confida: dando a te, ella dà a me, poiché sa bene che io vivo in te e che qualunque cosa fatta al più piccolo dei miei fratelli è fatta a me. Quando la invochi le procuri la gioia di continuare a prendersi cura di me, a nutrirmi, a portarmi, a sottrarmi dai pericoli, a compiere la mia educazione. Confida: ella desidera concederti grazie più di quanto tu non desideri riceverne, perché ti ama; ama me in te, più di quanto tu non possa amare te stesso. Confida: esitando le recheresti dispiacere, poiché esitare sarebbe come mettere in dubbio il suo amore per te e per me.
5. Che cosa ti impedisce di avere piena ed assoluta fiducia in lei? Forse credi di non meritare i favori di tua Madre per il tuo poco zelo nel servirla? E’ veramente molto poco il tuo zelo, ma non tanto da raffreddare l'amore di tua Madre. Devi confidare non perché sei buono tu, ma perché è buona lei. Forse che ella cessa di essere buona quando tu sei cattivo?
6. Ma non sai se la tua preghiera sia conforme ai disegni di Dio su di te, e per questo resti titubante... Ascolta, voglio insegnarti un modo di pregare che sia sempre conforme a quei disegni, e che potrai sempre adottare con assoluta fiducia. Anzitutto, intendi bene queste verità:
a) Riguardo ad ognuna delle tue necessità, tua Madre nutre intenti di amore.
b) I suoi intenti sono sempre conformi ai disegni di Dio e sempre attuabili.
c) Essi valgono sempre più e sempre meglio dei tuoi intenti personali, perché Maria conosce meglio di te ciò di cui hai veramente bisogno ed ha a tuo riguardo aspirazioni più alte di quelle che puoi avere tu stesso. Quindi ogni qualvolta provi un desiderio, prega tua Madre di attuare i suoi intenti riguardo ad esso; e sii pur sicuro, fermamente sicuro, che otterrai o quello che desideri o qualche cosa di meglio, e che ti verrà fatto non secondo la misura dei tuoi desideri, spesso tanto meschini, ma secondo la misura del suo immenso amore per te.

Invito al colloquio: O Gesù, che consolante promessa è mai la tua! Dunque, per avere una fede da trasportare le montagne, ed essere esaudito oltre ogni mia attesa, mi basterà in ogni necessità pregare mia Madre di compiere i suoi disegni su di me!

VIII.
CON ME, VIVI IN UNIONE CON MIA, MADRE

Gesù: Fratello mio, devo ora rivelarti un altro tratto essenziale della mia pietà filiale verso mia Madre: la mia vita d'unione con lei. Se per qualsiasi figlio non v’è cosa più dolce dell'intimità con sua madre, quali non furono le gioie della mia intimità con Maria? Gioie di quei nove mesi di unione ineffabile, quand'ero tutt'uno con lei, ed ella, tabernacolo vivente, mi portava sempre con sé; infatti, a differenza degli altri fanciulli, io conobbi mia Madre fin dal primo istante della mia esistenza terrena, e fin da allora tra lei e me vi fu uno scambio continuo di pensieri e di amore. Gioie di quei trent'anni di intimità senza pari, a Betlemme, in Egitto e a Nazaret, quando mi portava tra le sue braccia, mi vedeva al suo fianco, conversava con me con la parola e con lo sguardo. Trenta lunghi anni che passai esclusivamente con lei sola e con Giuseppe. Gioie non meno profonde degli ultimi tre anni della mia vita, quando in mezzo alla incomprensione delle turbe, alla mediocrità degli amici, al furore dei nemici, il mio pensiero andava a colei che nella sua casetta di Nazaret pensava a me, mi comprendeva, mi amava, ed offriva al Padre continue suppliche ed immolazioni per la buona riuscita della mia missione.
2. Altre gioie dovevo provare ancora: quelle cioè che mi avrebbero procurato la generosità dei miei apostoli, la fede e l'affetto di un gran numero di discepoli, la semplicità e lo zelo di innumerevoli anime che fino alla fine dei tempi avrebbero creduto nel mio amore e si sarebbero date a me interamente; ma tutte queste altre gioie messe insieme non sarebbero bastate a raggiungere neppure la più piccola delle gioie che provavo nella mia intensa e profonda unione con mia Madre.
3. Ora, caro fratello, io voglio che anche tu partecipi a questa vita di unione con Maria, per partecipare alla gioia di cui essa è fonte. Vi troverai, oltre che una immensa consolazione, una grande facilitazione nel praticare tutte le altre manifestazioni di pietà filiale che ti ho insegnato. Vicino a Maria, ti applicherai quasi istintivamente a rinnovare e a manifestare in tutta la vita la tua totale consacrazione a lei; sentirai crescere ogni giorno il tuo affetto filiale; ti sembrerà cosa facile conformarti ad ogni suo volere e persino ai suoi più piccoli desideri; ti applicherai spontaneamente ad imitare le sue virtù e tutte le sue disposizioni; proverai un'incrollabile fiducia nella sua bontà materna. Vicino a lei imparerai tante altre cose che non ti ho spiegate, ma che il tuo cuore scoprirà da sé.
4. Sforzati dunque di entrare, sulle mie orme, nella più stretta intimità con mia Madre. Unisciti a lei con la preghiera. Sii fedele al rinnovamento quotidiano della tua consacrazione a Maria, alla recita quotidiana del santo rosario, o almeno di una parte di esso, e alle preghiere che hai stabilito di offrirle ogni giorno. E più volte nel corso della giornata alza il tuo sguardo verso colei che non ti perde di vista un solo istante.
5. Ma nel pregarla pensa che ricorri a lei in mio nome e che col tuo cuore e con la tua bocca sono io stesso che continuo ad onorare e ad amare mia Madre. Anche quando vuoi parlare col Padre o con lo Spirito o con me, comincia con l'unirti a lei. In sua compagnia il tuo raccoglimento sarà più profondo, la tua fede più certa, la tua fiducia più salda, il tuo amore più ardente. Perché alle disposizioni del tuo povero cuore si aggiungeranno quelle perfettissime di tua Madre.
7. Ricorri a Maria in particolar modo quando mi ricevi nel sacramento dell'amore. Pregala allora di farti partecipe della sua fede, della sua speranza, del suo abbandono, della sua carità; pregala di darmi a te e di trasformarti in me.
8. Unisciti a lei nell'azione. Io lavoravo per mia Madre e con mia Madre. Fa' tu pure lo stesso. Offrile ciascuna delle tue occupazioni. Ma non accontentarti di una semplice formula; cerca di fare effettivamente soltanto quello che ella vuole, perché lo vuole e come lo vuole. Bada che i tuoi capricci, le tue tendenze o i tuoi interessi personali non prendano mai il sopravvento su quella intenzione iniziale. Soprattutto nelle occupazioni che potrebbero assorbirti o turbarti, abbi cura di rinunciare ad ogni ricerca di te stesso per agire solo secondo i disegni di Maria. Impara a poco a poco a rinnovare la tua offerta, anche con un semplice sguardo, in mezzo alle tue occupazioni.
9. Unisciti a lei nei vari moti del tuo spirito. Il cuore di mia Madre ed il mio palpitavano sempre in perfetta sintonia: gioie, tristezze, speranze, timori, affetti, tutto era comune tra me e lei. Confida a tua Madre tutto ciò che ti turba o ti commuove. Ella comprende ciò che si agita in fondo al tuo cuore, più di quanto non possa comprenderlo tu stesso. Sei triste? Raccontale i tuoi dispiaceri ed ella ti aiuterà a sopportarli se non li cambierà addirittura in motivi di gioia. Sei felice? Esprimile la tua gioia ed ella l'intensificherà. Ti senti scoraggiato? Confidale i tuoi timori e le tue delusioni ed ella volgerà tutto a tuo vantaggio. Ti è riuscita bene un'impresa? Va a ringraziarla e pregala di renderne duraturi i frutti. Non sai che partito prendere e rimani perplesso? Consultala ed ella ti illuminerà e ti guiderà. Ti trovi senza forza e senza volontà? Va a rinnovare presso di lei le tue energie.
10. Confidale non solo i tuoi sentimenti più profondi, ma anche le semplici impressioni e riflessioni che ti suggeriscono le vicende della vita quotidiana. Non si comporta forse così il bambino con sua madre? e non credi che io agissi allo stesso modo, quando ero accanto alla mia?
11. Nelle tue assidue relazioni con Maria, non occorrono molte parole. Quante volte per comunicare alla madre i sentimenti e i bisogni che provano, i bambini si limitano a guardarla gridando: «Mamma!». E questa comprende perfettamente ciò che essi vogliono. Meglio di qualunque altra madre la mia sapeva che cosa volessi dirle quando la chiamavo così e la guardavo. E il suo sguardo rispondeva al mio. Che gioia infinita era questa per lei e per me! Per esporre a Maria le tue necessità e i tuoi sentimenti, dille semplicemente: «Madre!» e guardala un momento, mettendo in quel nome e in quello sguardo tutto ciò che, secondo il caso, vuoi esprimerle: una protesta d'amore, l'offerta del tuo lavoro, un grido d'angoscia, un ringraziamento, l'espressione della tua gioia o della tua tristezza. E tua Madre comprenderà e risponderà come meglio non si potrebbe alla chiamata di un suo figlio. Ti ho rivelato soltanto una minima parte delle celestiali gioie che un figlio di Maria trova nella unione con sua Madre. Ella stessa ti introdurrà in quel paradiso e te ne mostrerà a misura della tua fedeltà le ineffabili meraviglie.

Invito al colloquio: O Gesù, restare come te, vicino a mia Madre, vivere assiduamente sotto i suoi occhi, guardarla di continuo per essere da lei consolato, incoraggiato e guidato, non è forse il paradiso in terra? Dammi la grazia di vivere sempre in questo paradiso!

IX.
ASCOLTA TUA MADRE

Gesù: Fratello mio, hai cominciato a comprendere ciò che ho fatto per mia Madre e ciò che tu stesso devi fare per lei sul mio esempio. Ma non hai ancora compreso tutto ciò che ella ha fatto per me e vuole fare per te. Ella mi ha allevato, come ogni vera Madre alleva il proprio figlio e si è associata alla mia missione redentrice. Ora vuole allevare anche te ed associarti alla sua missione di corredentrice. Ma è giunto il momento di lasciare a lei la parola perché ella stessa ti manifesti i suoi piani. Ascoltala con docilità ed obbediscile con amore, come io le fui sottomesso con amore infinito.

Invito al colloquio: O Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, mio Creatore e mio Fratello, che cosa ti potrò rendere per tutto quello che mi hai dato? Sai che non ho cosa alcuna che mi appartenga salvo il mio nulla ed il mio peccato. Tuttavia, con la tua grazia, posso darti ciò che da me ti aspetti: voglio essere per Maria ciò che per lei sei stato tu stesso; voglio permetterti di continuare ad amarla per mezzo mio. E tu, o Maria, Madre di Dio e Madre mia! Tu mi hai scelto per tuo figlio prediletto; col tuo aiuto sarò per te un altro Gesù. E poiché tu stessa vuoi istruirmi e guidarmi, parla, o Madre, ché il tuo figlio ti ascolta. Comanda tutto ciò che vuoi, ed ottienimi la grazia di eseguire ciò che mi comanderai.


LIBRO III

CHIAMATI AD ESSERE FIGLI NEL FIGLIO

I.
LA MIA MISSIONE MATERNA: TRASFORMARTI IN GESÙ

Maria: Mio caro figlio, che partorii partorendo Gesù, nel quale vedo Gesù e che amo con l'amore stesso che porto a Gesù, hai imparato da mio Figlio primogenito ad essere per me ciò che fu egli stesso; ora voglio essere per te ciò che già sono stata per lui.
2. Come lui, ti sei dato tutto a me. E io per te, per Gesù presente in te e negli altri, ti ho chiamato ad essere mio figlio prediletto. Non puoi certo comprendere ancora tutto ciò che ti dico; lo comprenderai però a poco a poco.
3. Innanzitutto voglio occuparmi della tua educazione, come ho fatto per Gesù. Tu sei il mio «bambino», perché sei tutt'uno con lui; allevando te, continuerò ad allevare lui.
4. Allevarti vuol dire insegnarti a vivere pienamente della vita di Gesù, a pensare, ad amare, a volere come lui, a parlare e ad agire come lui, in una parola: a modellarti su di lui. In altri termini, intendo operare in te una trasformazione analoga a quella che il sacerdote opera nell'Ostia: per i sensi l'Ostia consacrata è sempre pane, ma per la fede è Gesù. Tu pure all'esterno resterai te stesso; ma nell'interno, sarai lui.
5. Pensi che sia un ideale troppo alto per te? Non ti sgomentare: conosco troppo bene il modello che devi riprodurre e l'arte di foggiare le anime a sua somiglianza. Tutti i santi sono diventati tali per me. Ciò che ho fatto per gli altri, perché non potrei farlo anche per te? Unica tua preoccupazione dev'essere quella di, lasciar fare a me e di essermi docile in tutto.
6. Ora ti indicherò alcune pratiche speciali che ti aiuteranno in questo lavorìo di trasformazione. Ponile in atto gradualmente. Non passare alla seguente se non dopo aver acquisito l'abitudine della precedente. Ma una volta che ne avrai adottata una, non abbandonarla mai più.

Invito al colloquio: O Madre mia, diventare un santo! io, povero peccatore, così colpevole in passato, così vile al presente, così incostante forse anche in avvenire!... Ma mi abbandono a te. Tutti i miracoli ti sono possibili, anche quello di fare di me un santo! Ottienimi la grazia di non resistere mai ai tuoi desideri!

II.
IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESÙ

a) DAI LIBRI

Maria: Figlio mio, per vivere della vita di Gesù devi anzitutto imparare a pensare coi pensieri di lui. Se il mondo la pensa in un modo, Gesù la pensa in maniera del tutto diversa: e il tuo pensiero è spesso più simile a quello del mondo che a quello di Gesù.
2. Il pensiero di Gesù è contenuto nel Vangelo e anche nei libri scritti da uomini ripieni dello Spirito del Vangelo. Evidentemente, anzitutto lo devi studiare. Riserva ogni giorno alcuni momenti da dedicare alla lettura spirituale. Non ti sarà difficile trovare per questo ogni giorno un quarto d'ora o perlomeno cinque minuti; quando vuoi sai trovare il tempo per tante altre cose assai meno necessarie! Ma per breve che sia, non omettere mai la lettura spirituale quotidiana. Stabilisci con precisione il momento che ad essa vuoi consacrare, o al principio, o a metà, o alla fine della giornata; e sii puntuale nel cominciarla al momento stabilito.
3. Prima della lettura pregami di farti comprendere ciò che Gesù ti vuole insegnare, e mentre leggi dimmi le riflessioni che ti vengono alla mente. Leggendo, pensa che è Gesù stesso a parlarti. Leggi rispettosamente, per onorare la parola di Gesù. Leggi posatamente, senza fretta, non per soddisfare la tua curiosità, ma per comprendere lo spirito di Gesù ed imparare a vivere della sua vita. Applica ciò che leggi alla tua vita. Esamina ciò che hai da riformare nei tuoi pensieri e nella tua condotta e termina con un proposito che affiderai a me.

III.
IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESU’

b) NEL CONTATTO PERSONALE CON LUI

Maria: Figlio mio, vi è un'altra via per arrivare a pensare coi pensieri di Gesù, una via assai rapida, sicura ed efficace; essa consiste nel mettersi in contatto diretto con lui.
2. Contempla Gesù, preferibilmente nel Vangelo. Ascolta i suoi detti, osserva i suoi atti. Ma non ti fermare alle apparenze esteriori; cerca di penetrare nell'anima di lui e cerca di scoprirvi ciò che pronunciando quelle date parole o compiendo quelle date azioni egli ha pensato, sentito, voluto. Considera soprattutto come in lui ogni discorso, ogni operazione procede da un sentimento di amore. Gesù non è solo un maestro che proferisce discorsi pieni di sapienza: è il Dio d'amore; per comprendere la sua dottrina, devi quindi addentrarti fino alla sua sorgente: all'amore infinito del Cuore di Gesù.
3. Dalla contemplazione di Gesù, volgiti un momento a guardare te stesso, e considera quanto sei lontano dal pensare, dal sentire, dal volere e dall'agire come lui. Esamina ciò che ti occorre fare, quali ostacoli rimuovere, quali mezzi prendere, quali sacrifici compiere per arrivare a trasformarti in lui.
4. Mentre contempli Gesù e contempli te stesso alla luce di Gesù, parla con lui. Parla con lui come se lo vedessi. Egli del resto è già in te; sente la tua voce come sentiva quella di Pietro, della Maddalena e di Giovanni; ti ama come amava i suoi discepoli; ti ama di un amore particolare: per questo ti ha dato me, come Giovanni, in qualità di figlio prediletto. Parla con lui direttamente senza usare formule. Digli alla buona, ciò che pensi, ciò che provi, ciò che desideri, come faresti con un fratello o con un intimo amico.
5. Non ti scordare di unirti a me in questo colloquio con Gesù. Tu sai che sono sempre accanto a te, e che per trovare il figlio bisogna passare attraverso la Madre. Di questo ti accorgerai facilmente: sarai meno raccolto, meno familiare, meno affabile con Gesù quando non mi sentirai vicino a te. Ho passato la mia vita nel meditare ciò che vedevo e sentivo riguardo a mio Figlio. Ogni meditazione che farai sulla vita di lui, sarà sempre il ripetersi di una meditazione fatta altre volte da me. Stringiti a me, e ti farò comprendere e provare qualche cosa di quello che comprendevo e provavo io stessa nel contemplare i misteri di Gesù.
6. Non cercare di moltiplicare concetti e ragionamenti: accontentati di credere, di amare e di pregare. Credi! Se Gesù ha detto questo o quello, la sua parola è decisiva. Sarebbe vano cercare altri argomenti. Egli l'ha detto, dunque è vero, infallibilmente vero: credi! Gli uomini che ti circondano affermeranno il contrario, almeno con la loro condotta. Poco importa. Gesù l'ha detto: credi! gli uomini passano; la verità del Signore rimane in eterno. La tua sensibilità potrà forse essere d'accordo col modo di vedere o di pensare del «mondo», o per lo meno resterà fredda dinanzi agli insegnamenti di Gesù. Poco importa: qui non si tratta di sentimento, ma di fede. Gesù l'ha detto: Credi! Unisciti a me e crederai con fede più pura e più salda. Moltiplica gli atti di fede; non quasi a suggestionare te stesso, ma per far penetrare le verità divine fin nell'intimo del tuo cuore e per trarne le dovute conseguenze pratiche.
7. Ama! Ama la verità, perché Gesù l'ha amata. Amala perché egli l'ha insegnata agli uomini per amore. Ama soprattutto Gesù, ed impara ad amarlo sempre più. Quanto più l'amerai, tanto più perfettamente, anche a tua insaputa, imiterai le sue interiori disposizioni. Vieni a me, ed unirò il mio amore al tuo, ed insieme ameremo Gesù con amore singolarmente forte e puro.
8. Prega! Prega Gesù che venga in aiuto alla tua incredulità! Pregalo di infondere in te i suoi pensieri, i suoi affetti e i suoi voleri! E pregami di rivelarti Gesù e di farti vivere della sua vita.
9. Tra le disposizioni di Cristo, studia di preferenza quella che più ti manca o quella per la quale provi una speciale attrattiva, o quella di cui qualche fatto recente, agitando o sconcertando il tuo animo, ti ha rivelato più urgente il bisogno.
10. Invece che al Vangelo, puoi anche ricorrere a qualche altro pio libro, ad una formula di preghiera o a un canto religioso. Ma sforzati di riferire tutto a Gesù, di credere, di amare e di operare sempre in vista di Gesù.
11. Prepara il tuo colloquio con Gesù prevedendo ciò che gli vuoi dire e raccogliendoti meglio. Nell'iniziare pregami di condurti a mio Figlio e mettiti alla sua e alla mia presenza. E nel concludere non dimenticarti di prendere un proposito pratico, come t'insegnerò in seguito.
12. Nel corso della giornata, cerca di ricordarti ogni tanto, mentre vai da un luogo all'altro, negli intervalli tra una occupazione e l'altra, il pensiero che più ti ha colpito nel colloquio con Gesù, e su quel punto ripeti frequenti atti di fede.
13. Cominci ora a comprendere quello che poc'anzi ti ho detto circa l'importanza di questa pratica per chiunque vuole imparare a pensare coi pensieri di Gesù? Se lo comprendi, comprenderai anche che mai e a nessun costo devi omettere il colloquio giornaliero con lui. Stabilisci il momento preciso e la durata di esso, e poi, qualunque cosa avvenga, rimani fedele a ciò che avrai deciso. Abbrevialo se è necessario; non ometterlo mai. Non ometterlo col pretesto che hai solo il tempo necessario per dire le tue orazioni del mattino o della sera. Riduci piuttosto queste alla metà, pur di dare alcuni momenti al colloquio con Gesù. Non ometterlo per tema di non poter fare la lettura spirituale; ma fa' la tua lettura in preparazione al colloquio con Gesù, riservando però sempre alcuni minuti al contatto diretto con lui. Non ometterlo a motivo della molteplicità delle tue occupazioni. Quanto più sei occupato, tanto più hai bisogno di possedere te stesso: ora non vi è mezzo migliore di possedersi che di possedersi in Dio. Gli uomini che hanno svolto un'attività più feconda sono appunto quelli che hanno saputo vivere più intimamente uniti con Gesù. Non ometterlo perché sei stato tiepido o infedele o perché ti senti sprovvisto di pensieri o di affetti; chi ti purificherà, chi ti guarirà se non Gesù? Accostati sempre fiducioso a lui in mia compagnia.
14. Hai ben capito, figlio caro, le mie parole? O ti applicherai con risolutezza e perseveranza alla pratica che ora ti ho insegnato, ed allora mi sarà facile trasformarti in Gesù; oppure non avrai il coraggio di intraprenderla, ed allora resterai nella tua mediocrità e non potrò servirmi di te per il compito cui ti destinavo. Decidi.

Invito al colloquio: O Madre mia, ti prometto di non omettere mai, per qualsiasi pretesto, il mio colloquio quotidiano con Gesù e con te. Sotto la tua guida voglio applicarmi a conoscere sempre meglio il tuo divin Figlio Gesù.

IV.
IL GRANDE NEMICO DI GESÙ IN TE

Maria: Figlio mio, non è sufficiente che tu conosca i pensieri di Gesù per vivere della sua vita. Bisogna ancora che tu combatta e vinca i nemici che si oppongono alla vita di Gesù in te. Ora sappi che il più pericoloso di questi nemici sei tu stesso. Tu vorresti vivere per Gesù solo, ma nello stesso tempo vorresti assecondare le tendenze della tua natura corrotta. Non t'ingannare: «Nessuno può servire due padroni». Finché ti lasci guidare dalla natura, Gesù non può regnare in te. Bisogna dunque che tu combatta senza tregua né esitazione alcuna questa tua natura, finché non lasci il campo interamente sgombro a Gesù.
2. Condizione dura, ma ineluttabile. Quanti miei figli che un tempo erano pii, generosi, forniti delle migliori doti per giungere alla santità e per esercitare intorno a sé un fruttuoso apostolato, hanno finito col rimanere nella mediocrità e non hanno attuato neppure la centesima parte del bene che pure erano chiamati a fare, seppure non si sono perduti miseramente, trascinando talvolta nella loro caduta un gran numero di altri fratelli, proprio perché non hanno saputo riconoscere e combattere in se stessi la guasta natura!
3. Impara dunque a conoscere le disdicevoli tendenze della tua natura. Esse sono legione, poiché il peccato d'origine, rafforzato dalle cattive abitudini avute in eredità dai tuoi antenati o da te stesso contratte, ha viziato tutte le energie del tuo essere. Tuttavia non ti perdere d'animo davanti ai tuoi nemici anche se sono tanti. Essi obbediscono ad un capo, vinto il quale, tutti saranno per il fatto stesso abbattuti o almeno ridotti in condizioni tali da non poter opporre se non una debole resistenza. Ora importa che tu individui anzitutto questo vizio dominante. Qual è?
4. La vanità? Sei forse avido di lodi? Godi di riceverne, anche se non meritate? Sogni di fare cose meravigliose, tali da procurarti gli applausi degli uomini?
5. L'orgoglio? Hai forse un alto concetto del tuo valore e disprezzi talora gli altri? Li tratti con alterigia, con durezza o con collera, soprattutto se non rendono omaggio alla tua superiorità?
6. La permalosità? Ti adonti dei biasimi ricevuti, veri o supposti, delle mancanze di riguardo, anche involontarie? Pensi facilmente ai torti ricevuti? Ti riesce difficile perdonare? Sei tentato di abbandonare il bene intrapreso perché sei stato offeso da qualcuno?
7. L'ambizione? Cerchi in tutti i modi di metterti in vista? Desideri la tua gloria più della gloria di Cristo? Sei pronto a lavorare alla sua causa, a condizione però di poter comandare, tirandoti indietro quando si tratta di servire come semplice gregario?
8. L'invidia? Mal sopporti che altri facciano più bella figura di te, o godi quando li vedi umiliati?
9. L'incostanza? Ti lasci forse tiranneggiare dalle tue impressioni, ora pieno di entusiasmo e pronto a qualsiasi sacrificio, ora scoraggiato ed indifferente a tutto. Ti accade di intraprendere un grande numero di cose, senza portarne a termine alcuna?
10. La leggerezza? Ti lasci troppo facilmente attrarre dalle realtà esteriori, e fai fatica a raccoglierti internamente e a dare alle cose serie l'importanza che si meritano?
11. La sensualità? Assecondi troppo il tuo corpo col procurargli ogni soddisfazione riguardo al cibo, alla bevanda, al riposo, e perfino ad altre tentazioni più grossolane ancora?
12. La pigrizia? Temi troppo la fatica, trascuri il tuo lavoro e ricusi di fare anche i più leggeri sacrifici?
13. L'egoismo? Pensi solo a te stesso? Dimentichi che anche gli altri hanno i loro diritti e che all'occorrenza devi saper rinunciare ai tuoi comodi piuttosto che incomodare il prossimo?
14. Esaminandoti, scoprirai in te gli indizi di un gran numero di queste tendenze disordinate. E senza dubbio hai in te i germi di tutte le cattive tendenze; ma non tutte sono dominanti. Quale di esse ti sembra la più forte e la più dannosa? Quale costituisce la fonte più ordinaria dei tuoi dispiaceri, delle tue preoccupazioni, del tuo cattivo umore o del tuo appagamento? Quando ti sorprendi in atto di sognare, sono pensieri di vanità, di vendetta o di sensualità quelli che ti occupano? Donde derivano le distrazioni che più ti attraggono e delle quali ti riesce più difficile liberarti? Di che cosa ti hanno rimproverato i tuoi parenti, i tuoi maestri, i tuoi amici, o le persone adirate contro di te? Quale è la tendenza riguardo alla quale potresti dire: «Se non avessi questo o quell'altro difetto, sarei in relazioni molto migliori con Dio e con gli uomini?»
15. Sii del tutto sincero in questo esame, e prega per ottenere luce dall'alto. Poiché si cade facilmente in errore in tale materia, dando una maggiore importanza a qualche difetto più evidente, ma meno profondo, o che sarebbe più facile sacrificare. Poiché gli uomini sono attaccatissimi al loro vizio dominante: è un compagno col quale sono nati, sono cresciuti ed hanno vissuto sempre, e che ha procurato loro continue soddisfazioni. Talvolta essi lo scambiano perfino per una virtù, o lo credono la loro dote più bella. Ed è naturale, poiché ognuno ama troppo se stesso. Ma bisogna avere il coraggio di amare Gesù più di sé. Tu, sappi riconoscere con perfetta sincerità ciò che devi sacrificare a Gesù in te. Non temere; rinunciando ad un falso idolo, possederai il vero Dio; e morendo alla tua natura malata, vivrai della vita di Gesù.

Invito al colloquio: Viva Gesù con me, a prezzo di qualunque sacrificio! Bisogna ch'egli cresca in me, e che io mi faccia sempre più piccolo!

V.
LE TUE DISPOSIZIONI SIANO QUELLE DI GESU’

Maria: Figlio mio, se è un impresa difficile riconoscere il tuo principale nemico, è ancora più difficile debellarlo. Da solo non vi riusciresti mai; ma se starai con me trionferai.
2. In primo luogo cerca di riconoscere le manifestazioni della tua tendenza dominante, le varie forme, chiare o larvate, che essa riveste, le circostanze nelle quali ti reca maggior danno.
3. Poi intraprendi contro di essa una lotta impietosa. Nel combattere i difetti, si possono adottare due diverse tattiche. Alcuni mettono molta attenzione nel sorvegliare le manifestazioni dei loro difetti per notarle, computarne il numero, sforzandosi di ridurlo di giorno in giorno. Tattica questa che può produrre buoni frutti se la si adopera con perseveranza. Ma, se seguita in maniera esclusiva, può diventare faticosa e cagionare talvolta dolorose sorprese. Capita infatti che se si interrompe per un certo tempo questa continua vigilanza sul difetto da correggere per convogliare il lavoro spirituale su di un altro punto, l'antica tendenza rimane lì, non meno vivace di prima, quantunque si manifesti forse diversamente. Si sono tagliate le erbe cattive man mano che spuntavano da terra, ma non avendole sostituite con piante utili, esse rinascono folte e rigogliose come prima.
4. Voglio insegnarti un'altra tattica più efficace e più facile, che se non potrà sostituire potrà almeno completare la precedente. Studia in Gesù la virtù direttamente opposta alla tua tendenza dominante. Sei orgoglioso? Considera la sua umiltà. Sei egoista? Ammira la sua volontà di dimenticare se stesso e di sacrificarsi per gli uomini. Sei sensuale? Medita la sua dolorosa Passione.
5. Approfitta dei colloqui giornalieri con Gesù per studiare in lui la disposizione che ti manca. Vedi ciò che Gesù pensava, sentiva, diceva e faceva. Ama questa disposizione del tuo Modello e cerca di infiammarti di entusiasmo per essa. Poi stabilisci un confronto tra lui e te. Prega Gesù, per mia intercessione, di trasformarti in lui. Nelle tue comunioni sacramentali e spirituali pregalo di farti vivere della sua vita.
6. Nel corso della giornata riandrai con la mente a Gesù mite, umile, paziente, secondo quella sua particolare disposizione che vuoi ricopiare in te. Te lo ricorderai soprattutto allorquando la tua cattiva tendenza cercherà di manifestarsi di nuovo. Anziché fare penosi sforzi per combatterla, guarda tranquillamente il tuo Modello dicendo: «Gesù, che cosa penseresti, che cosa faresti tu se fossi al posto mio? Vieni a farmi vivere della tua vita». E Gesù comanderà alle onde sconvolte del tuo essere, e alla tempesta succederà una grande calma.
7. Col guardare spesso Gesù e attirano in te con ardenti voti, arriverai a poco a poco a liberarti dalla tendenza alla quale ti eri attaccato tanto tenacemente, e finirai per non avere più altre disposizioni che quelle di Gesù. Tuttavia non ti fidare di un nemico che potrebbe sorprenderti ancora proprio quando crederesti d'esserne del tutto al sicuro. Esamina di tanto in tanto, sia pure con un rapido sguardo, se esso non tenti di spuntare nuovamente magari sotto nuova forma.
8. Mio Figlio ti ha raccomandato di imitare me, tua Madre. Dopo le disposizioni di Gesù contempla anche le mie. Quando per estirpare qualche vizio o acquistare qualche virtù guarderai a me per vedere cosa farei io trovandomi nelle medesime circostanze, imparerai a conoscere e ad imitare meglio Gesù.

Invito al colloquio: O Maria fammi conoscere Gesù, perché io viva solo della sua vita!

VI.
TRE MEZZI DI SICURO PROGRESSO

Maria: Figlio mio, se vuoi progredire più rapidamente nel progetto della tua trasformazione in Gesù, ti occorrerà procedere con metodicità. Voglio indicarti tre mezzi che ti saranno in ciò di grande aiuto.

ESAME QUOTIDIANO

2. Innanzitutto trova ogni giorno, preferibilmente a metà giornata, un momento per fare un breve esame del tuo lavoro spirituale. Esamina quello che hai fatto, fin dall'inizio della giornata, per vivere della vita di Gesù, con particolare riferimento a qualche sua disposizione particolare, e determina ciò che intendi fare fino a sera.
3. Nota bene i due seguenti punti: In primo luogo, come già ti ho spiegato, sforzati non tanto di conoscere il numero delle tue mancanze quanto di vedere ciò che Gesù avrebbe pensato, sentito e fatto nelle situazioni in cui la tua debole natura si è ancora manifestata, e di prevedere come imitare le sue disposizioni quando si dovessero ripresentare. In secondo luogo, fai in modo che questa rassegna sia una conversazione con Gesù e con me. Ne ricaverai indubbiamente più profitto di quanto ne ricaveresti limitandoti ad una disamina solitaria del tuo lavoro spirituale. Raccontaci le tue vittorie e le tue sconfitte, sottoponi alla nostra approvazione i tuoi piani, e chiedi il nostro aiuto per poter vivere meglio della vita di Gesù.

RINNOVAMENTI SPIRITUALI

4. Ecco un secondo mezzo che faciliterà non poco l'opera della tua identificazione con Gesù. Trova il modo di fare nel corso della giornata un certo numero di brevi soste, una o due in mattinata, altrettante nel pomeriggio, nei momenti in cui le tue occupazioni te lo consentiranno. Saranno altrettante occasioni di rimetterti in intimo contatto con Gesù e con me, mediante una comunione spirituale, una parola d'amore e di fiducia relativa a ciò che di gradito e di spiacevole ti è accaduto, o anche col richiamare alla mente l'ultima conversazione con Gesù, ecc. Ciò che importa soprattutto è che per un momento tu riprenda contatto con noi. Dopo di che darai un rapido sguardo a quanto avrai fatto per imitare Gesù dopo il precedente «appuntamento» e prevederai quanto vorrai fare fino al successivo. Così riprenderai lena nel lavoro spirituale, e la tua unione con Gesù e con me si farà sempre più intima.

RITIRI

5. Infine dovrai consacrare un tempo più lungo, ad intervalli stabiliti, agli interessi della tua vita interiore. Ogni anno sforzati di fare alcuni giorni di ritiro, o almeno di impiegare, durante un certo tempo, tutti i momenti liberi per metterti in più stretto contatto con Gesù e con me. Mediterai allora nuovamente gli insegnamenti che ti abbiamo dato, esaminerai le cause del poco progresso fatto durante l'anno trascorso e studierai i mezzi da adottare per progredire maggiormente nell'anno seguente.
6. Ogni mese, preferibilmente il primo sabato o la prima domenica, ti raccoglierai durante una parte del tempo disponibile per considerare a che punto sei arrivato nel lavoro spirituale, e per prendere risoluzioni più efficaci per il nuovo mese.
7. Ogni settimana, in un giorno stabilito, troverai un momento per riscontrare gli sforzi fatti nei giorni trascorsi e per prevedere quelli da farsi nella settimana entrante.
8. La fedeltà a queste pratiche richiederà da te un sacrificio continuo; ma se amerai, lo stesso sacrificio ti diventerà caro e facile, perché ti aiuterà ad amare sempre di più.

VII.
TRE DISPOSIZIONI ESSENZIALI

Maria: Figlio mio, i mezzi esteriori che ti ho indicati ti saranno utili solo se ad essi aggiungerai alcune indispensabili disposizioni interiori. Non a caso infatti le medesime pratiche conducono alcuni alla santità e lasciano altri nella mediocrità. Solo «lo spirito vivifica». Ascolta ciò che questo spirito richiede da te.
2. Anzitutto: «abnegazione». Ne avrai bisogno per combattere senza stanchezze il tuo difetto dominante. Ne avrai bisogno per rinunziare a te stesso in ogni cosa, così da non ostacolare l'opera di Gesù in te.
3. Ne avrai bisogno per sforzarti di riprodurre in te i sentimenti di Gesù. Se la pietà filiale verso di me consistesse soltanto nell'invocarmi, nel cantare le mie lodi e nel gustare la mia intimità, il praticarla non richiederebbe grande abnegazione! Ma poiché essa deve condurti all'identificazione con Gesù, non può evidentemente andare disgiunta da una totale rinuncia a te stesso. Non potrai servire due padroni. Il padrone o sarà Gesù o sarai tu stesso. Devi scegliere decisamente tra l'uno e l'altro. Io posso aiutarti in questa rinunzia; non posso in alcun modo dispensartene.
4. In secondo luogo: «costanza». Trovo più facilmente cento anime pronte a fare un sacrificio eroico in un momento di fervore, che non una sola capace di perseverare per più giorni nella fedeltà alle risoluzioni prese. Quante volte sarai tentato di abbandonare qualcuna delle pratiche da me suggerite! Sii ad esse fedele ad ogni costo. Se oggi ne sopprimi qualcuna con un buon pretesto, domani la sopprimerai con un pretesto qualunque, e poi la sopprimerai per sempre senza pretesto alcuno. Si può abbreviarle se è necessario, sopprimerle mai. Solo così si raggiunge l'intento.
5. Infine e soprattutto: «generosità». Vi sono due forme di generosità. La prima consiste nel dare a Gesù, senza esitare, non soltanto ciò che egli richiede, ma anche ciò che, pur non essendo di precetto, gli farebbe piacere. Tale è stata la generosità di tua Madre, e dal più al meno di tutte le anime sante. Cerca di praticarla meglio che potrai.
6. L'altra consiste nel riparare immancabilmente le tue colpe e negligenze. Se hai commesso una mancanza, offri in compenso un sacrificio speciale che altrimenti non avresti fatto, e in questo atto racchiudi tanto amore che, fatta la riparazione, Gesù ti sia ancora più caro che se non l'avessi contristato.
7. I mediocri e i santi differiscono tra loro non perché i primi commettono colpe e gli altri no, ma perché mentre i primi si contentano di riconoscere le loro mancanze, gli altri si sforzano di amare tanto più Gesù quanto meno l'hanno amato in passato. Tu dunque comportati come i santi: ripara.
8. Ripara soprattutto le tue omissioni o negligenze riguardo al colloquio quotidiano con Gesù, al rinnovamento spirituale, alla rassegna di ogni giorno e ai ritiri.
9. Ripara quanto prima. Val meglio, generalmente parlando, una riparazione breve ma immediata che una lunga ma rinviata.
10. Vuoi sapere come fare queste riparazioni? Consultami dopo le tue mancanze e negligenze, e t'insegnerò il da farsi perché ogni tua colpa diventi una «felice colpa». E se saprai perseverare in questa generosa disposizione ti prometto che nonostante i tuoi peccati, i tuoi difetti, le tue tentazioni e la tua debolezza ti farò santo ed apostolo.

Invito al colloquio: O Maria, tutta la mia attività, tutto il mio tempo, tutto il mio essere ti appartiene. Ricordami la mia consacrazione quando sono tentato di accidia, e infondi in me la generosità dei santi!

VIII.
IL SEGRETO DELLA RIUSCITA

Maria: Figlio mio, le pratiche e le disposizioni che ti ho raccomandato per identificarti con Gesù saranno efficaci solo a patto che ti lasci docilmente guidare da me. Gesù te l'ha detto: è volontà di colui che mi ha costituita Madre di suo Figlio, che nessuno raggiunga una perfetta somiglianza con lui se non per mezzo mio.
2. Può accadere talvolta che il tuo ardore si raffreddi; il lavoro spirituale ti diventi più penoso, i progressi si facciano più lenti, che ti fermi o che indietreggi. E benché cerchi di ridestarti, finisca per perderti di coraggio. Quale è la causa di tanto languore? Che mezzi prendere per porvi rimedio? Non lo sai. Ebbene, sappi che la prima causa di tutto ciò è invariabilmente un allentarsi della tua unione con me, e che il primo rimedio consisterà pur sempre nel lavorare fedelmente sotto la mia guida. Senza di me non potrai raggiungere la meta; con me vi arriverai di certo.
3. Vuoi che siano efficaci i tuoi sforzi? Vieni sempre a sottopormi ciò che ti proponi di fare e agisci sempre in mio nome. Consultami particolarmente per ogni risoluzione che devi prendere. Domandami che cosa io desideri da te e dimmi quel che vorresti fare.
4. Non ti risponderò, certo, con una rivelazione. Ma se verrai a me con piena fiducia, col sincero proposito di eseguire quello che crederai essere la mia volontà, non ti sarà difficile comprendere se io approvi o no la tua risoluzione. Se l'approvo, deponila nelle mie mani, affinché ti aiuti a mantenerla; in caso contrario, prega e rifletti, e forma un'altra risoluzione più precisa che io possa approvare.
5. Se seguiterai a consultarmi così - purché aspetti veramente la mia risposta e non ti lasci mai trasportare dalla tua naturale smania di agire - ti accorgerai ben presto di fare in questo modo più progressi in pochi giorni di quanti riuscissi a farne prima in parecchi mesi. E se sarai fedele nel volgere lo sguardo verso di me prima di ogni tua azione, io ti dirigerò verso un fine solo: verso Gesù, divenuto vita della tua vita.

Invito al colloquio: O Maria, Madre del Buon Consiglio, illuminami, guidami, assistimi ora e sempre. Amen!


LIBRO IV

MIO COLLABORATORE

I.
LA MIA MISSIONE E LA TUA

Maria: Figlio mio, ascolta bene ciò che sto per dirti e cerca di comprenderne appieno il significato. Debbo rivelarti un mistero, un mistero che ci riguarda entrambi.
2. Quando l'angelo Gabriele mi annunciò che il Figlio di Dio desiderava nascere da me, mi annunciò pure che mio Figlio si sarebbe chiamato Gesù, ossia Salvatore, e allora compresi che questo salvatore voleva associarmi alla sua opera redentrice. Vedevo che col dare la mia adesione alla divina proposta, avrei acconsentito a cooperare non solo al mistero dell'Incarnazione, ma anche a quello della Redenzione. E diedi il mio consenso. Da quel momento fino all'ultimo respiro di Gesù, mi adoperai con lui al riscatto degli uomini: fornendo la sostanza della vittima, allevando la vittima per il sacrificio, unendo le mie suppliche e sofferenze alle sue, la mia volontà alla sua, ed offrendo mio Figlio al Padre celeste per l'immolazione suprema. Gesù era il Redentore, e io la Corredentrice.
3. Ora - intendi bene questo - Dio è costante nelle sue chiamate come nei suoi doni. La collaborazione che prestai a mio Figlio a Nazaret e sul Calvario, debbo continuare a prestargliela fino alla consumazione dei secoli. Avendo dato Gesù al mondo intero nel giorno dell'Incarnazione, debbo darlo ancora a ciascun uomo in particolare attraverso l'avvicendarsi storico delle generazioni. Cooperatrice di Gesù nell'opera della Redenzione, debbo cooperare con lui anche per la salvezza individuale di ciascun uomo. Infatti la Redenzione non è ancora compiuta: bisogna che la grazia della salvezza meritata per tutti sul Calvario sia applicata a ciascun uomo che viene in questo mondo. Ed ecco allora la mia missione sino alla fine dei tempi. Con Gesù ho lavorato all'universale riscatto dell'umanità; con Gesù debbo lavorare alla conversione e santificazione di ciascun uomo.
4. E come potrebbe essere diversamente? Divenendo Madre di Gesù, sono divenuta Madre di tutti coloro che sono chiamati ad essere suoi fratelli. Non debbo io, da vera Madre, prendermi cura della vita e della salute di coloro che ho generato?
5. Come vedi, nel giorno in cui fui assunta in cielo Dio mi affidò una missione apostolica, missione universale come quella della mia cooperazione redentrice e come quella della mia maternità spirituale.
6. Sono la Regina degli apostoli. Lo sono non soltanto perché ho assistito con materno affetto i primi apostoli, non solo perché rendo feconda l'opera dei loro successori, che senza il mio intervento sarebbero incapaci di fare alcun bene agli uomini, ma perché il loro apostolato altro non è che una limitata partecipazione all'apostolato universale che fu affidato a me in primo luogo.
7. Ora l'apostolato è lotta. Debbo infatti strappare ogni essere umano dalle mani di Satana al fine di condurlo per Gesù al Padre. Nel momento in cui il seduttore trionfò dei nostri progenitori, Dio gli predisse appunto la sconfitta in questi termini: «Porrò inimicizia fra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua: essa ti schiaccerà la testa». Gli schiacciai il capo fin dalla mia Immacolata Concezione. Ma quella vittoria fu soltanto la prima di una serie infinita di vittorie. Sino alla fine dei tempi, debbo continuare a schiacciargli il capo. Sono la sua irriducibile avversaria, «più terribile di un esercito schierato in campo».
8. Nella lotta per la salvezza degli uomini gli inflissi dure sconfitte fin dai primissimi tempi della Chiesa. Da allora in poi ho distrutto tutte le eresie nel mondo intero, ed ho ricondotto sulla via della grazia innumerevoli peccatori. Ora, Dio ha voluto che di secolo in secolo la mia opera conquistatrice si facesse più evidente, e vuole che in questi tempi nuovi essa appaia agli occhi di tutti più splendidamente che mai.
9. Sembra che Satana trionfi nel mondo? Non temere: quanto più cresce la sua potenza tanto più manifestamente, secondo i disegni di Dio, debbo intervenire per schiacciargli la testa. Un'immensa vittoria mi è riservata. Il mio regno deve stabilirsi nel mondo intero affinché giunga e più largamente si estenda il regno di mio Figlio. Più ancora dei precedenti, gli ultimi tempi della Chiesa saranno i miei tempi. Si vedranno meraviglie operate da me e per me. Si vedrà Satana stritolato sotto il calcagno della Donna come non lo fu mai. Si vedrà la Chiesa manifestare una fecondità e una forza di conquista che mai ebbe in passato. Si vedrà Gesù regnare su moltitudini sempre più numerose, acclamato da coloro stessi che prima lo combattevano con accanimento.
10. Questa è la parte che mi compete nel mistero che ti volevo rivelare. Ecco ora la parte tua. Dio ha deciso di associare gli uomini, e particolarmente alcuni di essi, alla esecuzione dei suoi amorosi disegni al punto da farne dipendere la riuscita dalla fedeltà dei chiamati alla loro vocazione. Per continuare in terra la missione avuta dal Padre, Gesù ha voluto aver bisogno della collaborazione dei suoi apostoli. E così per compiere la mia missione di far regnare Gesù nel mondo anch'io ho bisogno di ausiliari e di collaboratori. Quando avverranno le cose meravigliose che ti ho annunziate? Allorquando i miei figli comprenderanno l'opera apostolica a me affidata, e saranno pronti a impegnarsi con me e ai miei ordini.
11. Ora che hai compreso la parte che mi spetta, vuoi essere mio collaboratore? Vuoi aiutarmi a strappare alle forze del male i miei figli per condurli a Gesù? Vuoi avere parte alla grande vittoria che mi è riservata? Ad imitazione del tuo divin modello, ti sei dato tutto a me. Mi hai consacrato tutto te stesso, tutta la tua attività. Ora che conosci l'uso che intendo fare della tua persona e delle tue energie, vorrai ritrattare la tua consacrazione?
12. Finora nella pietà filiale verso di me tu scorgevi qualche cosa di simile al tranquillo atteggiamento del bambino sulle ginocchia della madre. Ed ecco invece che ora ti propongo un impegnativo e duro servizio di apostolato! Ma Gesù è stato forse mio Figlio soltanto nella casa di Nazaret? Non era mio Figlio anche quando distruggeva l'impero del principe di questo mondo, e riscattava il genere umano? Non ha egli preso carne nel mio grembo appunto per diventare il Salvatore degli uomini? Egli ti ha chiamato ad essere un mio figlio prediletto, e in quanto tale un salvatore di anime. O sarai un apostolo, o rinunzierai ad appartenermi come figlio.

Invito al colloquio: O Maria, io sono tutto tuo e tutto ciò che ho ti appartiene. Per te e ai tuoi ordini voglio lavorare, lottare, soffrire e morire.

II.
IL SACRO ARDORE DELL'APOSTOLATO

Maria: Sei risoluto ad essere mio apostolo; ma ti stai domandando come ciò sarà possibile nella tua presente condizione. Non sei infatti insignito del carattere sacerdotale, non hai ricevuto, così ti sembra, il mandato di predicare.
2. Ora, guarda intorno a te. Vedi questi propagandisti di dottrine sovversive che si succedono nel mondo e che in pochi anni trascinano dietro a sé milioni di aderenti? Di quale sacerdozio sono essi rivestiti? Chi ha dato loro il mandato di predicare? Per riuscire nel loro intento molti di essi hanno dovuto affrontare gli schemi, le persecuzioni, la prigionia e talvolta il rogo o il patibolo. Si erano fatti diffusori appassionati di un'idea - di una menzogna inventata da Satana - ed hanno raggiunto il loro intento. E tu che sei apostolo di Cristo e di sua Madre dubiti di poter raggiungere il tuo?
3. Non dire che questi seminatori di menzogne avevano buon gioco, bastando loro, per avere successo, assecondare le umane passioni. Tu hai dei mezzi molto più potenti: per rispondere alle aspirazioni più profonde dell'umanità possiedi la dottrina di verità che rende liberi, la dottrina della felicità che sazia il cuore, la dottrina di quel Dio ignoto che essa, nonostante tutto, invoca con suppliche ardenti. Ed hai infine per sostenerti l'onnipotenza del divino aiuto.
4. Assecondavano forse le passioni dei loro uditori i primi predicatori di Cristo presso i Giudei e i Gentili? Non imponevano, al contrario, austere rinunzie ai loro discepoli con l'obbligo di essere pronti a subire le persecuzioni, la prigionia, la spada e il fuoco? Eppure essi convertirono con straordinaria rapidità innumerevoli moltitudini. E questo, perché ardeva loro in petto il sacro ardore dell'apostolato. Se il medesimo ardore avesse animato il cuore dei loro successori, già da lungo tempo il nome di mio Figlio sarebbe stato predicato ad ogni creatura!
5. Bisogna che questo fuoco sacro si accenda in te. Come? e dove? Vieni, seguimi sul Calvario. Mettiti insieme con me di fronte a Gesù Crocifisso. Vedi il suo corpo dilaniato dall'orrendo supplizio: vedi soprattutto il suo spirito straziato in un'agonia mille volte più orrenda. Che cosa lo riempie di questa infinita desolazione? Più di ogni altra cosa, la vista degli uomini per i quali egli versa il suo sangue, e che pure non riceveranno alcun frutto dalla sua passione. Non ne ricaveranno frutto perché resisteranno alla grazia, certo, ma anche perché quelli che dovrebbero continuare in loro favore l'opera della Redenzione non se ne daranno pensiero.
6. Considera pure, figlio mio, l'amarezza del mio dolore. Perché anch'io ho sofferto tanto sul Calvario? A causa dei supplizi che torturavano il corpo di Gesù, non v'è dubbio, ma anche e soprattutto a motivo dell'agonia che lo straziava dentro. Perché contemplavo con lui quella moltitudine di uomini ai quali allora stavo dando la vita, con la tragica prospettiva che si sarebbero persi per sempre.
7. Ma ascolta Gesù che parla: «Donna ecco tuo figlio; figlio ecco tua Madre». Queste parole egli le rivolge a me e a te. «Donna ecco tuo figlio: egli ti aiuterà; sì, ti aiuterà a salvare i suoi fratelli, che senza di lui si avvierebbero all'eterna perdizione. Egli ricondurrà a te questi poveri erranti. Ti assisterà nella tua apostolica missione e ci consolerà entrambe». Hai capito il desiderio di Gesù? Fa' in modo che lo spettacolo del Calvario ti sia sempre presente e non ti dia mai pace. Risuonino giorno e notte alle tue orecchie il grido di Cristo morente e i gemiti di tua Madre!... Allora imparerai cosa significa essere apostolo!
8. Ricordati bene: sarai veramente apostolo se saprai occupare accanto a me, il posto di Gesù.

Invito al colloquio: O Madre mia, fa' che non si affievolisca mai in me questo triplice amore: l'amore per Gesù, per te e per i fratelli!

III.
LA PREGHIERA APOSTOLICA

Maria: Figlio mio, sappi che in qualunque condizione ti trovi disponi sempre di un'arma apostolica di incalcolabile valore: la preghiera! Tu credi, è vero, che si può essere apostoli sia pregando come predicando. Riconosci che la preghiera è una consolazione e un supplemento all'attività personale per i vecchi, gli infermi e per tutti coloro che non possono dedicarsi alle opere esteriori di zelo. Ma quanto sei lontano dal comprenderne appieno l'efficacia apostolica!
2. La preghiera non costituisce una semplice alternativa, o un degno complemento dell'azione diretta. E’ un'arma apostolica la cui potenza supera di gran lunga quella di qualsiasi attività esteriore. Gesù ha predicato per tre anni; ma prima aveva pregato per trent'anni; e durante i tre anni del suo ministero pubblico non solo passava intere notti in preghiera, ma abitualmente nel suo intimo, mentre le labbra istruivano gli uomini, egli conversava col Padre. Con lui ho cooperato al riscatto del mondo; eppure non ho predicato, non ho governato la Chiesa, non ho fatto miracoli. Ho però pregato e sofferto. E come me Giuseppe ha pregato e sofferto; e senza mai proferire parola che sia registrata in un libro, ha fatto più per la conversione degli uomini che non Giovanni e Pietro e Paolo. Guarda la vita degli uomini apostolici: quelli che hanno convertito più anime sono stati degli uomini di preghiera.
3. Guai all'apostolo che non prega! Bronzo risonante e cembalo squillante, egli si affatica, si consuma, e forse si perde senza fare alcun bene agli altri. E se pure sembra che la sua attività produca frutti di salvezza, lo si deve alle suppliche di qualche anima buona sconosciuta; ma egli non ne avrà alcuna ricompensa.
4. Non ti pare che debba necessariamente essere così? Convertire, santificare o salvare un'anima è opera soprannaturale; l'attività puramente naturale non può da sola produrre frutti soprannaturali. Il soprannaturale è frutto della grazia e la grazia è frutto della preghiera. Quanto più si prega tanto più si ottengono effetti soprannaturali.
5. Dio vuole le opere, laddove sono possibili, come vuole il segno sensibile per produrre la grazia sacramentale. Ma come tutta l'acqua dell'oceano è incapace per se stessa di far rinascere alcuno alla vita nuova di figlio di Dio, così tutte le opere esterne sono incapaci di convertire o di santificare un'anima sola. Come è necessario che la parola del sacerdote accompagni l'atto di infondere l'acqua sul capo del battezzando perché si produca la grazia, allo stesso modo bisogna che la preghiera dell'apostolo accompagni ogni sua opera esteriore. La preghiera può perfino sostituire le opere se queste sono impossibili, come quando, essendo impossibile il battesimo dell'acqua, vi può supplire quello di desiderio.
6. Non è forse onnipotente Dio? Non ha egli infiniti mezzi per far giungere a destinazione la grazia della salvezza? Egli può dare un'efficacia meravigliosa ad un linguaggio semplicissimo; può far trovare in una parola letta o sentita, e forse imperfettamente compresa, in una disgrazia subita, in un fatto comunissimo l'ammaestramento che illumina, commuove e converte; può anche far concorrere gli stessi suoi nemici alla esecuzione dei suoi misericordiosi disegni. Il profeta Balaam era stato mandato per maledire Israele e invece di maledizioni proferì benedizioni. Ciò che manca all'apostolato sono assai meno le opere che la preghiera apostolica.
7. Hai compreso la lezione? E se l'hai compresa, ti sforzi di essere apostolo più con la preghiera che con l'attività esteriore? Ti ricordi ogni giorno di pregare con intenzioni apostoliche? Quando vuoi guadagnare a Cristo qualcuno, ti adoperi per ricercare i mezzi da prendere, le cose da dire, e fai bene; ma pensi soprattutto a pregare, convinto che la buona riuscita della tua impresa dipende piuttosto dal Dio che preghi che dalla tua abilità o dalla tua forza di persuasione?
8. Prega, prega ed impara a moltiplicare le preghiere per la conversione e la santificazione del tuo prossimo. Ad ogni tua preghiera premetti un'intenzione apostolica. Trasforma in preghiera le tue azioni e i tuoi patimenti, offrendoti a Dio per le mie mani secondo le mie intenzioni. Aggiungi a tutto questo l'offerta di tutte le Messe che si celebreranno in tutto l'universo durante la giornata.
9. Prega per i tuoi parenti e per tutti coloro che ti sono cari. Prega per la Chiesa, per il Papa, per i Vescovi, per i Sacerdoti e per tutti i missionari ed apostoli. Prega particolarmente per coloro che si sono impegnati a prestarmi la loro personale collaborazione affinché venga presto il regno di Gesù per mezzo del regno mio. Prega per coloro ai quali hai cercato di fare qualche bene affinché questo bene sia duraturo. Prega per coloro ai quali hai omesso di fare il bene che potevi affinché la tua preghiera compensi la tua negligenza. Prega per coloro che incontrerai durante la giornata affinché tu possa fare loro tutto il bene che potrai.
10. Prega prima di ogni azione perché il Signore dia a ciascuna tutta l'efficacia che egli stesso desidera. Prega quando qualcuna di esse ti appare difficile, così che la tua preghiera corrobori la tua debolezza. Prega anche quando qualcun'altra ti sembra facile, per tema che, fidando solo nella tua naturale abilità, non ottenga alcun frutto soprannaturale. Prega durante tutte le tue attività affinché Dio continui ad operare per mezzo tuo. Prega dopo le attività, per ringraziare Dio se ti sono riuscite bene; o perché ne risulti comunque qualche bene se ti pare di avere lavorato invano, ricordando che quanto più Dio ti costringe a pregare tanto più ti vuole concedere grazie.

Invito al colloquio: O Maria, la tua vita fu una continua preghiera per la gloria del Padre, per la missione del Figlio e per la salvezza degli uomini. Insegnami a pregare come sapevi pregare tu!

IV.
LA SOFFERENZA REDENTRICE

Maria: Figlio mio, ascolta e comprendi. Voglio insegnarti una dottrina tanto difficile da intendere, anche e soprattutto perché credi di conoscerla già da molto tempo: la dottrina della salvezza per mezzo della Croce. Quelli che si consacrano all'apostolato cristiano sanno che la sofferenza ha un'efficacia grandissima al riguardo: Gesù ha salvato il mondo con la sua passione e morte; per essere la Corredentrice io ho dovuto essere l'Addolorata; i grandi apostoli hanno tutti patito grandi tribolazioni. Ma quando la sofferenza viene a visitarli personalmente, non si ricordano più del suo significato; si meravigliano e si scoraggiano. Per essi come per i Giudei la Croce rimane tuttora oggetto di scandalo. Si illudono forse di poter partecipare all'azione di Cristo Redentore senza partecipare anche alla sua passione?
2. Tu invece, figlio mio, guarda coraggiosamente la croce che ti è destinata. Dovrai compiere duri sacrifici. Dovrai lavorare ed affaticarti, spendere le tue forze e logorare la tua salute al mio servizio. E ciò non solamente per alcune ore o per alcuni giorni, ma finché vi saranno uomini da salvare; non solamente nelle ore di successo e di conforto, ma anche in mezzo alle difficoltà e alle amarezze. E dovrai andare incontro a immolazioni volontarie, dovrai farti vittima in cambio dei fratelli da salvare; e quanto più sterili ed ardui ti appariranno i tuoi sforzi, tanto più vi dovrai aggiungere mortificazioni ed espiazioni volontarie.
3. Sei pronto ad abbracciare questa croce? Forse sì. Ma ecco un'altra croce ben più difficile da portare, perché non te la imponi da te stesso e perché è veramente sconcertante. Le tue intenzioni saranno fraintese, i tuoi disegni scherniti, la tua attività biasimata. Coloro che dovrebbero aiutarti si disinteresseranno delle tue fatiche o tenteranno di distruggere ciò che ti sarai sforzato di edificare; coloro che dovrebbero incoraggiarti ti sconfesseranno o sovverti ranno i tuoi piani. Vi opporranno ogni sorta di ostacoli e poi diranno a chi li vorrà sentire che da molto tempo ne avevano predetto la cattiva riuscita. Se porti volentieri la croce che scegli tu stesso; se ti rassegni facilmente alla croce che ti proviene dalla malattia o dalla povertà; la croce che ti preparano l'ignoranza, la stoltezza o la malvagità degli uomini potrebbe suscitare in te un senso di ribellione. Eppure questa croce, proprio questa, racchiude in sé una maggiore efficacia di redenzione.
4. Considera Gesù. Si è forse imposto da sé la sofferenza con la quale ti ha salvato? O non fu piuttosto il frutto dell'ignoranza, della stoltezza e della malvagità degli uomini, di coloro stessi che per il loro ufficio avrebbero dovuto aiutarlo a salvare la loro nazione?
5. Non ti meravigliare se lo spirito del male si accanisce in questo modo nell'ostacolare le tue imprese: prendendo di mira i miei collaboratori egli in realtà combatte me. Conserva intera la tu a fiducia e il tuo coraggio. La sua sconfitta sarà tanto più completa: gli ho schiacciato il capo e glielo schiaccerò sempre!
6. Bada tuttavia che la sofferenza non ha virtù liberatrice per se stessa, ma solo quando essa è unita a quella di Gesù. Si può dire della sofferenza quello che si dice della tua persona: da te non sei altro che un povero peccatore, unito a Gesù, partecipi della natura divina. Similmente la sofferenza in se stessa è sterile, ma unita alla sofferenza di Gesù, acquista un'efficacia divina.
7. Quando nell'esercizio del tuo apostolato incontri il dolore, vieni a stringerti più intimamente a me. Insieme saliremo al Calvario. Lì, accanto alla Croce del Redentore, intenderai il valore infinito di quella sofferenza che ti sconcertava e ti opprimeva. Anche la sofferenza che ti proviene dall'incomprensione o dalla malignità degli uomini ti riuscirà dolce. In essa vedrai non più gli uomini che l'hanno causata, ma Gesù e sua Madre che ti invitano a condividere la loro missione redentrice, e i fratelli che così avrai modo di salvare.
8. E’ una dottrina molto austera quella che ti sto predicando, figlio mio, ma è una dottrina di fede, di amore e di vittoria. Presumevo forse troppo di te, stimandoti capace di comprenderla?

Invito al colloquio: O Madre, tu conosci la mia vita e il mio terrore per la sofferenza, ma conosci anche il desiderio che ho di amarti e di aiutarti nella tua missione. Quando verrà l'ora della prova, tu mi sosterrai ed allora sarò capace di soffrire tutto ciò che vorrai, perché lo vorrai, per quanto mi debba costare.

V.
IL CONTAGIO DELLA TESTIMONIANZA

Maria: Figlio mio, all'apostolato indiretto della preghiera e della sofferenza, per quanto sia meravigliosamente fecondo, bisogna che aggiunga l'influsso diretto della tua persona su quella dei tuoi fratelli. Credi forse che intenda parlare dell'apostolato della parola. Ma no: l'apostolato della parola è senza dubbio importante; ve n'è però un altro che deve precederlo, accompagnarlo e seguirlo: l'apostolato dell'esempio.
2. Non avrai bisogno di una lunga esperienza per accorgerti che su certi individui l'apostolato della parola, sia pure eloquentissima, riesce inefficace. La parola è feconda solo quando è ricevuta da chi è disposto ad accoglierla. Se cade in un terreno sassoso, o tra i rovi e le spine, come può portare frutto? Ora, per disporre i tuoi simili a ricevere la tua parola, occorre la testimonianza della tua vita. Spesso un atto, un gesto, uno sguardo, un sorriso vale più di qualsiasi discorso.
3. Fa' stimare nella tua persona la religione che professi. Mostrati sempre dignitoso, compreso della tua cristiana grandezza e della presenza di Dio in te. Fa' che quanti ti avvicinano sentano che porti dentro qualcosa di misterioso. In mezzo alla generale corruzione la tua virtù sia al di sopra di ogni sospetto. Sii integro e onesto, quando intorno a te non si pensa ad altro che ad arricchire a spese altrui. Sii leale e sincero, quand'anche la menzogna e la dissimulazione fossero diventate quasi una legge universale. Sii coscienzioso e fedele al tuo dovere anche se negli ambienti che frequenti si è generalmente perduta persino la nozione del dovere e della coscienza. Quelli che non hanno la tua stessa fede e quelli stessi che la combattono saranno allora costretti a renderle omaggio col rendere omaggio alla condotta che essa ti ispira.
4. Mostrati quale sei, senza ostentazioni, ma anche senza rispetto umano. Di che dovresti vergognarti? Forse di possedere la verità mentre gli altri professano l'errore? Di aver il senso della tua dignità, mentre gli altri si fanno schiavi di vergognose passioni? Di esser discepolo di Cristo e collaboratore di sua Madre? Temi forse di perdere la stima di coloro che non la pensano e non vivono come te? Ma non ti sei accorto che gli uomini anche più perversi stimano coloro che non si vergognano delle proprie convinzioni personali e ad esse coerentemente conformano la propria vita? Sii cristiano senza paura e senza macchia, e la tua condotta sarà una predicazione vivente e continua.
5. E’ già una bella cosa fare stimare in te la dottrina di Cristo, ma io ti chiedo ancora di più: devi farla amare. Prendi a cuore gli interessi dei tuoi fratelli: rendi loro tutti i servizi che puoi; ascolta i loro lamenti, solleva le loro miserie, cura le loro piaghe; aiutali nel loro lavoro, sii buono e affabile con coloro che ti circondano; dandoti tutto a tutti guadagnerai tutti a Cristo. Se si sentiranno più felici per causa tua non potranno non amare la dottrina che ti avrà fatto dispensatore di felicità. Se frequentando capiranno meglio l'amore, arriveranno a capire meglio Dio pur ignorandone il nome. Dio infatti non è un nome: è l'amore. Aprendosi all'amore, si apriranno quindi a Dio.
6. Per arrivare a darti tutto a tutti non guarderai negli uomini le loro qualità o i loro difetti, le loro virtù o i loro vizi, le loro azioni buone o cattive; vedrai in essi il prezzo del sangue di Gesù e del mio immenso dolore. Li amerai con l'amore stesso con cui li ama il loro Redentore e la loro Madre, e così saprai attirarli all'amore e attraverso l'amore a Dio.

Invito al colloquio: O Madre conosco alcuni tuoi figli la cui vita è una predicazione continua. Io invece, con i miei difetti, sono spesso per gli altri causa di disgusto e di mormorazione. Col tuo aiuto, voglio sforzarmi di predicare Gesù con la mia condotta. Fa' che con una maggiore coerenza di vita possa contribuire a condurre il prossimo a Gesù.

VI.
PAROLE DI SALVEZZA

Maria: Figlio mio, impara a parlare da vero apostolo per diffondere intorno a te lo spirito di Cristo. Non dire: «Mi mancano le occasioni». Le occasioni ci sono, ma bisogna scoprirle; e se proprio non ci fossero bisognerà crearle. Figlio della luce, hai forse bisogno di essere addestrato dai figli delle tenebre? Essi sanno ben trovare dappertutto occasioni per diffondere le loro perverse dottrine: nell'intimità di un colloquio, per la pubblica strada, sul posto di lavoro, in viaggio, negli stessi loro passatempi. Ciò che possono quelli per rovinare, non lo puoi tu per salvare? Bada bene: se ti credi incapace di farlo, ciò che ti manca non è l'occasione, ma il sacro ardore dell'apostolato. Vieni a ravvivarlo al Calvario e troverai tante occasioni di farlo sprigionare intorno a te.
2. Per parlare da apostolo, non è necessario predicare. Parla in ogni incontro secondo le tue cristiane convinzioni: a proposito delle persone, delle cose, degli avvenimenti. Pensa coi pensieri stessi di Cristo e non temere di manifestare il tuo pensiero. Discuti raramente; non umiliare mai l'avversario. Esponi con semplicità le tue idee. La verità è per se stessa attraente, perché la verità rende liberi. Per se stessa la verità conquista le menti, perché il suo splendore ne favorisce l'adesione. Non credere che occorrano ordinariamente lunghi discorsi: una breve spiegazione, un modesto consiglio, una semplice riflessione, talvolta una sola esclamazione possono bastare a produrre la luce in una anima sincera.
3. Non ti scordare che a convincere l'avversario gioveranno meno i tuoi argomenti che la tua persona. Parla semplicemente, ma coraggiosamente: tu possiedi la Verità. Ti si senta profondamente convinto di ciò che dici: sarai creduto facilmente se sarai coerente nell'uniformare la tua condotta ai tuoi discorsi. Ti si veda desideroso non di riportare una vittoria, ma di essere utile ai tuoi ascoltatori. Studia senza posa la dottrina di Cristo, per poterle rendere una sempre più credibile testimonianza. Fa' che sia riconosciuto da tutti il tuo valore professionale: se ti mostrerai competente nella tua arte o professione avrai più credito anche nelle tue convinzioni religiose.
4. Solo con un lungo tirocinio si diventa maestri nell'apostolato della parola. Prima di ogni conversazione pregami di ispirarti ciò che dovrai dire. Dopo la conversazione esamina dinanzi a me se hai saputo rendere qualcuno o migliore o più felice, e prevedi come potresti far meglio un'altra volta. Quanto più docilmente ti lascerai guidare da me in questo tirocinio, tanto più rapidi ed efficaci saranno i tuoi progressi: solo per mio mezzo diventerai un vero apostolo di Gesù.

Invito al colloquio: O Maria, lo confesso, non mi sono dato pensiero, come avrei dovuto, di diffondere attorno a me la dottrina di tuo Figlio, perché nelle mie relazioni con il prossimo non ho cercato altro che me stesso. D'ora in poi penserò a Gesù e a chi mi sta dinanzi. Ti invocherò prima di parlare e tu mi detterai ciò che dovrò dire.

VII.
L'UNIONE FA LA FORZA

Maria: Figlio mio, non rimanere isolato. Unisciti con quelli che hanno le stesse tue aspirazioni. Se ti limitassi a custodire gelosamente nel tuo cuore il sacro fuoco dell'apostolato, finiresti per spegnerlo. Parlando con altri della comune fede e delle comuni aspirazioni, renderai queste più ardenti in te stesso e in essi. L'unione, oltre che infiammare il vostro comune zelo, darà ad esso una forza singolare. Quando lavorerai con un altro, sarai più forte non due ma dieci volte. E quando sarete una schiera ben unita che avanzerà sotto la mia guida, sarete irresistibili.
2. E dove potrai trovare questi compagni animati dallo stesso tuo ideale? Cerca e troverai. Forse ve ne sono intorno a te di già pronti ad accoglierti nelle loro file: unisciti ad essi. Forse intorno a te esistono soltanto forze individuali ed isolate. Cerca di scoprirne alcune in grado di comprenderti. Spesso esistono le une accanto alle altre parecchie persone che hanno le stesse inclinazioni, ma ciascuna di esse si crede sola nel suo genere. Quando, dopo mesi e forse anni di mutuo isolamento, un incontro fortuito le ha fatte riconoscere a vicenda, si meravigliano di essere rimaste così a lungo estranee le une alle altre, pur essendo anime sorelle. Provati a parlare con gli altri di ciò che ti sta a cuore, e vedrai che prima o poi i tuoi tentativi otterranno risposta.
3. Forse non troverai subito delle persone disposte a condividere i tuoi ideali. Del resto i tuoi migliori collaboratori non saranno sempre quelli che avranno risposto per primi e con maggiore entusiasmo alle tue proposte: un giudizio retto, una volontà ferma, la generosità, la prontezza al sacrificio della propria persona valgono molto di più che i subitanei improvvisi entusiasmi. Non dire: «Non c'è nulla da fare in questo ambiente: tutti quelli che mi circondano sono ugualmente indifferenti». Vi sono cuori nobili che si nascondono; vi sono individui generosi che ignorano se stessi. Tocca a te scoprirli e far prendere loro coscienza. Saranno felicissimi nel sentirsi ridestare in fondo al cuore aspirazioni alla perfezione e al servizio di una grande Causa.
4. Proprio quelli che professano le dottrine più opposte alle tue possono essere talvolta i più idonei ad essere un giorno i tuoi colleghi di militanza. Saulo il persecutore non divenne forse il grande apostolo di Cristo? Considera negli uomini non tanto le parole e gli atteggiamenti esteriori, quanto piuttosto l'intima disposizione che li fa parlare ed agire. Un miscredente se è sincero, generoso, ardente, è più atto a dedicarsi con te alla medesima causa che non un cristiano senza nerbo e senza spirito di sacrificio.
5. Può darsi che debba cercare a lungo coloro che potrebbero diventare tuoi soci; che ti richieda molta fatica la loro formazione e che alla fine ti avvenga di provare molte delusioni. Non lasciarti abbattere per questo: Cristo ha dappertutto i suoi eletti; cerca, finché non li abbia trovati.
6. Sulle prime sarete solo un piccolo gruppo. Non importa, purché siate uniti. Non è mai il gran numero che riporta la vittoria finale, ma una minoranza coraggiosa, attiva, ben ordinata e disciplinata. Con una dottrina infallibile e meravigliosamente sublime e l'aiuto onnipotente del cielo, i cattolici hanno mezzi più che sufficienti per avere la meglio sui loro avversari, purché obbediscano a chi ha la missione di guidarli, per far convergere tutte le loro forze al trionfo del bene.
7. E quali sono i capi che devono coordinare la vostra attività apostolica? «Dio ha costituito i Vescovi a dirigere la sua Chiesa». Il Vescovo dei vescovi, il Papa, non tralascia mai di dare chiare direttive in proposito. Da coloro che Cristo ha costituito pastori devi ricevere la parola d'ordine, non da uomini che non hanno ricevuto mandato alcuno e che pretendono di servire la causa della Chiesa con mezzi che ella disapprova. Sappi rinunziare alle tue vedute proprie, per quanto belle esse ti appaiano. Non a te, non a tale o a tale altro laico o anche sacerdote, bensì alla Chiesa è stata promessa l'infallibile assistenza dello Spirito Santo. Comprendi che un bene minore ma reale val più che uno maggiore non mandato ad effetto; che la forza risiede nell'unione e l'unione richiede l'abnegazione e che ciascuno deve preferire il trionfo della causa comune a quello delle sue vedute personali. Medita questa dottrina; conforma ad essa la tua vita e diffondila con la parola.

Invito al colloquio: O Madre, te lo prometto: voglio adoperarmi per tutta la vita ad accrescere il numero dei tuoi collaboratori e a renderli sempre più animati di santo entusiasmo. Ti prometto particolarmente di impegnarmi con docilità e devozione fino alla morte al tuo servizio.

VIII.
QUELLI CHE MI FANNO CONOSCERE

Maria: Figlio mio, Gesù ti ha condotto a me affinché, diventando mio figlio prediletto, diventassi mio apostolo. Tutto ciò sarà da lui benedetto. Ma egli vuole non soltanto che tu operi in mio Nome, ma anche che predichi il mio Nome! E ogni qualvolta lo farai darà al tuo apostolato una grazia e un'efficacia specialissima.
2. Essere apostolo vuol dire condurre a Cristo gli uomini, dare Cristo agli uomini. Ora io sono la via che conduce a Cristo; da me Cristo è stato donato al mondo. Se dunque vuoi condurre gli uomini a Cristo più rapidamente, devi indicare loro la via che a lui conduce. Se vuoi dare loro pienamente Cristo, fa' loro conoscere colei che ha la missione di darlo. Ricorda la tua personale esperienza: malgrado le tue continue infedeltà alla grazia, da quando Gesù ti ha rivelato il mistero della sua pietà filiale, hai costatato in te stesso una meravigliosa trasformazione. Poiché hai trovato la luce, non puoi ora metterla sotto il moggio, ma devi farla risplendere davanti agli uomini. Il segreto della tua vita interiore sarà pure quello della tua vita apostolica: quanto più mi farai intervenire apertamente nella tua attività tanto più abbondanti ne saranno i frutti.
3. Così ha voluto Gesù. Egli poteva darsi agli uomini direttamente; ha deciso invece di darsi loro per mezzo mio. Nella promessa del paradiso terrestre, negli oracoli dei profeti, in casa del Precursore, dinanzi ai pastori di Betlemme, ai Magi, a Simeone ed Anna, alle nozze di Cana, sul Calvario egli ha voluto manifestare sempre anche me mentre manifestava se stesso. E’ per mezzo della Chiesa, suo corpo mistico animato dal suo Spirito, egli non cessa di predicarmi e di indicare come via naturale per trovarlo quella che conduce dalla Madre al Figlio. Anche questo è un aspetto della sua pietà filiale che devi premurarti di imitare.
4. Ti ho spiegato come, soprattutto nei tempi nuovi, Gesù vuole glorificare il mio nome e mediante la mia conoscenza e il mio culto santificare e salvare gli uomini. A questa grande vittoria che egli mi ha destinata avranno una parte speciale coloro che mi faranno conoscere e amare. Fammi dunque conoscere quanto più ti sarà possibile. Questo aspetta da te Gesù.
5. Anch'io mi aspetto molto da te al riguardo. Tanti cristiani non conoscono la loro Madre, o la conoscono pochissimo. Tocca a te rivelarla loro, perché ella possa abbracciare tutti come diletti suoi figli. Tocca a te condurli a lei, perché possa formarli come te a somiglianza del suo primogenito.
6. In che modo potrai farmi conoscere ed amare? Sii pieno di un amore ardente per me e per i tuoi fratelli, il resto verrà da sé. In primo luogo sia manifesto agli occhi di tutti che ti sei particolarmente consacrato al mio culto. Non temere che si scorga nelle tue mani o sul tuo petto il mio rosario o la mia effige, o che ti si veda partecipare a qualche pubblica manifestazione in mio onore. Se nello stesso tempo ti mostrerai cittadino irreprensibile e cristiano senza paura e senza macchia, la tua condotta mi predicherà eloquentemente.
7. Poi, secondo le circostanze, sappi con poche parole esporre le tue convinzioni e la tua personale esperienza riguardo alla vita di unione con me. Nelle conversazioni confidenziali, nella tua corrispondenza sappi discretamente far comparire il mio nome. A coloro che piangono rivela l'immagine della Consolatrice degli afflitti. A coloro che lottano per conservare o riacquistare la loro illibatezza, raccomanda il ricorso a colei che tutta pura ha avuto da suo Figlio il privilegio di rendere puri quelli che la invocano. A quanti aspirano ad una vita di intimità con Gesù insegna la via che tu stesso hai percorso per giungere ad una più stretta unione con lui. Ai desiderosi di apostolato spiega la missione apostolica che Dio mi ha affidata e la meravigliosa fecondità che otterranno i loro sforzi se agiranno in mio nome e sotto la mia guida. E se qualche giorno ti sarà dato di potermi far conoscere pubblicamente con la parola o con gli scritti, approfitta premurosamente di questa grazia. La tua parola recherà un messaggio di fiducia, d'amore e di salvezza a tutti gli uomini di buona volontà che la sentiranno, e forse per mezzo di questi a migliaia di altri uomini. «Coloro che mi faranno conoscere, avranno la vita eterna» e la diffonderanno intorno a sé.

Invito al colloquio: Fammi degno di lodarti, o santissima Vergine Maria! Rendimi forte e coraggioso contro i tuoi nemici!

IX.
«NEL TUO NOME GETTERÒ LA RETE»

Maria: Figlio mio, ti ho indicato i mezzi che devi adottare nell'esercizio del tuo apostolato, ma non ti ho ancora parlato della fiducia che ti deve sempre animare nella tua attività apostolica. Considerando la tua debolezza e la difficoltà del compito che ti è affidato, ti domandi talora di che cosa sarai capace. Certamente di nulla da solo, ma di cose meravigliose insieme con me. Non ha forse fatto grandi cose per me l'Onnipotente appunto perché ha guardato l'umiltà della sua serva? Non hai letto come Dio abbia scelto per confondere i sapienti coloro che il mondo considera insensati, e per confondere i forti coloro che il mondo considera vili?
2. Ascolta e rifletti. Voglio insegnarti due verità che ti infonderanno una fede incrollabile nell'efficacia della tua missione, una fede da trasportare le montagne. In primo luogo devi essere convinto che il tuo apostolato è il mio apostolato, che i tuoi interessi sono i miei interessi. A me, non a te, Dio ha affidato la missione di schiacciare la testa al serpente e di stabilire nel mondo il regno di suo Figlio: tu non fai altro che partecipare alla mia missione. Si tratta di salvare i miei figli e non i tuoi. Una madre desidera la salvezza dei figli certamente più di quanto non possa desiderarla un estraneo! Gli interessi di Gesù stanno infinitamente più a cuore a me che a te. Anche se tu ti mostrassi freddo riguardo al frutto delle tue fatiche, io certo non potrei rimanere indifferente poiché è di Gesù che si tratta e degli altri miei figli. Ora io sono onnipotente per l'onnipotenza di Dio e comunico questa onnipotenza a coloro che operano nel mio nome.
3. In secondo luogo, ricorda ed applica al tuo apostolato ciò che Gesù ti ha spiegato intorno alla fiducia senza limiti che deve informare la tua preghiera. Io ho un'intenzione d'amore riguardo a ciascuna delle tue imprese apostoliche. E questa mia intenzione è sempre più perfetta della tua; poiché ti amo più di quanto tu ami te stesso, ed amo Gesù e gli uomini più di quanto non li ami tu. Ed è un'intenzione che potrai facilmente e infallibilmente raggiungere nella misura in cui agirai nel mio nome. Quindi, quali che siano gli ostacoli che si oppongono alla tua attività, potrai sempre ottenere più di quanto prevedevi, purché agisca in mio nome.
4. Per ottenere questi effetti straordinari non basta lavorare molto: bisogna lavorare nel mio nome. Gli apostoli si erano affaticati tutta la notte senza pescare nulla. Ma appena Pietro ebbe detto a Gesù: «Nel nome tuo getterò le reti», fecero una pesca miracolosa. Quante volte ti sei affaticato invano! Perché? Perché non avevi detto, incominciando: «Nel tuo nome, o Madre». Lavorare nel mio nome vuoi dire lavorare secondo le mie intenzioni e con la coscienza di partecipare alla mia missione e alla mia onnipotenza.
5. Offri a Gesù per mano mia la tua preghiera, i tuoi patimenti perché vengano attuate le mie intenzioni riguardo al tuo apostolato. Prima di intraprendere qualsiasi cosa, invocami e cerca quali possano essere le mie intenzioni così da agire sempre come uno strumento nelle mie mani. Bada però di non equivocare. Quante volte infatti nell'incominciare dichiari di voler agire solo per me, e poi in realtà finisci per seguire le tue personali tendenze. Il frutto delle tue attività apostoliche è assicurato solo se persevererai nella disposizione di voler assecondare le mie intenzioni. Pietro in mezzo alla tempesta aveva cominciato col credere a Gesù che gli comandava di raggiungerlo e sulle prime camminò sulle onde del mare; ma poi pensò ai flutti e a se stesso, ed affondò. Molte volte forse hai cominciato col fare autentici prodigi, ma l'esito finale è stato negativo. La causa è da attribuire al fatto che ad un certo punto hai perso coscienza di essere un mio strumento.
6. Non puoi pensare di continuo a me, è vero. Ma puoi lasciarti sempre guidare dal mio spirito; puoi acquistare una tale disposizione d'animo che se qualcuno ti domandasse: «In nome di chi agisci?», tu potresti rispondere: «In nome di mia Madre». Non arriverai ad avere queste disposizioni se non a prezzo di molti sforzi. Ma almeno rinnova di tanto in tanto la tua intenzione e correggila appena ti accorgi che le tue vedute si sono sostituite alle mie.
7. Dopo l'azione, se ti è riuscita bene ringrazia Dio; se male, esamina te stesso: o non hai agito in mio nome e allora l'esito è veramente negativo; o hai cercato di conformarti alle mie intenzioni e di appoggiarti a me e allora il frutto del tuo operato è soltanto differito e verrà quando a Dio piacerà, e sarà tanto maggiore quanto maggiori sforzi avrai dovuto fare e quanto maggiore fiducia avrai dimostrata. Senza di me non puoi riuscire a nulla; con me non potrai fallire mai.

Invito al colloquio: O Madre mia, credo in te e nella missione che ti ha affidato Gesù. Credo che appoggiandomi a te sarò onnipotente. Fammi toccare con mano l'inutilità dei miei sforzi ogni qualvolta avrò voluto agire nel mio nome e costringermi ad operare unicamente nel tuo! Allora ti aiuterò efficacemente a condurre a Gesù innumerevoli fratelli e si compirà quell'augurio che amo ripetere ad ogni ora del giorno e anche di notte quando mi sveglio: «Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano in ogni luogo glorificati per mezzo dell'Immacolata Vergine Maria».

IL TUO IDEALE

Gesù: Fratello mio, comprendi adesso il dono che ti ho fatto rivelandoti il mistero della mia pietà filiale verso la Madre mia? Quando t'invitai a darti tutto a lei, seguendo il mio esempio, credevi che con ciò volessi solo esortarti ad amarla un po' più di prima. Ora, a poco a poco, hai capito che imitare la mia pietà filiale verso di lei vuol dire diventare sotto la sua guida un santo e un apostolo, vuol dire trasformarti in me, Figlio di Dio divenuto Figlio di Maria per la salvezza del mondo.

Invito al colloquio: O Gesù, mio Dio e mio Fratello! O Maria, Madre di Dio e Madre mia! Mi consacro nuovamente a te, senza riserve e per sempre, ma con una conoscenza più chiara dei tuoi disegni su di me e con una volontà più risoluta di eseguirli ad ogni costo. O Gesù dammi la grazia di amare tua Madre e di farla amare come tu la ami e vuoi che sia amata. E tu, o Maria, ottienimi la grazia di amare Gesù e di farlo amare da tutti gli uomini come tu stessa lo ami.


APPENDICE


ATTO DI CONSACRAZIONE A MARIA

Signore, Dio nostro che, per salvare tutti gli uomini e per condurli a Te, hai fatto nascere il tuo Figlio diletto dalla Vergine Maria, concedici di essere da Lei formati a immagine del suo primogenito e rendici partecipi dell'amore di Cristo per sua Madre. Tu che hai associato Maria al mistero del tuo Figlio, perché divenisse la Madre dei viventi, conferma la nostra alleanza con Lei. La nostra consacrazione prolunghi sulla terra la sua materna carità e faccia crescere la Chiesa, Corpo del tuo Figlio, Gesù Cristo, nostro Signore. Amen

PREGHIERA DELLE ORE TRE A GESÙ CROCIFISSO
Signore Gesù, ci raccogliamo con Maria tua Madre e il discepolo che amavi, ai piedi della croce per chiederti perdono dei nostri peccati che sono la causa della tua morte. Ti ringraziamo di aver pensato a noi nell'Ora suprema della salvezza e di averci affidati come figli alle sollecitudini materne di Maria. Vergine Santa, mostrati nostra Madre col renderci docili all'azione dello Spirito Santo. San Giovanni, ottieni anche a noi la grazia di accogliere Maria nella nostra vita e di assisterLa con amore filiale nella sua missione. Amen. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano in ogni luogo glorificati per mezzo dell'Immacolata Vergine Maria.

  inizio

 

LE GLORIE DI MARIA
La “Salve Regina”
Le virtù di Maria Santissima
di S. Alfonso M. de Liguori

 


PRESENTAZIONE

SANT'ALFONSO DE LIGUORI
Il missionario

Sant'Alfonso de Liguori fu essenzialmente un missionario, il più grande nella Chiesa italiana del Settecento. Considerando la sua vita (Marianella-Napoli 1696 - Pagani 1787), si rileva che l'annuncio della parola di Dio fu il suo carisma, la sua ragione di essere. Fin dagli anni della sua adolescenza «lo Spirito del Signore scese su di lui e lo mandò ad annunciare ai poveri il lieto messaggio... a predicare un anno di grazia nel Signore» (Lc 4,18-19). In quest'ardua impresa che abbraccia l'intero arco della sua esistenza, si possono distinguere quattro tappe, ognuna delle quali si presenta con caratteristiche proprie. La prima tappa include gli anni della sua giovinezza. (1713-1726), periodo nel quale Alfonso cominciò a sentire l'appello dell'apostolato. Egli lo accolse come attuazione del carattere profetico del suo battesimo, e lo realizzò con la testimonianza di vita cristiana, con la frequente partecipazione ai sacramenti, con l'assidua adorazione eucaristica; lo esercitò nella sua professione di avvocato che svolse con onestà e con rispetto della verità, superando i pericoli morali che vi erano annessi; lo attuò come membro della congregazione dei nobili di Santa Maria della Misericordia, che aveva per programma l'esercizio delle opere di misericordia, quali la visita ai carcerati, l'ospitalità ai pellegrini, la cura degli infermi. Questa dedizione al prossimo divenne più intensa nella seconda tappa della vita missionaria di Alfonso (1726-1732) quando, consacrato sacerdote, si applicò totalmente all'evangelizzazione del popolo. Svolse il suo apostolato nei rioni più poveri di Napoli, superando i pregiudizi di classe, poiché egli discendeva da una famiglia nobile; facendosi coadiuvare dai laici, fondò l'opera delle «Cappelle serotine» con le quali riuniva in vari luoghi della città la gente umile, gli artigiani, gli ambulanti, i pescatori, i facchini, insegnando loro il catechismo e la pratica della vita cristiana. L'opera raggiunse una rapida diffusione e divenne una scuola di educazione civile e religiosa. Come membro delle « Apostoliche Missioni » Alfonso si recò in molti paesi e città della Campania e delle Puglie predicando le verità eterne soprattutto alla gente abbandonata. Man mano però che egli allargava il suo raggio d'azione e prendeva coscienza della situazione religiosa e morale del popolo, si andava accorgendo che da solo era impari alla vastità dell'impresa, e che occorrevano forze più numerose e attive. Spinto da questa esigenza e ispirato da Dio, nel 1732, fondò a Scala, un piccolo centro in provincia di Salerno, la congregazione dei Redentoristi, che segnò l'inizio della terza tappa del suo viaggio missionario, la quale si protrasse fino al 1762. Con tale fondazione Alfonso volle, in un certo senso, partecipare all'universalità e alla perennità della Chiesa, rivelando un profondo senso ecclesiale. Assegnò come fine specifico ai suoi religiosi la predicazione delle missioni ai poveri, agli abbandonati, ai lontani. Egli fu il primo missionario della sua congregazione svolgendo per un trentennio un'attività instancabile di evangelizzazione delle popolazioni del meridione, specialmente di quelle che erano nelle campagne e maggiormente sprovviste di aiuti spirituali.

Il vescovo
Sant'Alfonso, che aveva iniziato la sua attività missionaria da giovane laico, la continuò anche quando nel 1762 fu nominato vescovo di Sant'Agata dei Goti, una cittadina in provincia di Benevento: la quarta tappa della sua splendida avventura missionaria. Rivestito della pienezza del sacerdozio, volle essere il rappresentante di Cristo, un vero pastore nella sua Chiesa. Operò una riforma in tutti i settori della vita religiosa: pretese dai sacerdoti santità di vita e zelo apostolico, fece predicare le missioni in tutte le parrocchie della diocesi, elevò il livello morale e scientifico del seminario, estirpò abusi e scandali, aiutò i poveri e i bisognosi, rivelò una carità eroica durante la carestia che negli anni 1763-64 afflisse il regno di Napoli. Ebbe un amore sincero e profondo per tutti, amore che fu l'anima del suo servizio pastorale, il segreto della sua riuscita. Sant'Alfonso fu un modello della vera figura del vescovo: egli rinnovò nel secolo dei lumi gli esempi di altezza spirituale e culturale e di attività apostolica dei vescovi delle origini del cristianesimo. Rinunziò all'episcopato, per motivi di salute, nel 1775, all'età di 79 anni, e si ritirò nella casa religiosa di Pagani (Salerno), dove continuò il suo compito missionario nel governo della congregazione dei Redentoristi, nella pubblicazione di libri, nella preghiera e nel sacrificio. Morì il 1° agosto 1787.

Lo scrittore
Sant'Alfonso svolse la sua missione non solo con la predicazione, ma anche con gli scritti, ai quali consacrò gran parte del suo tempo, perché aveva compreso che con essi poteva arrivare dove non giungeva con la parola. Esplicò questa attività in tre direzioni: la teologia morale, la spiritualità, la dommatica. Anzitutto nel campo della morale, in cui vide più urgente il bisogno. Esistevano allora in tale settore due correnti opposte: da una parte c'erano i lassisti, che avevano una concezione larga della coscienza e permettevano di seguire nel comportamento morale opinioni cosiddette probabili a scapito della legge; c'erano dall'altra parte i rigoristi, molto esigenti, i quali sacrificavano la libertà per difendere la legge. Sant'Alfonso con lo studio, con la riflessione e in forza della sua esperienza, stabilì una via di mezzo tra il lassismo e il rigorismo, e creò un nuovo sistema morale, fatto di equilibrio e prudenza; sistema che fu via via seguito dai confessori; e con il passare del tempo venne accolto dai vescovi, fu approvato dal papi, divenne dottrina ufficiale della Chiesa. Oltre che come moralista, il Liguori esercitò la sua attività di scrittore come maestro di spiritualità, in quanto volle portare la vita cristiana, anche nel livello più alto, quello della santità, in mezzo al popolo di Dio. A tale scopo scrisse libri di ascetica, di piccola mole, ma ricchi di contenuto, dal dettato facile e accessibile a tutti; libri che uscivano con ritmo ininterrotto dalla sua penna instancabile. Ricordiamo: l'Apparecchio alla morte, le Visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima, Del gran mezzo della preghiera, la Pratica di amare Gesù Cristo, Le glorie di Maria, La via della salute, Uniformità alla volontà di Dio, Riflessioni sulla Passione di Gesù Cristo, La vera sposa di Gesù Cristo. Questi libri ebbero un enorme successo, furono tradotti in molte lingue, e produssero un forte risveglio nella pietà e nella devozione dei cristiani. Sant'Alfonso, insigne moralista, maestro di spiritualità, fu anche uno scrittore notevole di teologia dommatica. In tale campo il suo carattere positivo lo orientò verso i problemi più immediati della vita del credente, insidiata dall'illuminismo volterriano e dal giansenismo nelle sue evoluzioni pratiche. Perciò la sua opera dommatica ha un carattere più controversistico che sistematico. Con l'adesione piena alla rivelazione egli ha indefettibile il senso della vita intima della Chiesa che, insieme alla comprensione delle necessità delle anime, fa della sua teologia una theologia salutis.

Il messaggio di sant’Alfonso
Sant'Alfonso dovette essere missionario, scrittore, e annunziare il vangelo in un mondo in fermento e in trasformazione a uomini che erano scossi nella fede e nelle certezze da nuovi movimenti culturali, politici, religiosi, quali l'illuminismo, il giansenismo, il giurisdizionalismo. A un mondo che aveva perduto o stava perdendo il senso di Dio egli annunziò il Dio di Gesù Cristo, che è il Dio dell'amore e della misericordia. Fondato saldamente sulla rivelazione e sulla storia della Chiesa, afferma con accenti sicuri e convincenti che Dio è Padre e ama tutti gli uomini. Dio ha rivelato il suo amore in Gesù Cristo, Salvatore del mondo. In polemica con i calvinisti e con i giansenisti, che restringevano il valore e i meriti di Gesù Cristo, sant'Alfonso dimostra con abbondanza di documentazione biblica e tradizionale che egli è morto per tutti. Reagisce con forza, quasi con irritazione, contro coloro che affermavano che Dio con una discriminazione antecedente aveva escluso alcuni uomini dalla salvezza. Il tema dell'amore e della misericordia di Dio pervade tutti gli scritti di sant'Alfonso. E importante oggi, in un mondo che professa in larga parte l'ateismo, o teorico o pratico, riscoprire l'immagine di Dio così come l'ha vista il Liguori. Insieme all'immagine di Dio, egli scoprì anche il vero volto dell'uomo: santo del secolo dei lumi, si schierò decisamente per la libertà. La sua presa di posizione è tanto più sorprendente se si considera l'ambiente teologico e morale in cui dovette operare, e l'orientamento predominante allora nella Chiesa, che era a favore della legge, ma a scapito della libertà. Sant'Alfonso ebbe l'intelligenza e il coraggio di mettersi contro corrente, dimostrando che Dio ha creato anzitutto l'uomo libero; quindi la libertà prevale sulla legge che è venuta in un secondo tempo. Egli continua la difesa dell'uomo in un altro contesto, nel ribattere cioè le tesi dei calvinisti e dei giansenisti, i quali deprimevano l'uomo ritenendolo schiavo della natura corrotta. Sant'Alfonso vi oppone tre principi chiari e liberanti, che si possono assumere come la dichiarazione dei diritti dell'uomo, della sua dignità: 1) L'uomo può superare, con l'aiuto di Dio, tutte le tentazioni che lo spingono al male; 2) l'uomo ha il potere di resistere alla grazia di Dio; 3) l'uomo può e deve collaborare con Dio a costruire il proprio destino.

IL MESSAGGIO MARIANO DI SANT'ALFONSO NELLE GLORIE DI MARIA
Sant'Alfonso nei suoi scritti ha lasciato un altro messaggio di rilevante importanza alla Chiesa: il significato di Maria nella storia della salvezza. Lasciò questo messaggio soprattutto nel libro Le glorie di Maria, che pubblicò nel 1750, dopo molti anni di studio e di riflessione. Iniziò la ricerca nel 1734, e ci lavorò a lungo e con grande impegno perché voleva fare un'opera degna di Maria. In realtà per sedici anni ascoltò e scrutò il ricco patrimonio della tradizione in tutte le sue componenti: padri e teologi, liturgia e preghiere, scrittori spirituali e popolo di Dio, antichità, medioevo e tempi moderni, con l'interesse di uno storico, con la serietà di un teologo, con la sapienza di un santo. Le sue fonti immediate erano generalmente di seconda mano: Raccolte, Catene, Somme, Epitomi, Selve, degli ultimi duecento anni; ma sapeva maneggiarle con precisione quando si trattava di stabilire una dottrina, e con libertà intelligente di cuore quando si trattava invece di esprimere la pietà il libro non è soltanto l'esposizione di una ricerca erudita, una trattazione teologica a volte polemica; è anche espressione della grande devozione di Alfonso e un segno di riconoscenza a Maria per l'aiuto da lei ricevuto in tutto il corso della sua vita, come risulta dalla dichiarazione che si trova nella Supplica dell'autore, posta all'inizio del libro: « A te poi mi rivolgo, o mia dolcissima Signora e Madre Maria; tu ben sai che dopo Gesù in te ho posto tutta la speranza della mia eterna salvezza; poiché tutto il mio bene, la mia conversione, la mia vocazione a lasciare il mondo, e tutte le altre grazie che ho ricevute da Dio, tutte riconosco che mi sono state date per mezzo tuo».

Il contesto storico
La pubblicazione de Le glorie di Maria, secondo Giuseppe De Luca, grande studioso della storia della spiritualità, fu un evento, « una delle date più importanti nella storia del culto di Maria Santissima... [Le glorie di Maria] è l'ultimo grande libro europeo scritto in gloria di Maria». E uno specialista della storia della Chiesa in Italia, Gregorio Penco, ne dà il seguente giudizio: « Pur raccogliendo a piene mani tra i detti e le opinioni degli scrittori ecclesiastici di tutti i tempi, sant'Alfonso ha saputo penetrare in profondità negli aspetti devozionali dei misteri da lui considerati; in modo particolare nel cuore di Maria Santissima, nelle sue gioie, nei suoi dolori, nelle sue glorie. E come uno sguardo che l'autore riesce a gettare nell'anima della Vergine, leggendo i suoi sentimenti e indovinando i suoi pensieri». Naturalmente il libro risente del tempo in cui fu scritto, perché, come ogni grande scrittore, Alfonso fu uomo della sua epoca, e venne condizionato dalla situazione culturale e religiosa del Settecento. E nel Settecento il culto di Maria era in crisi, contestato da alcuni scrittori cattolici, come Ludovico Antonio Muratori con il libro Della regolata devozione, e rifiutato dai giansenisti, i quali ritenevano che esso potesse mettere in ombra la persona di Cristo, unico mediatore presso Dio. Perciò la devozione verso Maria deve essere « regolata », controllata dalla ragione, moderata nelle manifestazioni. Il Liguori rifacendosi alla tradizione della Chiesa e all'insegnamento dei teologi, reagì con lucidità e con coraggio a tali correnti di pensiero, e si impegnò a presentare il mistero di Maria nella sua verità, sviluppando fino alle ultime conseguenze il privilegio della maternità divina. C'era in lui lo spirito dei santi padri, i quali si avvicinavano alla rivelazione con rispetto e con riverenza, ma anche con confidenza e familiarità sorprendenti. Questo atteggiamento è stato sottolineato da Giuseppe De Luca: « Protestanti e giansenisti ci avevano istillato mille scrupoli e mille esitazioni che, nostro malgrado, non riuscivamo a vincere. Non si poteva più tornare al candore miracoloso con cui si era amata la Madonna nei secoli antecedenti. Si aveva come un ritegno, una cautela, una paura. Sant'Alfonso con la sua dottrina di teologo e di formidabile teologo; con la sua fiammante e ardente anima di devoto incomparabile; col suo genio di scrittore popolare, ha spazzato via gran parte di quelle esitazioni, ha ricondotto l'anima cristiana dinanzi a Maria, a quella felice libertà d'amore, che ebbero i nostri fratelli di fede nel Medioevo». Fu questo l'impegno costante del Liguori nello studio del mistero di Maria: non chiudersi nei limiti della ragione, ma aprirsi nella fede all'onnipotenza e all'amore di Dio. Si può vedere un esempio di tale apertura in quello che egli chiama « il mio sentimento », così formulato: « Quando un'opinione onora in qualche modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche l'opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io non vorrei essere annoverato tra questi spiriti poco devoti né vorrei che lo fosse il mio lettore» Sant'Alfonso ebbe «molta devozione », che espresse in una mariologia nuova e insieme fedele alla tradizione, pervasa dalla gioia della redenzione, in cui mise in giusto risalto « le cose grandi fatte dall'Onnipotente nella sua Madre » (Lc 1,48). Anche il titolo del libro, Le glorie di Maria, in dica una presa di posizione contro i protestanti e i giansenisti che accentuavano la theologia crucis; nello stesso tempo manifesta una visione giusta e liberante della storia della salvezza, come affermazione della gloria di Dio che opera la redenzione nell'umanità per mezzo di Maria.

Il piano e lo scopo del libro
Il libro Le glorie di Maria è diviso in due parti: la prima parte è un commento in dieci capitoli alla Salve Regina, la seconda contiene: Discorsi sulle sette feste della Madonna; Riflessioni sui sette dolori; Delle virtù di Maria Santissima; Ossequi e Devozioni. Ogni capitolo si chiude con una preghiera, la quale non è un semplice corollario, ma un fatto significativo, che rivela la mentalità di sant'Alfonso, il quale concepiva la meditazione come orazione mentale; con la preghiera si chiede a Maria la grazia di comprendere meglio e quindi di praticare la dottrina esposta. La preghiera è preceduta dagli esempi, che riferiscono fatti straordinari, a volte miracoli poco verosimili, che difficilmente resisterebbero alla critica storica. Egli ne era consapevole; ma con essi intendeva proporre più che una verità storica, un insegnamento dommatico, morale e spirituale. Sarà bene leggere le parole stesse dell'autore sul piano e lo scopo dell'opera: « In questo mio libretto, lasciando agli altri autori la descrizione delle restanti qualità di Maria, ho parlato per lo più della sua grande pietà e della sua potente intercessione, avendo raccolto, per quanto ho potuto nel corso di parecchi anni, tutto quello che i santi padri e gli autori celebri hanno detto della misericordia e della potenza di Maria. E poiché nella bella preghiera della Salve Regina, approvata dalla Chiesa stessa, che ha anche ordinato al clero regolare e secolare di recitarla per gran parte dell'anno, si trovano descritte a meraviglia la misericordia e la potenza della santissima Vergine, mi sono proposto in primo luogo di illustrare in capitoli distinti questa devotissima orazione. Inoltre ho creduto di far cosa grata ai devoti di Maria aggiungervi... un capitolo sulle virtù di questa divina Madre». Nel commento alla Salve Regina, che costituisce la parte più importante del libro, il Liguori descrive in maniera viva, a volte drammatica, i molteplici interventi della Madonna nei confronti degli uomini: Maria ottiene il perdono, riporta all'amicizia con Dio; se il peccato separa, allontana da Dio, Maria avvicina, riconcilia, unisce. Quindi interviene per mantenere in grazia il peccatore convertito: lo invita alla preghiera, gli ottiene la luce, la forza, gli impedisce di cadere nuovamente; gli ottiene il sommo dono della perseveranza finale. Maria è un'avvocata potente, una madre pietosa, che non ricusa le cause dei più miserabili; è tutt'occhi per vedere, compatire, soccorrere sempre, specialmente nei momenti di pericolo, e soprattutto nell'ora della morte: allora più che mai è presente per confortare i suoi devoti, difenderli dal maligno, salvarli dall'inferno, e per condurli con sé in paradiso all'incontro eterno con Dio.

Le due prerogative fondamentali: la Madre di Dio e la Mediatrice
Sant'Alfonso pose come base della sua mariologia due prerogative di Maria: la maternità divina e la partecipazione all'opera della redenzione. Esse non sono collocate su linee parallele, ma sono viste strettamente congiunte, per cui si richiamano e si compenetrano a vicenda: la prima è ordinata alla seconda, e la seconda trova nella prima il suo fondamento ontologico.

La Madre di Dio
Maria fu eletta madre di Dio per essere corredentrice e mediatrice; uno stesso decreto divino la predestinò a questa duplice missione Alfonso considera la maternità divina nella luce della redenzione; nello studio del motivo dell'incarnazione egli segue la tesi tomista secondo la quale, «se l'uomo non avesse peccato, Dio non si sarebbe incarnato»; quindi il motivo ultimo dell'incarnazione fu la redenzione dell'umanità. Maria divenne madre di un Dio che si fece uomo per essere il redentore e per espiare i peccati del mondo; senza i peccatori Dio non si sarebbe incarnato, e Maria non sarebbe divenuta sua madre. La sua missione è congiunta a quella di Cristo; essi sono stati predestinati per assicurare la redenzione dell'umanità decaduta, per cui tutta l'economia della salvezza porta l'impronta della misericordia e della suprema indulgenza divina; e noi ora sappiamo che Maria è madre del Salvatore misericordioso per essere la madre della misericordia Riflettendo sulla maternità divina, realizzata nel tempo, il Liguori fa la seguente affermazione: « A Dio non conveniva altra madre che Maria, e a Maria non conveniva altro figlio che Dio». Nella spiegazione di questa verità si devono evitare due eccessi, ugualmente riprovevoli: o di esagerarne la portata o di ridurla oltre i limiti giusti. Precisa ed equilibrata la sua presentazione: Maria è madre di Dio «per avere generato un figlio che fin dal concepimento è stato Dio». Questo dogma non è che il corollario della dottrina biblica sull'unicità della persona in Cristo: « Se Cristo uomo è vero Dio, e se Maria santissima è vera madre di Cristo uomo, è conseguenza necessaria che sia ancora vera madre di Dio». L'autore deduce la verità dai dati del Vangelo in cui si afferma che Maria ha concepito e generato Dio; dunque in termini equivalenti vi si dice che è madre di Dio. Egli presta un'attenzione speciale alla tradizione, per cui nella confutazione di Nestorio riunisce i migliori testi dei primi quattro secoli a favore della maternità divina di Maria. Infine, per completare la serie delle testimonianze, si rifà alle manifestazioni della coscienza cristiana, nella quale questa verità è profondamente radicata; segno evidente che essa è la fede tenuta sempre dalla Chiesa. Nel considerare la trascendenza della maternità divi nità: « La dignità della divina Madre è la massima dignità che si può conferire a una creatura » 2Q Essa è la sorgente della grandezza e della potenza unica di Maria; parlando delle sue perfezioni egli pone sempre la maternità al centri), nel quale convergono tutti gli altri privilegi, sia come disposizioni necessarie, sia come doni concomitanti, sia come dipendenze naturali. Se l'unione ipostatica fu la misura della grazia di Cristo, la maternità divina fu la norma della pienezza di grazia di Maria.

La Mediatrice
In virtù del suo privilegio di madre di Dio, Maria cooperò con Gesù alla salvezza dell'umanità, divenne corredentrice, ed ora in cielo svolge la missione di mediatrice. E questo il secondo principio fondamentale della mariologia di sant'Alfonso, principio per il quale si batté a lungo, perché nel Settecento esso era posto in discussione e negato da parecchi teologi. Egli lo basa sulla dottrina del Corpo mistico di Cristo, cioè il mistero della Chiesa, considerata come corpo vivente di cui Cristo è il capo e gli uomini sono le membra; un organismo nel quale i redenti, secondo la loro vocazione, occupano il posto assegnato loro dalla Provvidenza. C'è tra le varie membra un rapporto di vita, di unità e di reciproco influsso, pur mantenendo ciascuno la sua attività specifica; in questo insieme misterioso Maria è un membro eminente. Tale primato le deriva dal fatto che lei è madre di Cristo, dal quale proviene la vita, il movimento, l'attività di tutti; ora, se Maria è la madre del capo, è anche la madre del corpo, unito indissolubilmente al capo. Sant'Alfonso scrive: « Maria dunque, come ci fanno sapere i santi padri, divenne nostra madre spirituale in due tempi. In primo luogo, quando meritò di concepire nel suona sant'Alfonso, seguendo il pensiero di san Tommaso, la vede ai confini della diviseno verginale il Figlio di Dio... nel dare il suo consenso si consacrò all'opera della nostra redenzione, e così, sin d'allora, ci portò tutti nel suo seno come amorosissima madre... Il secondo tempo in cui Maria ci generò alla grazia fu quando sul Calvario offrì all'eterno Padre, con tanto dolore del suo cuore, la vita del suo diletto Figlio per la nostra salvezza». Quindi Maria insieme a Gesù e in dipendenza da lui cooperò realmente alla redenzione degli uomini, per cui il Liguori la chiama corredentrice. Per dimostrare la sua tesi egli adduce diverse prove, attinte nella tradizione, e sviluppa soprattutto il confronto classico tra Eva e Maria Maria continua a compiere la sua missione di madre e di corredentrice ora che è assunta in cielo, dove è divenuta mediatrice universale di grazia; un tema che sant'Alfonso svolge con ricchezza di argomentazione e con vigore polemico. Tutto il suo discorso è una risposta franca, ma vera, a quanto aveva detto Muratori nel libro Della regolata devozione (1747), e alle espressioni dei protestanti e dei giansenisti nei confronti della Salve Regina, chiamata « un tessuto di errori e di empietà », e « un insulto all'unico Mediatore». Appassionato ugualmente e intensamente di Gesù e di Maria, sant'Alfonso si preoccupa di non offuscare l'uno per innalzare l'altra; e rifacendosi a san Bernardo, afferma: « Non deve pensare di oscurare la gloria del figlio chi loda molto la madre, perché quanto più si loda la madre tanto più si loda il figlio... Si sa che per i meriti di Gesù è stata concessa a Maria l'autorità di essere la mediatrice della nostra salvezza: mediatrice non di giustizia, ma di grazia e di intercessione». Sant'Alfonso fa quindi una distinzione netta tra la mediazione di giustizia, propria di Gesù Cristo, che è meritoria e ci salva, e quella della Madonna, che è mediazione di grazia, un dono ricevuto da Dio per pura benevolenza. Quindi la sua intercessione è necessaria solo moralmente; in altre parole, Dio può, ma non vuole concederci le grazie senza l'intervento di Maria.

La presente edizione
La presente edizione de Le glorie di Maria riproduce l'edizione critica dei Redentoristi, Roma 1935-1937, ritrascritta in italiano corrente: il testo di sant'Alfonso è quello integrale del commento alla Salve Regina (dal I vol. dell'ed. critica citata) e dellé Virtù di Maria (dal Il vol. della stessa ed.), esposto in modo semplice e sobrio (si sono evitate le ripetizioni), chiaro e preciso nel riferire le citazioni e i rispettivi autori. Si sono deliberatamente tralasciati i Discorsi sulle sette feste principali di Maria, le Riflessioni sopra ciascuno dei setti dolori di Maria, gli Ossequi di devozione verso la Divina Madre, la Raccolta di esempi e Orazioni diverse, sia perché li abbiamo ritenuti più legati al tempo di sant'Alfonso (la stessa liturgia delle feste mariane è ora notevolmente cambiata), sia perché ci è parso opportuno offrire al lettore moderno un volume più agile e quindi piu accessibile, senza nulla togliere agli insegnamenti intesi a promuovere la conoscenza, l'imitazione e la devozione a Maria che il Santo ha offerto al popolo cristiano. Un notevole alleggerimento è rappresentato dall'omissione delle continue citazioni latine che il Liguori accompagnava generalmente con una sua traduzione o parafrasi: abbiamo preferito riportarne soltanto la traduzione italiana, evitando così ripetizioni e rendendo la lettura più spedita (d'altronde, quanti oggi hanno ancora dimestichezza con la lingua dei nostri padri?); nelle note viene comunque sempre indicata la fonte delle singole citazioni quale viene fornita dall'edizione critica. Una particolare avvertenza occorre per quanto riguarda la Sacra Scrittura: sant'Alfonso usava la Bibbia della Volgata - il testo latino risalente a san Girolamo, usato dalla Chiesa cattolica fin dal IV secolo, e dichiarato « autentico » dal Concilio di Trento (DS 1502), che talora si discosta dalle nostre traduzioni attuali, fatte sui testi originali. Pertanto, tutti i riferimenti biblici vanno intesi secondo la Volgata: quando la citazione non concorda esattamente, vuoi per la numerazione del versetto, vuoi per l'espressione letterale, con le nuove versioni dai testi originali, abbiamo aggiunto la dicitura « Volg. » La presente edizione de Le glorie di Maria, che si aggiunge alle 800 che l'hanno preceduta, e che vuole essere un omaggio a sant'Alfonso nel terzo centenario della sua nascita (1696-1996), incontrerà certamente accoglienza favorevole, e continuerà a suscitare ancora la devozione e l'amore di Maria.
GIOVANNI VELOCCI docente di storia della Chiesa e di storia della teologia


LE GLORIE DI MARIA

SUPPLICA dell' autore
A GESÙ E A MARIA
Mio amatissimo Redentore e Signore Gesù Cristo, io miserabile tuo servo, sapendo il piacere che ti dà chi cerca di glorificare la tua santissima Madre, che tanto ami e tanto desideri di vedere amata e onorata da tutti, ho pensato di dare alla luce questo mio libro, che parla delle sue glorie. Io non so pertanto a chi meglio raccomandarlo che a te, cui tanto preme la gloria di questa Madre. A te dunque lo dedico e raccomando. Gradisci questo mio piccolo omaggio dell'amore che ho per te e per la tua Madre diletta. Proteggilo facendo piovere su chiunque lo leggerà luci di confidenza e fiamme d'amore verso questa Vergine immacolata, in cui hai posto la speranza e il rsfugio di tutti i redenti. E come mercede di questa mia povera fatica dammi, ti prego, quell'amore verso Maria che ho desiderato con questa mia operetta di vedere acceso in tutti coloro che la leggeranno. A te poi mi rivolgo, o mia dolcissima Signora e Madre mia Maria: tu ben sai che dopo Gesù in te ho posto tutta la speranza della mia eterna salvezza; poiché tutto il mio bene, la mia conversione, la mia vocazione a lasciare il mondo, e tutte le altre grazie che ho ricevuto da Dio, tutte riconosco che mi sono state date per mezzo tuo. Tu già sai che per vederti amata da tutti, come tu meriti, e per renderti ancora qualche segno di gratitudine per tanti benefici che mi hai concesso, ho cercato sempre di predicarti dappertutto, in pubblico e in privato, promovendo in tutti la tua dolce e salutare devozione. Io spero di seguitare a farlo sino all'ultimo respiro di vita che mi resta; ma vedo che per l'età avanzata e per la mia logora salute già si va avvicinando la fine del mio pellegrinaggio e la mia entrata nell'eternità. Ho pensato quindi prima di morire di lasciare al mondo questo mio libro, il quale seguiti per me a predicarti e ad animare anche gli altri a pubblicare le tue glorie e la grande pietà che tu usi con i tuoi devoti. Spero, mia carissima Regina, che questo mio povero dono, benché troppo inferiore a quanto meriti, pure sia gradito al tuo gratissimo cuore, poiché è dono tutto d'amore. Stendi dunque quella tua dolcissima mano, con la quale mi hai liberato dal mondo e dall'inferno, ed accettalo e proteggilo come cosa tua. Ma sappi che di questo mio piccolo omaggio io voglio la ricompensa: che da oggi in poi io ti ami più di prima e che chiunque leggerà questa mia operetta resti infiammato del tuo amore, così che subito aumenti in lui il desiderio di amarti e di vederti amata anche dagli altri e s'impegni perciò con tutto l'affetto a predicare e promuovere per quanto può le tue lodi e la confidenza nella tua potentissima intercessione. Amen. Così spero, così sia.
Amantissimo benché umile servo ALFONSO DE LIGUORI DEL SS. REDENTORE


INTRODUZIONE
Lettore mio caro e fratello in Maria, giacché la devozione che ha spinto me a scrivere e ora spinge te a leggere questo libro ci rende ambedue figli felici di questa buona Madre, se mai udissi qualcuno dire che io potevo fare a meno di questa fatica, poiché vi sono già tanti libri dotti e celebri che trattano di questo soggetto, rispondigli, ti prego, con le parole che l'abate Francone lasciò scritte nella Biblioteca dei Padri: che la lode di Maria è una fonte così ampia, inesauribile, che quanto più si dilata tanto più si riempie, e quanto piu si riempie tanto più si dilata. Vale a dire che la beata Vergine è così grande e sublime, che quanto più la si loda tanto più resta da lodarla. Scrive perciò sant'Agostino che non basterebbero a lodarla quanto ella merita tutte le lingue degli uomini, anche se tutte le loro membra si mutassero in lingue. Ho esaminato innumerevoli libri che trattano delle glorie di Maria, grandi e piccoli; ma poiché erano o rari o voluminosi o non secondo il mio intento, ho cercato in questo libro di raccogliere in breve da tutti gli autori che ho potuto avere tra le mani le migliori sentenze spirituali dei padri e dei teologi, alfine di dare la possibilità ai devoti, con poca fatica e spesa, d'infiammarsi con la lettura nell'amore di Maria, e specialmente di offrire materia ai sacerdoti per promuovere con le prediche la devozione verso la divina Madre. Gli amanti mondani sono soliti parlare spesso delle persone amate e lodarle, per vedere così il loro amore lodato e applaudito anche dagli altri. Troppo scarso, allora, si deve supporre che sia l'amore di coloro che si proclamano amanti di Maria, ma poco pensano a parlarne e a farla amare anche dagli altri. Non fanno così quelli che amano veramente quest' amabilissima Signora: essi vorrebbero lodarla dappertutto e vederla amata da tutto il mondo. Perciò ogni volta che possono, o in pubblico o in privato, cercano di accendere nel cuore di tutti le beate fiamme da cui si sentono essi stessi accesi d'amore verso la loro santa Regina. Affinché poi ciascuno si persuada quanto sia importante per il bene proprio e per quello dei popoli il promuovere la devozione a Maria, è utile ascoltare quello che ne dicono i dottori. Dice san Bonaventura che quelli che si dedicano a pubblicare le glorie di Maria sono sicuri del paradiso. E lo conferma Riccardo di san Lorenzo dicendo che onorare questa Regina degli angeli è ottenere la vita eterna: «Onorare Maria è procurarsi il tesoro della vita eterna». Poiché la gratissima Signora, aggiunge, s'impegnerà a onorare nell'altra vita chi in questa s'impegna ad onorarla. E chi non sa la promessa fatta da Maria stessa a coloro che si adoperano a farla conoscere e amare su questa terra? « Coloro che mi lodano avranno la vita eterna » (Eccli [= Sir] 24,31 Volg.), le fa dire la santa Chiesa nella festa della sua Immacolata Concezione. « Esulta - diceva san Bonaventura, che con tanto zelo si dedicò a pubblicare le lodi di Maria - esulta, anima mia, e rallegrati in lei, perché molti beni sono preparati per quelli che la lodano». «E poiché tutte le divine Scritture parlano in lode di Maria, procuriamo sempre, con il cuore e con la lingua, di celebrare questa divina Madre, affinché da lei siamo un giorno condotti al regno dei beati». Sappiamo dalle rivelazioni di santa Brigida che il beato vescovo Emingo era solito iniziare le sue prediche con le lodi di Maria. Un giorno la Vergine stessa apparve alla santa e le parlò così: « Dì a quel prelato, che suole cominciare le prediche con le mie lodi, che io voglio essergli madre e che presenterò l'anima sua a Dio e farà una buona morte». E infatti egli morì come un santo, pregando in una pace celestiale. A un altro religioso domenicano, che terminava le sue prediche parlando di Maria, ella apparve in punto di morte, lo difese dai demoni, lo confortò e portò con sé la sua anima felice. Il devoto Tommaso da Kempis ci mostra Maria che raccomanda al Figlio chi pubblica le sue lodi: « Figlio, abbi pietà dell'anima di questo tuo servo che ti ha amato e mi ha lodato». In quanto poi al profitto del popolo, dice sant'Anselmo che, essendo il grembo sacrosanto di Maria la via per salvare i peccatori, non può non avvenire che al ricordo delle sue glorie i peccatori si convertano e si salvino. E se è vera, come io la ritengo, e come proverò nel capitolo V, par. 1 di questo libro, l'affermazione che tutte le grazie vengono dispensate soltanto per mano di Maria e che tutti quelli che si salvano si salvano solamente per mezzo di questa divina Madre, si può dire come necessaria conseguenza che dal predicare Maria e dalla fiducia nella sua intercessione dipende la salvezza di tutti. E così sappiamo che san Bernardino da Siena santificò l'Italia; san Domenico convertì tante province; san Luigi Beltrando in tutte le sue prediche non tralasciava mai di esortare alla devozione a Maria; e così tanti altri. Leggo che il padre Paolo Segneri iuniore, celebre missionario, in tutte le sue missioni faceva sempre una predica sulla devozione a Maria, e chiamava questa predica la sua preferita. E noi nelle nostre missioni, dove abbiamo per regola obbligatoria di non tralasciare mai la predica sulla Madonna, possiamo attestare in verità che generalmente nessuna predica riesce di tanto profitto e compunzione al popolo, quanto questa sulla misericordia di Maria. Sottolineo: sulla misericordia di Maria. Dice infatti san Bernardo che noi lodiamo, si, la sua umiltà, ammiriamo la sua verginità, ma, dato che siamo poveri peccatori, ci attira e piace di più il sentir parlare della sua misericordia: questa caramente abbracciamo, di questa più spesso ci ricordiamo e questa più spesso invochiamo. Perciò in questo mio libretto, lasciando agli altri autori la descrizione delle restanti qualità di Maria, ho parlato per lo più della sua grande pietà e della sua potente intercessione, avendo raccolto, per quanto ho potuto, nel corso di parecchi anni, tutto quello che i santi padri e gli autori più celebri hanno detto della misericordia e della potenza di Maria. E poiché nella bella preghiera della Salve Regina, approvata dalla Chiesa stessa, che ha ordinato al clero regolare e secolare di recitarla per gran parte dell'anno, si trovano descritte a meraviglia la misericordia e la potenza della santissima Vergine, mi sono proposto in primo luogo di illustrare in capitoli distinti questa devotissima orazione. Inoltre ho creduto di far cosa grata ai devoti di Maria aggiungervi [...] un capitolo sulle virtù di questa divina Madre [...]. Caro lettore, se gradirai, come spero, questa mia operetta, ti prego di raccomandarmi alla santa Vergine, affinché mi dia una grande fiducia nella sua protezione. Questa grazia chiedi per me, e questa anch'io ti prometto di chiedere per te, chiunque tu sia che mi fai questa carità. Beato chi si afferra con l'amore e con la fiducia a queste due ancore di salvezza: Gesù e Maria. Certamente non si perderà. Diciamo dunque di cuore, lettore mio, con il devoto Alfonso Rodriguez: « Gesù e Maria, amori miei dolcissimi, patisca io per voi, muoia io per voi, sia tutto vostro e niente mio». Amiamo Gesù e Maria e facciamoci santi: non possiamo pretendere e sperare fortuna maggiore di questa. Addio. Arrivederci un giorno in paradiso, ai piedi di questa dolcissima Madre e di questo amatissimo Figlio, a lodarli, a ringraziarli ed amarli insieme a faccia a faccia per tutta l'eternità. Amen.

Orazione alla beata Vergine per impetrare la buona morte
O Maria, dolce rifugio dei miseri peccatori, quando l'anima mia dovrà lasciare questo mondo, Madre mia dolcissima, per quel dolore che provasti nell'assistere alla morte del Figlio tuo in croce, assistimi allora con la tua misericordia. Allontana da me i nemici dell'inferno, e vieni allora a prendere l'anima mia a presentarla all'eterno Giudice. Regina mia non mi abbanedonare. Tu, dopo Gesù, devi essere il mio conforto in quel terribile momento. Prega il Figlio tuo che mi conceda per la sua bontà di morire abbracciato ai tuoi piedi, e di esalare l'anima mia nelle sue sante piaghe, dicendo: « Gesù e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia ».

LA «SALVE REGINA»

Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva. A te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

CAPITOLO I

SALVE, REGINA,
MATER MISERICORDIAE
Salve, Regina, Madre di misericordia

1. Quanta deve essere la nostra fiducia in Maria, perché è la regina della misericordia.

Poiché la Vergine Maria fu esaltata ad essere madre del Re dei re, ben a ragione la santa Chiesa l'onora e vuole che da tutti sia onorata con il titolo glorioso di regina. «Se il figlio è re, dice sant'Atanasio, giustamente la madre deve essere considerata e chiamata regina». «Sin da quando Maria, scrive san Bernardino da Siena, diede il suo consenso accettando di essere madre del Verbo eterno, da allora meritò di diventare la regina del mondo e di tutte le creature». «Se la carne di Maria, dice sant'Arnoldo abate, non fu divisa da quella di Gesù, come può esser separata la madre dalla sovranità del Figlio? Si deve dunque reputare che la gloria del regno non solo sia comune tra la madre e il Figlio, ma persino la stessa». Se Gesù è re dell'universo, anche Maria è regina dell'universo. «Costituita Regina, con pieno diritto possiede il regno del Figlio». Sicché, dice san Bernardino da Siena, «quante sono le creature che servono Dio, tante debbono servire anche Maria; poiché gli angeli, gli uomini e tutte le cose che sono nel cielo e sulla terra, essendo soggette all'impero di Dio, sono anche soggette al dominio della Vergine gloriosa». Quindi, rivolto alla divina Madre, Guerrico abate così le parla: « Continua dunque, Maria, continua sicura a dominare; disponi pure ad arbitrio dei beni del Figlio tuo, mentre, essendo tu madre e sposa del re del mondo, a te è dovuto, come regina, il regno e il dominio sopra tutte le creature » Maria è dunque regina. Ma sappia ognuno, per comune consolazione, che è una regina dolce, clemente, incline al bene di noi miseri. Perciò la santa Chiesa vuole che in questa preghiera noi la salutiamo e la chiamiamo Regina della misericordia. Il nome stesso di regina, come osserva il beato Alberto Magno, significa pietà e provvidenza verso i poveri, a differenza del nome d'imperatrice, che significa severità e rigore. La magnificenza dei re e delle regine consiste nel dar sollievo ai miseri, dice Seneca. Quindi mentre i tiranni nel regnare hanno per fine il proprio bene, i re devono avere per fine il bene del loro popolo. Perciò nella consacrazione dei re le loro teste vengono unte con olio, simbolo di misericordia, per indicare che nel regnare essi devono soprattutto nutrire pensieri di pietà e beneficenza verso i sudditi. I re devono dunque dedicarsi principalmente alle opere di misericordia, ma non al punto di dimenticarsi di esercitare la giustizia verso i colpevoli, quando è necessario. Non così Maria, la quale, benché regina, non è però regina della giustizia, intenta al castigo dei malfattori, ma regina della misericordia, intenta solo alla pietà e al perdono dei peccatori. Perciò la Chiesa vuole che la chiamiamo espressamente regina della misericordia. Il gran cancelliere di Parigi, Giovanni Gersone, riflettendo sulle parole di Davide: « Due cose ho udito: che a Dio appartiene il potere, e a te, Signore, la misericordia » (Sal 61,12), dice che, poiché il regno di Dio consiste nella giustizia e nella misericordia, il Signore l'ha diviso: il regno della giustizia lo ha riservato per sé e il regno della misericordia l'ha ceduto a Maria, ordinando che tutte le misericordie che si dispensano agli uomini passino per le mani di Maria e a suo arbitrio vengano dispensate. Lo conferma san Tommaso nella prefazione alle Epistole canoniche, dicendo che la santa Vergine, allorché concepì nel seno il Verbo divino e lo partorì, ottenne la metà del regno di Dio, divenendo la regina della misericordia, mentre Gesù Cristo resta re della giustizia. L'eterno Padre costituì Gesù Cristo re di giustizia e perciò lo fece giudice universale del mondo. Così il profeta cantò: « O Dio, da' al re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia » (Sal 71,2). Qui un dotto interprete riprende: « Signore, tu hai dato al Figlio tuo la giustizia, perché alla madre del re hai dato la tua misericordia». Quindi san Bonaventura ben modifica il suddetto passo di Davide dicendo: « O Dio, da' al re il tuo giudizio e alla Madre di lui la tua misericordia». Allo stesso modo l'arcivescovo di Praga Ernesto dice che l'eterno Padre ha affidato al Figlio il compito di giudicare e punire e alla Madre il compito di compatire e soccorrere i miseri. Perciò il profeta Davide predisse che Dio stesso, per così dire, consacrò Maria come regina di misericordia ungendola con olio di allegrezza (Sal 44,8), affinché tutti noi miseri figli di Adamo ci rallegrassimo pensando di avere in cielo questa grande regina tutta piena di unzione di misericordia e di pietà verso noi, come scrive san Bonaventura. A tale proposito il beato Alberto Magno fa una felice applicazione della storia della regina Ester alla nostra regina Maria, della quale Ester fu figura. Si legge nel libro di Ester al capitolo 4 che, sotto il regno di Assuero, fu pubblicato nei suoi stati un decreto con cui si ordinava la morte di tutti i Giudei. Allora Mardocheo, che era uno dei condannati, raccomandò la loro salvezza a Ester, affinché s'interponesse presso il re, allo scopo di ottenere la revoca della sentenza. Dapprima Ester ricusò quest'incarico, temendo di accrescere la collera di Assuero. Ma Mardocheo la rimproverò e le mandò a dire che non pensasse a salvare solo se stessa, mentre il Signore l'aveva posta sul trono per ottenere la salvezza a tutti i Giudei: « Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i Giudei, perché tu sei nella casa del re » (Est 4,13 Volg.). Così disse Mardocheo alla regina Ester e così possiamo dire anche noi poveri peccatori alla nostra regina Maria, se mai esitasse ad impetrare da Dio la liberazione dal castigo giustamente da noi meritato: « Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti gli uomini, perché tu sei nella casa del re. Non pensare, Signora, che Dio ti abbia esaltata ad essere la regina del mondo solo per provvedere al tuo bene, ma affinché tu, fatta così grande, possa più compatire e meglio soccorrere noi miseri ». Assuero, allorché vide Ester alla sua presenza, le domandò con amore che cosa fosse venuta a chiedergli: « Qual è la tua domanda? ». La regina rispose: « Se mai ho trovato grazia agli occhi tuoi, o re, donami il popolo mio, per cui ti prego » (Est 7,2.3 Volg.). Assuero l'esaudì, ordinando subito che si revocasse la sentenza. Ora, se Assuero accordò a Ester, perché l'amava, la salvezza dei Giudei, come potrà Dio non esaudire Maria, poiché la ama immensamente, quando lo prega per i miseri peccatori che a lei si raccomandano e gli dice: « Mio re e Dio, se mai ho trovato grazia presso di te (ma ben sa la divina Madre di essere stata la benedetta, la beata, la sola fra tutti gli uomini a trovare la grazia perduta dagli uomini; ben sa di essere la diletta del suo Signore, amata più di tutti i santi e angeli insieme), donami il popolo mio, per cui ti prego. Se mai mi ami, donami, Signore, questi peccatori per cui ti supplico ». E possibile che Dio non l'esaudisca? E chi non sa la forza che le preghiere di Maria hanno presso Dio? « La legge della clemenza è sulla sua lingua » (Pro 31,26 Volg.). Ogni sua preghiera è come una legge stabilita dal Signore, che si usi misericordia a tutti coloro per cui intercede Maria. Chiede san Bernardo: « Perché la Chiesa chiama Maria Regina di misericordia? ». E risponde: « Perché noi crediamo che ella apre l'abisso della misericordia di Dio a chi vuole, quando vuole e come vuole; così che non vi è peccatore, per quanto iniquo sia, il quale si perda, se Maria lo protegge». Ma possiamo noi temere che Maria disdegni d'interporsi per qualche peccatore, vedendolo troppo carico di peccati? Ci deve forse spaventare la maestà e la santità di questa grande regina? « No, dice san Gregorio, la grandezza e la santità di Maria la rendono ancor più dolce e pietosa verso i peccatori che vogliono emendarsi e a lei ricorrono». I re e le regine con l'ostentazione della loro maestà incutono timore e fanno si che i sudditi temano di andare alla loro presenza. «Ma che timore, dice san Bernardo, può avere l'umana fragilità di andare verso questa regina della misericordia, poiché in lei non vi è nulla di terribile o di austero, ma si dimostra tutta dolcezza e affabiità? Maria non solo dona, ma ella stessa offre a tutti noi latte e lana»: latte di misericordia per animarci alla fiducia e lana di rifugio per ripararci dai fulmini della divina giustizia. Narra Svetonio che l'imperatore Tito non sapeva negare nessuna grazia a chiunque gliela chiedeva; anzi che a volte prometteva più di quello che poteva mantenere e a chi glielo faceva notare rispondeva che il principe non doveva lasciare andar via scontento nessuno di coloro che avesse ammesso a parlargli. Tito così diceva, ma in realtà poi spesso o mentiva o mancava alle promesse. Ma la nostra regina non può mentire e può ottenere tutto quello che vuole per i suoi devoti. Ella ha un cuore così benigno e pietoso, che non può permettere di lasciare nella tristezza chiunque la prega, come scrive Ludovico Blosio. San Bernardo così le parla: « Ma come potresti tu, Maria, ricusare di soccorrere i miseri, poiché sei la regina della misericordia? E chi mai sono i sudditi della misericordia, se non i miseri? Tu sei la regina della misericordia e io, essendo il peccatore più misero di tutti, sono il più grande dei tuoi sudditi ». Quindi tu devi avere più cura di me di tutti gli altri. « Regna dunque su di noi, o regina della misericordia » e pensa a salvarci. « Non ci stare a dire, o Vergine sacrosanta, aggiunge san Gregorio Nicomediense, che non puoi aiutarci per la moltitudine dei nostri peccati, perché hai una tale potenza e pietà, che nessun numero di colpe può mai superarle. Niente resiste alla tua potenza, poiché il tuo Creatore, che è anche il nostro, onorando te che gli sei madre, considera come sua la gloria tua». E sebbene Maria abbia un obbligo infinito verso il Figlio per averla destinata ad essere sua madre, tuttavia non si può negare che anche il Figlio è molto obbligato a questa Madre per avergli dato l'essere umano; perciò Gesù, «quasi per ricompensare quanto deve a Maria, godendo della sua gloria», l'onora specialmente con l'esaudire sempre tutte le sue preghiere. Grande deve essere dunque la nostra fiducia in questa Regina, sapendo quanto è potente presso Dio e sapendo d'altra parte quanto è ricca e piena di misericordia, sicché non vi è nessuno sulla terra che non sia partecipe della pietà e dei favori di Maria. La beata Vergine stessa lo rivelò a santa Brigida. « Io sono, le disse, la regina del cielo e la madre della misericordia; io sono l'allegrezza dei giusti e la porta per condurre i peccatori a Dio. Non c'è sulla terra peccatore che sia così maledetto da essere privato finché vive della mia misericordia; poiché ciascuno, se non ricevesse altro per la mia intercessione, riceve la grazia di essere meno tentato dai demoni di quel che altrimenti sarebbe». «Nessuno poi, soggiunse, purché non sia stato assolutamente maledetto - vale a dire con la finale e irrevocabile maledizione riservata ai dannati - nessuno è così rigettato da Dio che, se mi abbia invocata in suo aiuto, non ritorni a Dio e goda della sua misericordia». «Io sono chiamata da tutti la madre della misericordia e veramente la misericordia di Dio verso gli uomini mi ha fatta così misericordiosa verso di loro. Perciò sarà misero chi, finché può farlo, non ricorre a me » Si, sarà misero e misero per sempre chi potendo in questa vita ricorrere a me, che sono così pietosa con tutti e tanto desidero aiutare i peccatori, non ricorre a me e si danna. Ricorriamo dunque, ricorriamo sempre ai piedi di questa dolce regina, se vogliamo sicuramente salvarci; e se ci spaventa e ci scoraggia la vista dei nostri peccati, pensiamo che Maria è stata fatta regina della misericordia per salvare con la sua protezione i più grandi e colpevoli peccatori che a lei si raccomandano. Questi devono essere la sua corona in cielo, come le disse il suo divino sposo: « Vieni dal Libano, o mia sposa, vieni dal Libano; sarai incoronata... dalle tane dei leoni, dai monti dei leopardi » (Ct 4,8). E chi mai sono questi covili di fiere e mostri, se non i miseri peccatori, le anime dei quali diventano covili di peccati, i mostri più deformi che possano trovarsi? Proprio di questi miserabili peccatori, commenta Ruperto abate, salvati per mezzo tuo, o gran regina Maria, sarai poi coronata in paradiso, poiché la loro salvezza sarà la tua corona; corona ben degna e propria di una regina della misericordia. « Tu sarai coronata dalle tane di tali leoni e la loro salvezza sarà la tua corona » A tale proposito si legga il seguente esempio.

Esempio
Si narra nella vita di suor Caterina di sant'Agostino che, nel luogo dove viveva questa serva del Signore, si trovava una donna chiamata Maria, la quale in gioventù era stata peccatrice e anche nella vecchiaia seguitava ostinatamente a essere perversa tanto che, scacciata dai cittadini e confinata a vivere in una grotta fuori del suo paese, vi morì quasi putrescente, abbandonata da tutti e senza sacramenti e perciò fu sepolta in campagna come una bestia. Suor Caterina, che era solita raccomandare a Dio con grande affetto tutte le anime di coloro che trapassavano all'altra vita, avendo appreso la morte disgraziata di questa povera vecchia, non pensò affatto a pregare per lei, ritenendola, come tutti la ritenevano, dannata. Passati quattro anni, un giorno le si presentò dinanzi un'anima purgante, che le disse: - Suor Caterina, che mala sorte è la mia? Tu raccomandi a Dio le anime di tutti coloro che muoiono e solamente dell'anima mia non hai avuto pietà? - Chi sei tu? - disse la serva di Dio. - Io sono - rispose - quella povera Maria che morì nella grotta. - Ma come, tu sei salva? - riprese suor Caterina. - Si, sono salva per misericordia di Maria Vergine. - E come? - Quando mi vidi vicina alla morte, sentendomi così piena di peccati e abbandonata da tutti, mi rivolsi alla Madre di Dio e le dissi: Signora, tu sei il rifugio degli abbandonati; io sono adesso abbandonata da tutti; tu sei l'unica speranza mia, tu sola mi puoi aiutare, abbi pietà di me. La santa Vergine ottenne per me un atto di contrizione, morii e mi salvai. E la mia regina mi ha ottenuto anche un'altra grazia: che l'intensità delle mie sofferenze abbreviasse la durata della mia espiazione che avrebbe dovuto prolungarsi per molti più anni; ma ho bisogno di alcune messe per liberarmi dal purgatorio. Ti prego di farmele dire e ti prometto di pregare poi sempre Dio e Maria per te. Suor Caterina fece subito celebrare le messe e dopo pochi giorni le apparve di nuovo quell'anima, più luminosa del sole, e le disse: - Ti ringrazio, Caterina. Ecco, io me ne vado già in paradiso a cantare le misericordie del mio Dio e a pregare per te.

Preghiera
O Maria, Madre del mio Dio e mia signora, come si presenta a una gran regina un povero coperto di piaghe e ripugnante, così io mi presento a te, che sei la regina del cielo e della terra. Dall'alto trono in cui siedi, non disdegnare, ti prego, di volgere i tuoi occhi verso di me, povero peccatore. Dio ti ha fatta così ricca per soccorrere i poveri e ti ha costituita regina della misericordia, affinché tu possa dare sollievo ai miseri. Guardami dunque e compatiscimi. Guardami e non mi lasciare, finché tu non mi abbia cambiato da peccatore in santo. Vedo bene che non merito niente, anzi che per la mia ingratitudine meriterei di essere spogliato di tutte le grazie che per mezzo tuo ho ricevuto dal Signore. Ma tu sei la regina della misericordia e non vai cercando meriti, ma miserie per soccorrere i bisognosi. E chi è più povero e bisognoso di me? O Vergine eccelsa, so bene che tu, essendo la regina dell'universo, sei anche la mia regina; ma in modo più particolare voglio dedicarmi tutto al tuo servizio, affinché tu disponga di me come ti piace. Perciò ti dico con san Bonaventura: « O Signora, voglio affidarmi alla tua potestà, perché tu mi sostenga e governi in ogni cosa. Non mi abbandonare a me stesso». Comandami, serviti di me a tuo arbitrio, castigami quando non ti ubbidisco: quanto salutari saranno per me i castighi che mi verranno dalle tue mani! Io stimo più essere tuo servo che essere signore di tutta la terra. « Io sono tuo: salvami! » (Sal 118,94). Accettami, o Maria, come tuo e come tuo pensa tu a salvarmi. Io non voglio più essere mio, mi dono a te. E se per il passato ti ho servito male, avendo perduto tante belle occasioni di onorarti, per l'avvenire voglio unirmi ai tuoi servi più amanti e più fedeli. No, non voglio che nessuno mi superi da oggi in poi nell'onorare e amare te, mia amabilissima regina. Così prometto e così spero di fare con il tuo aiuto. Amen, amen.

2. Quanto ancora più grande deve essere la nostra fiducia in Maria, perché è la nostra madre

Non a caso né invano i devoti di Maria la chiamano madre e pare che non sappiano invocarla con altro nome e non si saziano mai di chiamarla madre; madre si, perché veramente è la nostra madre, non carnale, ma spirituale delle nostre anime e della nostra salvezza. Il peccato, quando privò le nostre anime della grazia divina, le privò anche di vita. Esse erano dunque miserabilmente morte, ma venne Gesù nostro Redentore, nell'eccesso della sua misericordia e del suo amore, a ridarci con la sua morte in croce questa vita perduta. Egli stesso dichiarò: « Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano più abbondantemente » (Gv 10,10). Più abbondantemente, perché dicono i teologi che Gesù Cristo apportò a noi più bene con la sua redenzione di quanto fu il danno che ci causò Adamo con il suo peccato. Sicché, riconciliandoci con Dio, egli si fece padre delle anime nella nuova legge di grazia, come aveva già predetto il profeta Isaia: « Padre del secolo venturo, principe della pace » (Is 9,6). Ma se Gesù fu il padre delle anime nostre, Maria ne fu la madre poiché, dandoci Gesù, diede a noi la vera vita e offrendo poi sul Calvario la vita del Figlio per la nostra salvezza, ci partorì alla vita della grazia divina. Maria dunque, come ci fanno sapere i santi padri, divenne nostra madre spirituale in due tempi. In primo luogo, quando meritò di concepire nel suo seno verginale il Figlio di Dio, come dice il beato Alberto Magno. Con maggior precisione san Bernardino da Siena scrive che, quando la santa Vergine all' annunciazione dell'angelo diede il consenso che il Verbo eterno aspettava da lei per farsi suo Figlio, « nel dare questo consenso ella domandò a Dio con immenso affetto la nostra salvezza e la procurò. Con questo stesso consenso si consacrò all'opera della nostra redenzione e così, sin d'allora, ci portò tutti nel suo seno come amorosissima madre ». Dice san Luca al cap. 2, parlando della nascita del nostro Salvatore, che Maria partorì il suo figlio primogenito. Dunque, osserva un autore, se l'evangelista afferma che la Vergine partorì allora il primogenito, si deve supporre che dopo ebbe altri figli? Ma lo stesso autore aggiunge: Se è di fede che « Maria non ebbe altri figli carnali all'infuori di Gesù, dovette dunque avere altri figli spirituali » e questi siamo tutti noi. Proprio questo rivelò il Signore a santa Geltrude, la quale un giorno, nel leggere il suddetto passo del vangelo, rimase turbata poiché non riusciva a capire come, essendo Gesù Cristo l'unico figlio di Maria, si potesse dire che fu il suo primogenito. Allora Dio le spiegò che Gesù fu il suo primogenito secondo la carne, ma gli uomini furono i figli secondogeniti secondo lo spirito così si comprende quel che è detto di Maria nel Cantico dei cantici: « Il tuo ventre, un mucchio di grano, attorniato di gigli » (Ct 7,2 Volg.). Sant'Ambrogio spiega che, benché nel grembo purissimo di Maria ci fu un solo granello di frumento, nostro Signore Gesù Cristo, tuttavia si dice mucchio di grano perché quel solo granello conteneva in germe tutti gli eletti, dei quali Maria doveva essere madre, così che Gesù è il primogenito fra molti fratelli. Il santo abate Guglielmo scrive da parte sua: « In quell'unico frutto, in Gesù Salvatore di tutti gli uomini, Maria partorì tutti noi alla salvezza e alla vita ». Il secondo tempo in cui Maria ci generò alla grazia fu quando sul Calvario offrì all'eterno Padre, con tanto dolore del suo cuore, la vita del suo diletto Figlio per la nostra salvezza. Perciò, afferma sant'Agostino, allora, avendo cooperato con il suo amore affinché i fedeli nascessero alla vita della grazia nella Chiesa, divenne con ciò madre spirituale di tutti noi, che siamo membra del nostro capo Gesù Cristo. Ecco appunto quel che significa, applicato alla beata Vergine, questo testo del Cantico dei cantici: «Mi posero a guardia delle vigne; la vigna mia non l'ho guardata!» (Ct 1,5 Volg.). Per salvare le anime nostre Maria consentì a sacrificare con la morte la vita di suo Figlio. Commenta l'abate Guglielmo: «Per salvare molte anime, espose la propria anima alla morte». E chi mai era l'anima di Maria, se non il suo Gesù, che era la sua vita e tutto il suo amore? Perciò san Simeone le annunziò che un giorno l'anima sua benedetta sarebbe stata trafitta da una spada dolorosa: « A te stessa una spada trapasserà l'anima» (Lc 2,35). Questa spada crudele fu la lancia che trafisse il costato di Gesù, di Gesù che era l'anima di Maria. Da allora con i suoi dolori ella ci partorì alla vita eterna, così che possiamo chiamarci tutti figli dei dolori di Maria. La nostra amorosissima madre fu sempre interamente unita alla volontà divina. Scrive san Bonaventura che ella vedeva l'eterno Padre amare gli uomini fino a volere la morte di suo Figlio per la loro salvezza e il Figlio amarci fino a voler morire per noi. Dunque, non si può dubitarne, Maria volle conformarsi a questo eccesso d'amore del Padre e del Figlio e con tutta la sua volontà offrì suo Figlio e acconsenti che egli morisse per la salvezza del genere umano. E’ vero che nel morire per la redenzione del genere umano Gesù volle essere solo: « Da me solo ho spremuto il torchio » (Is 63,3 Volg.), ma vedendo il grande desiderio di Maria di contribuire anch'ella alla salvezza degli uomini, dispose che mediante il sacrificio e l'offerta della vita di lui stesso, Gesù, ella cooperasse alla nostra redenzione e divenisse così madre delle anime nostre. Il nostro Salvatore manifestò quest'intenzione quando, prima di spirare, guardando dalla croce la madre e il discepolo Giovanni che gli stavano accanto, disse a Maria: « Ecco tuo figlio » (Gv 19,26), come se dicesse: Ecco l'uomo che, mediante l'offerta che fai della mia vita per la sua salvezza, nasce alla grazia. « Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre" » (Gv 19,27). Con queste parole, dice san Bernardino da Siena, Maria fu costituita madre non solo di san Giovanni, ma di tutti gli uomini a causa dell'amore che ebbe per loro. Il teologo Silveira attira la nostra attenzione sulle parole con le quali san Giovanni riporta questo fatto nel suo Vangelo e osserva che Gesù Cristo non le disse a Giovanni, ma al discepolo, per indicare che il Salvatore ha dato per madre Maria a tutti coloro che, essendo cristiani, hanno il nome di suoi discepoli. « Giovanni è un nome di persona; discepolo, un nome comune: così è specificato che Maria è data come madre a tutti » « Io sono la madre del bello amore » (Eccli [= Sir] 24,24 Volg.), dice Maria, perché il suo amore, scrive A. Paciuchelli, che rende belle le anime nostre agli occhi di Dio, fa che come madre amorosa ella ci riceva per figli. «E quale madre ama i suoi figli e si dedica alloro bene quanto te, nostra dolce regina, ami noi e curi i nostri interessi?» dice san Bonaventura Beati quelli che vivono sotto la protezione di una Madre così amorosa e così potente! Il profeta Davide, benché allora Maria non fosse ancora nata, chiedeva a Dio la salvezza proclamandosi figlio di Maria e pregava: «Salva il figlio della tua ancella» (Sal 85,16). « Di quale ancella? - chiede sant'Agostino - di quella che disse: Ecco l'ancella del Signore». «Come stiamo bene sotto la protezione di una tale madre! - esclama il cardinale Bellarmino. - Chi mai avrà l'ardire di strappare questi figli dal seno di Maria al quale saranno ricorsi per salvarsi dai nemici? Quale furia d'inferno o di passione potrà vincerli se confidano nel patrocinio di colei che è Madre di Dio e nostra?». Si narra che la balena, quando vede i suoi figli in pericolo per le tempeste o per i cacciatori, apre la bocca e li nasconde nel suo seno. Così appunto, dice il Novarino, « la nostra Madre, quando vede i suoi figli in grande pericolo per la tempesta delle tentazioni che infuria, che fa? Con materno affetto li nasconde come dentro le proprie viscere, li protegge e non cessa di vegliare su di loro finché non li colloca nel sicuro porto del paradiso». Madre amorevole, o Madre pietosa, sii sempre benedetta e sia sempre benedetto quel Dio che ti ha data a noi per madre e per sicuro rifugio in tutti i pericoli di questa vita. Se una madre vedesse il figlio sul punto di soccombere sotto le spade dei nemici, farebbe ogni sforzo per salvarlo. « Così, rivelò la Vergine a santa Brigida, io faccio e farò con i miei figli, benché peccatori, purché ricorrano a me per essere soccorsi ». Ecco dunque come vinceremo sempre e sicuramente in ogni battaglia contro l'inferno ricorrendo alla Madre di Dio e madre nostra, dicendo e ripetendo incessantemente: « Sotto il tuo patrocinio ci rifugiamo, o santa Madre di Dio ». Quante vittorie i fedeli hanno riportato sull'inferno ricorrendo a Maria con questa breve ma potente invocazione! Così la gran serva di Dio suor Maria Crocifissa, benedettina, vinceva sempre i demoni. Rallegratevi dunque, voi che siete figli di Maria; sappiate che ella accetta come suoi figli tutti coloro che lo vogliono essere. Si, gioia e fiducia! Che timore avete di perdervi, poiché questa Madre vi difende e vi protegge? « Dì, anima mia, con grande fiducia: esulterò e mi rallegrerò, perché, nel giudizio che devo subire, la mia sentenza dipende da mio fratello e da mia madre». Così, scrive san Bonaventura, deve farsi coraggio e dire chi ama questa buona Madre e confida nella sua protezione: Che temi, anima mia? La causa della tua eterna salvezza non sarà perduta, poiché la sentenza è nelle mani di Gesù, che è tuo fratello, e di Maria, che è tua madre. A questo pensiero sant'Anselmo ci rincuora esclamando in un impeto di gioia: « O beata fiducia, o sicuro rifugio, la Madre di Dio è mia madre! Con quale certezza dobbiamo dunque sperare, poiché la nostra salvezza dipende dal volere di un buon fratello e di una pia madre!». Ecco l'invito che ci rivolge la nostra Madre: « Chi è fanciullo venga da me » (Pro 9,4 Volg.). I bambini hanno sempre sulle labbra il nome della madre e ogni volta che si spaventano, subito alzano la voce chiamando: « Mamma, mamma! ». O Maria, dolce e amorevole madre, questo tu desideri: che, ridivenuti bambini, invochiamo sempre te nei nostri pericoli e ricorriamo sempre a te, perché ci vuoi aiutare e salvare, come hai salvato tutti i figli che a te sono ricorsi.

Esempio
Nella storia delle fondazioni della Compagnia di Gesù nel regno di Napoli si parla di un giovane nobile scozzese, chiamato Guglielmo Elfinstonio, parente del re Giacomo. Nato nell'eresia, ne seguiva gli errori; ma la luce divina gli scoprì a poco a poco la falsità di quella dottrina. Venne in Francia, dove, con l'aiuto di un buon padre gesuita, suo compatriota, e soprattutto grazie all'intercessione della santa Vergine, conobbe infine la verità, abiurò l'eresia e si fece cattolico. Si recò poi a Roma. Lì un suo amico lo trovò un giorno afflitto e piangente e gli chiese quale fosse la causa del suo dolore. Il giovane rispose che durante la notte gli era apparsa la madre dannata e gli aveva detto: « Figlio, buon per te, che sei entrato nella vera Chiesa. Io, morta nell'eresia, sono perduta per sempre ». Da quel giorno la sua devozione verso Maria divenne ancora più fervida. Egli la considerò come sua unica madre e, ispirato da lei, fece il voto di entrare in religione. Essendosi poi ammalato, andò a Napoli sperando che il cambiamento d'aria lo avrebbe guarito, ma il Signore volle che a Napoli morisse e che morisse gesuita. Infatti, poco dopo il suo arrivo si aggravò e all'avvicinarsi della morte, con preghiere e lacrime ottenne di essere ammesso dai superiori. Così quando, alla presenza del Sacramento, gli fu amministrato il viatico, pronunziò i voti e fu dichiarato membro della Compagnia di Gesù. A partire da allora egli commoveva tutti per lo slancio con il quale ringraziava sua madre Maria di averlo strappato all'eresia portandolo a morire nella vera Chiesa e nella casa di Dio in mezzo ai religiosi suoi fratelli. « Come è bello, esclamava, morire in mezzo a tanti angeli! ». Esortato a riposare, rispondeva: « Non è tempo di riposare ora che si avvicina la fine della mia vita! ». Prima di morire, disse ai presenti: « Fratelli, non vedete qui gli angeli del cielo che mi assistono? ». Uno di quei religiosi, avendolo sentito sussurrare alcune parole, gli domandò che cosa diceva. Rispose che l'angelo custode gli aveva rivelato che doveva stare pochissimo tempo in purgatorio e che subito sarebbe passato in paradiso. Poi riprese a intrattenersi con la sua dolce madre Maria e ripetendo: « madre, madre », come un bambino che si abbandona a riposare nelle braccia della madre, serenamente spirò. Poco dopo un devoto religioso seppe, grazie a una rivelazione, che Elfinstonio era già in paradiso.

Preghiera
O Madre mia, come è possibile che avendo una madre così santa io sia così carico di peccati, che avendo una madre che arde d'amore verso Dio io ami le creature, che avendo una madre così ricca di virtù io sia così povero? O cara Madre mia, è vero, io non merito di essere più tuo figlio, perché me ne sono reso indegno con la mia vita malvagia. Mi contento che tu mi accetti come tuo servo e per essere ammesso tra i tuoi più umili servi, sono pronto a rinunciare a tutti i regni della terra. Sì, mi contento, ma non mi proibire di poterti chiamare madre mia. Questo nome mi consola, m'intenerisce, mi ricorda l'obbligo che ho di amarti, m'incoraggia a confidare in te. Quando più mi atterriscono i miei peccati e la divina giustizia, mi sento confortato al pensiero che tu sei mia madre. Permettimi dunque di dirti: Madre mia, madre mia amabile. Così ti chiamo e così voglio chiamarti. Tu, dopo Dio, devi essere sempre la mia speranza, il mio rifugio e il mio amore in questa valle di lacrime. Così spero di morire, consegnando in quell'ultimo momento l'anima mia nelle tue sante mani e dicendo: Madre mia, madre mia Maria, aiutami, abbi pietà di me. Amen.

3. Quanto grande è l'amore che ha per noi la nostra madre Maria

Se dunque Maria è nostra madre, possiamo riflettere su quanto ci ama. L'amore verso i figli è una necessità di natura. È questa la ragione per cui, come scrive san Tommaso, dalla legge divina è imposto ai figli il precetto di amare i genitori, mentre invece non c'è un precetto per imporre ai genitori di amare i figli, perché l'amore verso la propria prole è impresso nel cuore con tanta forza dalla natura stessa, che anche gli animali più selvaggi, dice sant'Ambrogio, non possono fare a meno di amare i loro figli. Così gli storici raccontano che le tigri, sentendo la voce dei figli presi dai cacciatori, si gettano in mare sforzandosi di raggiungere a nuoto le navi che li portano via. Se dunque, dice la nostra amorevole madre Maria, neppure le tigri sanno dimenticare i figli, come potrei io dimenticarmi di amare voi, figli miei? « Potrà forse una donna dimenticare il suo bambino, da non sentire più compassione per il figlio delle sue viscere? e se pur questa lo potrà dimenticare, io non mi dimenticherò mai di te! » (Is 49,15). No, non è possibile che io cessi di amare un'anima di cui sono madre. Maria è nostra madre non di carne, come abbiamo detto, ma di amore. « Io sono la madre del bello amore » (Eccli [= Sir] 24,24 Volg.). Quindi unicamente l'amore che ha per noi la fa diventare nostra madre e perciò, dice un autore, « ella si gloria di essere madre d'amore poiché, avendoci presi per figli, è tutta amore verso di noi » Chi mai potrebbe spiegare l'amore che Maria nutre per noi povere creature? Dice Arnoldo Carnotense che alla morte di Gesù Cristo « la santa Vergine, divorata dalle fiamme della carità, ardeva dal desiderio d'immolarsi con suo Figlio per la salvezza del genere umano». Come « il Figlio era sospeso moribondo sulla croce, aggiunge sant'Ambrogio, così la Madre si offriva ai carnefici » al fine di dare la vita per noi. Ma consideriamo le ragioni di questo amore e così capiremo meglio quanto ci ami la nostra buona Madre. La prima ragione del grande amore che Maria ha per gli uomini è il grande amore che ella ha per Dio. L'amore verso Dio e l'amore verso il prossimo, come scrisse san Giovanni, sono imposti dallo stesso precetto: « Questo comandamento abbiamo da Dio: che chi ama Dio, ami anche il proprio fratello » (1Gv 4,21). Perciò quando cresce l'uno, l'altro progredisce nella stessa misura. Così i santi, poiché amavano Dio, cosa non hanno fatto per amore del prossimo? Per la sua salvezza sono arrivati ad esporre e perdere la libertà e anche la vita. Si legga quel che fece san Francesco Saverio nelle Indie dove, per aiutare le anime degli abitanti, si andava inerpicando per le montagne, arrischiandosi fra mille pericoli, alla ricerca di quegli infelici che abitavano nelle caverne come bestie feroci, allo scopo di condurli a Dio. San Francesco di Sales, per convertire gli eretici della provincia dello Chablais, durante un anno intero si azzardò a passare il fiume ogni giorno, carponi sopra una trave talvolta coperta di ghiaccio, per andare sull'altra riva a predicare a quegli ostinati. San Paolino si offrì come schiavo per ridare la libertà al figlio di una povera vedova. San Fedele da Sigmaringa, per condurre a Dio gli eretici di una località, non esitò predicando a perdere la vita. Dunque i santi, poiché amavano molto Dio, sono arrivati a fare tanto per amore del prossimo. Ma chi più di Maria ha amato Dio? Dal primo momento della sua vita, ella lo ha amato più di quanto l'abbiano amato tutti i santi e gli angeli nel corso della loro esistenza intera, come vedremo a lungo più avanti, parlando delle virtù della santa Vergine. Secondo una sua rivelazione fatta a suor Maria Crocifissa, il fuoco dell'amore divino da cui il suo cuore era divorato sarebbe bastato a consumare in un momento il cielo e la terra e, in confronto, tutti gli ardori dei Serafini erano come fresche aure. Perciò, siccome non c'è fra tutti gli spiriti beati chi più di Maria ami Dio, noi non abbiamo né possiamo avere chi, dopo Dio, ci ami più di questa nostra Madre così piena di amore. Se si mettessero insieme l'amore di tutte le madri per i loro figli, di tutti gli sposi per le loro spose, di tutti i santi e gli angeli per i loro devoti, non si raggiungerebbe l'amore che Maria ha per una sola anima. Dice il padre Nieremberg che l'amore che tutte le madri hanno avuto per i loro figli non è che un'ombra a paragone dell'amore che Maria ha verso uno qualsiasi di noi; ella ci ama da sola molto più di quanto ci amano insieme tutti gli angeli e i santi Inoltre la nostra Madre ci ama molto perché le siamo stati raccomandati come figli dal suo amato Gesù, quando prima di spirare le disse: « Donna, ecco tuo figlio » (Gv 19,26), indicando nella persona di Giovanni tutti noi uomini, come abbiamo visto. Furono queste le ultime parole che il Figlio le disse. Gli ultimi ricordi che le persone amate lasciano in punto di morte sono troppo preziosi perché si possa dimenticarsene. Per di piu, noi siamo figli molto cari a Maria, perché le costiamo molto dolore. Le madri amano maggiormente quei figli per conservare la vita dei quali hanno sofferto maggiori stenti e dolori. Noi siamo quei figli per cui Maria, al fine di ottenere la vita e la grazia, ha dovuto sopportare la pena di offrire ella stessa alla morte la preziosa vita del suo Gesù, accettando per noi di vederlo morire sotto i suoi occhi a forza di tormenti. Da questa grande offerta di Maria noi siamo nati alla vita della grazia divina e siamo quindi figli assai cari, perché le costiamo tanti affanni. Perciò, come sta scritto dell'amore per gli uomini che l'eterno Padre ha mostrato nell'abbandonare alla morte suo Figlio: « Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Figlio suo unigenito » (Gv 3,16), così, afferma san Bonaventura, può dirsi di Maria: « Maria ci amò talmente, da darci il suo Figlio unigenito » Quando ce lo diede? Ce lo diede anzitutto, dice il padre Nieremberg, quando gli concesse il permesso di andare alla morte. Ce lo diede poi quando, dato che gli altri erano spinti dall'odio o trattenuti dal timore, ella sola avrebbe potuto difendere validamente presso i giudici la vita del Figlio e si può ben credere che le parole di una madre così saggia e così amorevole avrebbero esercitato, almeno su Pilato, un'influenza tale da impedirgli di condannare a morte un uomo di cui egli stesso aveva riconosciuto e proclamato l'innocenza. Ma no, Maria non volle dire neppure una parola a favore del Figlio per non impedire la sua morte, da cui dipendeva la nostra salvezza. Ce lo diede infine mille e mille volte ai piedi della croce in quelle tre ore in cui assistette alla morte del Figlio. Allora, ad ogni istante, con sommo dolore e con sommo amore verso di noi, non faceva che sacrificare per noi la vita del Figlio con tanta costanza, dicono sant'Anselmo e sant'Antonino, che se non ci fossero stati i carnefici, ella stessa lo avrebbe crocifisso per ubbidire alla volontà del Padre che esigeva questa morte per la nostra salvezza. Se Abramo, disposto a sacrificare il figlio con le proprie mani, fece un simile atto di fortezza, dobbiamo credere che con maggiore generosità lo avrebbe compiuto Maria, più santa e più ubbidiente di Abramo Ma riprendendo il filo della nostra riflessione, quanto grande deve essere la nostra gratitudine verso Maria per un atto di tanto amore, per il sacrificio che ella fece della vita del Figlio con tanto dolore, al fine di ottenere a tutti noi la salvezza! Il Signore ricompensò magnificamente Abramo per essersi accinto a sacrificare il suo Isacco, ma che cosa possiamo noi rendere a Maria per la vita che ci ha dato del suo Gesù, figlio molto più nobile e amato del figlio di Abramo? Quanto dobbiamo amare Maria poiché, dice san Bonaventura, «nessuna creatura al mondo arderà d'amore per noi come colei che ci ha dato il suo Figlio unico, che l'ha offerto per noi, quel Figlio che amava molto più di se stessa» Da qui l'altro motivo per cui noi siamo tanto amati da Maria: ella vede che noi siamo il prezzo della morte di Gesù Cristo. Se una madre vedesse un servo riscattato da un suo figlio diletto a prezzo di vent'anni di sofferenze, di fatiche e di prigione, per questa sola ragione in quale considerazione terrebbe questo servo! Maria sa bene che il Figlio è venuto sulla terra soltanto per salvare noi miserabili, come dichiarò egli stesso: « Sono venuto a salvare ciò che era perduto » (Lc 19,10). E per salvarci non ha esitato a dare per noi la vita: « Fattosi obbediente sino alla mor1te » (Fil 2,8). Se dunque Maria poco ci amasse, dimostrerebbe di stimare poco il sangue del Figlio, che è il prezzo della nostra salvezza. Fu rivelato a santa Elisabetta monaca che Maria, fin da quando stava nel tempio, non faceva altro che pregare per noi, affinché Dio mandasse presto il Figlio a salvare il mondo. Quanto più dobbiamo pensare che ella ci ami, dopo averci veduti stimati dal Figlio al punto di averci comprato a così caro prezzo? Tutti gli uomini sono stati redenti da Gesù e perciò Maria tutti li ama e li protegge. San Giovanni vide « un segno grandioso apparire nel cielo: una donna vestita di sole » (Ap 12,1). Si dice vestita di sole, perché non vi è sulla terra chi possa mai nascondersi dal calore del sole: « Non vi è chi si nasconda al suo calore » (Sal 18,7 Volg.). Allo stesso modo non c'è essere vivente sulla terra che sia privo dell'amore di Maria. « Questo calore del sole - dice l'Idiota - è l'amore di Maria » Chi potrà mai comprendere, esclama sant'Antonino, « la cura che si prende di noi la Vergine madre? A tutti ella offre e dispensa la sua misericordia ». Poiché la nostra Madre ha desiderato la salvezza di tutti e ha cooperato alla salvezza di tutti. « Senza alcun dubbio, afferma san Bernardo, la sua sollecitudine si è estesa a tutto il genere umano ». E quindi molto utile la pratica di alcuni devoti di Maria i quali, come riferisce Cornelio a Lapide, sono soliti pregare il Signore dicendo: « Signore, concedimi quelle grazie che ti chiede per me la santa Vergine Maria ». Ben a ragione, aggiunge lo stesso autore, poiché la nostra Madre « desidera per noi maggiori beni di quelli che noi stessi possiamo desiderare ». Bernardino da Busto dice che Maria ama farci del bene e dispensare a noi le grazie più di quanto noi desideriamo riceverle. Il beato Alberto Magno applica a Maria le parole della Sapienza: « Previene quelli che la bramano e si mostra loro per prima » (Sap 6,14 Volg.); Maria previene coloro che a lei ricorrono, per farsi da loro trovare prima che la cerchino. E tanto l'amore che ha per noi la nostra buona Madre, dice Riccardo di san Vittore, che quando vede i nostri bisogni « viene a soccorrerci prima che noi glielo chiediamo » Se Maria è così buona con tutti, anche con gli ingrati e i negligenti che poco l'amano e poco a lei ricorrono, quanto più sarà amorevole verso quelli che l'amano e spesso l'invocano! « Facilmente si lascia trovare da quanti la amano » (Sap 6,13 Volg.). « Facile cosa, scrive il beato Alberto Magno, è trovare Maria per coloro che la amano e la trovano piena di pietà e di amore ». « Io amo chi mi ama » (Pro 8,17): ella dichiara che non può non amare chi la ama. Benché l'amorevole Signora ami tutti gli uomini come suoi figli, tuttavia, dice san Bernardo, sa « discernere e preferire » coloro che più teneramente la amano. Questi felici devoti di Maria, afferma l'Idiota, non solo sono da lei amati, ma anche serviti: « Chi trova la Vergine Maria, scopre ogni bene: infatti ella ama coloro che la amano, anzi serve coloro che la onorano». Come si narra nelle Cronache dell'Ordine, era gravemente malato il domenicano Leonardo, il quale si raccomandava duecento volte al giorno alla Madre di misericordia. Un giorno vide accanto a sé una bellissima regina che gli chiese: « Leonardo, vuoi morire e venire presso mio Figlio e presso di me? ». Il religioso rispose: « E tu chi sei? ». « Io sono, riprese la Vergine, la madre delle misericordie: tu mi hai invocata tante volte. Eccomi, sono venuta a prenderti. Andiamo in paradiso ». Quel giorno stesso Leonardo morì e noi confidiamo che abbia seguito Maria nel regno dei beati Maria dolcissima, beato chi ti ama! Il venerabile Giovanni Berchmans della Compagnia di Gesù diceva: « Se io amo Maria, sono sicuro della perseveranza e otterrò da Dio tutto quello che voglio ». Perciò il pio giovane non si stancava mai di rinnovare il suo proposito e di ripetere spesso tra sé: « Io voglio amare Maria, io voglio amare Maria» La buona Madre supera in amore tutti i suoi figli. Per quanto essi possano amarla, « Maria amerà sempre più di quanto sia amata », dice sant'Ignazio martire. L'amino quanto l'amava san Stanislao Kostka. La sua tenerezza per questa cara madre era tale che chiunque l'udiva parlare di lei si sentiva spinto ad amarla. Aveva inventato nuove parole e nuovi titoli per onorare il suo nome; non cominciava nessuna azione senza rivolgersi a una sua immagine chiedendo la sua benedizione. Quando recitava l'ufficio, il rosario o altre preghiere in suo onore, le diceva con tale slancio, con tale espressione, come se parlasse faccia a faccia con Maria. Quando sentiva cantare la Salve Regina, il suo cuore s'infiammava e il suo volto splendeva di luce. Un giorno un padre della Compagnia, con il quale andava a far visita a un'immagine della santa Vergine, gli domandò quanto amasse Maria. « Padre, rispose, che posso dire di più? E la Madre mia ». Quel padre aggiunse che il giovane santo pronunziò queste parole con una voce, un'espressione e un tono così commossi che non sembrava un uomo, ma un angelo che parlasse dell'amore di Maria. L'amino quanto l'amava il beato Ermanno, che la chiamava la sua sposa d'amore e che da Maria fu onorato con il nome di sposo; quanto san Filippo Neri, che il pensiero di Maria riempiva di consolazione e che perciò la chiamava la sua delizia; quanto san Bonaventura, che la chiamava non solo « sua signora e madre », ma per dimostrare la tenerezza del suo amore arrivava a chiamarla « il suo cuore, l'anima sua». L'amino quanto quel grande amante di Maria, san Bernardo, che amava questa dolce madre tanto da chiamarla « Ladra dei cuori: Raptrix cordium ». Perciò il santo, per esprimerle l'ardore del suo amore, le diceva: « Non mi hai forse tu rubato il cuore?» La chiamino pure la loro innamorata, come faceva san Bernardino da Siena. Ogni giorno egli si recava davanti a un'immagine della sua regina per dichiararle il suo amore in teneri colloqui e, a chi gli domandava dove andasse ogni giorno, rispondeva che andava a trovare la sua innamorata amino quanto l'amava san Luigi Gonzaga, il cui amore appassionato verso Maria era tale, che appena udiva il dolce nome della sua cara Madre, il suo volto infiammato manifestava agli occhi di tutti l'ardore che accendeva il suo cuore. L'amino quanto san'Francesco Solanes, che, abbandonandosi ai trasporti del suo amore fino a una santa follia, si metteva talvolta a cantare d'amore, accompagnandosi con uno strumento musicale, davanti a un'immagine di Maria, dicendo che, come fanno gli uomini innamorati, egli faceva la sua serenata alla sua diletta regina. L'amino quanto l'hanno amata tanti suoi servi che non sapevano più che fare per dimostrarle il loro amore. Il padre Girolamo da Trexo della Compagnia di Gesù esultava nel chiamarsi schiavo di Maria e in segno della sua schiavitù andava spesso a visitarla in una sua chiesa. Appena arrivato, bagnava il pavimento con le sue lacrime per la tenerezza dell'amore che sentiva verso Maria; poi l'asciugava con la lingua e con la faccia e baciava mille volte l'impiantito, pensando che quella era la casa della sua amata signora. Il padre Diego Martfnez, anch'egli della Compagnia di Gesù, per la sua devozione alla Madonna era portato in cielo dagli angeli nelle feste di Maria, per vedere con quanta pompa venivano celebrate e diceva: « Vorrei avere tutti i cuori degli angeli e dei santi per amare Maria come essi la amano; vorrei avere le vite di tutti gli uomini per spenderle tutte per amore di Maria». Giungano altri ad amarla quanto l'amava Carlo, figlio di santa Brigida, che diceva di non avere al mondo maggiore consolazione del sapere che Maria era così amata da Dio. E aggiungeva che avrebbe accettato volentieri ogni pena per impedire che la grandezza di Maria, caso mai avesse subito qualche minaccia, fosse diminuita di un solo punto e che se questa grandezza fosse appartenuta a lui, egli vi avrebbe rinunciato, poiché Maria ne era molto più degna di lui. Desiderino pure, come Alfonso Rodrfguez, di dare la vita per dimostrare il loro amore verso Maria. Arrivino infine a scolpirsi sul petto con una punta di ferro l'amabile nome di Maria, come fecero il padre Francesco Binanzio e Radegonda, sposa del re Clotario. Imprimano pure sulla carne con ferri roventi l'amato nome, per renderne i caratteri più nitidi e durevoli, come fecero, spinti dall'amore, i suoi devoti Battista Archinto e Agostino d'Espinosa, ambedue della Compagnia di Gesù. Ma sia che pensino di fare, sia che facciano tutto ciò che è possibile all'amore quando vuole ad ogni costo farsi riconoscere dalla persona amata, mai questi cuori innamorati di Maria arriveranno ad amarla quanto essa li ama. « So, Signora, diceva san Pier Damiani, che fra coloro che ti amano sei la più amante e ami noi con amore che non si lascia vincere ». Un giorno sant 'Alfonso Rodriguez della Compagnia di Gesù stava inginocchiato davanti a un immagine di Maria e sentendo il suo cuore ardere d'amore verso la santa Vergine, esclamò: « Madre mia amabile, io so che tu mi ami, ma non tanto quanto ti amo io ». Allora Maria, come offesa su questo punto del suo amore, gli rispose da quell'immagine: «Che dici, Alfonso, che dici? Quanto il mio amore per te è più grande del tuo amore per me! Sappi che c'è minore distanza dalla terra al cielo che dal tuo amore al mio». San Bonaventura ha dunque ragione di esclamare: «Beati quelli che hanno donato il loro cuore a Maria! Beati quelli che sono suoi servi fedeli!». Sì, perché la grata regina « non si fa mai vincere in amore dai suoi devoti ». Seguendo l'esempio del nostro Redentore Gesù Cristo, « con i suoi benefici e favori, a chi la ama contraccambia duplicato il suo amore». Esclamerò dunque anch'io con sant'Anselmo: « Arda per te sempre il mio cuore e tutta si consumi d'amore l'anima mia », o mio amato Salvatore Gesù, o mia cara madre Maria. Poiché senza la vostra grazia non posso amarvi, « concedete all'anima mia supplicante, concedetele non per i miei meriti, ma per i meriti vostri, che io vi ami quanto voi meritate. O Dio che ami gli uomini, tu hai potuto amarli fino a morire per loro, che erano colpevoli; come potresti negare, a chi te la domanda, la grazia di amare te e la madre tua? »

Esempio
Il padre Auriemma racconta che una povera pastorella che guardava gli armenti amava tanto Maria, che la sua gioia più grande era di andare in una cappelletta di nostra Signora, su una montagna, e di restare là mentre le pecorelle pascolavano, per parlare con la sua cara Madre e renderle omaggio. Vedendo che quella modesta statua era disadorna, si mise a confezionarle un manto con le sue mani. Un giorno colse alcuni fiori nei campi e ne fece una ghirlanda; poi, salita sull'altare di quella cappelletta, la pose sul capo dell'immagine dicendo: « Madre mia, vorrei porre sulla tua fronte una corona d'oro e di gemme, ma poiché sono povera, ricevi da me questa povera corona di fiori e accettala come segno del mio amore per te ». Così e con altri omaggi la devota pastorella cercava di servire e di onorare la sua amata Signora. Vediamo ora come la nostra buona Madre ricompensò le visite e l'affetto di questa sua figlia. La ragazza si ammalò e stava per morire. Due religiosi, passando da quelle parti, stanchi per il viaggio, si misero a riposare sotto un albero. L'uno dormiva, l'altro vegliava, ma ebbero la stessa visione. Videro un gruppo di bellissime fanciulle e fra queste ve n'era una che le superava tutte in bellezza e maestà. Uno di loro le domandò: « Signora, chi sei? ». « Io sono, rispose, la Madre di Dio e con queste fanciulle vado a visitare nel vicino villaggio una pastorella moribonda che ha fatto tante visite a me ». Dopo queste parole, la visione scomparve. Allora i due buoni servi di Dio si dissero l'un l'altro: « Andiamo anche noi a vedere la pastorella ». Si avviarono e, trovata l'abitazione della ragazza, entrarono in un piccolo tugurio; li, sopra un po' di paglia, giaceva la giovane moribonda. La salutarono ed ella disse loro: « Fratelli, pregate Dio di farvi vedere chi è venuto ad assistermi ». S'inginocchiarono subito e videro Maria che stava accanto all'agonizzante con una corona in mano e la consolava. Le altre vergini cominciarono a cantare e a quel dolce canto l'anima benedetta della pastorella si sciolse dal corpo. Maria le pose in capo la corona e prendendosi l'anima la portò con sé nel paradiso.

Preghiera
«O Signora, ti dirò con san Bonaventura, tu che rapisci i cuori » con l'amore e i favori di cui colmi i tuoi servi, rapisci anche il mio misero cuore che desidera amarti ardentemente. Madre mia, la tua bellezza ti ha fatto amare da Dio e tu lo hai fatto scendere dal cielo nel tuo seno; come potrei io vivere senza amarti? No, ripeto con quell'altro tuo devoto figlio Giovanni Berchmans della Compagnia di Gesù: « Non troverò riposo finché non avrò un tenero amore verso mia madre Maria ». Io non voglio che la mia anima si plachi fin quando non avrò la certezza di aver ottenuto l'amore, un amore costante e tenero, verso di te, madre mia, che con tanta tenerezza mi hai amato anche quando io ero così ingrato. Che ne sarebbe ora di me se tu, o Maria, non mi avessi amato e non avessi impetrato per me tanta misericordia? Se dunque mi hai tanto amato quando io non ti amavo, quanto più debbo sperare dalla tua bontà, ora che ti amo? Io ti amo, madre mia, e vorrei avere un cuore che ti amasse per tutti quegli infelici che non ti amano. Vorrei avere una lingua capace di lodarti per mille lingue, alfine di far conoscere a tutti la tua grandezza, la tua santità, la tua misericordia e l'amore con cui ami quelli che ti amano. Se avessi ricchezze, vorrei spenderle tutte in tuo onore. Se avessi sudditi, vorrei attirare a te tutti i loro cuori. Per te e per la gloria tua vorrei infine sacrificare anche la vita, se fosse necessario. Ti amo dunque, madre mia, ma nello stesso tempo temo di non amarti, poiché sento dire che l'amore ci trova o ci rende simili alla persona amata. Dunque se io mi vedo così diverso da te è segno che non ti amo. Tu così pura, io così depravato! Tu così umile, io così superbo! Tu così santa, io così malvagio! Ma proprio questo devi fare tu, Maria: poiché mi ami, rendimi simile a te. Tu hai il potere di trasformare i cuori; prendi dunque il mio e trasformalo. Fa' vedere al mondo quel che sei capace di fare in favore di coloro che ami. Fammi santo, fammi tuo degno figlio. Così spero, così sia.

4. Maria è madre anche dei peccatori pentiti
Maria dichiarò a santa Brigida di essere madre non solo dei giusti e degli innocenti, ma anche dei peccatori, purché si vogliano emendare. Quando un peccatore che vuole emendarsi si getta ai piedi di questa buona madre di misericordia, la trova pronta ad abbracciarlo e ad aiutarlo più di quanto farebbe ogni altra madre. Così appunto scrisse san Gregorio alla principessa Matilde: « Metti fine alla volontà di peccare e, te lo prometto senza esitare, troverai Maria più disposta ad amarti di una madre corporea ». Ma chi aspira ad essere figlio di questa grande Madre, deve prima rinunciare al peccato e poi sperare di essere accettato come figlio. Riccardo di san Lorenzo riflette sulle parole « Sorsero i suoi figli » (Pro 31,28) e nota che è detto prima « sorsero » e poi « figli », perché « non è degno di essere chiamato figlio di una tale madre chi è in stato di peccato mortale » e non cerca prima di rialzarsi. San Pier Crisologo osserva: « Chi fa opere contrarie a quelle di sua madre nega con i fatti di voler essere suo figlio». Maria è umile e lui vuole essere superbo? Maria è pura e lui si abbandona alle passioni? Maria è piena di amore e lui vuole odiare il prossimo? Egli dimostra così di non essere e di non voler essere figlio di questa santa madre. « I figli di Maria, riprende Riccardo, la imitano nella castità, nell'umiltà, nella dolcezza, nella misericordia ». Come potrà pretendere di essere figlio di Maria chi tanto la affligge con la sua condotta? Un peccatore disse un giorno a Maria: « Mostra di essere madre », ma la Vergine gli rispose: «Mostra di essere figlio». Un altro peccatore invocava un giorno la divina Madre e la chiamava madre di misericordia. Maria gli disse: « Voi peccatori, quando volete che io vi aiuti, mi chiamate madre di misericordia, ma poi con i vostri peccati non cessate di fare di me una madre di miseria e di dolori ». « Maledetto dal Signore chi esaspera la madre » (Eccli [= Sir] 3,18 Volg.). « Sua madre, cioè Maria », commenta Riccardo di san Lorenzo. Dio maledice chi con la sua vita malvagia e con la sua ostinazione affligge il cuore di questa tenera madre. Dico: con la sua ostinazione. Infatti, se un peccatore, ancora prigioniero del peccato, si sforza di uscirne e chiede a tale scopo l'aiuto di Maria, questa buona madre non esiterà a soccorrerlo e a farlo tornare in grazia di Dio. E quel che santa Brigida udì un giorno Gesù Cristo dire a sua Madre: « Tu porgi aiuto a chi si sforza di convertirsi a Dio e non lasci nessuno privo del tuo conforto ». Dunque mentre il peccatore è ostinato, Maria non può amarlo; ma se trovandosi forse incatenato da qualche passione che lo tiene schiavo dell'inferno, egli si rivolgerà alla Vergine e la pregherà con fiducia e perseveranza di liberarlo dal peccato, senza dubbio la buona Madre stenderà la sua potente mano, lo scioglierà dalle catene e lo condurrà alla salvezza. Affermare che tutte le preghiere e le opere fatte in stato di peccato siano peccati è un'eresia condannata dal Concilio di Trento. Dice san Bernardo che la preghiera in bocca del peccatore, pur non avendo la bellezza che avrebbe se fosse accompagnata dalla carità, è tuttavia utile e proficua per uscire dal peccato. San Tommaso insegna che la preghiera del peccatore è senza merito, ma atta a ottenere la grazia del perdono, visto che il potere d'impetrare è fondato non sul merito di chi prega, ma sulla bontà divina e sui meriti e le promesse di Gesù Cristo, il quale ha detto: « Chi chiede, riceve » (Lc 11,10). Lo stesso si deve dire delle preghiere che si rivolgono alla divina Madre. « Se colui che prega, dice sant'Anselmo, non merita di essere esaudito, i meriti di Maria a cui egli si raccomanda, faranno sì che sia esaudito ». Perciò san Bernardo esorta ogni peccatore a pregare Maria e a nutrire grande fiducia nel pregarla, perché se il peccatore non merita le grazie che domanda, Maria ha però meritato il privilegio che le grazie vengano accordate al peccatore per cui intercede: « Poiché tu eri indegno di ricevere qualunque cosa, è stato dato a Maria che tu riceva per mezzo di lei tutti i doni ». Questa è la funzione di una buona madre, dice lo stesso autore. Una madre che sapesse che due figli suoi sono nemici mortali e che l'uno insidiasse la vita dell'altro, farebbe tutto il possibile per cercare di riconciliarli. Così, dice il santo, Maria è madre di Gesù e madre dell'uomo. Ella non può sopportare di vedere un peccatore diventare nemico di Gesù Cristo e si adopera con tutti i mezzi per metter pace: « O beata Maria, tu sei madre del colpevole, tu sei madre del giudice ed essendo madre di entrambi, non puoi sopportare che ci sia discordia tra i tuoi figli ». La nostra benigna Signora chiede al peccatore una sola cosa: di raccomandarsi a lei e di avere l'intenzione di emendarsi. Quando Maria vede ai suoi piedi un peccatore che viene a chiederle misericordia, non guarda i suoi peccati, ma l'intenzione con la quale viene. Se questa intenzione è buona, anche se egli avesse commesso tutti i peccati del mondo, la nostra amorevole madre lo abbraccia e guarisce tutte le piaghe della sua anima. Non invano ella è chiamata da noi la madre della misericordia, ma veramente lo è e ce lo dimostra con l'amore e la tenerezza con cui ci soccorre. La beata Vergine stessa diceva a santa Brigida: «Per quanto grande peccatore sia un uomo, sono pronta ad accoglierlo appena ritorna. Non considero i peccati che ha commesso, ma la sua intenzione attuale e accondiscendo volentieri a medicare e a guarire le sue piaghe, poiché sono chiamata madre di misericordia e lo sono veramente». Madre dei peccatori che vogliono convertirsi, Maria non può non compatirli, anzi pare che senta come propri i mali dei suoi poveri figli. La Cananea, quando pregò Gesù di liberare sua figlia dal demonio che la tormentava, disse: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide; mia figlia è duramente vessata dal demonio!» (Mt 15,22). Ma poiché la figlia e non la madre era tormentata dal demonio, sembra che ella avrebbe dovuto dire: «Signore, abbi pietà di mia figlia » e non « abbi pietà di me». Ma no, ben a ragione disse: « Abbi pietà di me », perché le madri sentono come proprie tutte le miserie dei figli. Così, afferma Riccardo di san Lorenzo, Maria prega Dio quando gli raccomanda un peccatore che a lei si raccomanda: « Maria invoca per l'anima peccatrice: abbi pietà di me ». Mio Signore, pare che gli dica, questa povera anima in peccato mortale è mia figlia; perciò abbi pietà non tanto di lei, quanto di me che sono sua madre. Volesse Dio che tutti i peccatori ricorressero a questa dolce Madre: tutti certamente sarebbero da lui perdonati! Pieno di ammirazione, san Bonaventura esclama: « O Maria, tu abbracci con materno affetto il peccatore respinto da tutti e non lo lasci fino a quando tu non abbia riconciliato il misero con il suo giudice ». Il santo vuol dire con ciò che l'uomo in stato di peccato è odiato e respinto da tutti; anche le creature inanimate, il fuoco, l'aria, la terra vorrebbero castigarlo e vendicare l'onore del loro Signore disprezzato. Ma se questo misero ricorre a Maria, Maria lo scaccerà? No, se egli viene con l'intenzione di essere aiutato ad emendarsi, lo abbraccia con affetto di madre e non lo lascia finché con la sua potente intercessione lo abbia riconciliato con Dio e rimesso in stato di grazia. Si legge nel secondo libro dei Re (= 2Sam 14) che la saggia donna di Tecoa disse a Davide: «Signore, io avevo due figli e per mia disgrazia l'uno ha ucciso l'altro. Sicché ho già perduto un figlio; ora la giustizia vuol togliermi anche il solo che mi è rimasto. Abbi pietà di una povera madre, fa' che io non resti priva di tutti e due i miei figli ». Allora Davide, avendo compassione di questa madre, liberò il colpevole e glielo restituì. La stessa cosa sembra dire Maria quando vede Dio sdegnato contro un peccatore che si raccomanda a lei: « Mio Dio, io avevo due figli, Gesù e l'uomo; l'uomo ha fatto morire il mio Gesù sulla croce; ora la tua giustizia vuol condannare il colpevole. Signore, il mio Gesù è già morto, abbi pietà di me e se ho perduto l'uno, non mi far perdere anche l'altro figlio ». Certamente Dio non condanna quei peccatori che ricorrono alla santa Vergine e per cui ella prega, poiché Dio stesso li ha raccomandati a Maria come figli. « Io, fa dire al Signore il devoto Lanspergio, ho raccomandato i peccatori a Maria come figli. Perciò è talmente solerte nell'adempiere il suo ufficio, che non lascia perire nessuno di quelli che le sono affidati, soprattutto di quelli che la invocano e tutti, per quanto può, li riconduce a me » « Chi mai può spiegare, dice Ludovico Blosio, la bontà, la misericordia, la fedeltà e la carità » con cui questa nostra Madre cerca di salvarci quando noi la invochiamo in aiuto? «Prostriamoci dunque, dice san Bernardo, davanti a questa buona Madre, stringiamoci ai suoi santi piedi e non la lasciamo finché non ci abbia benedetto», come segno che ci accetta per figli suoi. Chi mai può dubitare della pietà di una tale Madre? Diceva san Bonaventura: «Anche se dovesse uccidermi, continuerò a sperare in lei; pieno di fiducia desidero morire davanti a una sua immagine e così sarò salvo». E così deve dire ogni peccatore che ricorre a questa pietosa madre: Signora e madre mia, per le mie colpe merito di essere da te scacciato e che tu stessa mi infligga il mio giusto castigo. Ma anche se tu mi respingessi e mi colpissi a morte, non cesserò mai di avere fiducia in te e di aspettare da te la mia salvezza. In te confido interamente e purché io abbia la gioia di morire davanti a una tua immagine, raccomandandomi alla tua misericordia, sono certo di non perdermi, ma di venire a lodarti in cielo in compagnia di tanti tuoi servi che, essendo morti invocando il tuo aiuto, sono tutti salvi per la tua potente intercessione. Si legga il seguente esempio e si vedrà se c e un solo peccatore che, ricorrendo a questa buona madre, possa disperare della sua misericordia e del suo amore.

Esempio
Secondo un racconto del Belluacense (Vincenzo di Beauvais), nella città di Ridolfo in Inghilterra, nell'anno 1430, viveva un giovane nobile chiamato Ernesto. Dopo aver distribuito tutto il suo patrimonio ai poveri, entrò in un monastero in cui conduceva una vita così perfetta, che i superiori lo stimavano grandemente, soprattutto per la sua speciale devozione alla santa Vergine. In quella città scoppiò la peste e gli abitanti ricorsero al monastero chiedendo preghiere. L'abate ordinò a Ernesto di andare a pregare davanti all'altare di Maria e di non allontanarsi finché la Madonna non gli avesse risposto. Il giovane rimase li tre giorni e finalmente Maria gli rispose indicando alcune preghiere che si dovevano recitare. Così fu fatto e la peste cessò. Ma in seguito il giovane cominciò a trascurare sempre piu la devozione a Maria. Il demonio lo assalì con mille tentazioni, specialmente contro la purezza e contro la sua vocazione. Non essendosi raccomandato a Maria, lo sventurato arrivò a prendere la decisione di fuggire calandosi da un muro del monastero. Ma mentre passava davanti a un'immagine di Maria che stava nel corridoio, la Madre di Dio gli disse: « Figlio mio, perché mi abbandoni? ». Stordito e colto da rimorsi, Ernesto cadde in ginocchio e rispose: « Signora, non vedi che non posso resistere? Perché non mi aiuti? ». La Madonna replicò: « E tu perché non mi hai invocata? Se ti fossi raccomandato a me, non ti saresti ridotto a questo. Da oggi in poi, raccomandati a me e non dubitare ». Ernesto tornò nella sua cella. Ma tornarono le tentazioni. Egli non invocò l'aiuto di Maria e finì col fuggire dal monastero. Da allora si abbandonò a una vita sciagurata passando di peccato in peccato e infine si ridusse a fare l'assassino. Prese in affitto un'osteria dove la notte uccideva i poveri viaggiatori per depredarli. Così fra gli altri uccise il cugino del governatore di quel luogo il quale in base agli indizi raccolti nel corso del processo lo condannò alla forca. Mentre lo scellerato era ancora in libertà, ecco che capita nella locanda un giovane cavaliere. Volendo attuare di nuovo i suoi orribili disegni, l'oste entra di notte nella sua stanza per assassinarlo, ma sul letto, invece del cavaliere, vede un Crocifisso coperto di piaghe che guardandolo con compassione gli dice: « Non ti basta, ingrato, che io sia morto per te una volta? Vuoi uccidermi di nuovo? Su presto, alza il braccio e uccidimi ». Allora il povero Ernesto, tutto confuso, cominciò a piangere e disse: « Signore, eccomi, poiché mi tratti con tanta misericordia, voglio tornare a te ». Subito lasciò la locanda dirigendosi verso il suo monastero per farvi penitenza, ma per strada fu raggiunto dai rappresentanti della giustizia e portato davanti al giudice, al quale confessò tutti i delitti commessi. Perciò fu condannato a morire impiccato, senza dargli neppure il tempo di confessarsi. Allora egli si raccomandò a Maria e quando fu buttato già dalla forca, la Vergine fece sì che non morisse. Ella stessa lo sciolse dal laccio e gli disse: « Torna al monastero, fa' penitenza e quando verrò a portarti la sentenza di perdono dei tuoi peccati, allora ti preparerai a morire ». Ernesto tornò al monastero, raccontò tutto all'abate e fece gran penitenza. Dopo molti anni, vide apparire Maria che aveva in mano la sentenza del suo perdono. Subito si preparò alla morte e santamente morì.

Preghiera
O mia sovrana regina e degna Madre del mio Dio, Maria santissima, vedendomi così miserabile e così carico di peccati, non dovrei avere l'ardire di accostarmi a te e di chiamarti madre. Ma non voglio che la mia miseria mi privi della consolazione e della fiducia che provo nel chiamarti madre. Lo so, non merito che di essere respinto da te, ma ti prego di considerare quel che tuo figlio Gesù ha fatto e sofferto per me e poi respingimi, se puoi. Io sono un povero peccatore e più degli altri ho disprezzato la divina Maestà, ma il male è fatto. A te ricorro, tu mi puoi aiutare; Madre mia, aiutami. Non mi dire che non mi puoi aiutare, perché io so che sei onnipotente e ottieni tutto ciò che desideri dal tuo Dio. Se poi dici che non mi vuoi aiutare, dimmi almeno a chi devo ricorrere per essere soccorso nella mia così grande miseria. A te e a tuo Figlio dirò con sant'Anselmo: «Abbiate pietà di me misero, tu, mio Redentore, col perdonarmi e tu, Madre mia, col raccomandarmi; oppure mostratemi a quali persone devo ricorrere che siano più pietose di voi e in cui possa confidare con maggiore certezza». No! Né in cielo né sulla terra posso trovare chi più di voi abbia pietà degli sventurati e chi meglio possa aiutarmi. Tu, Gesù, sei il padre mio e tu, Maria, sei la madre mia. Voi amate i più miserabili e li andate cercando per salvarli. Io sono condannato all'inferno, il più miserabile di tutti; ma non avete bisogno di andare a cercarmi, né io pretendo che mi cerchiate. Mi presento a voi con la ferma speranza che non sarò abbandonato da voi. Eccomi ai vostri piedi: Gesù mio, perdonami; Maria mia, soccorrimi.

CAPITOLI II

VITA, DULCEDO
Vita, dolcezza

1. Maria è la nostra vita, perché ci ottiene il perdono dei peccati
Per ben comprendere la ragione per cui la santa Chiesa ci fa chiamare Maria nostra vita, bisogna sapere che come l'anima dà vita al corpo, così la grazia divina dà vita all'anima. Senza la grazia, infatti, un'anima può essere detta viva, ma in realtà è morta, secondo la parola rivolta a un personaggio dell'Apocalisse: « Hai nome di vivo e sei morto » (Ap 3,1). Maria dunque, ottenendo ai peccatori per mezzo della sua intercessione di riacquistare la grazia, ridà loro la vita. Ecco come la santa Chiesa fa parlare la nostra Madre, applicando a lei un testo dei Proverbi (8,17): « Coloro che mi cercano al mattino, mi troveranno »; coloro che sono diligenti a ricorrere a me fin dal mattino, ossia appena possono, certamente mi troveranno. Nella versione dei Settanta, invece di « mi troveranno » è scritto « troveranno la grazia ». Dunque ricorrere a Maria equivale a ritrovare la grazia di Dio. Alcuni versetti più avanti la santa Vergine dice: « Chi trova me, trova la vita e riceverà la salvezza dal Signore » (Pro 8,35). « Udite, esclama a questo proposito san Bonaventura, udite voi che desiderate il regno di Dio: onorate la Vergine Maria e troverete la vita e la salvezza eterna » San Bernardino da Siena dice che Dio non distrusse il genere umano dopo il peccato per l'amore singolare che nutriva per questa sua futura figlia. Il santo aggiunge di non dubitare che tutte le grazie di misericordia e di perdono ricevute dai peccatori nell'antica legge, Dio le abbia concesse « soltanto in considerazione e per amore di questa Vergine benedetta » Ben ci esorta dunque san Bernardo: « Cerchiamo la grazia e cerchiamola per mezzo di Maria ». Se abbiamo avuto la sventura di perdere la grazia divina, cerchiamo di ricuperarla, ma cerchiamola per mezzo di Maria, poiché se noi l'abbiamo perduta, ella l'ha ritrovata e percio il santo la proclama: « Colei che ritrova la grazia » 4. Per nostra consolazione l'arcangelo Gabriele lo aveva già dichiarato quando disse alla Vergine: « Non temere, Maria, perché tu hai trovato grazia » (Lc 1,30). Ma se Maria non era mai stata priva della grazia, come poteva dire l'arcangelo che l'avesse trovata? Si trova ciò che non si aveva prima. La Vergine fu sempre unita a Dio, sempre in stato di grazia, come l'arcangelo manifestò salutandola: « Ti saluto, piena di grazia; il Signore è con te » (Lc 1,28). Se dunque Maria non trovò la grazia per sé, perché sempre ne era stata piena, per chi mai la trovò? Per i peccatori che l'avevano perduta, risponde il cardinale Ugo, commentando questo passo. « Corrano dunque a Maria i peccatori, che hanno perduto la grazia peccando e la troveranno presso di lei. Dicano con sicurezza: Signora, la cosa perduta deve essere restituita al suo proprietario. Questa grazia che hai trovato non è tua, poiché tu non l'hai mai perduta. E’ nostra perché abbiamo avuto la disgrazia di perderla: restituisci il nostro bene che hai trovato». S. Riccardo di san Lorenzo conclude nello stesso senso: « Se desideriamo trovare la grazia del Signore, andiamo a Maria, che l'ha trovata e sempre la trova ». E poiché ella è stata e sempre sarà cara a Dio, se a lei ricorriamo, certamente la troveremo. Al capitolo 8 del Cantico dei cantici Maria dice che Dio l'ha posta nel mondo per essere la nostra difesa: « Io sono un muro e i miei seni come torri ». Per questo è stata costituita mediatrice di pace fra i peccatori e Dio: « Perciò sono diventata ai suoi occhi come una che trova pace » (Ct 8,10). Quindi san Bernardo incoraggia il peccatore dicendo: « Va' a questa madre di misericordia e mostrale le piaghe che porti nell'anima per le tue colpe». Allora certamente ella pregherà il Figlio di perdonarti « ricordandogli che lo ha nutrito con il suo latte. E il Figlio che tanto la ama certamente esaudirà sua Madre ». La santa Chiesa, infatti, ci fa chiedere al Signore di concederci il potente aiuto dell'intercessione di Maria per risorgere dai nostri peccati, con questa preghiera: « O Dio misericordioso, soccorri la nostra debolezza, affinché noi che facciamo memoria della santa Madre di Dio, possiamo con l'aiuto della sua intercessione risorgere dal peccato » Con ragione dunque san Lorenzo Giustiniani chiama Maria « speranza dei malfattori », poiché ella sola ottiene loro il perdono da Dio. Con ragione san Bernardo la chiama « scala dei peccatori», poiché la pietosa regina porge la mano alle povere anime cadute nel precipizio del peccato e, traendole dall'abisso, le fa risalire a Dio. Con ragione sant'Agostino la chiama unica speranza di noi peccatori, poiché solo per mezzo suo speriamo la remissione di tutti i nostri peccati. Anche san Giovanni Crisostomo dice che solo per l'intercessione di Maria i peccatori ricevono il perdono. A nome di tutti i peccatori il santo così la saluta: « Dio ti salvi, o madre » di Dio e nostra; « o cielo » dove risiede Dio; « o trono » da cui il Signore dispensa tutte le grazie; « o splendore della Chiesa! Prega sempre Gesù per noi, affinché per le tue preghiere possiamo ottenere il perdono nel giorno del giudizio e possedere quei beni che Dio tiene in riserva per quelli che lo amano». Con ragione infine Maria è chiamata aurora: « Chi è costei che spunta come aurora? » (Ct 6,9). Infatti, dice il papa Innocenzo III, « come l'aurora segna la fine della notte e l'inizio del giorno, così per essa è rappresentata Maria che pose fine al peccato e fu sorgente di ogni virtù » Questo stesso effetto che produsse nel mondo la nascita di Maria, lo produce in un' anima il risveglio della devozione verso di lei: la notte del peccato svanisce e l'anima cammina nella via delle virtù. Perciò san Germano dice a Maria: «O Madre di Dio, la tua difesa è immortale; la tua intercessione è la vita». In un altro sermone il santo dice che il nome di Maria, per chi lo pronunzia con amore, è segno di vita o di un prossimo ritorno alla vita. Maria stessa ha proclamato: « D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata » (Lc 1,48). « Sì, mia Signora, le dice san Bernardo, tutte le generazioni ti chiameranno beata, poiché tutti gli uomini, tutti i tuoi servi ottengono per mezzo tuo la vita della grazia e la gloria eterna. In te i peccatori trovano il perdono e i giusti la perseveranza e la vita eterna ». « Non diffidare, o peccatore, esclama il pio Bernardino da Busto, anche se tu avessi commesso tutti i peccati. Ricorri senza timore a questa gloriosa Signora, poiché la troverai con le mani piene di misericordia. Maria desidera farti del bene ed elargirti la sua grazia più di quanto tu desideri riceverla». Sant'Andrea di Creta ci mostra in Maria «la cauzione e il pegno delle divine riconciliazioni», del perdono divino. Questo significa che quando i peccatori ricorrono a Maria per essere riconciliati con Dio, Dio promette, anzi garantisce loro il suo perdono dandone un pegno. Questo pegno è appunto Maria, che egli ci ha dato per avvocata: grazie alla sua intercessione, in virtù dei meriti di Gesù Cristo, Dio perdona tutti i peccatori che a lei ricorrono. Santa Brigida conobbe per mezzo di un angelo la gioia che procurava ai santi profeti la visione anticipata di questo intervento di Maria. « Esultavano, diceva l'angelo alla santa Vergine, sapendo che la tua umiltà e la purezza della tua vita, o Maria, stella radiosa, avrebbero placato il Signore e che egli avrebbe ricevuto nella sua grazia quelli che avevano provocato la sua collera». Nessun peccatore deve mai temere di essere scacciato da Maria quando ricorre alla sua pietà. No, poiché ella è madre di misericordia e come tale desidera salvare i più miserabili. Maria è, dice san Bernardo, quell'arca felice dove chi si rifugia eviterà il naufragio dell'eterna perdizione. Nell'arca di Noè, al tempo del diluvio, furono salvati anche gli animali; sotto il manto di Maria si salvano anche i peccatori. Un giorno a santa Geltrude apparve Maria sotto il cui manto stavano rifugiate molte fiere, leoni, orsi, tigri; Maria non solo non li cacciava, ma li accoglieva e li accarezzava con grande pietà. La santa comprese così che anche i più grandi peccatori, quando ricorrono a Maria, non sono scacciati, ma accolti e salvati dalla morte eterna. Entriamo dunque in quest'arca, andiamo a rifugiarci sotto il manto di Maria: certamente ella non ci caccerà e sicuramente ci salverà.

Esempio
Il padre Bovio racconta che una donna di malaffare, chiamata Elena, entrata in una chiesa, udì per caso una predica sul rosario. Uscì e ne comprò uno, ma lo portava nascosto per non farlo vedere. Cominciò poi a recitarlo, ma dapprima senza devozione. La santa Vergine le fece tuttavia gustare tali consolazioni e tali dolcezze in questa pratica, che non si stancava mai di dire il rosario. Così arrivò a concepire un tale orrore per la sua cattiva condotta che, non trovando pace, fu come costretta ad andare a confessarsi, e lo fece con tale contrizione, che il confessore ne fu stupito. Fatta la confessione, andò a inginocchiarsi davanti a un altare di Maria per ringraziare la sua avvocata e, mentre recitava il rosario, udì la voce della divina Madre che da quell'immagine le diceva: « Elena, hai molto offeso Dio e me. Da oggi in poi cambia vita e ti concederò in abbondanza la mia grazia ». Tutta confusa, la povera peccatrice rispose: « Vergine santa, è vero che finora sono stata una sciagurata, ma tu che tutto puoi, aiutami. Io mi dono a te e voglio impiegare il resto dei miei giorni a far penitenza dei miei peccati ». Aiutata da Maria, Elena distribuì tutti i suoi averi ai poveri e si diede a una vita di rigorosa penitenza. Era tormentata da terribili tentazioni, ma si raccomandava incessantemente alla Madre di Dio e così ne usciva sempre vittoriosa. Arrivò ad avere molte grazie anche soprannaturali, visioni, rivelazioni, profezie. Infine, dopo averla avvertita qualche giorno prima della sua morte ormai prossima, la Vergine con suo Figlio venne a visitarla e, quando la peccatrice morì, fu vista la sua anima volare verso il cielo in forma di bellissima colomba.

Preghiera
Ecco, o Madre del mio Dio, mia unica speranza, Maria, ecco ai tuoi piedi un misero peccatore che ti chiede pietà. Tutta la Chiesa e tutti i fedeli ti proclamano e ti chiamano il rifugio dei peccatori. Tu sei dunque il mio rifugio, tu mi devi salvare. «Tu sai, o dolce Madre di Dio, quanto la nostra salvezza è cara al Figlio tuo benedetto». Tu sai quel che Gesù Cristo patì per salvarmi. Io ti presento, o madre mia, i patimenti di Gesù: il freddo che soffrì nella stalla, i passi del viaggio in Egitto, le sue fatiche, i suoi sudori, il sangue che sparse, il dolore che lo fece morire davanti ai tuoi occhi sulla croce. Mostra che ami tuo Figlio, perché per amore suo ti prego di aiutarmi. Tendimi la mano. Sono caduto, ti chiedo pietà. Se io fossi santo, non ti chiederei misericordia, ma poiché sono peccatore, ricorro a te che sei la madre delle misericordie. Io so che il tuo cuore pietoso trova consolazione nel soccorrere i più miserabili quando la loro ostinazione non ti impedisce di aiutarli. Consola oggi dunque il tuo cuore pietoso e consola me: hai l'occasione di salvarmi, perché io sono un povero condannato all'inferno e, siccome non voglio essere ostinato, tu puoi aiutarmi. Mi metto nelle tue mani: dimmi che cosa devo fare e ottienimi la forza di realizzarlo, mentre io mi propongo di fare tutto quello che posso per riacquistare la grazia divina. Io mi rifugio sotto il tuo manto. Gesù vuole che io ricorra a te affinché, per la gloria tua e sua, poiché sei sua madre, non solo il suo sangue, ma anche le tue preghiere mi aiutino a salvarmi. Egli mi manda a te perché tu mi soccorra. O Maria, eccomi; a te ricorro e in te confido. Tu preghi per tanti altri; dì una parola anche per me. Dì a Dio che vuoi la mia salvezza e certamente egli mi salverà. Digli che sono tuo e non ti chiedo altro.

2. Maria è anche la nostra vita, perché ci ottiene la perseveranza
La perseveranza finale è un dono divino così grande che, come ha dichiarato il Concilio di Trento, è un dono interamente gratuito che noi non possiamo meritare. Ma, come insegna sant'Agostino, ottengono da Dio la perseveranza tutti quelli che gliela chiedono e, aggiunge il padre Suarez, l'ottengono infallibilmente, purché fino alla fine della vita continuino a chiederla. San Roberto Bellarmino scrive infatti che questa perseveranza « deve essere implorata ogni giorno, per essere ottenuta ogni giorno». Se è vero - come io ritengo certo, secondo la dottrina oggi comune e come dimostreremo nel capitolo V - se è vero che tutte le grazie che Dio ci dispensa passano attraverso le mani di Maria, sarà anche vero che solo per mezzo di Maria potremo sperare e ottenere la grazia suprema della perseveranza. E certamente la otterremo, se la chiederemo sempre a Maria con fiducia. Ella stessa promette questa grazia a tutti coloro che la servono fedelmente in questa vita, secondo queste parole che la santa Chiesa mette sulle sue labbra: « Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna » (Eccli [= Sir] 24,30-31 Volg.). Perché la vita della grazia divina non si spenga in noi, ci è necessaria la forza spirituale nel resistere a tutti i nemici della nostra salvezza. Questa forza si ottiene solo per mezzo di Maria: « Mia è la forza; per me regnano i re» (Pro 8,14-15). Mia è questa forza, dice Maria; Dio ha posto nelle mie mani questo dono affinché io lo dispensi ai miei devoti. Per mezzo mio i miei servi regnano e dominano sui loro sensi e le loro passioni e così diventano degni di regnare eternamente in cielo. Quale forza hanno i servi di questa grande regina per vincere tutte le tentazioni dell'inferno! Maria è quella torre di cui è detto nel Cantico dei cantici: « Come la torre di Davide è il tuo collo, fabbricato con baluardi: mille scudi vi sono appesi, tutta l'armatura dei forti » (Ct 4,4). Per quelli che la amano e che a lei ricorrono nelle battaglie, Maria è come una torre possente cinta di difese; in lei i suoi devoti trovano scudi e armi di ogni sorta per difendersi dall'inferno. Perciò la santa Vergine è paragonata al platano: « Come platano m'innalzai presso l'acqua nelle piazze » (Eccli [= Sir] 24,19 Volg.). Il cardinale Ugo di San Caro spiega che « il platano ha le foglie simili agli scudi » e simboleggia così la protezione che Maria assicura a quelli che si rifugiano presso di lei. Il beato Amedeo dà un'altra spiegazione: come il platano con l'ombra dei suoi rami offre ai viandanti un riparo dal caldo del sole e dalle piogge, così Maria « stende la sua ombra propizia » su tutti quelli che lo vogliono e « li difende dagli ardori » delle loro passioni « e dalle tempeste » delle tentazioni. Infelici quelle anime che si allontanano da questa difesa e tralasciano di essere devote a Maria e di raccomandarsi a lei nei momenti difficili! Se nel mondo, dice san Bernardo, non nascesse il sole, che diverrebbe il mondo se non un caos di tenebre e di orrore? «Togli il sole: non c’è più il giorno. Togli Maria, che cosa resterà se non le tenebre?» Se un'anima perde la devozione a Maria, resterà subito piena di tenebre, di quelle tenebre di cui lo Spirito Santo dice: « Tu poni le tenebre perché segua la notte, in essa vagolano tutte le fiere della selva » (Sal 103,20). Quando in un'anima non splende la luce divina e si fa notte, essa diventerà covile di tutti i peccati e dei demoni. « Guai, dice sant'Anselmo, guai a coloro che disprezzano la luce di questo sole », cioè disprezzano la devozione a Maria! San Francesco Borgia temeva con ragione per la perseveranza di quelli in cui non trovava una speciale devozione verso la santa Vergine. Una volta chiese ad alcuni novizi per quale santo avessero maggiore devozione e notò che alcuni non avevano questa speciale devozione a Maria. Avvertì il maestro dei novizi di sorvegliare quei poveri giovani i quali persero tutti miseramente la vocazione e abbandonarono lo stato religioso. Aveva dunque ragione san Germano quando chiamava la santa Vergine « il respiro dei cristiani », perché come il corpo non può vivere senza respirare, così l'anima non potrà vivere senza ricorrere e raccomandarsi a Maria, per mezzo della quale si acquista e si conserva in noi la vita della grazia divina. « Il respiro non solo è un segno di vita, ma fa vivere. Così il nome di Maria, quando ritorna continuamente sulle labbra, è un segno certo che l'anima è viva; e questa vita, esso la produce, la conserva, le fornisce incessantemente l'alimento opportuno» beato Alano, assalito un giorno da una forte tentazione, fu sul punto di perdersi per non essersi raccomandato a Maria. La santa Vergine gli apparve e volendo metterlo in guardia per un'altra volta, gli diede uno schiaffo dicendogli: «Se ti fossi raccòmandato a me, non ti saresti trovato in questo pericolo». Al contrario, «felice l'uomo che mi ascolta, dice Maria, vegliando alle mie porte ogni giorno, custodendone i battenti» (Pro 8,34): beato chi sente la mia voce e perciò è attento a venire continuamente alle porte della mia misericordia per chiedermi luce e soccorso. Maria si farà premura di ottenere luce e forza a questo suo devoto per distoglierlo dai vizi e farlo camminare nella via della virtù. E quel che Innocenzo III esprime mirabilmente chiamando Maria « luna nella notte, aurora all'alba, sole durante il giorno ». Luna per chi sta cieco nella notte del peccato, per illuminarlo a conoscere il miserabile stato di dannazione in cui si trova; aurora, cioè foriera del sole a chi è già illuminato, per farlo uscire dal peccato e rientrare nella grazia divina; sole infine per chi sta già in grazia, affinché non ricada in qualche precipizio. I dottori applicano a Maria queste parole dell'Ecclesiastico: « Le sue catene sono fasce salutari » (Eccli [= Sir] 6,31 Volg.). « Perché catene? domanda san Lorenzo Giustiniani, se non perché Maria lega i suoi servi affinché non si perdano per i sentieri del vizio». San Bonaventura interpreta nello stesso senso questo testo della Scrittura applicato a Maria nel suo ufficio: « Nella moltitudine dei santi è la mia dimora » (Eccli [= Sir] 24,16 Volg.). « Non solo, dice egli, Maria è collocata nella moltitudine dei santi, ma conserva ai santi la pienezza della loro santità e la mantiene integra. Conserva le loro virtù perché non si perdano; trattiene i demoni affinché non facciano danno ». Si dice che i devoti di Maria sono coperti di una doppia veste: « Tutti i suoi di casa hanno doppia veste » (Pro 31,21). Cornelio a Lapide spiega: « Doppia veste, poiché Maria adorna i suoi fedeli servi delle virtù di Gesù Cristo e delle proprie». Così vestiti, essi conservano la santa perseveranza. Perciò san Filippo Neri ammoniva sempre i suoi penitenti e diceva loro: « Figli, se desiderate la perseveranza, siate devoti alla Madonna ». Allo stesso modo il venerabile fratello Giovanni Berchmans della Compagnia di Gesù diceva: « Chi ama Maria, avrà la perseveranza». A questo proposito l'abate Ruperto fa una bella riflessione sulla parabola del figlio prodigo. « Se il figlio scapestrato avesse avuto ancora sua madre, o non avrebbe mai lasciato la casa paterna o sarebbe tornato molto più presto». Vale a dire: chi è figlio di Maria, o non si allontana mai da Dio, o se per disgrazia ciò accade, ritorna subito, per mezzo di Maria. Se tutti gli uomini amassero questa clemente e amorevole regina e nelle tentazioni ricorressero sempre e subito a lei, chi mai cadrebbe? chi mai si perderebbe? Cade e si perde chi non ricorre a Maria. Applicando alla Vergine queste parole dell'Ecclesiastico: « Sui flutti del mare passeggiai » (Eccli [= Sir] 24,8 Volg.), san Lorenzo Giustiniani le fa dire: « Io cammino insieme con i miei servi in mezzo alle tempeste in cui si trovano, per assisterli e liberarli dal precipitare nei peccati». Bernardino da Busto racconta che un uccello, ammaestrato a dire « Ave Maria », stava per essere afferrato da uno sparviero: l'uccello disse « Ave Maria » e lo sparviero cadde morto. Signore volle così farci capire che se un uccello privo d'intelligenza si è salvato con l'invocare Maria, quanto più eviterà di cadere nelle mani dei demoni chi, in tutte le sue tentazioni, avrà cura d'invocarla. Dunque, dice san Tommaso da Villanova, quando i demoni vengono a tentarci, « come i pulcini, appena vedono apparire un nibbio, corrono a rifugiarsi sotto le ali della madre, così noi », subito, senza indugiare nella tentazione, « andiamo a nasconderci sotto il manto di Maria» «Signora e madre nostra, continua il santo, tu devi difenderci perché, dopo Dio, non conosciamo altro rifugio se non te che sei l'unica speranza nostra e la sola protettrice in cui confidiamo». Concludiamo dunque con le parole di san Bernardo: « Uomo, chiunque tu sia, hai capito che in questa vita, più che camminare sulla terra, vai ondeggiando fra i pericoli e le tempeste. Se non vuoi restare sommerso, non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella. Guarda la stella, chiama Maria. Nei pericoli » di peccare, « nelle angosce » delle tentazioni, « nei dubbi » su ciò che devi risolvere, « pensa a Maria » che ti può aiutare, « invoca Maria » che subito ti soccorra. « Il suo nome potente non lasci la tua bocca » che l'invoca, « non esca dal tuo cuore» fiducioso. « Se segui Maria, non ti smarrirai. Se ti raccomanderai a lei, non dispererai. Se ti sostiene, non cadrai. Se ti protegge, non puoi temere di perderti. Se ti guida, senza fatica ti salverai. Se ti difende, certamente giungerai al regno dei beati. Fa' così e vivrai ».

Esempio
È celebre la storia di santa Maria Egiziaca che si legge nel primo libro delle Vite dei padri. A dodici anni, la giovinetta fuggi dalla casa paterna e si recò ad Alessandria, dove per la sua condotta scostumata divenne lo scandalo di quella città. Dopo sedici anni di vita peccaminosa, si trovò a Gerusalemme mentre vi si celebrava la festa della Santa Croce. Più per curiosità che per devozione, si accinse a entrare anche lei nella chiesa. Ma al momento di varcare la soglia, sentì una forza invisibile che la respingeva. Tentò di nuovo di entrare, ma fu ancora respinta e così pure la terza e la quarta volta. Si ritirò allora in un angolo dell'atrio dove, illuminata dal Signore, capì che per la sua vita sciagurata veniva rigettata anche dalla casa di Dio. Per sua fortuna, alzò gli occhi e vide un'immagine dipinta di Maria. A lei si volse piangendo e le disse: « O Madre di Dio, abbi pietà di questa povera peccatrice. Lo riconosco, per i miei peccati non merito che tu mi guardi, ma tu sei il rifugio dei peccatori; per amore di Gesù tuo Figlio aiutami, fammi entrare in chiesa. Io voglio cambiare vita e andare a far penitenza dove tu mi indicherai ». Udì allora una voce interiore, come se le avesse risposto la santa Vergine: « Ebbene, poiché sei ricorsa a me e vuoi cambiare vita, entra nella chiesa: la porta non sarà più chiusa per te ». La peccatrice entra, adora la croce e piange. Ritorna davanti all'immagine e dice: « Signora, eccomi pronta: dove vuoi che io mi ritiri a far penitenza? ». « Va', risponde la Vergine, passa il Giordano e troverai il luogo del tuo riposo ». La donna si confessa, si comunica, passa il fiume, arriva nel deserto e capisce che è questo il luogo della sua penitenza. Nei primi diciassette anni che la santa passò nel deserto subì assalti di ogni genere da parte dei demoni che volevano farla cadere di nuovo in peccato. Allora si raccomandava a Maria e Maria le ottenne la forza di resistere durante tutti quei diciassette anni, dopo i quali cessarono le battaglie. Infine, dopo cmquantasette anni di questa vita nel deserto, all'età di ottanta-sette anni, la divina Provvidenza volle che incontrasse l'abate san Zosimo. Gli raccontò tutta la sua vita e lo pregò di tornare l'anno seguente e di portarle la santa comunione. Egli tornò e la comunicò. Secondo il desiderio che la santa gli aveva espresso, Zosimo tornò di nuovo, ma questa volta la trovò morta. Il suo corpo era circondato di luce e vicino alla testa erano scritte queste parole: « Seppellisci in questo luogo me, misera peccatrice, e prega Dio per me ». Zosimo la seppellì, con l'aiuto di un leone che venne a scavare la fossa e, ritornato nel suo monastero, raccontò le meraviglie della divina misericordia in favore di questa felice penitente.

Preghiera
O Madre di pietà, Vergine santa, ecco ai tuoi piedi il traditore che ricambiando con l'ingratitudine le grazie ricevute da Dio per mezzo tuo, ha tradito te e Dio. Ma sappi, Signora, che la mia miseria non diminuisce, anzi accresce la mia fiducia in te, perché vedo che aumenta la tua compassione verso di me. Mostra, o Maria, che sei per me la stessa che sei per tutti quelli che ti invocano: piena di generosità e di misericordia. Mi basta solo che tu mi guardi e mi compatisca. Se il tuo cuore mi compatisce, non potrà mancare di proteggermi e se tu mi proteggi, di che posso aver timore? No, non temo niente: né i miei peccati, perché tu puoi rimediare al danno fatto; né i demoni, perché tu sei più potente dell'inferno; né tuo Figlio, giustamente sdegnato con me, perché una tua parola basterà a placarlo. Temo solo che per colpa mia io tralasci di raccomandarmi a te nelle mie tentazioni e così mi perda. Ma questo oggi ti prometto: voglio sempre ricorrere a te. Aiutami a farlo. Considera la bella occasione che hai di soddisfare il tuo desiderio di soccorrere un miserabile quale sono io. O Madre di Dio, io ho una grande fiducia in te. Da te aspetto la grazia di piangere come dovrei i miei peccati e da te spero di ottenere la forza per non ricadervi più. Se io sono malato, tu mi puoi guarire, o celeste guaritrice. Se le mie colpe mi hanno reso debole, il tuo aiuto mi renderà forte. Maria, tutto io spero da te, perché tutto tu puoi presso Dio. Amen.

3. «Dulcedo ». Maria rende dolce la morte ai suoi devoti
«Chi è amico ama sempre e il fratello si sperimenta nelle avversità » (Pro 17,17). I veri amici e i veri parenti non si conoscono nel tempo della prosperità, ma nei giorni di angustie e di miserie. Gli amici secondo il mondo restano fedeli all'amico finché è nella prosperità, ma le disgrazie, e soprattutto la morte, li fanno fuggire. Maria invece non fa così con i suoi devoti. Nelle loro angustie e specialmente in quelle della morte, le maggiori che si possano avere sulla terra, la buona Madre non abbandona i suoi servi fedeli. Come ella è la nostra vita durante il nostro esilio, così è la nostra dolcezza nell'ora estrema, ottenendoci una morte dolce e beata. Sin da quel giorno in cui Maria ebbe la sorte e il dolore di assistere alla morte di suo figlio Gesù, capo dei predestinati, Maria acquistò il privilegio di assistere tutti i predestinati nella loro morte. Perciò la santa Chiesa ci fa implorare il soccorso della beata Vergine particolarmente per quando giungerà la nostra ultima ora: « Prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte ». Grandi sono le angustie dei poveri moribondi, sia per il rimorso dei peccati commessi, sia per il timore del giudizio ormai prossimo, sia per l'incertezza della salvezza eterna. Soprattutto in quel momento l'inferno si arma e mette in gioco tutte le sue forze per impadronirsi di quell'anima che sta per entrare nell'eternità. Esso sa che poco tempo gli resta e che se la perde allora, la perde per sempre: « Il diavolo a voi è disceso: un'ira veemente ha nel cuore, perché sa che breve è il suo tempo » (Ap 12,12). Perciò il demonio, che era solito tentare quest'anima durante la sua vita, non si contenta di essere solo a tentarla in punto di morte e chiama dei compagni ad aiutarlo: « Si riempiranno le loro case di dragoni » (Is 13,21). Quando qualcuno sta per morire, la sua casa si empie di demoni che si uniscono per cercare che si perda. Si racconta che diecimila demoni vennero a tentare sant'Andrea Avellino sul suo letto di morte. Leggiamo nella sua Vita che durante l'agonia dovette lottare così duramente con l'inferno, che tutti i buoni religiosi che lo assistevano tremavano di spavento. Videro la sua faccia, per effetto dell'agitazione, gonfiarsi e diventare tutta nera; tutte le sue membra tremavano in modo convulso; dai suoi occhi usciva un fiume di lacrime; la testa era scossa violentemente: segni dell'orribile battaglia che sosteneva contro l'inferno. Tutti piangevano per la compassione, raddoppiavano le preghiere e rabbrividivano vedendo un santo morire così. Una cosa li consolava: il moribondo volgeva spesso lo guardo verso un'immagine di Maria come per chiedere aiuto. Più volte, nel corso della sua vita, il santo aveva detto che nell'ora della sua morte Maria sarebbe stata il suo rifugio. Piacque finalmente a Dio che la lotta terminasse con una gloriosa vittoria. I movimenti convulsi del corpo cessarono, il volto sgonfiato riprese il suo colore; con gli occhi tranquillamente fissi sull'immagine della Vergine, il santo chinò devotamente il capo come per ringraziare Maria e si crede che ella gli sia allora apparsa. Poi, in una pace profonda esalò la sua anima benedetta tra le braccia di Maria in un'atmosfera paradisiaca. Nello stesso tempo una religiosa cappuccina agonizzante rivolgendosi alle suore che l'assistevano mormorò: « Dite l'Ave Maria, perché ora è morto un santo » Alla presenza della nostra regina fuggono i ribelli. Se nell'ora della morte avremo Maria per noi, che timore potremo avere di tutti i nemici dell'inferno? Spaventato al pensiero delle angosce della morte, Davide si riconfortava con la fiducia nella morte del futuro Redentore e nell'intercessione della Vergine Madre: « Quand'anche camminassi in mezzo alle ombre della morte... la tua verga e il tuo bastone mi confortano» (Sal 22,4). Il cardinale Ugo intende per il bastone la croce e per la verga l'intercessione di Maria, che fu la verga preconizzata da Isaia: « Una verga spunterà dal tronco di lesse, un fiore germoglierà dalle sue radici » (Is 11,1). La divina Madre, dice san Pier Damiani, « è quella potente verga con cui restano vinte le violenze dei nemici infernali». Sant'Antonino ci incoraggia dunque dicendo: « Se Maria è per noi, chi sarà contro di noi? ». Il padre Manuello Padial della Compagnia di Gesù era in punto di morte. Gli apparve Maria che gli disse per confortarlo: « Ecco, finalmente è giunta l'ora in cui gli angeli congratulandosi con te ti dicono: O felici fatiche, o mortificazioni così ben pagate! ». Nello stesso tempo si vide un esercito di demoni che fuggivano disperati gridando: « Ahimè, non possiamo nulla contro di lui perché colei che è senza macchia lo difende ». Allo stesso modo il padre Gaspare Hayevood, che all'avvicinarsi della morte i demoni tentavano violentemente contro la fede, si raccomandò subito alla santa Vergine e ben presto lo si sentì esclamare: « Ti ringrazio, Maria, di essere venuta in mio aiuto ». San Bonaventura mostra come Maria manda gli angeli in difesa dei suoi servi moribondi: « San Michele, il capo e il principe della milizia celeste, e con lui tutti gli angeli, messi da Dio a servizio degli eletti, eseguono i tuoi ordini, o Vergine regina: essi difendono quelli che notte e giorno si raccomandano alla tua protezione e raccolgono le loro anime all'uscire da questa vita ». « L'inferno di sotto si agita per te per venirti incontro al tuo arrivo, per te suscita i giganti » (Is 14,9). Questo testo di Isaia può essere applicato al turbamento che sconvolge l'inferno quando un'anima sta per lasciare il corpo: i demoni più terribili sono mandati a tentarla e poi ad accusarla quando deve essere presentata al tribunale di Gesù Cristo. Ma, dice Riccardo di san Lorenzo, « chi oserebbe accusare presso il giudice, vedendo la Madre intercedere?» Sanno bene i demoni che il Giudice non ha mai condannato né mai condannerà un'anima difesa dalla sua augusta Madre. San Girolamo scriveva alla vergine Eustochio che Maria non solo soccorre i suoi cari servi in punto di morte, ma viene loro incontro nel passaggio all' altra vita per incoraggiarli e accompagnarli al divino tribunale. E quel che la santa Vergine disse a santa Brigida parlando dei suoi devoti: « In quel momento io come carissima regina e madre andrò loro incontro nell'ora della morte, perché abbiano conforto e sollievo». San Vincenzo Ferreri aggiunge: « La beata Vergine accoglie le anime dei morenti ». L'amorevole regina riceve nel suo manto le loro anime, le presenta al giudice suo Figlio e in questo modo ottiene loro certamente la salvezza. Così avvenne a Carlo, figlio di santa Brigida. Svolgendo il pericoloso mestiere di soldato, egli morì lontano dalla madre, la quale temeva per la sua salvezza. Ma la santa Vergine le rivelò che Carlo era salvo, che ella stessa, per ricompensarlo della sua devozione, lo aveva assistito al momento della morte e gli aveva suggerito gli atti da fare in quell'istante supremo. Nello stesso tempo santa Brigida vide Gesù sul suo trono e udì il demonio portare due accuse contro la santa Vergine: la prima, di avergli impedito di tentare Carlo in punto di morte; la seconda, di avere presentato ella stessa al giudizio l'anima del giovane e di averla così salvata, senza dargli neppure il modo di far valere i suoi diritti su quell'anima. Sotto gli occhi della santa, il Giudice scacciò il demonio e l'anima di Carlo fu portata in cielo. Le sue catene sono fasce salutari: alla fine troverai riposo in lei» (Eccli [= Sir] 6,29.31 Volg.). Beato te, fratello, se al momento della morte ti troverai legato dalle dolci catene dell'amore alla Madre di Dio! Queste sono catene di salvezza che ti saranno garanzia della tua salvezza eterna e ti faranno godere nella morte quella beata pace che sarà principio della tua pace e del riposo eterno. Il padre Binetti riferisce che un devoto di Maria che egli assisteva al momento della sua morte, prima di spirare gli disse: « Padre mio, se sapessi quale contentezza si prova per aver cercato di servire la santa Madre di Dio! Io non saprei spiegare l'allegrezza che sento in questo momento». Il padre Suarez, essendo stato molto devoto a Maria - al punto di dire che avrebbe dato tutta la sua scienza in cambio del merito di una sola Ave Maria - sentiva sul suo letto di morte una tale allegrezza che diceva: « Non pensavo che fosse così dolce morire». La stessa contentezza e allegrezza sentirai senza dubbio anche tu, devoto lettore, se in punto di morte ti ricorderai di avere amato questa buona Madre, la quale non sa non essere fedele verso i suoi figli che sono stati fedeli nel servirla e onorarla con le visite, i rosari, i digiuni e soprattutto con il ringraziarla, lodarla e raccomandarsi spesso alla sua potente protezione. Non credere che per essere stato peccatore sarai privato di questa consolazione, se da oggi in poi cercherai di vivere virtuosamente e di servire questa grata e benevola sovrana. Nelle tue angosce e nelle tentazioni che ti susciterà il demonio per farti disperare, ella ti conforterà sino a venire ad assisterti nell'ora della tua morte. San Pier Damiani narra che suo fratello Marino, avendo offeso Dio, andò davanti a un altare di Maria per consacrarsi suo schiavo. Si pose la cinta intorno al collo in segno di schiavitù e disse: « Mia Signora, specchio di purezza, io povero peccatore ho offeso Dio e te, violando la castità. La mia unica risorsa è di offrirmi come tuo schiavo. Eccomi, mi consacro oggi tuo servo; ricevi questo ribelle, non mi respingere ». Poi depose sulla predella dell'altare una somma di denaro, promettendo di pagarla ogni anno in segno di tributo della sua servitù a Maria. Dopo un certo tempo Marino cadde mortalmente ammalato e un mattino lo si udì esclamare: « Alzatevi, alzatevi, riverite la mia Signora. Che grazia è questa, o regina del cielo, che tu ti degni di visitare questo povero servo? Benedicimi, Signora, e non permettere che io mi perda, dopo che mi hai onorato della tua presenza ». Essendo sopraggiunto suo fratello Pietro, Marino gli raccontò la venuta di Maria che lo aveva benedetto, ma si lamentò che quelli che lo assistevano non si erano alzati alla presenza della Vergine. Poco dopo se ne andò placidamente al Signore. Tale sarà anche la tua morte, lettore, se sarai fedele a Maria, pur se in passato avrai offeso Dio: la Vergine ti otterrà una morte dolce e serena. Se però il ricordo dei peccati commessi ti spaventerà allora in maniera eccessiva facendoti mancare di fiducia, Maria verrà a confortarti, come fece per Adolfo, conte di Alsazia. Questi, come si narra nelle Cronache, lasciò le vanità del mondo per entrare nell'ordine di san Francesco e fu molto devoto alla Madre di Dio. All'avvicinarsi della sua ultima ora, pensando alla vita che aveva menato nel mondo, alle responsabilità della carica che aveva ricoperto e al rigore del giudizio divino, cominciò a temere la morte, preso da dubbi riguardo alla sua salvezza eterna. Ecco che allora Maria - la quale non dorme quando i suoi devoti sono nell' afflizione - accorre accompagnata da molti santi e incoraggia il moribondo con queste tenere parole: « Adolfo mio carissimo, tu sei mio, a me ti sei dato, perché temi di morire? ». A queste parole il servo di Maria si rincuorò, ogni timore sparì ed egli morì rasserenato, in una grande pace. Facciamoci animo anche noi, benché peccatori; confidiamo che Maria verrà ad assisterci al momento della morte e a consolarci con la sua presenza, se noi la serviamo con amore nel tempo che ci resta da passare su questa terra. Parlando un giorno a santa Metilde, la nostra regina promise: « Tutti quelli che mi servono piamente voglio, con la mia tenerezza di madre, assisterli fedelmente al momento della morte, consolarli e proteggerli». Dio, quale consolazione sarà in quegli ultimi istanti della nostra vita, quando dovrà essere trattata la causa della nostra vita eterna, vedere vicina a noi la regina del cielo che ci assiste e ci consola promettendoci la sua protezione! Di questi esempi dell'assistenza data da Maria ai suoi servi moribondi, oltre quelli già citati, ve ne sono innumerevoli altri riportati nei libri. Questa grazia fu concessa a santa Chiara, a san Felice da Cantalice, alla beata Chiara di Montefalco, a santa Teresa, a san Pietro d'Alcantara. Per nostra comune consolazione, aggiungiamo ancora qualche altro cenno. Il padre Crasset narra che santa Maria Ognacense vide la santa Vergine al capezzale di una devota vedova di Villembroe, la quale soffriva molto per l'ardore della febbre; Maria le stava accanto consolandola e la rinfrescava con un ventaglio. San Giovanni di Dio in punto di morte aspettava la visita di Maria a cui era molto devoto. Non vedendola comparire, si rattristava e forse anche se ne lagnava. Quando giunse il momento, gli apparve la divina Madre che, quasi rimproverandogli la sua poca fiducia, gli disse queste tenere parole, così consolanti per tutti i servi di Maria: « Giovanni mio, che pensavi? Che io ti avessi abbandonato? Non sai che non è mia abitudine abbandonare nell'ora della morte i miei devoti? Non sono venuta prima perché non era ancora venuta l'ora, ma adesso che è giunta, sono venuta a prenderti; andiamo in paradiso». Poco dopo il santo spirò e volò in cielo a ringraziare per sempre la sua amorevole regina.

Esempio
Terminiamo il discorso con quest'altro esempio, in cui si vede dove arriva la tenerezza di questa buona Madre verso i suoi figli al momento della loro morte. Il parroco di un paese era stato chiamato al capezzale di un ricco che stava morendo in una casa magnificamente addobbata, assistito da servi, parenti e amici. Ma vide i diavoli in forma di cani pronti a prendersi quella povera anima, come infatti la presero, poiché il ricco morì in peccato. In quel mentre il parroco fu mandato a chiamare da una povera donna che era in fin di vita e desiderava ricevere i santi sacramenti. Non potendo lasciare quel ricco che aveva tanto bisogno della sua assistenza, egli vi mandò un altro sacerdote. Questi prese la pisside col SS. Sacramento e andò. Arrivato nella stanza di quella brava donna, non vede né servi, né amici premurosi, né mobili preziosi, perché l'inferma era povera e forse stava coricata sopra un po' di paglia. Ma in quella stanza vede una gran luce e vicino al letto della moribonda scorge la Madre di Dio che la consolava e con un pannolino in mano le asciugava il sudore dell'agonia. A questa vista, il sacerdote non aveva il coraggio di entrare, ma la Vergine gli fece cenno di avvicinarsi. Egli entrò e Maria gli prese uno sgabello per farlo sedere ad ascoltare la confessione della sua serva. Poi la moribonda si comunicò con grande devozione e infine esalò dolcemente l'anima nelle mani di Maria.

Preghiera
O dolce Madre mia, quale sarà la morte di me povero peccatore? Sin da ora, pensando a quel grande momento in cui dovrò spirare e comparire davanti al tribunale divino, ricordandomi di avere io stesso consentito tante volte a scrivere la sentenza della mia condanna con i miei peccati, tremo, mi confondo e temo grandemente per la mia salvezza eterna. O Maria, tutta la mia speranza è riposta nel sangue di Gesù e nella tua intercessione. Tu sei la regina del cielo, la sovrana dell'universo, sei la Madre di Dio, che dire di più? Tu sei grande, ma la tua grandezza non ti allontana, anzi ti spinge a una maggiore compassione delle nostre miserie. Gli amici secondo il mondo, quando sono innalzati a qualche dignità, si allontanano dai loro vecchi amici rimasti in una condizione inferiore e non si degnano nemmeno più di guardarli. Il tuo nobile e amorevole cuore non fa così: dove scorge maggiori miserie, più si dà da fare per portare aiuto. Quando sei invocata, subito ci soccorri, anzi previeni con le tue grazie le nostre preghiere. Ci consoli nelle nostre afflizioni, disperdi le tempeste, abbatti i nemici, non tralasci nessuna occasione di procurare il nostro bene. Sia sempre benedetta quella mano divina che ha unito in te tanta maesta e tanta tenerezza, tanta grandezza e tanto amore. Ne ringrazio sempre il mio Signore e me ne rallegro per me stesso, poiché nella tua felicità ripongo la mia e ascrivo a sorte mia la sorte tua. O consolatrice degli afflitti, consola un afflitto che a te si raccomanda. Mi sento afflitto dai rimorsi della coscienza su cui pesano tanti peccati, non so se li ho pianti come dovevo. Vedo tutte le mie opere piene di brutture e di difetti. L'inferno sta aspettando la mia morte per accusarmi; la divina giustizia offesa esige soddisfazione. Madre mia, che ne sarà di me? Se tu non mi aiuti, io sono perduto. Che dici? vuoi aiutarmi? O Vergine pietosa, consolami; ottienimi un vero dolore dei miei peccati; ottienimi la forza di correggermi e di essere fedele a Dio in questo tempo che mi resta da vivere. Quando poi mi troverò nelle supreme angosce della morte, Maria speranza mia, non mi abbandonare; allora più che mai assistimi e confortami a non disperare alla vista delle mie colpe, che il demonio mi metterà sotto gli occhi. Signora, perdona il mio ardire, vieni tu stessa allora a consolarmi con la tua presenza. Questa grazia l'hai fatta a tanti; la voglio anch'io. Se il mio ardire è grande, più grande è la tua bontà, che va in cerca dei più miserabili per consolarli. In essa confido. Sia eterna gloria tua l'aver salvato dall'inferno un misero dannato e averlo condotto nel tuo regno, dove poi spero di consolarmi stando sempre ai tuoi piedi a ringraziarti, a benedirti e amarti in eterno. O Maria, ti aspetto, non mi privare di questa consolazione. Fiat, fiat; amen, amen.

CAPITOLO III

SPES NOSTRA, SALVE
Speranza nostra, salve

1. Maria è la speranza di tutti
Gli eretici moderni non possono sopportare che noi salutiamo e chiamiamo Maria speranza nostra: Spes nostra, salve. Dicono che solo Dio è la nostra speranza e che maledice chi ripone la sua speranza nella creatura: « Maledetto chi confida nell'uomo » (Ger 17,5). Maria, affermano, è una creatura e come potrebbe una creatura essere la nostra speranza? Questo dicono gli eretici, tuttavia la santa Chiesa vuole che ogni giorno tutti gli ecclesiastici e tutti i religiosi proclamino e a nome di tutti i fedeli invochino e chiamino Maria con questo dolce nome di speranza nostra, speranza di tutti: Spes nostra, salve. Ci sono due modi, dice san Tommaso, di porre la propria speranza in una persona, come causa principale o come causa di mezzo. Quelli che sperano qualche grazia dal re, la sperano da lui come sovrano; dal suo ministro o dal favorito la sperano come intercessore. Se la grazia è concessa, viene principalmente dal re, ma per il tramite del suo favorito; perciò chi chiede la grazia ha ragione di dire che il suo intercessore è la sua speranza. Il re del cielo, essendo bontà infinita, desidera grandemente arricchirci delle sue grazie; ma poiché da parte nostra è necessaria la fiducia, per accrescere in noi questa fiducia ci ha donato per madre e avvocata la sua Madre stessa, a cui ha dato tutto il potere di aiutarci. Perciò vuole che riponiamo in lei la speranza della nostra salvezza e di ogni nostro bene. Certamente quelli che pongono la loro speranza solo nelle creature indinendentemente da Dio, come fanno i peccatori, e che per ottenere l'amicizia e il favore di un uomo arrivano a offendere Dio, questi sono maledetti da Dio, come dice Isaia. Ma quelli che sperano in Maria, come Madre di Dio, tanto potente da ottenere loro le grazie e la vita eterna, questi sono benedetti da Dio e rallegrano il suo cuore, desideroso di vedere così onorata l'incomparabile creatura che più di tutti gli uomini e di tutti gli angeli lo ha amato e onorato in questo mondo. Perciò giustamente noi chiamiamo la Vergine la nostra speranza, sperando, come dice il cardinale Bellarmino, di ottenere per la sua intercessione quello che non otterremmo con le sole nostre preghiere. Noi la preghiamo, dice sant'Anselmo, « affinché la dignità di chi intercede supplisca alla nostra povertà ». Sicché, aggiunge il santo, « il supplicare la Vergine con tale speranza non è diffidare della misericordia di Dio, ma temere la propria indegnità ». Con ragione dunque la santa Chiesa applica a Maria le parole dell'Ecclesiastico con cui la chiama « Madre... della santa speranza » (Eccli [= Sir] 24,24 Volg.), la madre che fa nascere in noi non già la speranza vana dei beni miserabili e transitori di questa vita, ma la speranza santa dei beni immensi ed eterni della vita del cielo. Sant'Efrem, rivolgendosi alla divina Madre, esclamava: « Dio ti salvi, o speranza dell'anima mia, salvezza certa dei cristiani, aiuto dei peccatori, difesa dei fedeli e salvezza del mondo». San Basilio afferma che dopo Dio non abbiamo altra speranza che Maria e perciò la proclama « la nostra unica speranza dopo Dio». Sant'Efrem, riflettendo sull'ordine stabilito dalla Provvidenza secondo il quale, come dice san Bernardo e come dimostreremo a lungo più avanti, tutti quelli che si salvano si debbono salvare per mezzo di Maria, così le parla: « In te sola è riposta la nostra fiducia, o Vergine purissima; proteggici e custodiscici sotto le ali della tua compassione». Lo stesso le dice san Tommaso da Villanova, chiamandola unico nostro rifugio, aiuto e asilo. San Bernardo mostra la fondatezza di questa verità dicendo: « Guarda, o uomo, il disegno di Dio, disegno di pietà », per poter dispensare a noi con più abbondanza la sua misericordia: « volendo redimere il genere umano, egli ha posto tutto il valore della redenzione nelle mani di Maria», affinché ella lo dispensi a suo piacimento. Dio ordinò a Mosè: « Farai un propiziatorio d'oro puro... E di là che ti dirò tutto quello che ti ordino » (Es 25,17.22). « Questo propiziatorio, dice un autore, è Maria, ed è dato da Dio a tutto il mondo. Da lì il nostro clementissimo Signore parla al cuore, da lì dà risposte di bontà e di perdono, da lì largisce i doni, da lì ci viene ogni bene». Perciò, dice sant'Ireneo, il Verbo divino, prima d'incarnarsi nel seno di Maria, mandò l'arcangelo a chiedere il suo consenso, perché volle che da Maria derivasse al mondo il mistero dell'Incarnazione: « Perché senza il consenso di Maria non si compie il mistero dell'Incarnazione? Perché Dio vuole che ella sia il principio di tutti i beni». L'Idiota dice dunque: « Per mezzo di lei il mondo ha e avrà ogni bene». Ogni bene, ogni aiuto, ogni grazia che gli uomini hanno ricevuto e riceveranno da Dio sino alla fine del mondo, tutto è venuto e verrà loro per intercessione e per mezzo di Maria. Aveva dunque ragione il devoto Blosio di esclamare: « O Maria, chi sarà quello stolto e infelice che non amerà te » che sei così amabile e così grata con chi ti ama? « Nei dubbi » e nelle perplessità in cui la nostra mente si confonde « tu sei la luce » di coloro che a te ricorrono; « nelle afflizioni, tu consoli » chi in te confida; « nei pericoli, tu soccorri » chi ti chiama. « Tu dopo il tuo divino Figlio sei la salvezza sicura dei tuoi servi fedeli. Dio ti salvi, o speranza dei disperati, o soccorso degli abbandonati ». Maria, tu sei onnipotente, poiché, « per onorarti, tuo Figlio vuole fare subito quello che tu vuoi». San Germano, riconoscendo in Maria la fonte di ogni nostro bene e la liberazione da ogni male, così la invoca: « Mia Signora, tu sola sei la consolazione che Dio mi ha donato, la guida del mio pellegrinaggio, la forza della mia debolezza, la ricchezza della mia miseria, la guarigione delle mie ferite, il sollievo dei miei dolori, la liberazione dalle mie catene, la speranza della mia salvezza; esaudisci le mie suppliche, abbi pietà dei miei sospiri, tu che sei la mia regina, il rifugio, la vita, l'aiuto, la speranza e la mia forza». Con ragione dunque sant'Antonino applica a Maria questo passo della Sapienza: « Tutti i beni mi sono venuti insieme con essa » (7,11). « Ella è la madre » e la dispensatrice « di tutti i beni. Ben può dire il mondo », specialmente chi nel mondo è devoto a questa regina, che « insieme con la devozione a Maria, egli ha ottenuto ogni bene ». Perciò l'abate di Selles afferma senza riserve: « Chi trova Maria trova ogni bene », trova tutte le grazie, tutte le virtù, poiché per mezzo della sua potente intercessione ella gli ottiene tutto ciò che gli occorre per essere ricco della divina grazia. La santa Vergine stessa ci fa sapere: « Ricchezza e gloria sono con me...», tutte le ricchezze di Dio, cioè le divine misericordie, « per arricchire coloro che mi amano » (Pro 8,18.21). Perciò san Bonaventura diceva che noi tutti dobbiamo tenere sempre gli occhi fissi sulle mani di Maria, alfine di ricevere per mezzo suo quel bene che desideriamoQuanti superbi hanno trovato l'umiltà nella devozione a Maria! Quanti iracondi hanno trovato la mansuetudine! Quanti ciechi la luce! Quanti disperati la fiducia! Quanti perduti la salvezza! E quel che Maria aveva predetto quando in casa di Elisabetta proruppe nel suo sublime cantico: « D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata » (Lc 1,48). San Bernardo riprende: « Tutte le generazioni ti chiameranno beata, perché a tutte le genti hai dato la vita e la gloria; poiché in te i peccatori trovano il perdono e i giusti trovano la perseveranza nella grazia divina ». Il devoto Lanspergio fa parlare così il Signore: Uomini, poveri figli di Abramo, che vivete in mezzo a tanti nemici e a tante miserie, « abbiate cura di venerare con particolare affetto la Madre mia » e vostra. « Io l'ho data al mondo come esempio di purezza» affinché da lei impariate a vivere come si deve; « e come rifugio sicuro affinché ricorriate a lei nelle vostre afflizioni. Questa mia figlia l'ho fatta tale che nessuno possa temerla o possa esitare a ricorrere a lei. Perciò l'ho creata di natura così benigna e pietosa che non sa disprezzare nessuno e non sa negare il suo favore a nessuno che lo domanda. Ella tiene aperto a tutti il manto della sua misericordia e non permette che nessuno parta sconsolato dai suoi piedi». Sia dunque sempre lodata e benedetta la bontà immensa del nostro Dio che ci ha dato una madre così grande e un'avvocata così tenera e amorevole. O Dio, quanto sono commoventi i sentimenti di fiducia che il serafico san Bonaventura aveva verso il nostro redentore Gesù e verso la nostra avvocata Maria così pieni di amore! « Per quanto il Signore mi abbia riprovato, io so che egli non può negarsi » a chi lo ama e lo cerca con cuore sincero. « Io lo abbraccerò con il mio amore e finché non mi avrà benedetto non lo lascerò ed egli senza me non potrà andarsene ». Se altro non potrò, almeno « mi nasconderò dentro le sue piaghe, vi resterò e fuori di sé egli non potrà trovarmi ». Infine se il mio Redentore per le mie colpe mi scaccia dai suoi piedi, « mi butterò ai piedi della sua Madre Maria e vi resterò prostrato finché ella non mi ottenga il perdono. Infatti » la nostra Madre di misericordia « non sa e non ha saputo mai non compatire le miserie e non contentare i miseri che a lei ricorrono per aiuto. Perciò », se non per obbligo, almeno « per compassione, indurrà il Figlio a perdonarmi ». Concludiamo dunque dicendo con Eutimio: « Guardaci, o Madre nostra misericordiosa, guardaci poiché siamo tuoi servi e in te abbiamo riposto tutta la nostra speranza».

Esempio
Nella quarta parte del Tesoro del rosario (al miracolo 85), si narra che un cavaliere molto devoto alla divina Madre aveva preparato nel suo palazzo un oratorio dove, davanti a una bella immagine di Maria, si tratteneva spesso a pregare non solo di giorno, ma anche di notte, interrompendo il riposo per andare ad onorare la sua amata regina. La moglie, donna per altro molto pia, essendosi accorta che il marito quando nella casa il silenzio era più profondo si alzava dal letto e ritornava nella stanza dopo molto tempo, cominciò ad essere gelosa e ad avere dei sospetti. Perciò un giorno per liberarsi da questo assillo che la tormentava si azzardò a domandare al marito se amasse un'altra donna. Sorridendo il cavaliere le rispose: « Sappi che io amo la signora più amabile del mondo. A lei ho donato tutto il mio cuore e potrei morire piuttosto che cessare di amarla. Se tu la conoscessi, mi diresti tu stessa di amarla più di quanto io ora la ami ». Egli intendeva parlare della santa Vergine che amava con tanta tenerezza. Ma la moglie, più che mai insospettita, per meglio accertarsi della verità, gli chiese se ogni notte si alzava dal letto e usciva dalla camera per incontrare quella signora. Il cavaliere, che non si rendeva conto del grande turbamento della moglie, rispose di sì. La donna, sempre più convinta della verità dei suoi sospetti infondati, accecata dalla passione, una notte in cui il marito secondo il suo solito uscì dalla camera, disperata prese un coltello, si tagliò la gola e poco dopo morì. Terminate le sue devozioni, il cavaliere ritorna nella stanza, va per rimettersi a letto, ma lo trova tutto bagnato. Chiama la moglie che non risponde, la scuote, ma la donna rimane insensibile. Alla fine prende il lume, vede il letto pieno di sangue e la moglie con la gola ferita, morta. Allora capì che la donna si era uccisa per gelosia. Chiuse a chiave la stanza e ritornato nella cappella si prostrò davanti all'immagine della santa Vergine. « Madre mia, cominciò a dire piangendo dirottamente, vedi in quale afflizione mi trovo. Se non mi consoli tu, a chi devo ricorrere? Pensa che per venire ad onorare te, ho avuto la disgrazia di vedere mia moglie morta e dannata. Madre mia, tu puoi porre rimedio a questa sventura; fallo, te ne prego! ». Chi prega questa Madre di misericordia con fiducia, ottiene da lei quello che vuole. Appena il cavaliere ha finito la sua preghiera, ecco che una serva viene a dirgli di tornare nella sua stanza perché la moglie lo chiama. La sua gioia è tale che egli non riesce a crederci e dice alla ragazza di andare a vedere se veramente la moglie vuole vederlo. La servetta ritorna: « Sì, andate presto, perché la padrona vi sta aspettando ». Va, apre la porta e vede la moglie viva che si butta ai suoi piedi piangendo e lo prega di perdonarlo: « Ah, sposo mio, la Madre di Dio per le tue preghiere mi ha liberata dall'inferno ». Così tutti e due piangendo di gioia andarono a ringraziare la santa Vergine nell'oratorio. La mattina seguente il marito invitò a un banchetto tutti i parenti ai quali fece narrare il fatto dalla moglie stessa, che mostrava il segno lasciato dalla ferita e ognuno sentì crescere in sé l'amore per la divina Madre.

Preghiera
Madre del santo amore, vita, rifugio e speranza nostra, tu ben sai che al tuo Figlio Gesù Cristo non è bastato farsi nostro perpetuo avvocato presso l'eterno Padre, ma ha voluto che anche tu t'impegni presso di lui per impetrarci le divine misericordie. Egli ha disposto che le tue preghiere contribuiscano alla nostra salvezza e ha dato loro tanta potenza che ottengono tutto ciò che domandano. Perciò mi rivolgo a te, speranza dei miseri, io misero peccatore. Io spero, Signora, di potermi salvare per i meriti di Gesù Cristo e poi per la tua intercessione. Io ho questa fiducia, la ho talmente che se la mia salvezza eterna stesse nelle mie mani, la metterei nelle tue, poiché mi fido più della tua misericordia e protezione che di tutte le mie opere. Madre e speranza mia, non mi abbandonare, come meriterei. Guarda le mie miserie, muoviti a pietà, soccorrimi e salvami. Tante volte, lo confesso, con i miei peccati ho chiuso la porta ai lumi e agli aiuti che tu mi hai procurato dal Signore. Ma la pietà che tu hai verso i poveri peccatori e la potenza che hai presso Dio superano il numero e la gravità di tutti i miei demeriti. Il cielo e la terra sanno che chi è protetto da te certamente non si perde. Si dimentichino dunque tutti di me, purché non te ne dimentichi tu, Madre di Dio onnipotente. Dì a Dio che io sono tuo servo, digli che tu mi difendi e sarò salvo. O Maria, io mi fido di te; in questa speranza vivo e in questa voglio e spero morire dicendo sempre: « La mia unica speranza è Gesù e dopo Gesù la Vergine Maria ».

2. Maria è la speranza dei peccatori
Dopo aver creato la terra, Dio fece « due luminari grandi: il luminare più grande che presiedesse al giorno e il luminare più piccolo che presiedesse alla notte » (Gn 1,16). « Il sole, dice il cardinale Ugo, fu figura di Gesù Cristo, la cui luce godono i giusti » che vivono nel giorno della grazia divina; « la luna fu figura di Maria, per mezzo della quale sono illuminati i peccatori » che vivono nella notte del peccato. Poiché dunque Maria è questa luna propizia ai poveri peccatori, dice Innocenzo III, se mai uno sciagurato « è caduto nella notte della colpa, guardi la luna, invochi Maria». Poiché egli ha perduto la luce del sole, perdendo la grazia divina, si rivolga alla luna, preghi Maria ed ella gli darà luce per conoscere la miseria del suo stato e forza per uscirne presto. Dice san Metodio che per le preghiere e l'intervento di Maria continuamente si convertono innumerevoli peccatori. Uno dei titoli con cui la santa Chiesa ci fa ricorrere alla divina Madre e che maggiormente rincuora i poveri peccatori è il titolo « Rifugio dei peccatori » con cui la invochiamo nelle litanie. Anticamente vi erano nella Giudea le città di rifugio, dove i delinquenti che vi cercavano scampo erano liberi dalle pene meritate (Gs 20). Attualmente non vi sono tante città di rifugio, come allora, ma ve ne è una sola, Maria, di cui fu detto: « Cose stupende si dicono di te, città di Dio » (Sal 86,3). Con questa differenza, però, che nelle città antiche non trovavano rifugio tutti i delinquenti né per ogni sorta di delitti, mentre sotto il manto di Maria tutti i peccatori trovano scampo per qualsiasi delitto che abbiano commesso; basta rifugiarvisi. « Io sono la città di rifugio per tutti coloro che vengono a me », fa dire san Giovanni Damasceno alla nostra regina. Basta ricorrere a Maria; chi avrà avuto la fortuna di entrare in questa città non avrà bisogno di parlare per essere salvo. « Radunatevi ed entriamo nella città fortificata ed ivi chiudiamoci nel nostro silenzio » (Ger 8,14 Volg.). Questa città fortificata, spiega il beato Alberto Magno, è la santa Vergine, munita di grazia e di gloria. « Ed ivi chiudiamoci nel nostro silenzio ». La glossa spiega: « Giacché non abbiamo 1'ardire di chiedere perdono al Signore che abbiamo offeso », basta che entriamo in questa città e tacciamo, « perché allora Maria parlerà e pregherà per noi ». Perciò un devoto autore esorta tutti i peccatori a rifugiarsi sotto il manto di Maria, dicendo: « Fuggite, Adamo ed Eva, e voi loro figli » che avete offeso Dio, « fuggite e cercate scampo nel seno di questa buona Madre ». Non sapete che « è l'unica città di rifugio, l'unica speranza dei peccatori? » Già sant'Agostino l'aveva chiamata « unica speranza dei peccatori ». Sant'Efrem, dopo averla proclamata l'unica avvocata dei peccatori e di tutti quelli che sono privi di ogni soccorso, così la saluta: « Dio ti salvi, rifugio e asilo dei peccatori! In te sola essi possono trovare scampo e ricovero » Questo, osserva un autore, è ciò che intendeva Davide dicendo: « Il Signore mi ha protetto col farmi nascondere nel segreto del suo tabernacolo » (Sal 26,5). E chi è mal questo tabernacolo di Dio, se non Maria, come la chiama san Germano? « Tabernacolo fatto da Dio, in cui non entrò altri che Dio per compiere i sacri misteri della redenzione umana ». A questo proposito san Basilio dice che, dandoci Maria, « il Signore ha aperto per noi un ospedale pubblico », dove possano essere accolti tutti gli infermi che sono poveri e privi di ogni altro aiuto. Dato che gli ospedali sono costruiti apposta per accogliere i poveri, chi sono - domando - quelli che abbiano maggiore motivo di esservi accolti se non i più poveri e i più infermi? Perciò chi e piu misero, perché più privo di meriti e più oppresso dai mali dell'anima, ossia dai peccati, può dire a Maria: « Signora, tu sei il rifugio dei poveri infermi; non mi scacciare, poiché io, essendo più povero degli altri e più infermo, ho maggior diritto di essere ricevuto da te ». Con san Tommaso da Villanova diciamole: Noi, poveri peccatori, « non conosciamo altro rifugio fuori di te. Tu sei la nostra unica speranza in cui confidiamo. Tu sei l'unica avvocata nostra, alla quale tutti noi volgiamo i nostri sguardi». Nelle rivelazioni di santa Brigida Maria viene chiamata: « Stella che precede il sole ». Da ciò intendiamo che quando in un'anima peccatrice si vede apparire la devozione alla divina Madre è segno sicuro che tra poco Dio verrà ad arricchirla con la sua grazia. Il glorioso san Bonaventura, per rafforzare nei peccatori la fiducia nella protezione di Maria, ci mostra un mare in tempesta dove i peccatori, caduti dalla nave della grazia divina, sbattuti di qua e di là dai rimorsi della coscienza e dai timori della giustizia divina, senza luce e senza guida, stanno per perdere l'ultimo soffio di speranza e per cadere nella disperazione. Ma il santo, additando loro Maria, chiamata comunemente la stella del mare, alza la voce e dice: « Poveri peccatori perduti », non vi disperate; alzate gli occhi a questa bella stella; « ricominciate a respirare, riprendete fiducia, Lo stesso dice san Bernardo: «Se non vuoi restare sommerso dalla tempesta, volgiti alla stella e chiama in tuo aiuto Maria». Dice il devoto Blosio: « Ella è l'unico rifugio di quelli che hanno offeso Dio; è l'asilo sicuro di tutti quelli che sono oppressi dalla tentazione, dalla sventura o dalla persecuzione ». Questa Madre di misericordia « è tutta benignità, tutta dolcezza non solo per i giusti, ma anche per i peccatori e per i disperati. Quando vede che a lei ricorrono e sente che cercano di cuore il suo aiuto, subito li soccorre, li accoglie e ottiene il perdono dal Figlio suo. Non disprezza nessuno », per quanto indegno sia, « non nega a nessuno la sua protezione; tutti consola e, appena è invocata, subito corre in soccorso. Con la sua dolcezza spesso sa attrarre alla sua devozione e svegliare i peccatori più insensibili al richiamo di Dio e più immersi nel letargo dei loro peccati, affinché in tal modo si dispongano a ricevere la grazia divina e finalmente si rendano degni della gloria eterna. Dio ha fatto questa sua Figlia diletta di natura così pietosa e affabile che nessuno può temere di ricorrere alla sua intercessione. Non è possibile che si perda chi con zelo e umiltà coltiva la devozione a Maria». La santa Vergine è chiamata platano: « Come platano m'innalzai » (Eccli [= Sir] 24,19 Volg.), affinché i peccatori comprendano che come il platano permette ai passanti di ripararsi sotto la sua ombra dal calore del sole, così Maria, quando vede accesa contro di loro l'ira della giustizia divina, li invita a rifugiarsi sotto l'ombra della sua protezione. San Bonaventura riflette sulle parole del profeta Isaia: « Ecco, tu sei adirato e noi abbiamo peccato... non c'è nessuno che per noi possa placarti » (Is 64,5.7 Volg.). Sì, perché allora non era ancora nata Maria. « Prima di Maria, dice il santo, non ci fu nessuno che osasse trattenere Dio in tal modo » Ma se ora Dio è adirato contro un peccatore e Maria lo protegge, ella « trattiene il Figlio perché non lo castighi » e lo salva. Anzi, prosegue san Bonaventura, « nessuno è in grado come Maria di stendere le mani davanti alla spada della giustizia divina » affinché non scenda a punire il peccatore. Riccardo di san Lorenzo esprime lo stesso pensiero e dice che, prima della nascita di Maria, Dio si lamentava che non vi fosse chi lo trattenesse dal castigare i peccatori, ma che, nata Maria, ella placa il suo sdegno. San Basilio esorta alla fiducia i peccatori dicendo: « Peccatore, non perderti d'animo, ma in tutti i tuoi bisogni ricorri a Maria, chiamala in tuo soccorso »; la troverai sempre pronta ad aiutarti, « poiché questa è la volontà divina, che essa soccorra tutti in tutte le necessità ». Questa Madre di misericordia ha un tale desiderio di salvare i peccatori più perduti, che li va cercando ella stessa per aiutarli e se essi ricorrono a lei, trova il modo di renderli cari a Dio. Isacco desiderava cibarsi di selvaggina e promise che avrebbe dato la sua benedizione a Esaù. Ma Rebecca, volendo che questa benedizione la ricevesse l'altro suo figlio Giacobbe, gli disse: « Va' al gregge e prendimi due capretti, affinché io ne faccia un piatto gustoso per tuo padre, come piace a lui » (Gn 27,9). Rebecca, scrive sant'Antonino, è qui figura di Maria che dice agli angeli: « Portatemi peccatori (rappresentati dai capretti) perché io - ottenendo loro pentimento e buoni propositi - li condisco in modo da renderli cari e accettabili al mio Signore. L'abate Francone riprende lo stesso pensiero e dice che Maria sa condire questi capretti in modo tale, che non solo uguagliano il sapore dei cervi, ma alle volte sono anche migliori. La santa Vergine rivelò a santa Brigida che non vi è al mondo nessun peccatore così nemico di Dio che se ricorre a lei e invoca il suo aiuto non ritorni a Dio e riacquisti la sua grazia. La stessa santa udì un giorno Gesù Cristo che diceva a sua Madre: « Saresti pronta ad ottenere anche a Lucifero la grazia divina, se lo chiedesse umilmente ». Quello spirito superbo non si umilierà mai ad implorare la protezione di Maria, ma se per un caso impossibile si abbassasse a chiedergliela, Maria, con le sue preghiere, avrebbe la pietà e il potere di ottenergli da Dio il perdono e la salvezza. Quello che non può avverarsi per il demonio, si avvera per i peccatori che ricorrono a questa Madre di misericordia. L'arca di Noè fu figura di Maria. Come in essa trovarono riparo tutti gli animali della terra, così sotto il manto di Maria trovano rifugio tutti i peccatori che per i loro vizi e i peccati sensuali diventano simili alle bestie. C'è però una differenza, dice un autore: nell'arca entrarono gli animali e animali restarono. Il lupo restò lupo, la tigre restò tigre, mentre sotto il manto di Maria il lupo diventa agnello, la tigre diventa colomba. Un giorno a santa Geltrude apparve Maria sotto il cui manto stavano molte fiere di diverse specie, leopardi, leoni, orsi; la Vergine non solo non li cacciava, ma li accoglieva e li accarezzava dolcemente con la sua mano amorevole. La santa comprese che queste fiere sono i miseri peccatori che quando ricorrono a Maria sono accolti con dolcezza e amore. San Bernardo aveva dunque ben ragione di dire alla Vergine: « Nessun peccatore, per quanto turpe e abominevole sia, ti ispira orrore; se ti chiederà soccorso, non rifiuterai di tendere la tua mano pietosa per trarlo dal fondo della disperazione». Maria, sia sempre benedetto e ringraziato il nostro Dio che ti ha fatta così dolce e benevola anche verso i più miseri peccatori. Infelice chi non ti ama e che potendo ricorrere a te non confida in te! Chi non ricorre a Maria si perde; ma chi mai si è perduto se è ricorso a lei? Si narra nella Scrittura che Booz concesse a Rut il diritto di raccogliere le spighe che cadevano dalle mani dei mietitori: « Spigolava dietro ai mietitori » (Rt 2,3). San Bonaventura scrive: « Come Rut trovò grazia agli occhi di Booz, così Maria ha trovato presso il Signore la grazia di poter raccogliere le spighe cadute, di convertire le anime abbandonate dai mietitori». I mietitori sono gli operai evangelici, i missionari, i predicatori, i confessori, che con le loro fatiche ogni giorno raccolgono e acquistano anime a Dio. Ma vi sono anime ribelli e impenitenti che restano abbandonate anche da questi; solo a Maria è concesso di salvare con la sua potente intercessìone queste spighe abbandonate. Guai però a quelle anime che non si lasciano prendere neppure da questa dolce regina! Esse saranno certamente perdute e maledette. Beato ìnvece chi ricorre a questa buona Madre! « Non c'è al mondo, dice il devoto Blosio, un solo peccatore così esecrabile che Maria lo aborrisca e lo respinga. Se questi verrà a chiederle aiuto, ella può, sa e vorrà riconciliarlo col Figlio suo diletto e ottenergli il perdono». Con ragione dunque, mia dolce regina, san Giovanni Damasceno ti saluta e ti chiama « speranza dei disperati ». Con ragione san Lorenzo Giustiniani ti chiama « speranza dei malfattori»; sant'Agostino « unico rifugio dei peccatori »; sant'Efrem « porto sicuro dei naufraghi ». Lo stesso santo arriva a chiamarti « protettrice dei dannati ». Con ragione infine san Bernardo esorta a non disperarsi anche i disperati e pieno di gioiosa tenerezza verso questa Madre tanto cara le dice con amore: « Chi non avrà fiducia in te, che soccorri anche i disperati? Io non dubito che se ricorreremo a te otterremo tutto ciò che vorremo. In te dunque speri chi dispera ». Sant'Antonino narra che un uomo che viveva nel peccato ebbe una visione: egli stava davanti al tribunale di Gesù Cristo; il demonio lo accusava, Maria lo difendeva. Il demonio presentò contro il colpevole l'elenco dei peccati che, posto sulla bilancia della giustizia divina, pesava molto più di tutte le sue opere buone. Ma la santa avvocata stese la sua mano, la pose sull'altro piatto della bilancia e lo fece abbassare in favore del suo protetto, facendogli così capire che gli avrebbe ottenuto il perdono se egli avesse cambiato vita. Infatti dopo quella visione il peccatore si convertì e cominciò una nuova vita.

Esempio
Il beato Giovanni Erolto, che per umiltà si chiamava « il discepolo », narra che vi era un uomo sposato, il quale viveva in stato di peccato. La moglie, donna pia, non potendo indurlo a convertirsi, lo pregò di fare almeno un atto di omaggio alla Madre di Dio: salutarla con un'Ave Maria ogni volta che fosse passato davanti a una sua immagine. Il marito cominciò a praticare questa devozione. Una notte, mentre andava ad abbandonarsi ancora una volta al peccato, vide una luce, guardò bene e si accorse che era una lampada che ardeva davanti a un'immagine di Maria con Gesù bambino in braccio. Disse l'Ave Maria secondo il solito, ma vide il bambino tutto coperto di piaghe grondanti sangue fresco. Atterrito e commosso a un tempo, pensando che con i suoi peccati aveva così ferito il suo Redentore, comincio a piangere, ma vide che il bambino gli voltava le spalle. Perciò tutto confuso ricorse alla santa Vergine dicendo: « Madre di misericordia, tuo Figlio mi scaccia; io non posso trovare altra avvocata più pietosa e più potente di te che gli sei Madre. Mia regina, aiutami tu, pregalo per me ». La divina Madre gli rispose: « Voi peccatori mi chiamate madre di misericordia, ma poi non cessate di fare di me una madre di miseria, rinnovando al mio Figlio la Passione e a me i dolori ». Tuttavia poiché Maria non sa lasciare andar via sconsolato chi si getta ai suoi piedi, si voltò a pregare il Figlio perché perdonasse quel misero. Gesù seguitava a mostrarsi riluttante a concedere il suo perdono, ma la santa Vergine deponendo il bambino nella nicchia, gli si prostrò davanti dicendo: « Figlio, non mi alzerò dai tuoi piedi finché non perdonerai questo peccatore ». Gesù rispose: « Madre, io non posso rifiutarti niente; vuoi che lo per-doni? Per amor tuo lo perdono, fallo venire a baciare queste mie piaghe ». Il peccatore andò a baciarle piangendo dirottamente e come baciava le piaghe del bambino, esse guarivano. Infine Gesù lo abbracciò in segno di perdono e da allora in poi il peccatore si diede a una vita santa testimoniando tutto il suo amore per la Vergine che gli aveva ottenuto una grazia così grande.

Preghiera
Adoro, o purissima Vergine Maria, il tuo cuore santo che fu la delizia, il riposo di Dio, cuore pieno di umiltà, di purezza e di amore divino. Io, infelice peccatore, vengo a te con il cuore tutto coperto di fango e di piaghe. Madre di pietà, non mi disprezzare per questo, ma muoviti a maggiore compassione e aiutami. Non andare cercando in me per aiutarmi né virtù né meriti: io sono perduto e non merito che l'inferno. Guarda solo, ti prego, la fiducia che ho riposto in te e la volontà che ho di correggermi. Guarda quel che Gesù ha fatto e sofferto per me e poi abbandonami, se hai il coraggio di abbandonarmi. Considera tutte le pene della sua vita, il freddo che patì nella stalla, la fuga in Egitto, il sangue che sparse, la povertà, i suoi sudori, le sue tristezze, la morte che sopportò per amor mio alla tua presenza e per amore di Gesù impegnati a salvarmi. Madre mia, non voglio né posso temere che tu mi scacci, ora che ricorro a te e ti chiedo aiuto. Se temessi questo, recherei offesa alla tua misericordia che va cercando gli sventurati per soccorrerli. Signora, non negare la tua pietà a chi Gesù non ha negato il suo sangue. Ma i meriti di questo sangue non si applicheranno a me se tu non mi raccomandi a Dio. Da te spero la mia salvezza. Non ti chiedo ricchezze né onori o altri beni sulla terra; ti chiedo la grazia di Dio, l'amore verso tuo Figlio, l'adempimento della sua volontà, il paradiso per amarlo in eterno. E possibile che tu non mi esaudisca? No, tu gia mi esaudisci, come spero; già preghi per me, gia mi procuri le grazie richieste, già mi accetti sotto la tua protezione. Madre mia, non mi lasciare; continua, continua a pregare per me finché non mi vedrai salvo in cielo ai tuoi piedi a benedirti e ringraziarti in eterno. Amen.


CAPITOLO IV.

AD TE CLAMAMUS, EXSULES FILII HEVAE
A te ricorriamo, esuli figli di Eva

1. Quanto è pronta Maria ad aiutare chi la invoca
Poveri noi, che, essendo figli dell'infelice Eva e perciò rei verso Dio della sua stessa colpa e condannati alla stessa pena, andiamo errando in questa valle di lacrime, esuli dalla nostra patria, piangendo afflitti da tanti dolori nel corpo e nello spirito! Ma beato chi in mezzo a queste miserie si volge spesso verso la consolatrice del mondo, rifugio degli infelici, e invoca e prega devotamente la celeste Madre di Dio! « Felice l'uomo che mi ascolta, vegliando alla mia porta ogni giorno » (Pro 8,34). Beato, dice Maria, chi ascolta i miei consigli e resta accanto alle porte della mia misericordia invocando la mia intercessione e il mio soccorso! La santa Chiesa insegna a noi suoi figli con quanta attenzione e fiducia dobbiamo fare continuo ricorso a questa nostra amorevole protettrice ordinando per lei un culto tutto particolare: nel corso dell'anno si celebrino molte feste in suo onore; un giorno della settimana sia consacrato in special modo a Maria; ogni giorno nell'ufficio divino tutti gli ecclesiastici e i religiosi la invochino in nome di tutto il popolo cristiano; tre volte al giorno al suono della campana tutti i fedeli la salutino. Per capire il pensiero della Chiesa basta vedere come in tutte le pubbliche calamità essa vuole sempre che si ricorra alla divina Madre con novene, preghiere, processioni e visite ai suoi santuari e alle sue immagini. Questo desidera Maria da noi, di essere sempre invocata e implorata, non per mendicare da noi omaggi e onori, troppo al di sotto dei suoi meriti, ma affinché così, crescendo la nostra fiducia e devozione, essa possa maggiormente soccorrerci e consolarci: « Ella cerca quei devoti, dice san Bonaventura, che ricorrono a lei con fervore e revérenza. Questi predilige, nutre, accoglie come figli ». Rut fu figura di Maria e il suo nome vuol dire « colei che vede e si affretta ». « Tale è Maria, dice san Bonaventura, colei che vede la nostra miseria e si affretta a soccorrerci con la sua misericordia ». Al che il Novarino aggiunge che Maria, « per desiderio di farci del bene, non sa porre indugio e non essendo avara custode delle sue grazie, come madre di misericordia non può trattenersi dal diffondere appena può sui suoi servi i tesori della sua munificenza ». Come è pronta questa buona Madre ad aiutare chi la invoca! « I tuoi seni sono come due caprioli » (Ct 4,5). Spiegando questo passo Riccardo di san Lorenzo dice che, come i capretti sono veloci nei loro movimenti, così Maria si affretta a dare il latte della sua misericordia a chi la prega e aggiunge che la pietà di Maria si effonde su chiunque la domanda, anche con una semplice Ave Maria. Perciò il Novarino afferma che la santa Vergine non solamente corre, ma vola a soccorrere chi la invoca. Nell'usare misericordia ella agisce alla maniera di Dio: come « il Signore vola subito in aiuto di quelli che glielo chiedono, mantenendo fedelmente la promessa che ci ha fatto "chiedete e otterrete", così Maria vola in nostro aiuto », quando è invocata. Si capisce da ciò chi sia quella donna di cui parla l'Apocalisse: « Furono date alla donna le due ali della grande aquila per poter volare nel deserto » (Ap 12,14). Il Ribera spiega che queste ali sono l'amore con cui Maria volò sempre a Dio. Ma il beato Amedeo dice che queste ali d'aquila significano la rapidità con cui Maria, superando la velocità dei serafini, soccorre sempre i suoi figli. Si legge nel Vangelo di san Luca che quando Maria andò a visitare santa Elisabetta e a colmare di grazie tutta quella famiglia, camminò in fretta: « Maria si mise in viaggio e andò in fretta in una regione montuosa » (Lc 1,39). Il che non si dice poi del ritorno. Leggiamo nel Cantico dei cantici che le mani di Maria « sono fatte al tornio » (Ct 5,14). Poiché, scrive Riccardo di san Lorenzo, « come l'arte di lavorare al tornio è fra tutte le arti la più sbrigativa, così Maria è più pronta di tutti gli altri santi ad aiutare i suoi devoti » L. Blosio dice che ella ha sommo desiderio di consolare tutti e, appena si sente invocare, subito accetta le preghiere e soccorre. Con ragione dunque san Bonaventura chiamava Maria: « salvezza di chi la invoca » volendo dire che per essere salvo basta invocare questa divina Madre la quale, afferma Riccardo di san Lorenzo, si fa trovare sempre pronta ad aiutare chi la prega. Bernardino da Busto aggiunge: « La nostra regina vuole concedere a noi le sue grazie più di quanto noi desideriamo riceverle ». La moltitudine dei nostri peccati non deve diminuire la nostra fiducia di essere esauditi da Maria quando ci gettiamo ai suoi piedi. Riccardo di san Lorenzo esprime questo pensiero: « Maria non dimentica di essere stata costituita madre di misericordia e, senza miseri da sollevare, dove trovar posto per la misericordia? Come una buona madre non sa rifiutare le cure necessarie a un figlio affetto dalla scabbia », per quanto penose e ripugnanti siano, « così la nostra Madre non sa respingere alcun peccatore » quando a lei ricorriamo, benché sia grande il lezzo dei nostri peccati da cui ella vuole guarirci. Questo volle far sapere Maria quando apparve a santa Geltrude stendendo il suo manto per accogliere tutti coloro che ricorrevano a lei. La santa allora capì che tutti gli angeli sono pronti a difendere i devoti di Maria dagli attacchi dell'inferno. E tanta la pietà che ha di noi questa buona Madre e tanto è l'amore che ci porta, che non aspetta le nostre preghiere per soccorrerci: « Previene quelli che la desiderano col mostrarsi loro per prima » (Sap 6,14 Volg.). Sant'Anselmo applica a Maria queste parole della Sapienza e dice che ella corre incontro a quelli che desiderano la sua protezione. Dobbiamo quindi capire che la santa Vergine ci ottiene molte grazie da Dio prima che noi la preghiamo. Maria, dice Riccardo di san Vittore, viene proclamata « bella come la luna » (Ct 6,9 Volg.) perché non solo come la luna è veloce a correre in aiuto di chi la invoca, ma per di più desidera talmente il nostro bene che nei nostri bisogni « anticipa le nostre suppliche e la sua misericordia è più pronta a soccorrerci che noi ad invocarla ». Questa prontezza deriva dal fatto che « il petto di Maria è così traboccante di pietà che, appena ella sa le nostre miserie, subito effonde il latte della sua misericordia, né può conoscere il bisogno di un anima e non soccorrerla ». Questa grande commiserazione delle nostre miserie, che la spinge a compatirci e soccorrerci anche quando non la preghiamo, Maria la manifestò fin dall'episodio delle nozze di Cana, come sta scritto nel Vangelo di san Giovanni, al capitolo 2. La nostra Madre si accorse dello sgomento degli sposi, tutti confusi nel veder mancare il vino alla mensa del banchetto e senza esserne stata richiesta, mossa solamente dal suo cuore pietoso, che non sa restare indifferente davanti alle afflizioni altrui, si mise a pregare il Figlio di consolarli, esponendogli semplicemente il loro bisogno: « Non hanno più vino ». Allora il Figlio, per consolare quella povera gente e soprattutto per contentare il cuore compassionevole della Madre, fece il famoso miracolo di mutare l'acqua in vino. Il Novarino fa questa riflessione: «Se Maria anche non richiesta è così pronta a soccorrere nei bisogni, che cosa non farà quando la si implora?» Quanto sarà più pronta a consolare chi invoca il suo aiuto! Se qualcuno dubitasse di non essere soccorso quando ricorre a Maria, così lo ammonisce Innocenzo III: « Chi mai l'ha invocata e non è stato ascoltato da lei? » E il beato Eutichiano esclama: « Chi mai, o santa Vergine, è ricorso al tuo onnipotente patrocinio - che può soccorrere ogni miseria e salvare i più grandi peccatori e si è visto abbandonato da te? Nessuno, nessuno mai ». Ciò non è mai accaduto né mai accadrà. Dice san Bernardo: « Non parli più per lodare la tua misericordia, o Vergine santa, chi ti avesse invocata nei suoi bisogni e si ricordasse di essere stato da te trascurato ». « Il cielo e la terra andranno distrutti, scrive il devoto Blosio, prima che Maria lasci sénza soccorso chi la prega sinceramente e fiduciosamente ». Per accrescere la nostra fiducia, sant'Anselmo aggiunge che quando ricorriamo a questa divina Madre, non solo dobbiamo essere sicuri della sua protezione, ma che « alle volte saremo più presto esauditi e salvati invocando il nome di Maria che invocando il nome di Gesù nostro Salvatore ». E ne adduce la ragione: « Perché al Cristo come giudice appartiene anche il punire; ma alla Vergine, come avvocata, compete la sola misericordia ». Egli vuol dire che noi troviamo più presto la salvezza ricorrendo alla Madre che al Figlio, non perché Maria sia più potente del Figlio a salvarci, poiché sappiamo che Gesù è il nostro unico Salvatore che unicamente con i suoi meriti ci ha ottenuto e ci ottiene la salvezza; ma perché noi, ricorrendo a Gesù e considerandolo anche come nostro giudice, a cui spetta di castigare i peccatori, manchiamo forse della fiducia necessaria per essere esauditi. Invece rivolgendoci a Maria, che come madre di misericordia non ha altra funzione che di compatirci e come nostra avvocata quella di difenderci, la nostra fiducia è più sicura e più grande. Afferma Niceforo: « Molte cose si domandano a Dio e non si ottengono; si domandano a Maria e si ottengono. Non perché Maria sia più potente di Dio, ma perché Dio ha decretato di onorare così sua Madre ». E dolce la promessa che il Signore fece udire a questo proposito a santa Brigida. Si legge nel libro I delle sue Rivelazioni, al capitolo 5°, che un giorno la santa sentì Gesù che diceva alla Madre: « Chiedimi quello che vuoi, perché non ti negherò mai niente di quanto domanderai. Sappi che tutti coloro che per amor tuo mi chiederanno qualche grazia, benché siano peccatori, purché abbiano la volontà di emendarsi, prometto loro di esaudirli ». La stessa rivelazione fu fatta a santa Geltrude, la quale udì il nostro Redentore dire a Maria: « Nella mia onnipotenza, o Madre, ti ho concesso di usare misericordia a tutti i peccatori che invocano devotamente il soccorso della tua pietà, in qualsiasi modo ti piaccia ». Ciascuno dica dunque con grande fiducia, invocando questa Madre di misericordia, come le diceva invocandola sant'Agostino: « Memorare, piissima Maria... Ricòrdati, o pietosissima Maria, che non si è inteso mai che alcuno sia ricorso al tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato ». Perciò perdonami se ti dico che non voglio essere quel primo infelice che, ricorrendo a te, sia da te abbandonato.

Esempio
San Francesco di Sales, come si narra nella sua Vita, sperimentò l'efficacia di questa preghiera. Il santo aveva circa diciassette anni e si trovava allora a Parigi dove si applicava agli studi, tutto dedito alla devozione e all'amore di Dio, che gli faceva gustare in anticipo le delizie del paradiso. Il Signore, per metterlo alla prova e legarlo maggiormente al suo amore, permise che il demonio gli facesse pensare che tutto quel che faceva era fatica sprecata e che egli era condannato nei decreti divini. Nello stesso tempo Dio volle lasciarlo nell'oscurità e nell'aridità. In quel periodo il giovinetto era insensibile ai più dolci pensieri sulla bontà divina e la tentazione accresceva l'afflizione del suo cuore. Per questi timori e per queste sofferenze egli perse l'appetito, il sonno, il colorito e l'allegria, tanto che ispirava compassione a chi lo guardava. Mentre durava questa orribile tempesta, il santo non sapeva concepire altri pensieri né proferire altre parole che di sfiducia e di dolore. « Dunque, diceva, io sarò privo della grazia del mio Dio, che in passato si è mostrato così amabile e così dolce verso di me? O amore, o bellezza a cui ho consacrato tutti i miei affetti, io non godrò più le tue consolazioni? O Vergine Madre di Dio, la più bella di tutte le figlie di Gerusalemme, non ti potrò dunque vedere in paradiso? Mia regina, se non potrò vedere il tuo bel viso, non permettere almeno che io ti debba bestemmiare e maledire nell'inferno ». Questi erano allora i teneri sentimenti di quel cuore afflitto e amante di Dio e della Vergine. La tentazione durò un mese, ma finalmente il Signore si compiacque di liberarlo per mezzo della consolatrice del mondo, Maria, a cui il santo aveva già consacrato la sua verginità e in cui diceva di aver riposto tutte le sue speranze. Una sera, mentre tornava a casa, entrò in una chiesa e vide una tavoletta appesa al muro su cui lesse la seguente preghiera di sant'Agostino. « Ricordati, o pietosissima Maria, che non si è inteso mai che alcuno sia ricorso al tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato ». Prostrato davanti all'altare della divina Madre, recitò devotamente questa preghiera, rinnovò il suo voto di verginità, promise di recitare ogni giorno il rosario e soggiunse: « Mia regina, sii mia avvocata presso tuo Figlio a cui non ho l'ardire di ricorrere. Madre mia, se io infelice non potrò amare nell'altro mondo il mio Signore, che so così degno di essere amato, ottienimi almeno che io lo ami più che posso in questo mondo. Questa è la grazia che ti domando e da te spero ». Così pregò la Vergine e poi si abbandonò senza riserve tra le braccia della divina misericordia, rassegnandosi completamente alla volontà di Dio. Ma appena finita la preghiera, in un istante la sua dolce Madre lo liberò dalla tentazione; subito egli ritrovò la pace interiore e ad un tempo la salute del corpo. Da allora in poi continuò a professare una grande devozione verso Maria e per tutta la vita non cessò di celebrare le sue lodi e la sua misericordia con le prediche e con gli scritti.

Preghiera
Madre di Dio, regina degli angeli, speranza degli uomini, ascolta chi ti invoca e ricorre a te. Prostrato ai tuoi piedi, io misero schiavo dell'inferno, mi proclamo tuo servo perpetuo, offrendomi per servirti e onorarti quanto più potrò per tutta la vita. So bene che non ti onora il servizio di un essere meschino e perverso come me, che ho tanto offeso il tuo Figlio e mio Redentore Gesù. Ma se accetterai un indegno come tuo servo e trasformandolo con la tua intercessione lo renderai degno di servirti, questa tua misericordia ti darà quell'onore che io non posso procurarti. Accettami dunque, Madre mia, non mi respingere. Il Verbo eterno venne dal cielo in terra a cercare le pecorelle smarrite e per salvarle si fece tuo figlio. Come potrai tu disprezzare una pecorella che ricorre a te per ritrovare Gesù? Il prezzo della mia salvezza è già stato pagato: il mio Salvatore ha già sparso il suo sangue, che basta a salvare infiniti mondi. Resta solo che questo sangue si applichi anche a me. E questo dipende da te, Vergine benedetta. Da te dipende, dice san Bernardo, il dispensare i meriti di questo sangue a chi ti piace. Come ti dice anche san Bonaventura: « Sarà salvo chi tu vuoi ». Dunque, regina mia, aiutami; regina mia, salvami. A te consegno oggi tutta l'anima mia: pensa tu a salvarla. « O salvezza di chi ti invoca », ripeto con lo stesso santo, salvami tu.

2. Quanto è potente Maria nel difendere chi la invoca nelle tentazioni del demonio
Maria non è regina solo del cielo e dei santi, ma anche dell'inferno e dei demoni, per averli valorosamente sconfitti con le sue virtù. Già fin dal principio del mondo Dio predisse al serpente infernale la vittoria e il dominio che la nostra regina avrebbe ottenuto su di lui, quando annunziò che sarebbe venuta al mondo una donna che lo avrebbe sconfitto: « Io porrò inimicizia fra te e la donna... ella ti schiaccerà la testa » (Gn 3,15 Volg.). E chi mai fu questa donna nemica di Satana, se non Maria, che con la sua mirabile umiltà e la sua vita santa lo vinse e abbatté costantemente le sue forze? « In quella donna è stata promessa la madre del Signore Gesù Cristo », attesta san Cipriano. E osserva che Dio non disse « pongo » inimicizia, ma « porrò », « per indicare che questa vincitrice non sarebbe stata Eva, allora vivente », ma un'altra donna della sua discendenza che, dice san Vincenzo Ferreri, doveva procurare ai nostri progenitori un bene maggiore di quello che essi avevano perduto con il loro peccato. Maria dunque è stata questa incomparabile donna forte che ha vinto il demonio e gli ha schiacciato il capo abbattendo la sua superbia, come il Signore aveva detto: « ella ti schiaccerà la testa ». Alcuni si domandano se queste parole si riferiscano a Maria oppure a Gesù Cristo, poiché nella versione dei Settanta è scritto: « egli ti schiaccerà la testa ». Ma nella nostra Volgata - la sola approvata e imposta alla nostra fede dal Concilio di Trento - leggiamo « ella » e non « egli », e così hanno interpretato sant'Ambrogio, san Girolamo, sant'Agostino, san Giovanni Crisostomo e moltissimi altri. In ogni caso, però, è certo che o il Figlio per mezzo della Madre, o la Madre per virtù del Figlio ha sconfitto Lucifero; sicché il superbo, come dice san Bernardo, « è stato schiacciato e calpestato sotto i piedi di Maria » e come un prigioniero di guerra « subisce un'avvilente schiavitù », costretto sempre ad ubbidire ai comandi di questa regina. Dice san Bruno che Eva facendosi vincere dal serpente ci apportò la morte e le tenebre, ma la beata Vergine vincendo il demonio ci apportò la vita e la luce e lo legò in modo tale che esso non può fare alcun male ai suoi devoti. E bella la spiegazione che Riccardo di san Lorenzo dà di queste parole dei Proverbi: « Il cuore di suo marito confida in lei e non mancherà di spoglie » (Pro 31,11 Volg.) Scrive Riccardo: « Confida in lei il cuore del marito, cioè di Cristo. E non gli mancheranno spoglie; infatti ella arricchisce il suo sposo di quelle anime di cui spoglia il demonio ». Dio ha affidato nelle mani di Maria il cuore di Gesù, affinché sia sua cura farlo amare dagli uomini, come dice Cornelio a Lapide. E in tal modo non gli mancheranno spoglie, cioè acquisti di anime; poiché ella lo arricchisce di anime, di cui spoglia l'inferno, salvandole dai demoni con il suo potente aiuto. Si sa che la palma è il segno della vittoria; perciò la nostra regina è stata collocata su un alto trono alla vista di tutti i potentati, come palma in segno della vittoria sicura su cui possono contare tutti quelli che si mettono sotto il suo patrocinio: « Quasi palma in Cades m'innalzai » (Eccli [-- Sir] 24,18 Volg.). « Ossia come una difesa », aggiunge il beato Alberto Magno. « Figli, sembra dirci Maria con queste parole, quando il nemico vi assale, ricorrete a me, guardate me e fatevi coraggio perché in me, che vi difendo, vedrete nello stesso tempo la vostra vittoria ». Ricorrere a Maria è dunque un mezzo assolutamente sicuro per vincere tutti gli attacchi dell'inferno. « La beata Vergine, dice san Bernardino da Siena, è regina anche dell'inferno e signora dei demoni, poiché li doma e li abbatte ». Perciò di Maria è scritto che è terribile contro le potestà dell'inferno, come un esercito ben 'ordinato: « terribile come esercito schierato » (Ct 6,3 Volg.), poiché, con un ordine mirabile, sa far servire la sua potenza, la sua misericordia e le sue preghiere a confusione dei nemici e a beneficio dei suoi servi che nelle tentazioni invocano il suo potentissimo soccorso. « Io come vite, le fa dire lo Spirito Santo, ho dato frutti di soave odore » (Eccli [= Sir] 24,23 Volg.). « Dicono che quando la vite è in fiore, commenta san Bernardo, tutti i serpenti velenosi si allontanano ». Come dalle viti fuggono tutti i serpenti velenosi, così fuggono i demoni da quelle anime fortunate in cui sentono il profumo della devozione a Maria. Per la stessa ragione la santa Vergine viene anche paragonata al cedro: « Qual cedro del Libano m'innalzai » (Eccli [= Sir] 24,17 Volg.). Non solo perché, come il cedro è esente dalla corruzione, così Maria fu immune da peccato, ma anche perché, dice il cardinale Ugo di san Caro a questo proposito, « come il cedro con il suo odore mette in fuga i serpenti, così Maria con la sua santità mette in fuga i demoni » Per mezzo dell'arca gli Israeliti ottenevano le vittorie. Così Mosè vinceva i nemici: « Quando l'arca veniva alzata, Mosè diceva: "Sorgi, Signore, siano dispersi i tuoi nemici" » (Nm 10,35). Così fu vinta Gerico, così furono vinti i Filistei: « poiché l'arca di Dio era coi figli d'Israele » (1Re [= 1Sm] 14,18 Volg.) « L'arca che custodisce la manna, cioè Cristo, è la beata Vergine, che assicura la vittoria contro i malvagi e contro i demoni ». Come nell'arca si tro vava la manna, così in Maria si trova Gesù, di cui fu figura la manna e per mezzo di quest'arca si ottiene la vittoria contro i nemici della terra e dell'inferno. « Quando Maria », arca del Nuovo Testamento, dice san Bernardino da Siena, « fu innalzata ad essere regina del cielo, venne indebolita e abbattuta la potenza dell'inferno » sopra gli uomini. « Quanto i demoni temono Maria » e il suo nome potente! esclama san Bonaventura. Il santo paragona questi nemici a quei ladri di cui parla Giobbe: « nelle tenebre irrompono nelle case... se ad un tratto appare l'aurora la credono un'ombra di morte » (Gb 24,16-17 Volg.). « Così i demoni entrano nell'anima quando è nelle tenebre dell'ignoranza. Ma appena viene nell'anima la grazia e la misericordia di Maria, questa bella aurora scaccia le tenebre e i nemici infernali si danno alla fuga come si fugge davanti alla morte ». Beato chi nelle battaglie con l'inferno invoca sempre il bel nome di Maria! Fu rivelato a santa Brigida che Dio ha fatto Maria così potente sopra tutti i demoni, che, ogni volta che essi assaltano un devoto della Vergine il quale chiede il suo aiuto, a un suo cenno subito atterriti fuggono lontano, preferendo veder raddoppiate le loro pene piuttosto che essere dominati da Maria con la sua potenza. « Come un giglio tra gli spini, così l'amica mia tra le fanciulle » (Ct 2,2). Con queste parole lo Sposo divino lodò la sua amata Sposa, quando la chiamò giglio. Cornelio a Lapide riflette su questo passo: « Come il giglio è rimedio contro i serpenti e i veleni, così l'invocazione della beata Vergine è rimedio singolare per vincere tutte le tentazioni, specialmente quelle di impurità, come sperimentano quelli che lo praticano ». Diceva san Giovanni Damasceno e lo stesso può dire chiunque ha la fortuna di essere servo di questa grande regina: « O Madre di Dio, se spero in te, certamente sarò salvo. Difeso da te inseguirò i miei nemici e opponendo loro come scudo la tua protezione e il tuo aiuto onnipotente, sicuramente li vincerò ». Il monaco Giacomo, citato tra i padri greci, così parlava al Signore: « Tu ci hai dato in questa Madre la più potente di tutte le armi per vincere tutti i nostri nemici ». Si narra nell'Antico Testamento che il Signore guidava il suo popolo dall'Egitto alla terra promessa « di giorno con una colonna di nube e di notte con una colonna di fuoco » (Es 13,21). Questa colonna, ora di nube ora di fuoco, dice Riccardo di san Lorenzo, è figura di Maria e dei due offici che ella esercita continuamente a nostro favore: « come nube ci protegge dall'ardore della giustizia divina e come fuoco ci protegge dai demoni ». Colonna di fuoco, aggiunge san Bonaventura, perché « come la cera si liquefa davanti al fuoco, così i demoni perdono le forze davanti a quelle anime che si ricordano spesso del nome di Maria, devotamente la invocano e cercano diligentemente di imitarla ». Come tremano i demoni al sentir proferire il nome di Maria! « Al nome di Maria ogni ginocchio si piega e i demoni non solo sono spaventati ma, all'udire tale nome, sono terrorizzati », afferma san Bernardo. Tommaso da Kempis aggiunge: « Al nome di Maria i demoni fuggono come inseguiti dal fuoco. Come gli uomini cadono a terra per timore, quando un tuono dal cielo cade vicino a loro, così cadono abbattuti i demoni al sentir nominare Maria ». Quante belle vittorie su questi nemici hanno riportato i devoti di Maria in virtù del suo santo nome! Così li vinse sant'Antonio da Padova, così il beato Enrico Suso, così tanti altri servi fedeli di Maria. Leggiamo nelle relazioni dei missionari in Giappone che in quel paese apparvero a un cristiano molti demoni in forma di animali feroci per spaventarlo e minacciarlo, ma egli disse loro: « Io non ho armi che voi possiate temere; se l'Altissimo ve lo permette, fate di me quel che volete. In mia difesa ho soltanto i dolcissimi nomi di Gesù e di Maria ». Aveva appena detto ciò, che al suono dei temibili nomi la terra si aprì inghiottendo quegli spiriti superbi Sant'Anselmo attesta per sua esperienza di aver veduto e udito molti che pronunciando il nome di Maria sono stati subito liberati da ogni pericolo. « O Maria, esclama san Bonaventura, glorioso e ammirabile è il tuo nome; quelli che lo pronunciano in punto di morte non temono l'inferno, poiché i demoni al sentir nominare Maria subito abbandonano l'anima». Il santo aggiunge che « i nemici visibili non temono un grande esercito di armati quanto le potestà dell'inferno temono il nome di Maria e la sua protezione ». « Tu Signora, dice san Germano, con la sola invocazione del tuo nome onnipotente rendi sicuri i tuoi servi da tutti gli assalti del nemico ». Se i cristiani avessero cura nelle tentazioni d'invocare con fiducia il nome di Maria, è certo che non cadrebbero in peccato. Dice il beato Alano: « Fugge il demonio e trema l'inferno quando dico: Ave Maria ». La nostra regina rivelò a santa Brigida che anche dai peccatori più induriti, più lontani da Dio e più posseduti dal demonio, il nemico fugge atterrito appena li sente invocare in loro aiuto, con sincera volontà di emendarsi, il nome di Maria. Ma la Vergine aggiunse che, se l'anima non si emenda e con il pentimento non allontana da sé il peccato, subito i demoni ritornano e continuano a possederla.

Esempio
Nella città di Reichersperg, in Baviera, viveva il canonico regolare Arnoldo, molto devoto alla santa Vergine. In punto di morte, ricevette i sacramenti e, dopo aver chiamato i suoi confratelli, li pregò di non abbandonarlo in quel momento supremo. Ed ecco che alla loro presenza cominciò a tremare, a stravolgere gli occhi e, tutto coperto di sudore freddo, disse con voce agitata: « Non vedete quei demoni che mi vogliono trascinare all'inferno? ». Poi gridò: « Fratelli miei, invocate per me l'aiuto di Maria; confido in lei che mi darà la vittoria ». I religiosi si misero a recitare le litanie della Madonna e mentre dicevano: « Sancta Maria, ora pro eo », il moribondo riprese: « Ripetete, ripetete il nome di Maria, perché sono già al tribunale di Dio ». Dopo un momento di silenzio soggiunse: « E’ vero che l'ho commesso, ma ne ho fatto penitenza ». E rivolgendosi alla Vergine, disse: « Maria, se tu mi aiuti, io sarò liberato ». I demoni tornarono all'assalto, ma egli si difendeva facendosi il segno della croce e invocando Maria. Così passò tutta quella notte. Giunto il mattino, Arnoldo, tutto rasserenato, esclamò con gioia: « Maria, mia regina e mio rifugio, mi ha ottenuto il perdono e la salvezza ». Poi, guardando la Vergine che lo invitava a seguirla, disse: « Vengo, Signora, vengo ». Fece uno sforzo per alzarsi, ma, non potendo seguirla col corpo, spirò dolcemente e, come speriamo, la seguì con l'anima nel regno della gloria beata.

Preghiera
Maria, speranza mia, ecco ai tuoi piedi un povero peccatore, che tante volte per colpa sua è stato schiavo dell'inferno. Riconosco che mi sono fatto vincere dai demoni per non essere ricorso a te, mio rifugio. Se a te fossi sempre ricorso, se ti avessi invocato, non sarei mai caduto. Io spero, mia amabile regina, di essere già stato liberato per mezzo tuo dalle mani dei demoni e che Dio mi abbia già perdonato. Ma temo che in avvenire io cada di nuovo nelle loro catene. So che i miei nemici non hanno perduto la speranza di tornare a vincermi e che già preparano contro di me nuovi assalti e tentazioni. Mia regina e mio rifugio, aiutami tu. Mettimi sotto il tuo manto; non permettere che io ridivenga loro schiavo. So che mi aiuterai e mi darai la vittoria, purché io ti invochi. Ma questo io temo, temo che nelle tentazioni io non pensi a te e non ti invochi. Questa è dunque la grazia che ti chiedo e bramo da te. Vergine santa, che io mi ricordi sempre di te, specialmente nei combattimenti che devo sostenere; concedimi che io non cessi d'invocarti spesso dicendo: « Maria aiutami, aiutami Maria ». E quando finalmente sarà giunto il giorno della mia ultima battaglia contro l'inferno al momento della mia morte, regina mia, assistimi allora più che mai e tu stessa ricordami d'invocarti allora più spesso, con le labbra o con il cuore, affinché, spirando con il dolce nome tuo e del tuo Figlio Gesù sulle labbra, io possa venire a benedirti e lodarti in paradiso e non allontanarmi più dai tuoi piedi per tutta l'eternità. Amen.


CAPITOLO V

AD TE SUSPIRAMUS, GEMENTES ET FLENTES IN HAC LACRIMARUM VALLE
A te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime

1. Della necessità che abbiamo dell'intercessione di Maria per salvarci
Che invocare e pregare i santi e particolarmente la loro regina Maria santissima, affinché ci impetrino la grazia divina, sia cosa non solamente lecita, ma utile e santa, è verità di fede già enunciata dai Concili contro gli eretici, i quali la condannano come ingiuria a Gesù Cristo, che è il nostro unico mediatore. Ma se Geremia dopo la sua morte prega per Gerusalemme (2Mac 15,14); se i vegliardi dell'Apocalisse presentano a Dio le preghiere dei santi (Ap 5,8; cfr. 8,3-4); se san Pietro promette ai suoi discepoli di ricordarsi di loro dopo la sua morte (2Pt 1,15); se santo Stefano prega per i suoi persecutori (At 7,59); se san Paolo prega per i suoi compagni (At 27,24; Ef 1,16; Fil 1,4); se insomma i santi possono pregare per noi, perché non possiamo noi implorare i santi affinché intercedano in nostro favore? San Paolo si raccomanda alle preghiere dei suoi discepoli: « Pregate per noi » (1Ts 5,25); san Giacomo esorta: « Pregate gli uni per gli altri » (Gc 5,16). Dunque lo possiamo fare anche noi. Nessuno nega che Gesù Cristo sia l'unico mediatore di giustizia che con i suoi meriti ci ha ottenuto la riconciliazione con Dio. Ma al contrario è cosa empia il negare che Dio si compiaccia di fare le grazie per intercessione dei santi e specialmente di Maria sua Madre, che Gesù tanto desidera di vedere da noi amata e onorata. Chi non sa che l'onore tributato alle madri si riflette sui figli? « Gloria dei figli, i loro padri» (Pro 17,6). Perciò san Bernardo dice che non deve pensare di oscurare la gloria del figlio chi loda molto la madre, perché « quanto più si onora la madre, tanto più si loda il figlio ». Sant'Ildefonso dice: « Tutto l'onore che si rende alla madre si riflette su suo figlio e fino al re s'innalzano gli omaggi rivolti alla regina del cielo ». Si sa che per i meriti di Gesù è stata concessa a Maria l'autorità di essere la mediatrice della nostra salvezza: mediatrice non di giustizia, ma di grazia e d'intercessione, come appunto è chiamata da san Bonaventura: « Maria la fedelissima mediatrice della nostra salvezza ». E san Lorenzo Giustiniani dice: « Come non è piena di grazia colei che è stata scelta scala del paradiso, porta del cielo e la più autentica mediatrice tra Dio e gli uomini? ». Perciò con ragione sant'Anselmo scrive che quando noi preghiamo la santa Vergine di ottenerci le grazie, non è che diffidiamo della divina misericordia, ma piuttosto che diffidiamo della nostra indegnità e ci raccomandiamo a Maria affinché la sua dignità supplisca alla nostra miseria. Dunque soltanto quelli che mancano di fede possono dubitare che il ricorrere all intercessione di Maria sia cosa molto utile e santa. Ma il punto che qui intendiamo provare è che l'intercessione di Maria è necessaria anche per la nostra salvezza: necessaria diciamo, non di una necessità assoluta, ma, propriamente parlando, di una necessità morale. Diciamo che questa necessità nasce dalla stessa volontà di Dio, il quale vuole che tutte le grazie che egli ci dispensa passino attraverso le mani di Maria, secondo il pensiero espresso da san Bernardo. E si può dire con l'autore del Regno di Maria che questa sentenza è oggi comune tra i teologi e i dottori. La seguono Vega, Mendoza, Paciuchelli, Segneri, Poiré, Crasset e molti altri dotti autori. Persino il padre Natale di Alessandro, autore peraltro così riservato nelle sue proposizioni, dice anch'egli essere volontà di Dio che noi aspettiamo tutte le grazie per l'intercessione di Maria. « Dio vuole - sono le sue parole - che ogni bene che speriamo da lui ci sia concesso per l'intercessione della Vergine Madre, quando la invochiamo come si conviene ». E a conferma della sua asserzione, cita il celebre passo di san Bernardo: « E volontà di Dio che tutto ci sia concesso per mezzo di Mana ». Vincenzo Contenson esprime lo stesso pensiero. Spiegando le parole dette da Gesù Cristo in croce a san Giovanni: « Ecco tua madre », egli scrive: « Come se dicesse: Nessuno sarà partecipe del mio sangue, se non per intercessione della Madre mia. Le mie ferite sono sorgenti di grazie; ma a nessuno perverranno questi torrenti, se non per mezzo di Maria. Giovanni, mio discepolo, tanto da me sarai amato, quanto tu l'amerai ». Questa proposizione, cioè che tutto il bene che riceviamo dal Signore ci viene per mezzo di Maria, non piace molto a un certo autore moderno, il quale peraltro, sebbene tratti con molta pietà e sapienza della vera e della falsa devozione, tuttavia parlando della devozione verso la divina Madre, si è dimostrato molto avaro nell'accordarle questa gloria, che non hanno avuto scrupolo a riconoscerle diversi santi come Germano, Anselmo, Giovanni Damasceno, Bonaventura, Antonino, Bernardino da Siena, il venerabile abate di Selles e tanti altri dottori, i quali non hanno avuto difficoltà a dire che per la suddetta ragione l'intercessione di Maria non solo è utile, ma necessaria. Quest'autore dice che una tale proposizione, cioè che Dio non faccia alcuna grazia se non per mezzo di Maria, e un iperbole e un'esagerazione sfuggita al fervore di alcuni santi ma che, propriamente parlando, significa semplicemente che da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, per i cui meriti riceviamo poi tutte le grazie. Altrimenti, conclude, sarebbe errore il credere che Dio non ci potesse concedere le grazie senza l'intercessione di Maria, poiché san Paolo dice che noi riconosciamo un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Gesù Cristo (1Tm 2,5). Tali sono le idee di quest'autore. Ma come egli stesso ci insegna nel suo libro, altro è la mediazione di giustizia per via di merito, altro la mediazione di grazia per via di preghiere. Altro è il dire che Dio non possa, altro che Dio non voglia concedere le grazie senza l'intercessione di Maria. Noi confessiamo che Dio è la fonte di ogni bene e il Signore assoluto di tutte le grazie e che Maria non è che una pura creatura la quale riceve da Dio gratuitamente tutto quello che ottiene. Ma chi mai può negare quanto sia ragionevole e conveniente affermare che Dio voglia che tutte le grazie concesse alle anime redente passino e si dispensino attraverso le mani di lei, per esaltare questa incomparabile creatura, che più di tutte le altre creature lo ha onorato e amato durante la sua vita e che egli ha eletto come Madre del Figlio suo, nostro comun Redentore? Noi confessiamo, conformemente alla distinzione fatta sopra, che Gesù Cristo è l'unico mediatore di giustizia, che con i suoi meriti ci ottiene le grazie e la salvezza, ma diciamo che Maria è mediatrice di grazia e che, se tutto ciò che ottiene l'ottiene per i meriti di Gesù Cristo e perché prega e lo domanda in nome di Gesù Cristo, nondimeno tutte le grazie che noi chiediamo, le riceviamo per mezzo della sua intercessione. In ciò non vi è certamente nulla di contrario ai sacri dogmi, anzi tutto è conforme ai sentimenti della Chiesa, che nelle pubbliche preghiere da lei approvate ci insegna a ricorrere continuamente a questa divina Madre e ad invocarla: « Salute degli infermi, rifugio dei peccatori, aiuto dei cristiani, vita, speranza nostra ». La stessa santa Chiesa nell'officio che fa recitare nelle festività della Vergine, applicando a lei le parole della Sapienza, ci fa capire che in Maria troveremo ogni speranza: « In me ogni speranza di vita e di virtù »; in Maria ogni grazia: « In me ogni grazia di via e di verità » (Eccli [= Sir] 24,25 Volg.). In Maria insomma troveremo la vita e la salvezza eterna: « Chi mi avrà trovato, avrà trovato la vita e riceverà la salute dal Signore » (Pro 8,35). E altrove: « Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna » (Eccli [= Sir] 24,30-31 Volg.). Tutte queste parole ci dicono la necessità che abbiamo dell'intercessione di Maria. In questo sentimento ci confermano molti teologi e santi padri che lo hanno espresso. Infatti non è giusto dire, come fa l'autore suddetto, che per esaltare Maria essi si siano lasciati sfuggire iperboli ed esagerazioni. L'esagerare e il proferire iperboli è oltrepassare i limiti del vero, il che non si può dire dei santi, che hanno parlato con lo spirito di Dio, il quale è spirito di verità. Mi si permetta qui una breve digressione per esprimere un mio sentimento. Quando un'opinione onora in qualche modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche l'opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere annoverato fra coloro che credono pienamente e fermamente tutto ciò che senza errore si può credere delle grandezze di Maria. Secondo l'abate Ruperto, « credere fermamente alle sue grandezze » è uno degli omaggi più graditi alla nostra Madre 51 Del resto, per toglierci il timore di eccedere nelle nostre lodi basti l'opinione di sant'Agostino, il quale afferma che tutto ciò che diciamo in lode di Maria època cosa rispetto a quel che ella merita per la sua dignità di Madre di Dio. E la santa Chiesa fa leggere nella messa della beata Vergine: « Sei infatti beata e degnissima di ogni lode, o santa Vergine Maria » Ma torniamo al punto e vediamo quello che i santi dicono a questo proposito. San Bernardo afferma che Dio ha riempito Maria di tutte le grazie affinché gli uomini, per mezzo di lei, come da un canale, ricevessero quanto viene loro di bene: « Un acquedotto sempre pieno, affinché tutti ricevano dalla sua pienezza ». Inoltre il santo fa un'importante riflessione al riguardo e dice che, se prima della nascita della santa Vergine non vi fu per tutti questa corrente di grazia, è perché non vi era ancora questo acquedotto. « Ma, aggiunge, Maria è stata data al mondo affinché per mezzo di lei, come da un canale, arrivassero continuamente da Dio agli uomini i doni celesti » Come Oloferne per conquistare la città di Betulia ordinò che si rompessero gli acquedotti (Gdt 7,6-13), così il demonio cerca con ogni mezzo di far perdere alle anime la devozione verso Maria perché, chiuso questo canale di grazie, gli riesce poi facilmente d'impadronirsi di esse. San Bernardo riprende: « Guardate, o anime, con quale affetto e devozione il Signore vuole che noi onoriamo la nostra regina ricorrendo sempre con fiducia alla sua protezione, poiché ha posto in lei la pienezza di ogni bene affinché ormai tutto quanto abbiamo di speranza, di grazia e di salvezza, riconosciamo che tutto ci viene dalle mani di Maria ». Ugualmente dice sant'Antonino: « Per mezzo di lei è sceso dal cielo tutto ciò che la terra ha ricevuto di grazia». Perciò Maria è paragonata alla luna. Dice san Bonaventura che, come la luna sta tra il sole e la terra e quel che dal sole riceve lo rifonde alla terra, così la Vergine regina, posta tra Dio e gli uomini, riceve le celesti influenze della grazia per trasfonderle a noi su questa terra. Perciò la Chiesa la chiama « Porta felice del cielo ». San Bernardo spiega che, come ogni rescritto di grazia che viene mandato dal re passa per la porta della sua reggia, così « nessuna grazia discende dal cielo sulla terra se non passa per le mani di Maria ». San Bonaventura aggiunge che Maria viene chiamata porta del cielo perché nessuno può entrare in cielo se non passa per Maria che ne è la porta. Nello stesso sentimento ci conferma san Girolamo -o secondo altri un antico autore del sermone dell'Assunzione inserito tra le sue opere - il quale dice che in Gesù Cristo fu la pienezza della grazia come nel capo, da cui poi si diffondono alle sue membra, che siamo noi, tutti gli spiriti vitali, cioè gli aiuti divini necessari per conseguire la salvezza eterna. In Maria poi fu anche la stessa pienezza come nel collo che la distribuisce alle membra. Lo stesso pensiero è espresso da san Bernardino da Siena, il quale dice che per mezzo di Maria si trasmettono ai fedeli, che sono il corpo mistico di Gesù Cristo, tutte le grazie della vita spirituale che discendono da Gesù loro capo. San Bonaventura ce ne dice la ragione: « Essendosi Dio compiaciuto di abitare nel seno di questa santa Vergine, non temo di affermare che ella ha acquisito una certa giurisdizione sopra tutte le grazie, poiché da questo seno purissimo, come da un oceano celeste, sono usciti con Gesù tutti i fiumi dei doni divini ». Lo stesso pensiero esprime con termini più chiari san Bernardino da Siena: « Dal tempo in cui la Vergine Madre concepi nel suo seno il Verbo divino, ha acquisito per così dire un diritto speciale sui doni che a noi procedono dallo Spirito Santo, in modo che nessuna creatura ha poi ricevuto da Dio alcuna grazia se non per mezzo di Maria e dalle sue mani ». Così appunto viene interpretato da un autore quel passo di Geremia in cui parlando dell'Incarnazione del Verbo e di Maria sua madre, il profeta dice che una donna doveva circondare quest'Uomo-Dio (Ger 31,22 Volg.). Quest'autore spiega: « Come dal centro di un circolo non esce nessuna linea che non passi per la circonferenza che lo circonda, così da Gesù, che è il centro di ogni bene, nessuna grazia può venirci se non per mezzo di Maria, che lo ha circondato dopo averlo ricevuto nel suo seno ». San Bernardino da Siena dice che « perciò tutti i doni, tutte le virtù e tutte le grazie sono dispensate per mano di Maria a quelli che ella vuole, quando vuole e come vuole ». Allo stesso modo Riccardo di san Lorenzo dice che « Dio vuole che quanto di bene fa alle sue creature, tutto passi per le mani di Maria ». Il venerabile abate di Selles esorta dunque a ricorrere a colei che egli chiama « Tesoriera delle grazie », poiché solo per suo mezzo il mondo e tutti gli uomini possono ricevere tutto il bene che possono sperare. Dal che si vede chiaramente che i santi e gli autori citati, affermando che tutte le grazie ci vengono per mezzo di Maria, non hanno inteso dire ciò solamente perché da 'Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, che è la fonte di ogni bene, come pretende l'autore suddetto, ma ci assicurano che Dio, dopo averci donato Gesù Cristo, vuole che tutte le grazie che da allora sono state dispensate, che lo sono ancora adesso e lo saranno sino alla fine del mondo, siano tutte dispensate attraverso le mani e per l'intercessione di Maria. Il padre Suarez conclude dunque: « È oggi sentimento universale della Chiesa che l'intercessione della santa Vergine ci è non soltanto utile, ma necessaria ». Necessaria, come abbiamo detto, non di necessità assoluta, perché solamente la mediazione di Gesù Cristo ci è assolutamente necessaria; ma di necessità morale, poiché, secondo il pensiero della Chiesa espresso da san Bernardo, Dio ha determinato che nessuna grazia sia dispensata a noi se non per mano di Maria. E prima di san Bernardo, sant'Ildefonso si era rivolto alla Vergine dicendo: « O Maria, il Signore ha decretato di raccomandare alle tue mani tutti i beni che egli ha disposto di dare agli uomini e perciò a te ha affidato tutti i tesori e le ricchezze delle grazie ». Per questo san Pier Damiani dice che Dio non volle farsi uomo se non col consenso di Maria; anzitutto affinché noi tutti le fossimo sommamente obbligati, poi affinché comprendessimo che da lei dipende la salvezza di tutti. Isaia (11,1-3) aveva profetizzato la nascita di Maria e quella del Verbo incarnato che doveva nascere da lei come un fiore: « Una verga spunterà dal tronco di lesse, un fiore dalle sue radici, su di lui si poserà lo Spirito del Signore ». Meditando su queste parole san Bonaventura esclama: « Chiunque desidera ottenere la grazia dello Spirito Santo, cerchi il fiore nella verga, cioè Gesù in Maria, poiché attraverso la verga si arriva al fiore e attraverso il fiore si arriva a Dio ». E aggiunge: « Se vuoi avere questo fiore, cerca con le preghiere d'inclinare a tuo favore la verga del fiore e l'otterrai ». D'altra parte a proposito delle parole: « Trovarono il bambino con Maria sua madre » (Mt 2,11), il santo dice: « Non si troverà mai Gesù se non con Maria e per mezzo di Maria ». E conclude: « Invano cerca Gesù chi non cerca di trovarlo insieme con Maria ». Così sant'Ildefonso diceva: « Io voglio essere servo del Figlio e poiché non lo sarà mai chi non è servo della Madre, ambisco al servizio di Maria».

Esempio
Il Belluacense (Vincenzo di Beauvais) e il Cesario narrano che un giovane nobile che il padre aveva lasciato ricco, essendosi ridotto per i suoi vizi così povero che doveva mendicare, si allontanò dalla patria per andare a vivere con minor vergogna in un paese lontano dove non fosse conosciuto. Durante il viaggio incontrò un vecchio servo di suo padre il quale, vedendolo così afflitto per la povertà in cui era caduto, gli disse di farsi coraggio perché voleva presentarlo a un principe molto generoso che lo avrebbe provveduto di tutto. Ma il vecchio servo era un empio stregone. Un giorno, prese con sé il povero giovane e lo portò attraverso un bosco fino a uno stagno dove cominciò a parlare con una persona che non si vedeva; sicché il giovane gli domandò con chi parlasse. Rispose: « Con il demonio ». Vedendo il giovane spaventato, gli disse di non temere e seguitò a parlare con il demonio: « Signore, questo giovane è ridotto in miseria estrema e vorrebbe ritornare nella sua condizione originaria ». « Se vorrà ubbidirmi, rispose lo spirito del male, lo renderò più ricco di prima; ma anzitutto deve rinnegare Dio ». A queste parole il giovane inorridì, ma poi, istigato da quel maledetto mago, rinnegò Dio. « Non basta, riprese il demonio; bisogna che rinneghi anche Maria. Da lei infatti derivano le nostre maggiori perdite. Quante anime toglie dalle nostre mani, le riconduce a Dio e le salva! ». « Questo no! rispose il giovane. Non rinnegherò la Madre mia che è tutta la mia speranza. Preferisco piuttosto andar mendicando per tutta la vita ». E si allontanò da quel luogo. Mentre se ne ritornava, si trovò a passare davanti a una chiesa « Ma quest'ingrato, Madre mia, mi ha rinnegato ». Vedendo però che la Madre non cessava di pregarlo, rispose infine: « Madre, io non ti ho negato mai niente; sia perdonato, poiché tu me lo chiedi ». Un uomo, che aveva comperato i beni di quel dissipatore, assisteva segretamente a questa scena. Avendo visto la misericordia di Maria verso quel peccatore, gli diede per moglie la sua unica figlia e lo nominò erede di tutti i suoi averi. Così il giovane per mezzo di Maria ricuperò la grazia di Dio e anche i beni temporali.

Preghiera
Anima mia, vedi che bella speranza di salvezza e di vita eterna ti dona il Signore nell'averti dato, per sua misericordia, fiducia nella protezione di sua Madre, dopo che tu per i tuoi peccati hai meritato tante volte la sua disgrazia e l'inferno. Ringrazia dunque il tuo Dio e ringrazia la tua protettrice Maria, che si è degnata di prenderti sotto il suo manto, come ti dimostrano le tante grazie che per suo mezzo hai ricevuto. Sì, ti ringrazio, amorevole Madre mia, di tutto il bene che hai fatto a me sciagurato, degno dell'inferno. Mia regina, da quanti pericoli mi hai liberato! Quanta luce e quanta misericordia mi hai ottenuto da Dio! Quale grande bene o quale grande onore hai ricevuto da me per esserti così impegnata a beneficarmi? Tu non hai ascoltato che la tua bontà. Anche se dessi per te il sangue e la vita, sarebbe poca cosa rispetto alla riconoscenza che ti devo per avermi liberato dalla morte eterna. Tu mi hai fatto riacquistare, come spero, la grazia divina; da te insomma riconosco di aver ricevuto tutto. Mia amabile regina, io misero non posso far altro che lodarti sempre e amarti. Degnati di accettare l'affetto di un povero peccatore, conquistato dalla tua bontà. Se il mio cuore è indegno di amarti, perché pieno di brutture e di affetti terreni, dipende da te cambiarlo, cambialo tu. Legami tu al mio Dio, legami così fortemente che io non possa separarmi mai più dal suo amore. Questo tu mi chiedi, che io ami il tuo Dio; questo io ti chiedo: ottienimi di amarlo, di amarlo sempre e non desidero altro. Amen.

2. Seguito dello stesso argomento
San Bernardo dice che come un uomo e una donna hanno cooperato alla nostra rovina, così fu conveniente che un altro uomo e un'altra donna cooperassero alla nostra riparazione: Gesù e Maria sua Madre. Senza dubbio, dice il santo, Gesù Cristo da solo sarebbe stato pienamente sufficiente per redimerci, ma « fu più conveniente che alla nostra redenzione collaborassero l'uno e l'altro sesso, non essendo stato estraneo alla nostra perdizione né l'uno né l'altro ». Perciò il beato Alberto Magno chiama Maria la « cooperatrice della redenzione ». La santa Vergine stessa rivelò a santa Brigida che, come Adamo ed Eva vendettero il mondo per una mela, così ella e il Figlio riscattarono il mondo con un solo cuore. Sant'Anselmo conferma: « Dio ha potuto creare il mondo dal nulla, ma essendosi perduto il mondo per il peccato, Dio non ha voluto ripararlo senza la cooperazione di Maria ». Il padre Suarez spiega che la divina Madre ha cooperato in tre modi alla nostra salvezza: in primo luogo con l'aver meritato, con merito di convenienza (de congruo), l'incarnazione del Verbo. In secondo luogo, con il suo zelo a pregare per noi, mentre viveva su questa terra; infine con l'offrire a Dio il sacrificio della vita del Figlio per la nostra salvezza. Perciò il Signore ha stabilito che avendo Maria cooperato con tanto amore verso gli uomini e con tanta gloria per Dio alla redenzione di tutti, tutti poi per mezzo della sua intercessione ottengano la salvezza. « Maria viene chiamata la cooperatrice della nostra giustificazione perché Dio ha affidato a lei tutte le grazie che vengono dispensate a noi ». Perciò san Bernardo la proclama universale mediatrice della salvezza: « Tutti quelli che ci hanno preceduto, noi che esistiamo e quelli che seguiranno dobbiamo tutti rivolgere i nostri sguardi verso Maria, come verso il centro e il punto culminante di tutti i secoli ». Disse Gesù Cristo: « Nessuno può venire a me se il Padre non lo attira » (Gv 6,44). Così pure, secondo Riccardo di san Lorenzo, Gesù dice di sua Madre: « Nessuno viene a me se la madre mia non lo attira con le sue preghiere ». Gesù fu frutto di Maria, come le disse santa Elisabetta: « Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno » (Lc 1,42). Chi vuole il frutto, deve andare all'albero. Chi vuole dunque Gesù, deve andare a Maria e chi trova Maria trova certamente anche Gesù. Santa Elisabetta, quando vide la santa Vergine che era andata a visitarla nella sua casa, non sapendo come ringraziarla, esclamò umilmente: « A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? » (Lc 1,43). Ma come? Non sapeva santa Elisabetta che non solo Maria, ma anche Gesù era venuto nella sua casa? Perché poi si dice indegna di ricevere la Madre e non piuttosto di vedere il Figlio venuto a trovarla? Il fatto è che la santa comprendeva che quando viene Maria, porta anche Gesù e perciò le bastò ringraziare la Madre senza nominare il Figlio. « E come la nave di un mercante, che fa venire da lontano il suo pane » (Pro 31,14). Maria fu questa felice nave che dal cielo portò a noi Gesù Cristo, pane vivo, disceso dal cielo per dare a noi la vita eterna: « Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se qualcuno mangia di questo pane, vivrà in eterno » (Gv 6,51). Riccardo di san Lorenzo scrive: « Nel mare di questo mondo si perderanno tutti coloro che non saranno ricevuti in questa nave », cioè non protetti da Maria. « Perciò, ogni volta che ci vediamo in pericolo di perderci per le tentazioni e le passioni della vita presente, dobbiamo ricorrére a Maria gridando: Presto, Signora, aiutaci, salvaci se non vuoi vederci perduti ». Si noti qui per inciso che Riccardo di san Lorenzo non dubita che si possa dire a Maria: « Salvaci, siamo perduti », come fa difficoltà l'autore più volte citato nel paragrafo precedente, il quale proibisce di poter dire alla Vergine che ci salvi, poiché, secondo lui, il salvarci spetta solo a Dio. Ma se un condannato a morte può chiedere a un favorito del re che lo salvi intercedendo presso il principe affinché gli faccia grazia della vita, perché non possiamo noi dire alla Madre di Dio che ci salvi ottenendoci la grazia della vita eterna? San Giovanni Damasceno non esitava a dire alla Vergine: « Regina immacolata e pura, salvami, liberami dalla dannazione eterna ». San Bonaventura chiamava Maria: « Salvezza di quelli che ti invocano ». La santa Chiesa approva che la si invochi « Salute degli infermi ». E noi ci faremo scrupolo di chiederle che ci salvi, dal momento che, come dice un autore, « a nessuno se non per mezzo suo si apre il cammino della salvezza ». Già prima san Germano aveva esclamato: « Nessuno sarà salvo se non per mezzo tuo ». Ma vediamo altre parole dei santi sulla necessità che abbiamo dell'intercessione della divina Madre. Diceva il glorioso san Gaetano che noi possiamo chiedere le grazie, ma non potremo mai ottenerle senza l'intercessione di Maria. Sant'Antonino lo confermava con queste belle parole: « Chi domanda e vuole ottenere le grazie senza l'intercessione di Maria, pretende di volare senza le ali ». Come Faraone disse a Giuseppe: « La terra d'Egitto è nelle tue mani » (Gn 47,6) e mandava da Giuseppe tutti coloro che ricorrevano a lui per soccorso: « Andate da Giuseppe » (Gn 41,55), così Dio, quando noi gli chiediamo le grazie, ci manda da Maria: « Andate da Maria ». Egli infatti, dice san Bernardo, « ha decretato di non concedere alcuna grazia se non per mano di Maria ». Perciò Riccardo di san Lorenzo osserva: « La nostra salvezza è nelle mani di Maria, sicché con maggior ragione che gli Egiziani a Giuseppe, noi cristiani possiamo dire: "La nostra salvezza è nelle sue mani" ». Anche Raimondo Giordano, il venerabile Idiota, dice: « La nostra salvezza è nelle sue ma». Con maggior forza Cassiano asserisce: « Tutta la salvezza del mondo sta nella moltitudine dei favori di Maria ». Egli afferma dunque che la salvezza di tutti consiste nell'essere favoriti e protetti da Maria. Chi è protetto da Maria si salva; chi non è protetto, si perde. San Bernardino da Siena le dice: « Tu sei la dispensatrice di tutte le grazie: la nostra salvezza è nelle tue mani » e da te dipende. Perciò Riccardo di san Lorenzo aveva ragione di dire che come una pietra cade appena viene tolta la terra che la sostiene, così un anima, tolto l'aiuto di Maria, cadrà prima nel peccato e poi nell'inferno. San Bonaventura aggiunge che Dio non ci salverà senza l'intercessione di Maria e continua: « Come un bambino senza la nutrice non può vivere, così senza la nostra regina non si può avere la salvezza ». Conclude dunque esortando: « Che l'anima tua abbia sete di devozione a Maria; conservala sempre e non lasciarla, finché tu non abbia ricevuto in cielo la sua materna benedizione». Ascoltiamo le belle parole di san Germano: « Nessuno arriva alla conoscenza di Dio se non per mezzo tuo, Maria santissima; nessuno si salva se non per mezzo tuo, Madre di Dio; nessuno sarebbe libero dai pericoli se non fosse per te, Vergine madre; nessuno riceverebbe alcuna grazia da Dio se non fosse per te, piena di grazia ». E altrove san Germano le dice: « Se tu non gli aprissi la via, nessuno sarebbe libero dai morsi della carne e del peccato ». Come abbiamo accesso presso l'eterno Padre soltanto per mezzo di Gesù Cristo, così, dice san Bernardo, noi abbiamo accesso presso Gesù Cristo soltanto per mezzo di Maria. Il Signore, prosegue san Bernardo, ha determinato che ci salviamo tutti per intercessione di Maria affinché per mezzo di Maria ci riceva quel Salvatore che per mezzo di lei è stato a noi donato e perciò il santo la chiama madre della grazia e della nostra salvezza « Che ne sarà di noi, riprende san Germano, quale speranza ci rimarrà di salvarci se ci abbandoni, Maria, tu che sei la vita dei cristiani? » Ma, replica l'autore moderno di cui abbiamo parlato, se tutte le grazie passano per le mani di Maria, quando noi imploriamo l'intercessione dei santi, devono essi ricorrere alla mediazione di Maria per ottenerci le grazie? Questo, nessuno lo crede né lo ha mai sognato. In quanto al crederlo, rispondo che in ciò non vi può essere alcun errore o inconveniente. Quale inconveniente vi sarà nel dire che Dio per onorare sua Madre, che ha costituito regina dei santi, volendo che tutte le grazie siano dispensate per mano di lei voglia anche che i santi stessi ricorrano a lei per ottenere grazie ai loro devoti? In quanto poi al dire che nessuno lo ha mai sognato, io trovo che l'hanno asserito espressamente san Bernardo, sant'Anselmo, san Bonaventura, il padre Suarez e altri. « Invano, dice san Bernardo, si pregherebbero gli altri santi per ottenere qualche grazia, se Maria non intervenisse ». Così un autore spiega questo passo di Davide: « I ricchi del popolo cercano il tuo volto » (Sal 44,13). I ricchi del grande popolo di Dio sono i santi, i quali quando vogliono impetrare qualche grazia per i loro devoti si raccomandano a Maria per ottenerla. Giustamente, dice il padre Suarez, noi preghiamo i santi che siano i nostri intercessori presso Maria, loro signora e regina: « Non ci rivolgiamo ai santi perché uno di loro interceda a nostro favore presso un altro, perché sono tutti uguali. Ma possono intercedere presso la Vergine come loro signora e regina ». Il padre Marchese racconta che san Benedetto apparve un giorno a santa Francesca Romana e prendendola sotto la sua protezione le promise di essere suo avvocato presso la divina Madre. A conferma di ciò, sant'Anselmo così parla alla Vergine: « Quello che possono ottenere le intercessioni di tutti questi santi uniti con te, puoi ben ottenerlo da sola, senza il loro aiuto. Perché, seguita a dire il santo, tu sola hai tanta potenza? Perché tu sola sei la Madre del nostro comune Salvatore, la sposa di Dio, la regina universale del cielo e della terra. Se tu non parli per noi, nessun santo pregherà per noi e ci aiuterà. Ma se tu vorrai pregare per noi, tutti i santi si faranno premura di supplicare per noi il Signore e di soccorrerci » « Il giro del cielo da sola ho percorso » (Eccli [= Sir] 24,8 Volg.). Nel suo libro Divoto di Maria, il padre Segneri, con la santa Chiesa, applica a Maria queste parole della Sapienza e dice che come la prima sfera con il suo movimento fa muovere tutte le altre, così quando Maria si mette a pregare per un' anima fa sì che tutto il paradiso si metta a pregare con lei. «Anzi, dice san Bonaventura, quando la santa Vergine avanza verso il trono di Dio per intercedere in nostro favore, comanda con la sua autorità di regina agli angeli e ai santi che l'accompagnino e uniscano insieme alla sua le loro preghiere all'Altissimo» Comprendiamo così la ragione per cui la santa Chiesa ci impone di invocare e salutare la divina Madre col grande nome di Speranza nostra: Spes nostra, salve. Lutero diceva di non poter sopportare che la Chiesa romana chiamasse Maria, una creatura, la nostra speranza, la nostra vita. Egli diceva infatti che solo Dio e Gesù Cristo, come nostro mediatore, sono la nostra speranza e che Dio maledice invece chi ripone la propria speranza nella creatura, secondo le parole di Geremia: « Maledetto l'uomo che confida nell'uomo » (Ger 17,5). Ma la Chiesa ci insegna a invocare sempre Maria e a chiamarla nostra speranza, Spes nostra, salve. Chi ripone la sua speranza nella creatura indipendentemente da Dio, questi certamente viene maledetto da lui, poiché Dio è l'unica fonte e il dispensatore di ogni bene e la creatura senza di lui non ha niente né può dare niente. Ma se, come abbiamo dimostrato, il Signore ha disposto che tutte le grazie passino per le mani di Maria come per un canale di misericordia, possiamo, anzi dobbiamo affermare che Maria è la nostra speranza, per mezzo di cui riceviamo le grazie divine. Perciò san Bernardo esclamava: « Figlioli, in lei è la mia più grande fiducia, in lei tutto il fondamento della mia speranza ». E san Giovanni Damasceno così parlava alla santa Vergine: « Mia regina, in te ho posto tutta la mia speranza e con gli occhi fissi su di te da te attendo la mia salvezza ». San Tommaso dice che Maria è tutta la nostra speranza di vita. Sant'Efrem esclama: « Vergine fedele, se vuoi vederci salvi, accoglici sotto le ali della tua misericordia, poiché non abbiamo altra speranza di salvarci che per mezzo tuo » Concludiamo dunque con san Bernardo: « Procuriamo di venerare con tutti gli affetti del cuore la nostra divina Madre, poiché è volontà di Dio che noi riceviamo tutto il bene per mano di Maria ». Perciò il santo ci esorta: ogni volta che desideriamo e domandiamo qualche grazia, raccomandiamoci a Maria e confidiamo di ottenerla per mezzo suo. Poiché « se sei indegno di ricevere la grazia desiderata, meriterà di ottenerla Maria che la chiederà a tuo favore ». San Bernardo ammonisce quindi: « Se non vuoi avere un rifiuto da parte di Dio, per tutto ciò che gli offri di opere o di preghiere, ricordati di raccomandarlo a Maria ».

Esempio
È famosa la storia di Teofilo scritta da Eutichiano, patriarca di Costantinopoli, che fu testimone oculare del fatto qui narrato e che è confermata da san Pier Damiani, da san Bernardo, san Bonaventura, sant'Antonino e altri citati dal padre Crasset. Teofilo era arcidiacono della chiesa di Adana, città della Cilicia. Era tanto stimato che il popolo lo voleva come suo vescovo, ma egli rifiutò per umiltà. In seguito però ad accuse di alcuni calunniatori, egli fu deposto dalla sua carica e ne provò un tale dolore che, accecato dalla passione, andò a trovare un mago ebreo il quale lo fece incontrare con Satana, perché lo aiutasse nella sua disgrazia. Il demonio rispose che se voleva il suo aiuto doveva rinunziare a Gesù e a Maria sua Madre e consegnargli l'atto di rinunzia scritto di propria mano. Teofilo scrisse l'atto esecrando. Il giorno seguente il vescovo, avendo saputo il torto che gli era stato fatto, gli chiese perdono e lo reintegrò nella sua carica. Allora Teofilo, lacerato dai rimorsi per l'enorme peccato commesso, non faceva altro che piangere. Se ne va quindi in una chiesa, si butta piangendo ai piedi di un'immagine di Maria e dice: « Madre di Dio, io non mi voglio disperare, poiché tu sei così pietosa e mi puoi aiutare ». Passò così quaranta giorni a piangere e a pregare la santa Vergine.
Ed ecco che una notte la Madre di misericordia gli appare e gli dice: « Teofilo, che hai fatto? Hai rinunziato all'amicizia mia e di mio Figlio e per chi? Per il nemico mio e tuo ». « Signora, rispose Teofilo, ci devi pensare tu a perdonarmi e a farmi perdonare da tuo Figlio ». Allora Maria, vedendo la sua fiducia, gli disse: « Fatti coraggio, perché voglio pregare Dio per te ». Rianimato da queste parole Teofilo raddoppiò le lacrime, le penitenze e le preghiere, rimanendo davanti a quell'immagine. Ed ecco che Maria gli comparve di nuovo e con aria gioiosa gli disse: « Teofilo, rallègrati; ho presentato le tue lacrime e le tue preghiere a Dio. Egli le ha accettate e già ti ha perdonato, ma da oggi in poi sii grato e fedele a lui ». « Signora, replicò Teofilo, ciò non mi basta per essere pienamente consolato; il demonio ha ancora in mano sua quell'atto esecrando in cui ho rinunziato a te e a tuo Figlio. Tu puoi farmelo restituire ». Tre giorni dopo Teofilo si sveglia di notte e si trova sul petto lo scritto. L'indomani, mentre il vescovo stava in chiesa alla presenza di una grande folla, Teofilo andò a gettarsi ai suoi piedi, gli narrò tutto il fatto piangendo dirottamente e gli consegnò l'infame scritto, che il vescovo fece subito bruciare davanti a tutta la gente che piangeva di gioia, esaltando la bontà di Dio e la misericordia di Maria verso quel misero peccatore. Teofilo ritornò nella chiesa della Vergine e li dopo tre giorni morì serenamente, ringraziando Gesù e la sua santa Madre.

Preghiera
O regina e madre di misericordia, che dispensi le grazie a tutti coloro che ricorrono a te, con tanta liberalità perché sei regina e con tanto amore perché sei la nostra amorevole madre, a te oggi mi raccomando io così povero di meriti e così carico di debiti verso la giustizia divina. Maria, tu detieni la chiave di tutte le misericordie divine; non ti scordare delle mie miserie, non mi lasciare nella mia così grande povertà. Tu sei così generosa con tutti, pronta a dare più di quello che ti si chiede, sii così anche con me. Signora, proteggimi: è tutto ciò che ti domando. Se tu mi proteggi, io non temo nulla. Non temo i demoni, perché tu sei più potente di tutto l'inferno; non temo i miei peccati, perché basterà una parola detta da te a Dio per ottenermene il perdono generale. Non temo neppure, se ho il tuo favore, la collera di Dio, poiché a una tua preghiera egli subito si placa. Insomma, se tu mi proteggi, io spero tutto, perché tu puoi tutto. Madre di misericordia, io so che tu trovi il tuo piacere e la tua gloria nell'aiutare i più miserabili quando, non trovandoli ostinati nel male, li puoi aiutare. Io sono peccatore, ma non sono ostinato; voglio cambiare vita. Tu dunque puoi aiutarmi: aiutami e salvami. Oggi mi metto tutto nelle tue mani. Dimmi che cosa devo fare per piacere a Dio, perché lo voglio fare e con il tuo aiuto spero di farlo, Maria, Maria, madre, luce, consolazione, rifugio e speranza mia. Amen, amen, amen.


CAPITOLO VI

EIA ERGO, ADVOCATA NOSTRA
Orsù dunque, avvocata nostra

1. Maria è un’avvocata tanto potente da salvare tutti
L'autorità che le madri hanno sui figli è così grande che, anche se questi sono monarchi e hanno dominio assoluto su tutte le persone dei loro regni, mai però le madri possono diventare suddite dei loro figli. E’ vero che Gesù siede ora in cielo alla destra del Padre, anche come uomo, come spiega san Tommaso, in ragione dell'unione ipostatica con la persona del Verbo, e che ha il supremo dominio sopra tutte le creature, compresa Maria; tuttavia sarà sempre vero che un tempo, quando il nostro Redentore visse su questa terra, volle umiliarsi e sottomettersi all'autorità di Maria, come ci attesta san Luca: « Ed era loro sottomesso » (Lc 2,51). Anzi, dice sant'Ambrogio, Gesù Cristo, essendosi degnato di fare di Maria sua madre, come figlio era veramente obbligato ad ubbidirle. Perciò Riccardo di san Lorenzo scrive: « Degli altri santi si dice che essi sono con Dio, ma solo di Maria si può dire che ha avuto un privilegio più grande: non solamente di essere stata sottomessa alla volontà di Dio, ma che Dio stesso si sia sottomesso alla sua volontà ». Lo stesso autore aggiunge: « Mentre delle altre sante vergini si dice che "seguono l'Agnello dovunque egli va" (Ap 14,4), di Maria Vergine può dirsi che l'Agnello seguiva lei su questa terra, poiché, secondo la parola di Luca, "le era sottomesso" (Lc 2,51) ». Diciamo quindi che se Maria in cielo non può più comandare al Figlio, tuttavia le sue preghiere saranno sempre preghiere di madre, perciò molto potenti per ottenere tutto quello che domanda. San Bonaventura afferma: « Maria ha il grande privilegio di essere potentissima presso suo Figlio». Perché? Proprio per la ragione che abbiamo accennato e che esamineremo a lungo piu avanti: perché le preghiere di Maria sono preghiere di una madre. Per questa ragione san Pier Damiani dice alla Vergine: « Ti è stata data ogni potenza in cielo e sulla terra. Tu puoi tutto quello che vuoi, poiché ti è possibile sollevare alla speranza della salvezza anche i disperati ». E aggiunge che quando la Madre va a chiedere per noi qualche grazia a Gesù Cristo - che egli chiama l'altare della misericordia, dove i peccatori ottengono il perdono da Dio -, il Figlio tiene così gran conto delle preghiere di Maria e ha tanto desiderio di accontentarla che, quando ella prega, sembra comandare più che pregare e piu signora che ancella. Così Gesù vuole onorare la sua cara Madre che lo ha tanto onorato durante la sua vita, accordandole subito tutto ciò che domanda e desidera. San Germano lo conferma dicendo alla Vergine: « Madre di Dio, tu sei onnipotente per salvare i peccatori e non hai bisogno d'altra raccomandazione presso Dio, poiché sei la madre della vera vita». « Tutti si sottomettono al comando della Vergine, anche Dio »; con queste parole san Bernardino da Siena non esita a dire che Dio esaudisce le preghiere di Maria come se fossero ordini. Perciò sant'Anselmo così si rivolge a Maria: « Vergine santa, il Signore ti ha innalzato a tal punto che con il suo favore puoi ottenere tutte le grazie possibili ai tuoi devoti » io, poiché, come dice Cosma Gerosolimitano, « la tua protezione è onnipotente ». Sì, riprende Riccardo di san Lorenzo: « Secondo tutte le leggi la regina deve godere degli stessi privilegi del re. Perciò, avendo il figlio e la madre la stessa autorità, dal Figlio onnipotente la Madre è stata resa onnipotente ». In tal modo, dice sant'Antonino, Dio ha posto tutta la Chiesa non solamente sotto il patrocinio, ma anche sotto il dominio di Maria. Dovendo dunque avere la madre la stessa potestà che ha il figlio, a ragione, da Gesù, che è onnipotente, Maria è stata resa onnipotente. Resta però il fatto che, mentre il Figlio è onnipotente per natura, la Madre è onnipotente per grazia. Infatti il Figlio non nega alla Madre niente di quanto ella gli chiede, come fu rivelato a santa Brigida. La santa udì un giorno Gesù che parlando con Maria le disse: « Madre mia, tu sai quanto ti amo; perciò chiedimi quello che vuoi, perché qualsiasi tua domanda non può non essere esaudita da me ». E Gesù ne spiegò mirabilmente la ragione: « Poiché non mi hai negato nulla sulla terra, non ti negherò nulla in cielo ». Come se avesse detto: « Madre, quando eri sulla terra non hai negato niente per amor mio; ora che sono in cielo è giusto che io non neghi niente di quello che tu mi chiedi ». Si dice dunque che Maria è onnipotente nel modo che può intendersi di una creatura, la quale non può possedere un attributo divino. Ella è onnipotente perché con le sue preghiere ottiene tutto quello che vuole. Con ragione, dunque, o nostra grande avvocata, san Bernardo ti dice: « Se tu lo vuoi, tutto avverrà ». E sant' Anselmo: « Qualunque cosa tu voglia, o Vergine, è impossibile che non avvenga ». Basta che tu voglia innalzare il peccatore più perduto a un' alta santità, da te dipende il farlo. A tale proposito il beato Alberto Magno fa parlare così Maria: « Io debbo essere pregata di volere; perché se voglio, è necessario che avvenga ». San Pier Damiani riflette su questa grande potenza di Maria e, pregandola di aver pietà di noi, le dice: « Ti sospinga la tua indole pietosa, la tua potenza; perché quanto più sei potente, tanto più devi essere misericordiosa ». Maria, cara avvocata nostra, poiché hai un cuore così pietoso che non sa guardare i miseri e non compatirli e hai presso Dio un potere tanto grande da salvare tutti quelli che difendi, dégnati di difendere la causa anche di noi miserabili che in te riponiamo tutte le nostre speranze. Se non ti commuovono le nostre preghiere, ti spinga almeno il tuo cuore benigno, ti spinga almeno la tua potenza, poiché Dio te ne ha tanto arricchito affinché quanto più sei potente nel poterci aiutare, tanto più tu sia misericordiosa nel volerci aiutare. Di ciò ci assicura san Bernardo: « Maria èimmensamente ricca in potenza e in misericordia e come la sua carità è onnipotente, così è pietosa nel compatirci e ce lo mostra continuamente con gli effetti ». Fin da quando Maria viveva su questa terra, il suo unico pensiero, dopo la gloria di Dio, era di aiutare i miseri e fin da allora sappiamo che godette il privilegio di essere esaudita in tutto ciò che chiedeva. Lo vediamo nell'episodio delle nozze di Cana di Galilea quando, essendo venuto a mancare il vino, la santa Vergine, presa da pietà per l'afflizione e la confusione di quella famiglia, chiese al Figlio di consolarla con un miracolo: « Non hanno vino ». Gesù rispose: « Che importa a me e a te, o donna? L'ora mia non è ancora venuta » (Gv 2,4). Notiamo bene: il Signore sembra aver negato la grazia alla Madre dicendo: « Che importa, o donna, a me e a te che sia mancato il vino? Ora non conviene che io faccia alcun miracolo, non essendo ancora giunto il tempo, che sarà il tempo della mia predicazione, nel quale devo confermare con i segni la mia dottrina ». Tuttavia Maria, come se il Figlio avesse già accordato la grazia, disse ai servi: « Fate quello che vi dirà », riempite i vasi d'acqua; ora sarete consolati. Infatti Gesù, per compiacere la Madre, mutò quell'acqua in ottimo vino. Ma come? Se il tempo fissato per i miracoli era quello della predicazione, come poteva il miracolo del vino essere anticipato contro il decreto divino? No, risponde sant'Agostino, non si fece nulla contro i decreti divini. Infatti, sebbene, generalmente parlando, non fosse ancora giunto il tempo dei segni, nondimeno, fin dall'eternità Dio aveva stabilito con un altro decreto generale che alla divina Madre non sarebbe mai stato negato nulla di quanto chiedesse. Perciò Maria, ben consapevole di questo suo privilegio, anche se il Figlio sembrava aver respinto la sua domanda, tuttavia disse ai servi di riempire i vasi d'acqua, come se la grazia fosse già concessa. Così intese san Giovanni Crisostomo il quale, a proposito delle parole « Che importa a me e a te, o donna? » dice che, benché Gesù avesse così risposto, tuttavia, per onorare sua Madre, non mancò di ubbidire alla sua domanda. Lo stesso pensiero espresse san Tommaso dicendo che con le parole « l'ora mia non è ancora venuta », Gesù Cristo volle dimostrare che avrebbe differito il miracolo se un altro glielo avesse chiesto, ma poiché glielo chiedeva la Madre, lo fece subito. Lo stesso dicono san Cirillo di Alessandria e san Girolamo, come riferisce Manoel Barradas. Anche Giansenio di Gand a proposito di questo passo di san Giovanni scrive: « Per onorare sua Madre, anticipò il tempo di compiere miracoli ». E’ certo insomma che non vi è nessuna creatura che possa ottenere a noi miseri tante grazie quanto questa buona avvocata, la quale viene onorata da Dio non solo come sua diletta ancella, ma anche come sua vera Madre. Questo appunto le dice Guglielmo di Parigi rivolgendosi a lei. Basta che parli Maria, il Figlio tutto esegue. Parlando con la sposa del Cantico dei cantici, che è Maria, il Signore le dice: « Tu che abiti nei giardini, gli amici sono in ascolto, fammi sentire la tua voce » (Ct 8,13). Gli amici sono i santi, i quali, quando chiedono qualche grazia in favore dei loro devoti, aspettano che la loro regina la domandi a Dio e la ottenga, poiché - come abbiamo detto nel capitolo precedente - nessuna grazia viene dispensata se non per intercessione di Maria. E come intercede Maria? Basta che faccia sentire al Figlio la sua voce: « Fammi sentire la tua voce ». Basta che parli e subito il Figlio l'esaudisce. Guglielmo di Parigi, spiegando il passo suddetto, mostra il Figlio che così parla a Maria: « Tu che abiti nei giardini celesti, intercedi con fiducia per chi vuoi; infatti non posso dimenticare di essere tuo Figlio e pensare di negare qualcosa a te mia Madre. Basta che tu dica una parola e sei ascoltata ed esaudita dal Figlio ». Dice l'abate Goffredo che Maria, benché chieda le grazie pregando, tuttavia prega con una certa autorità di madre. Perciò noi dobbiamo essere sicuri che ella ottenga tutto ciò che desidera e chiede per noi. Valerio Massimo narra che Coriolano, quando assediava Roma, non si lasciò commuovere dalle preghiere dei cittadini e degli amici. Quando però andò a pregarlo sua madre Veturia, egli non poté resistere e subito tolse l'assedio. Ma le preghiere di Maria a Gesù sono tanto più potenti di quelle di Veturia, quanto più questo Figlio è grato ed ama la sua cara Madre. Il padre polacco Giustino da Miechow scrive: « Un sospiro di Maria può più che le preghiere di tutti i santi insieme ». Il demonio stesso, racconta il padre Paciuchelli, fu costretto un giorno, per ordine di san Domenico, a confessare per bocca di un ossesso che un sospiro di Maria vale presso Dio più delle suppliche di tutti i santi uniti insieme. Dice sant'Antonino che le preghiere della santa Vergine, essendo preghiere di una madre, hanno una certa autorità di comando ed è perciò impossibile che ella non sia esaudita. Quindi san Germano così le parla, incoraggiando i peccatori che si raccomandano a questa avvocata: « O Maria, tu hai su Dio l'autorità di una madre e perciò ottieni il perdono anche ai più grandi peccatori, poiché il Signore, trattandoti sempre come sua vera e intemerata Madre, non può non esaudirti ». Santa Brigida udì i santi del cielo dire alla Vergine benedetta: « Che cosa c'è che tu non possa? Ciò che tu vuoi, si fa ». Al che corrisponde quel celebre verso: « Ciò che Dio può con il comando, tu lo puoi, o Vergine, con la preghiera ». « E che! dice sant'Agostino, non è cosa degna della benignità del Signore di onorare così sua Madre, lui che dichiarò di essere venuto non ad abrogare, ma a dare compimento alla legge, la quale fra le altre cose comanda che si onorino i genitori? ». Anzi, aggiunge san Giorgio arcivescovo di Nicomedia, Gesù Cristo, quasi per soddisfare al debito che ha verso la Madre, la quale con il suo consenso gli ha dato l'essere umano, esaudisce tutte le sue domande. E il martire san Metodio esclama: « Rallègrati, o Maria, che hai la gioia di avere per debitore quel Figlio che a tutti dà e niente riceve da nessuno. Tutti noi siamo debitori a Dio di quanto abbiamo, poiché tutto è suo dono; ma per te Dio stesso ha voluto farsi debitore, prendendo da te la carne e facendosi uomo ». Dice sant'Agostino: « La Vergine ha meritato di dare la carne al Verbo divino e di preparare così il prezzo della nostra redenzione, affinché noi fossimo liberati dalla morte eterna; perciò e piu potente di tutti ad aiutarci ad ottenere la salvezza eterna ». San Teofilo, vescovo di Alessandria, che viveva al tempo di san Girolamo, lasciò scritto: « Il Figlio gradisce di essere pregato da sua Madre, perché vuole accordarle tutto ciò che egli accorda per riguardo a lei, e così ricompensare la grazia che ella gli rese rivestendolo della nostra carne ». San Giovanni Damasceno così si ivolge alla Vergine: « Tu dunque, o Maria, essendo Madre di Dio, puoi salvare tutti con le tue preghiere che sono avvalorate dall'autorità di madre » Concludiamo con san Bonaventura, il quale, considerando il grande beneficio che ci ha fatto il Signore dandoci Maria per avvocata, così le dice: « O bontà certamente immensa e ammirabile del nostro Dio, che a noi miseri rei ha voluto concedere te Signora nostra, affinché con la tua potente intercessione tu possa ottenerci quanto vuoi ». E il santo continua: « O mirabile misericordia del nostro Dio, il quale, affinché noi non fuggissimo per la sentenza che verrà data sulla nostra causa, ci ha destinato per avvocata la sua stessa Madre e padrona della grazia!

Esempio
Il padre Razzi, camaldolese, racconta che un certo giovane, essendo morto suo padre, fu mandato dalla madre alla corte di un principe. Nel salutarlo, la madre, che era molto devota a Maria, si fece promettere dal figlio che ogni giorno avrebbe recitato un 'Ave Maria, aggiungendovi queste parole: « Vergine benedetta, aiutami nell'ora della mia morte ». Arrivato a corte, dopo qualche tempo il giovane diventò così dissoluto nei vizi, che il principe fu costretto a mandarlo via. Disperato, non sapendo come vivere, egli si mise allora a fare l'assassino di strada nelle campagne, ma frattanto non smetteva di raccomandarsi alla Madonna, come gli aveva detto la madre. Alla fine fu arrestato e condannato a morte. Mentre era in prigione, il giorno prima di essere giustiziato, pensando al suo disonore, al dolore della madre e alla morte che lo aspettava, piangeva inconsolabile. Vedendolo oppresso da una grande malinconia, il demonio gli apparve in forma di un bel giovane e gli promise che lo avrebbe liberato dalla morte e dal carcere, se avesse fatto quello che gli diceva. Il condannato si dichiarò pronto a far tutto. Allora il finto giovane gli rivelò di essere il demonio venuto in suo aiuto. In primo luogo voleva che rinnegasse Gesù Cristo e i santi sacramenti; e il giovane acconsentì. Il demonio gli chiese inoltre di rinnegare Maria Vergine e di rinunziare alla sua protezione. « Questo non lo farò mai », rispose il giovane e, rivolgendosi a Maria, ripeté la solita preghiera che la madre gli aveva insegnato: « Vergine benedetta, aiutami nell'ora della mia morte ». A queste parole il demonio sparì, ma il giovane rimase molto afflitto per il grande peccato commesso nell'aver rinnegato Gesù Cristo. Ricorse allora alla santa Vergine, la quale gli ottenne un grande dolore per tutti i suoi peccati; perciò egli si confessò con molte lacrime e contrizione. Uscito di prigione per andare al patibolo, il condannato passò davanti a una statua di Maria. La salutò con la solita preghiera: « Vergine benedetta, aiutami nell'ora della mia morte » e sotto gli occhi di tutti la statua chinò la testa e lo risalutò. Commosso, egli chiese di poter baciare i piedi di quell'immagine. I giustizieri erano contrari, ma poi accondiscesero per le rumorose insistenze del popolo. Il giovane si chinò per baciare i piedi della statua; Maria stese il braccio e lo prese per la mano, tenendolo così forte che non fu possibile staccarlo da lì. Alla vista di tale prodigio, tutti cominciarono a gridare: « Grazia, grazia! » e la grazia fu concessa. Ritornato nella sua patria, il giovane si diede a una vita esemplare, continuando ad amare devotamente Maria, che lo aveva liberato dalla morte temporale ed eterna.

Preghiera
O gran Madre di Dio, ti dirò con san Bernardo: « Parla, Signora, perché tuo Figlio ti ascolta e qualunque cosa chiederai, la otterrai ». Parla dunque, parla, o Maria, avvocata nostra, in favore di noi miserabili. Ricòrdati che anche per nostro bene ricevesti tanta potenza e tanta dignità. Dio ha voluto a tal fine farsi tuo debitore prendendo da te l'essere umano, affinché tu potessi a tuo piacimento dispensare ai miseri le ricchezze della divina misericordia. Noi siamo tuoi servi, addetti in modo speciale al tuo servizio e tra questi spero di essere anch'io. Noi ci vantiamo di vivere sotto la tua protezione. Se tu fai del bene a tutti, anche a quelli che non ti conoscono o non ti onorano e che anzi ti oltraggiano e ti bestemmiano, quanto più noi che ti onoriamo, ti amiamo e confidiamo in te dobbiamo sperare dalla tua benignità che va cercando i miseri per soccorrerli! Siamo grandi peccatori, ma Dio ti ha arricchito di pietà e di potenza più grande di ogni nostra iniquità. Tu puoi e vuoi salvarci e noi tanto più vogliamo sperarlo, quanto più ne siamo indegni, per glorificarti maggiormente in cielo, quando vi giungeremo grazie alla tua intercessione. Madre di misericordia, noi ti presentiamo le anime nostre, un tempo mondate e lavate con il sangue di Gesù Cristo, ma poi macchiate con il peccato. A te le presentiamo, pensa tu a purificarle. Ottienici una vera conversione, ottienici l'amore a Dio, la perseveranza, il paradiso. Ti chiediamo grandi cose, ma non puoi tu forse ottenerci tutto? Sono forse troppe rispetto all'amore che Dio ha per te? Ti basta aprire la bocca e pregare tuo Figlio; egli non ti nega nulla. Prega dunque, prega per noi, Maria. Prega: tu sarai certamente esaudita e noi saremo sicuramente salvati

2. Maria è un'avvocata pietosa che non ricusa di difendere le cause dei più miserabili
Sono tanti i motivi che abbiamo di amare questa nostra amorevole regina, che se in tutta la terra si lodasse Maria, se in tutte le prediche si parlasse soltanto di Maria, se tutti gli uomini dessero la vita per Maria, sarebbe poca cosa in considerazione degli omaggi e della gratitudine che le dobbiamo per l'amore tenero che ella porta a tutti gli uomini e anche ai più miserabili peccatori che conservano verso di lei qualche sentimento di devozione. Diceva il venerabile Raimondo Giordano, che per umiltà si faceva chiamare l'Idiota: « Maria non sa non amare chi la ama; anzi non disdegna di arrivare a servire quelli che la servono e, se sono peccatori, impiega tutta la sua potente intercessione ad impetrare loro il perdono dal suo Figlio benedetto. E’ tanta la sua bontà e la sua misericordia, che nessuno, per quanto perduto sia, deve temere di gettarsi ai suoi piedi, poiché ella non respinge nessuno che a lei ricorre. Maria stessa, come nostra amorevole avvocata, offre a Dio le preghiere dei suoi servi, specialmente quelle che le sono rivolte; poiché come il Figlio intercede per noi presso il Padre, così ella intercede per noi presso il Figlio e non cessa di trattare presso l'uno e l'altro la grande causa della nostra salvezza e di ottenerci le grazie che noi domandiamo ». Con ragione dunque il beato Dionisio Cartusiano chiama la santa Vergine « l'unico rifugio dei perduti, la speranza dei miseri, l'avvocata di tutti i peccatori che a lei ricorrono». Ma se mai si trovasse un peccatore che, senza dubitare della potenza di Maria, diffidasse della sua pietà, temendo che ella non voglia aiutarlo per la gravità delle sue colpe, san Bonaventura gli fa coraggio dicendogli: « Grande e singolare è il privilegio che ha Maria presso il Figlio, di ottenere con le sue preghiere tutto quello che vuole. Ma che gioverebbe a noi questa grande potenza di Maria, se ella non si prendesse cura di noi? No, non dubitiamo, siamo sicuri e ringraziamone sempre il Signore e la sua divina Madre, poiché come ella è presso Dio più potente di tutti i santi, così è anche l'avvocata più amorevole e più sollecita del nostro bene ». « Chi mai - esclama con giubilo san Germano - o Madre di misericordia, chi dopo tuo Figlio Gesù ha tanta cura di noi e del nostro bene come te? Chi mai ci difende nelle nostre afflizioni come ci difendi tu? Chi, come te, protegge i peccatori quasi combattendo in loro favore? Il tuo patrocinio, o Maria, è più potente e amorevole di quanto noi possiamo arrivare a comprendere ». Dice l'Idiota: « Tutti gli altri santi possono giovare con il loro patrocinio particolarmente a quelli che sono loro specialmente affidati, mentre la divina Madre, come è la regina di tutti, così di tutti è la protettrice e l'avvocata e ha cura della salvezza di tutti ». Maria ha cura di tutti, anche dei peccatori, anzi specialmente di questi si vanta di essere chiamata avvocata, come ella stessa dichiarò alla venerabile suor Maria Villani dicendole: « Dopo il titolo di Madre di Dio, io mi vanto di essere chiamata l'avvocata dei peccatori ». Dice il beato Amedeo che la nostra regina sta sempre alla presenza della divina Maestà, intercedendo continuamente per noi con le sue potenti preghiere. E poiché in cielo ben conosce le nostre miserie e necessità, non può non compatirci e con affetto di madre, mossa a compassione di noi, pietosa e benigna cerca sempre di soccorrerci e salvarci. Perciò Riccardo di san Lorenzo incoraggia ognuno di noi, per quanto miserabile sia, a ricorrere con fiducia a questa dolce avvocata, con la certezza di trovarla « sempre pronta ad aiutarlo ». L'abate Goffredo afferma che Maria « è sempre pronta a pregare per tutto l'universo » « Con quanta efficacia e amore, esclama san Bernardo, questa buona avvocata tratta la causa della nostra salvezza! ». Sant'Agostino, considerando l'affetto e l'impegno con cui Maria continuamente prega per noi la divina Maestà affinché ci perdoni i peccati, ci assista con la sua grazia, ci liberi dai pericoli e ci conforti nelle nostre miserie, così parla alla santa Vergine: « Confessiamo che te unica e sola abbiamo in cielo sollecita dei nostri interessi ». E come se dicesse: « Signora, è vero che tutti i santi desiderano la nostra salvezza e pregano per noi, ma la carità e la tenerezza che tu ci dimostri ottenendoci con le tue preghiere tante grazie da Dio, ci obbliga a riconoscere che noi non abbiamo in cielo che un'avvocata, che sei tu, e che tu sola ami veramente e ti preoccupi del nostro bene ». Chi mai può comprendere la sollecitudine con la quale Maria interviene sempre presso Dio in nostro favore? Dice san Germano: « Non si stanca mai di difenderci ». E tanta la pietà che Maria ha delle nostre miserie ed è tanto l'amore che ci porta, che prega sempre e torna a pregare e non si sazia mai di pregare per noi e con le sue preghiere ci difende da ogni male e ci ottiene le grazie. Poveri noi peccatori se non avessimo questa grande avvocata la quale, dice Riccardo di san Lorenzo, è così potente, così pietosa e ad un tempo « così prudente e savia, che il nostro giudice suo Figlio non può condannare quei colpevoli che ella difende ». Perciò san Giovanni Geometra la saluta: « Salve, o tu che hai il potere di dirimere ogni lite ». Infatti le cause difese da questa sapiente avvocata sono tutte vinte. Perciò san Bonaventura chiama Maria « savia Abigail ». Abigail fu quella donna - come si legge nel primo libro dei Re - che con le sue preghiere seppe così bene placare il re Davide, quando era sdegnato contro Nabal, che Davide stesso la benedisse, quasi ringraziandola: « Benedetta tu che mi impedisti di versare oggi il sangue e di vendicarmi di mia mano » (1Re [= 1Sm] 25,33). La stessa cosa fa continuamente in cielo Maria in favore di innumerevoli peccatori: con le sue tenere e sagge preghiere ella sa così bene placare la giustizia divina, che Dio stesso la benedice e quasi la ringrazia di trattenerlo in tal modo dall'abbandonarli e castigarli come meritano. A questo fine, dice san Bernardo, l'Eterno Padre, poiché vuole usarci tutte le misericordie possibili, oltre ad averci dato Gesù Cristo come principale avvocato presso di sé, ci ha dato Maria per avvocata presso Gesù Cristo. Senza dubbio, dice san Bernardo, Gesù è l'unico mediatore di giustizia fra gli uomini e Dio, che in virtù dei propri meriti può e vuole, secondo le sue promesse, ottenerci il perdono e la grazia divina, ma poiché in Gesù Cristo gli uomini riconoscono e paventano la Maestà divina, che risiede in lui come Dio, è stato necessario darci un'altra avvocata a cui noi potessimo ricorrere con minor timore e più confidenza; e questa è Maria. Noi non possiamo trovare un'avvocata più potente di lei presso la divina Maestà e più misericordiosa verso di noi. Ma, aggiunge san Bernardo, farebbe gran torto alla pietà di Maria chi te-messe di gettarsi ai piedi anche di questa dolce avvocata. « Perché la nostra umana fragilità avrebbe paura di rivolgersi a Maria? In lei non vi è nulla di severo, nulla di terribile, ma è tutta amorevole, amabile e benigna. Leggi e sfoglia pagina per pagina tutta la storia descritta nei Vangeli e se troverai un solo atto di severità in Maria, allora temi di accostarti a lei ». Ma non lo troverai mai; perciò ricorri fiduciosamente a lei che ti salverà con la sua intercessione. Molto bella è la preghiera che Guglielmo di Parigi mette sulle labbra del peccatore che ricorre a Maria: « O Madre del mio Dio, nello stato miserabile in cui mi vedo ridotto dai miei peccati, ricorro a te pieno di fiducia. Se tu mi respingi, io ti farò osservare che sei in certo modo tenuta ad aiutarmi, poiché tutta la Chiesa dei fedeli ti chiama e ti proclama madre di misericordia. Tu sei, o Maria, quella che Dio ama al punto di esaudirti sempre; la tua grande misericordia non è mai mancata ad alcuno; la tua dolce affabilità non ha mai disprezzato alcun peccatore, per quanto colpevole fosse, che a te si sia raccomandato. Come? Forse falsamente o invano tutta la Chiesa ti chiama sua avvocata e rifugio dei miseri? Non sia mai che le mie colpe possano, o Madre mia, trattenerti dall'adempiere il salutare ufficio di pietà in virtù del quale sei a un tempo l'avvocata e la mediatrice di pace fra gli uomini e Dio e dopo il Figlio tuo l'unica speranza e il rifugio sicuro dei miseri. Tutto ciò che tu hai di grazia e di gloria e la tua dignità stessa di Madre di Dio - se è lecito dirlo -tu lo devi ai peccatori, poiché per loro il Verbo divino ti ha fatto sua Madre. Lungi da questa divina Madre, che partorì al mondo la fonte della pietà, il pensare che ella neghi la sua misericordia a un solo peccatore che a lei ricorre. Poiché dunque, o Maria, il tuo ufficio è l'essere mediatrice fra Dio e gli uomini, ti spinga a soccorrermi la tua grande misericordia che è assai maggiore di tutti i miei peccati e di tutti i miei vizi » Consolatevi dunque, o pusillanimi - dirò con san Tommaso da Villanova - respirate e fatevi coraggio, o miseri peccatori: questa santa Vergine, che è madre del vostro giudice e Dio, è l'avvocata del genere umano; avvocata capace che può tutto ciò che vuole presso Dio; avvocata sapiente che conosce tutti i modi di placarlo; universale, che accoglie tutti e non rifiuta di difendere nessuno.

Esempio
Quanto sia grande la sua pietà per i miseri peccatori, la nostra avvocata lo mostrò mirabilmente verso Beatrice, monaca nel monastero di Fontevrault, come riferiscono il monaco cistercense Cesario e il padre Rho. Questa infelice religiosa, vinta dalla passione per un certo giovane, stabilì di fuggire con lui. Così, un giorno depose davanti a un'immagine di Maria le chiavi del monastero di cui era portinaia e sfacciatamente se ne andò. Giunta in un altro paese, si diede a fare la donna pubblica e visse quindici anni in questo stato miserabile. Avvenne poi che in quella città incontrò il fattore del monastero e, pensando di non essere riconosciuta, gli domandò se conosceva suor Beatrice. « Si che la conosco, rispose egli, è una monaca santa, che ora è maestra delle novizie ». A queste parole ella restò confusa e stupita, non potendo comprendere come ciò fosse possibile. Perciò, alfine di appurare la verità, si travestì e si recò al monastero. Lì fece chiamare suor Beatrice, ed ecco che le comparve davanti la santa Vergine sotto le sembianze di quell'immagine a cui, fuggendo dal monastero, aveva consegnato le chiavi e le vesti. La divina Madre così le parlò: « Beatrice, sappi che, per impedire il tuo disonore, ho preso il tuo aspetto e per questi quindici anni che sei vissuta lontana dal monastero e da Dio, ho eseguito in tua vece il tuo lavoro. Figlia, torna, fa' penitenza, perché mio Figlio ancora ti aspetta e, vivendo virtuosamente, cerca di conservare il buon nome che ti ho guadagnato ». Dette queste parole, scomparve. Allora Beatrice rientrò nel monastero, riprese l'abito da religiosa e grata a Maria per la sua così grande misericordia visse da santa. Poi, in punto di morte, raccontò tutto a gloria della santa Vergine.

Preghiera
Grande Madre del mio Signore, so bene che l'ingratitudine da me mostrata per tanti anni a Dio e a te meriterebbe che giustamente tu smettessi di aver cura di me, poiché l'ingrato non è più degno di ricevere benefici. Ma io, Signora, ho un alto concetto della tua bontà e la ritengo molto più grande della mia ingratitudine. Continua dunque, o rifugio dei peccatori, e non cessare di soccorrere un misero peccatore che confida in te. Madre di misericordia, stendi la mano a sollevare un povero caduto che ti chiede pietà. Maria, difendimi tu o dimmi a chi devo ricorrere che mi possa difendere meglio di te. Ma dove posso trovare un' avvocata più pietosa e più potente presso Dio di te che gli sei Madre? Divenendo Madre del Salvatore, tu sei stata destinata a salvare i peccatori e a me sei stata data per la mia salvezza. Maria, salva chi ricorre a te. Io non merito il tuo amore, ma il desiderio che tu hai di salvare i perduti mi fa sperare che tu mi ami. E se tu mi ami, come mi perderò? Madre mia diletta, se grazie a te mi salvo, come spero, non ti sarò più ingrato, ma con lodi perpetue e con tutti gli affetti dell'anima mia compenserò la mia passata ingratitudine e l'amore che mi hai portato. Nel cielo dove tu regni e regnerai in eterno, felice io canterò sempre le tue misericordie e bacerò in eterno quelle mani amorose che mi hanno liberato dall'inferno tante volte quante l'ho meritato con i miei peccati. O Maria, mia liberatrice, mia speranza, regina, avvocata, madre mia, io ti amo, ti voglio bene e ti voglio sempre amare. Amen, amen. Così spero, così sia.

3. Maria è mediatrice di pace tra Dio e i peccatori
La grazia di Dio è un tesoro assai grande e desiderabile da ogni anima. Lo Spirito Santo lo chiama un tesoro infinito, poiché per mezzo della grazia divina siamo innalzati all'onore di diventare amici di Dio: « Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti lo acquistano, ottengono l'amicizia con Dio » (Sap 7,14). Perciò Gesù nostro Redentore e Dio non esitò a chiamare suoi amici coloro che sono in stato di grazia: « Voi siete miei amici » (Gv 15,14). Maledetto peccato che scioglie questa bella amicizia. « Le vostre iniquità hanno messo la divisione tra voi e il vostro Dio » (Is 59,2). Rendendo l'anima odiosa a Dio, « sono ugualmente in odio a Dio l'empio e la sua empietà» (Sap 14,9), il peccato da amica la fa diventare nemica del suo Signore. Che deve dunque fare un peccatore che per sua disgrazia è divenuto nemico di Dio? Bisogna che trovi un mediatore che gli ottenga il perdono e gli faccia ricuperare la divina amicizia che ha perduto. « Cons6lati, dice san Bernardo, o miserabile che hai perduto Dio. Il tuo Signore stesso ti ha dato il mediatore, il suo Figlio Gesù, che può ottenerti tutto ciò che desideri » Ma, esclama il santo, perché gli uomini devono ritenere severo questo Salvatore così pietoso, che per salvarci ha dato la vita? Perché devono credere terribile colui che è tutto amabile? Peccatori sfiduciati, che timore avete? Se temete perché avete offeso Dio, sappiate che i vostri peccati Gesù li ha affissi alla croce con le sue stesse mani squarciate e avendo già soddisfatto con la sua morte la giustizia divina, li ha già tolti dalle anime vostre. Ecco le belle parole di san Bernardo: « Pensano severo colui che è la stessa bontà; terribile chi è lo stesso amore. Che cosa temete, uomini di poca fede? Egli ha affisso con le sue stesse mani i nostri peccati alla croce». Ma se mai, aggiunge il santo, tu temi di ricorrere a Gesù Cristo perché ti spaventa la sua divina Maestà, dato che facendosi uomo egli non ha cessato di essere Dio, vuoi un altro avvocato presso questo mediatore? Ricorri a Maria. Ella intercederà per te presso il Figlio che certamente l'esaudirà e il Figlio intercederà presso il Padre che non può negare nulla a suo Figlio. San Bernardo conclude: « Figlioli miei, Maria è la scala dei peccatori » grazie alla quale essi risalgono all'altezza della grazia divina; « è la mia più grande fiducia; è tutta la ragione della mia speranza ». Nel Cantico dei cantici lo Spirito Santo fa dire alla beata Vergine: « Io sono una muraglia e i miei seni sono come torri; ora dinanzi agli occhi di lui sono diventata come una che ha trovato pace » (Ct 8,10). Io sono, dice Maria, la difesa dì coloro che ricorrono a me e la mia misericordia è per loro come una torre di rifugio; perciò io sono stata costituita dal mio Signore la mediatrice di pace tra Dio e i peccatori. « Maria, dice il cardinale Ugo di san Caro commentando questo testo, e la grande pacificatrice che ottiene da Dio e fa trovare la pace ai nemici, la salvezza ai perduti, il perdono ai peccatori, la misericordia ai disperati ». Perciò ella fu chiamata dal suo divino Sposo « bella come i padiglioni di Salomone » (Ct 1,4 Volg.). Nei padiglioni di Davide non si trattava che di guerra, ma nei padiglioni di Salomone si trattava solamente di pace. Con ciò lo Spirito Santo ci fa intendere che questa madre di misericordia non tratta di guerra e di vendetta contro i peccatori, ma solo di pace e di perdono alle loro colpe. Quindi Maria fu raffigurata nella colomba di Noè, la quale uscendo dall'arca portò nel suo becco il ramo di ulivo in segno della pace che Dio concedeva agli uomini. San Bonaventura le dice: « Sei tu la fedelissima colomba che interponendoti come mediatrice presso Dio hai ottenuto al mondo sommerso nelle acque del peccato la pace e la salvezza ». Maria dunque fu la celeste colomba che portò al mondo perduto il ramo di ulivo, segno di misericordia. Ella ci diede Gesù Cristo, che è la fonte della misericordia e ci ha poi ottenuto in virtù dei meriti di lui tutte le grazie che Dio ci dona. « Per te, le dice sant'Epifanio, fu donata al mondo la pace del cielo»; così per mezzo di Maria i peccatori seguitano a riconciliarsi con Dio. Perciò il beato Alberto Magno le fa dire: « Io sono la colomba di Noè che apportò alla Chiesa il ramo di ulivo e la pace universale». Inoltre fu figura manifesta di Maria l'iride veduta da san Giovanni, che circondava il trono di Dio: « C'era come un iride intorno al trono » (Ap 4,3). Spiega il cardinal Vitale che Maria, come l'iride intorno al trono di Dio, sta sempre presso il tribunale divino per mitigare le sentenze e i castighi meritati dai peccatori. San Bernardino da Siena pensa che il Signore parlasse appunto di quest'iride quando disse a Noè: « Porrò nelle nubi il mio arco, e sarà segno di alleanza fra me e la terra... Vedendolo mi ricorderò l'alleanza eterna » (Gn 9,13.16) ». « Maria, dice san Bernardino, è quest'arco dell'eterna alleanza». « Come alla vista dell'iride Dio si ricorda della pace promessa alla terra, così alle preghiere di Maria rimette ai peccatori le loro offese e stringe con essi la pace». Per la stessa ragione Maria è paragonata alla luna: « Bella come la luna » (Ct 6,9 Volg.). Infatti, dice san Bonaventura, « come la luna sta in mezzo al cielo e alla terra e rìmanda ai corpi terrestri tutto ciò che riceve dai corpi celesti, così la Vergine regina si frappone continuamente tra Dio e i peccatori » per placare il Signore verso di loro e illuminarli a tornare a Dio. Fu questo il principale compito affidato a Maria quando fu posta sulla terra: risollevare le anime decadute dalla grazia divina e riconciliarle con Dio. « Pasci i tuoi capretti » (Ct 1,7 Volg.). Così le disse il Signore nel crearla. Sappiamo che i peccatori sono raffigurati dai capretti e che come gli eletti - raffigurati dalle pecorelle - nella valle del giudizio saranno collocati a destra, così questi saranno posti a sinistra. Questi capretti, dice Guglielmo di Parigi, sono affidati a te, o Madre, « affinché tu li converta in pecorelle e quelli che per le loro colpe meritavano di essere posti a sinistra, per la tua intercessione siano collocati a destra ». Così il Signore rivelò a santa Caterina da Siena di aver creato questa sua diletta Figlia « come un'esca dolcissima per prendere gli uomini, specialmente i peccatori » e attirarli a Dio. Ma bisogna qui notare la bella riflessione di Guglielmo Anglico sul passo del Cantico il quale dice che Dio raccomanda a Maria « i capretti suoi », perché la Vergine non salva tutti i peccatori, ma solamente coloro che la servono e l'onorano. Quelli invece che vivono nel peccato e non l'onorano con speciali omaggi, né si raccomandano a lei per uscire dal peccato, sono capretti, ma non di Maria, e nel giudizio saranno miseramente posti a sinistra con i dannati. Un nobile, disperando un giorno della propria salvezza a causa dei suoi numerosi peccati, fu esortato da un religioso a ricorrer