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| Sommario | Il Rosario con i Padri della Chiesa |
| Rosario Marianista | |
| Rosarium Virginis Mariae | |
| Celebrare Maria con i Padri | |
| Il nuovo Rosario | |
| Il Rosario e le sue immagini | |
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Introduzione |
| ...È bene
suggerire qualche pista per pregare il rosario. È chiaro che scopo del
rosario è di condurci alla preghiera continua del cuore, cioè la preghiera
incessante che è ben diversa da quella delle formule.
È uno stato, meglio, un'esperienza,
perché l'uomo è attivo quando avverte il suo cuore in stato di supplica
permanente. La preghiera continua è compatibile con tutte le attività:
«Quando lo Spirito santo pone la sua dimora nel cuore dell'uomo - dice
Isacco il Siro - questi prega incessantemente, sia che mangi, beva, dorma,
parli o si abbandoni a qualsiasi altra attività». L'uomo però deve cooperare alla preghiera che lo Spirito compie in lui, offrendo il suo tempo, le sue labbra e il desiderio del suo cuore. Nello stesso tempo, l'uomo deve sentirsi libero circa il modo della collaborazione. Nell'ambito della preghiera incessante, più progrediamo e meno ci troviamo di fronte a strade già tracciate o a guide che ci aiutino ad avanzare. Ognuno deve sentire nel suo cuore ciò che lo Spirito gli suggerisce e lasciarsi educare da Maria. Per questo vorrei dire a quanti provano difficoltà di fronte al rosario e che tuttavia sono uomini e donne di preghiera: «Siate liberi di fronte a questa esigenza quotidiana e chiedetevi: che cosa mi aiuta maggiormente a conservare il contatto con Cristo lungo la giornata, a vivere sotto lo sguardo benevolo del Padre, nella libertà della preghiera dello Spirito in noi?». Per molti questo atteggiamento sarà una vera liberazione e potranno porsi autenticamente davanti al rosario, senza costrizioni e senza negligenze. Questo atteggiamento ci pone al cuore della vita di preghiera e stabilisce con ordine i mezzi da usare per arrivarvi. Il rosario, la preghiera di Gesù, come pure le altre forme di preghiera non sono in se stesse un fine. Ma poiché siamo uomini concreti, posti nel tempo e nello spazio, dobbiamo incarnare la nostra preghiera in strumenti e formule, per non renderla evanescente. Non ha importanza se meditiamo o no, se abbiamo distrazioni oppure no; la recita lenta e attenta del rosario ci fa entrare nella preghiera stessa della Vergine. Non si tratta di riflettere o di pensare, ma di mormorare con le labbra una supplica, accogliendola nel nostro cuore: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi, peccatori». Alcuni recitano il rosario al modo della preghiera di Gesù, come una invocazione ripetuta incessantemente, scaturente dalle profondità del cuore e che lo scava ancor più. Sant'Ignazio, a proposito del Padre Nostro, parla di una preghiera ad modum rythmi, modulata sul ritmo della respirazione. A poco a poco, senza accorgersene, la preghiera di fuoco dello Spirito s'accende nel cuore. Siamo di fronte a una legge della preghiera già enunciata: «Quanto più siamo chiamati a realizzare la preghiera dello Spirito nel nostro cuore, tanto più dobbiamo avere una preghiera semplice, sia vocale che mentale» (il ripetere una sola parola). È in questa prospettiva della preghiera continua del cuore che invitiamo a pregare il rosario... Alcuni preferiscono dire il rosario ripetendo solo una o due parole dell'Ave Marza, senza ricorrere alla meditazione, invocando semplicemente l'aiuto della Vergine o contemplando le meraviglie che Dio ha operato in lei. Ognuno deve trovare il suo modo di pregare il rosario, spesso dopo lunghi tentativi, fino al momento in cui «si trova ciò che si cerca» (sant'Ignazio), cioè si arriva a trovare il contatto con la Santissima Trinità. Solo chi ha faticato nella via dell'orazione capisce che non si va direttamente a Dio, ma si deve passare attraverso intermediari che sant'Ignazio chiama «mediatori». Spesso egli invita il partecipante al ritiro (ma ciò vale per ogni preghiera), all'inizio dell'orazione, a supplicare Cristo, la Vergine o i Santi di introdurlo presso i l Padre. Per convincervi della fondatezza di questo consiglio, mettetelo in pratica all'inizio di un'ora di preghiera. Si arriva alla preghiera, ma non riesce a trovare il contatto con Dio; prendete allora il vostro rosario e recitatene lentamente una o due decine, e ben presto vedrete il risultato. Sorprenderete il vostro cuore in "flagrante delitto" di preghiera e inconsapevolmente sarete introdotti al cuore della Santissima Trinità attraverso la preghiera di Maria. Alcuni preferiscono recitare il rosario o la corona tutto in una volta quando hanno tempo a disposizione. Altri amano recitarlo durante la giornata, seguendo gli avvenimenti o i voi ti incontrati, o per santificare il loro lavoro, o nei momenti di tempo libero. Il rosario allora è come una specie di filo d'oro che tiene insieme tutti gli attimi di una vita e li unifica nello sguardo rivolto unicamente a Gesù Cristo e a sua Madre. Coloro che perseverano in questa preghiera, a volte austera e arida, camminano verso la preghiera contemplativa dello Spirito. Non ha molta importanza il modo con il quale lo si recita; se non possono trascorrere un giorno senza aver pregato il rosario, riceveranno una grazia grande. Vedranno i cieli aperti e Gesù assiso alla destra del Padre, sempre pronto ad intercedere per quanti si avvicinano a lui con fiducia (cf Eb 7,25). Allo stesso modo saranno introdotti nella preghiera di Maria al Cenacolo, sempre tesa a chiedere lo Spirito per la Chiesa, unendosi alla preghiera di suo Figlio: «Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito (lo Spirito santo) che resterà con voi per sempre» (Gv 14,16). (Jean Lafrance, Il Rosario, ed. Àncora, pp. 52-55 - abbreviato ) |
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La raffigurazione della Madonna del Rosario è intimamente legata alla devozione mariana del Rosario, sviluppatasi soprattutto a partire dal secolo XV, ad opera in particolare dei Domenicani, e alla festa liturgica che ne è scaturita. La devozione mariana del Rosario Il Rosario, consistente nella recita di 150 Ave Maria, intercalata da 15 Pater noster e accompagnata dalla meditazione di 15 "misteri" tratti dalla storia della salvezza, ha raggiunto la forma attuale in una elaborazione di secoli. Quattro sono gli elementi che lo compongono: la corona per contare, le 150 Ave Maria, 115 Pater poster e la meditazione dei misteri. La corona per contare è uno strumento cultuale antichissimo, che si riscontra presso popoli diversi e presso gli antichi cristiani per contare le preghiere. Da principio si usavano pietruzze, poi un cordoncino con vari nodi e con infilati dei grani (di legno, argento, oro, e dei materiali più diversi). Verso l'inizio del secolo XVI prevalse la forma del cordoncino chiuso. Il numero di 150 Ave Maria è stato scelto per uguagliare il numero dei Salmi, ragione per cui il Rosario fu inizialmente chiamato "Salterio mariano". Originariamente, però, 1'Ave Maria era recitata nella sua forma breve, comprendente il saluto dell' Angelo unito al saluto di Elisabetta: forma, questa, sempre in uso nella Chiesa bizantina. La forma lunga che ora conosciamo ha fatto la sua apparizione solo nel corso del secolo XIV, per divenire ufficiale alla fine del secolo XVI. La meditazione, infine, dei misteri è dovuta al certosino Helin Domenico, detto Domenico di Prussia, verso la metà del secolo XV. Egli ne fissò 50, da aggiungersi - come clausola finale - a ciascuna delle 50 "Ave Maria". In seguito i misteri furono portati fino a 150, tante quante erano le "Ave Maria”. Verso gli inizi del secolo XVI, i misteri da meditare, per ovvie ragioni pratiche, da 150 vennero ridotti a 15: cinque gaudiosi, cinque dolorosi e cinque gloriosi. Grande apostolo del Rosario, sul finire del secolo XV, fu il Beato Alano della Rupe (1428-1475), Domenicano, fondatore delle "Confraternite del Salterio Mariano", chiamate poi "del Rosario", diffuse in tutto il mondo. Grandi propagatori del Rosario sono stati e sono tuttora i Padri Domenicani. La festa della Madonna del Rosario La pia pratica della recita della corona del Rosario, diffusasi come si è visto, nei secoli XV e XVI, è stata in seguito dotata di una propria festa liturgica dal Papa S. Pio V, proveniente dall'Ordine dei Domenicani. La festa è nata come «memoria della Beata Vergine della Vittoria in seguito alla battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571): in quella occasione la flotta cristiana riportò una insperata vittoria su quella turca. II fatto, che impressionò enormemente tutta la cristianità, fu ascritto dal Papa all'intervento di Maria SS., da lui fatta invocare soprattutto con la recita del Rosario. Il successore di Pio V, Gregorio XIII, nel 1573, alla commemorazione di S. Maria della Vittoria aggiunse la festa della. Madonna del Rosario, da celebrarsi, la prima domenica di ottobre, dall'Ordine Domenicano e in tutte le chiese ed oratori in cui vi fosse una cappella o un altare dedicato alla Madonna del Rosario, e poi, gradatamente estesa a tutta la Chiesa. Nel 1913 Pio X fondeva in una sola le due feste - della B. V. M. della Vittoria e del Rosario - fissandone la data al 7 ottobre. Nella riforma rubricale del 1960 la festa fu chiamata "Festa della Beata Vergine Maria del Rosario". Nel 1967 Papa Paolo VI, restituendo ai Turchi lo stendardo musulmano conquistato a Lepanto, ha tolto alla festa ogni traccia di militarismo. Le prime immagini L'iconografla della Madonna del Rosario è sconosciuta in Oriente, dove, del resto neppure è diffusa la devozione al Rosario. Si tratta quindi di un tipo di immagine tipicamente occidentale e in particolare legato all'Ordine Domenicano e alle Confraternite del Rosario di cui essi furono i promotori. Diciamo subito che non esiste un vero tipo di raffigurazione, ma si è ricorso a delle immagini già esistenti, aggiungendovi la corona e talvolta i misteri dei Rosario proposti alla meditazione dei fedeli. Una delle prime raffigurazioni della Madonna del Rosario è probabilmente. quella che si venera a Roma nella Basilica domenicana di S. Maria Sopra Minerva. Si tratta di un quadro della Madonna con Bambino, del tipo dell'Odigitria, che gli studiosi fanno risalire alla metà del secolo XV e in cui hanno visto evidente la mano del Beato Angelico, che visse i suoi ultimi anni nell'annesso convento e che è sepolto nella stessa chiesa. Maria vi è raffigurata a mezzo busto; con la mano sinistra regge il Bambino in piedi mentre con la destra lo indica. A quest' ultima mano, in epoca antica, è stata aggiunta una corona, che tuttavia è stata rimossa nell'ultimo restauro. Analogamente a quanto avvenuto con questa raffigurazione, sono state adottate anche delle statue della Madonna con Bambino: in mano all'uno o all’altra, o a tutti e due, sono state poste delle corone. Le raffigurazioni di origine tedesca In altre rappresentazioni Maria, "Regina del Rosario", porta una corona di rose sui capelli o degli angeli la incoronano con essa. È’ il caso di una pala d'altare, del Maestro di Severino, risalente al 1510, che si trova nella chiesa di S. Andrea, a Colonia: in essa degli angeli reggono tre corone di rose poste sul capo della Madonna; Gesù Bambino gioca con la corona di grani della Madre. Sotto il mantello, tenuto aperto da S. Domenico e da S. Pietro Martire, trovano rifugio fra gli altri l'imperatore Federico III con la consorte e il figlio Massimiliano. In talune raffigurazioni Maria distribuisce corone di rose o di grani a singoli individui o a gruppi della Confraternita, talvolta aiutata da Gesù Bambino. È Il caso di una tavola di Albrecht Dúrer datata 1506, della Galleria Nazionale di Praga. La pala porta il nome di "Festa del Rosario"; in essa Maria, Gesù Bambino, degli angeli e S. Domenico distribuiscono Rosari ai membri della Confraternita, tra i quali l'imperatore Massimiliano e Papa Giulio II. In una variante, sono gli oranti, in particolare i Domenicani, a presentare o a porgere a Maria il loro Rosario. In numerose forme iconografiche, Maria è incorniciata in una corona di rose rosse e bianche in luogo dei grani. I cinque grani grossi possono anche essere costituiti da cinque medaglioni, sui quali sono raffigurati i "misteri", in genere quelli gaudiosi o gloriosi. Talvolta, sono addirittura tre corone di rose a cingere il capo di Maria. quella "gaudiosa" con rose bianche, quella "dolorosa" con rose rosse, quella "gloriosa" con rose dorate. E’ il caso, ad esempio, di una pittura murale risalente al secolo XVI e che si trova nella chiesa parrocchiale di Wellheim an der Teck: al centro delle rose è raffigurata una "Maria nel Roseto". I quindici misteri da meditare La presenza dei quindici misteri nelle immagini del Rosario si afferma a partire dalla seconda metà del 1500 e in questo campo fu particolarmente attivo ed influente il Centro del Rosario sorto presso il convento di S. Domenico in Bologna. Dopo la pubblicazione da parte di S. Pio V - proveniente dall'Ordine Domenicano - della bolla Consueverunt Romani Pontifices (1569) questo tipo di immagine ebbe una larghissima diffusione. Il documento pontificio dichiarava che per lucrare l'indulgenza è necessario meditare i misteri del Rosario. Proprio per facilitare tale meditazione, le immagini della Madonna del Rosario vengono circondate da 15 quadretti, disposti in vario modo, presentanti i15 misteri del Rosario. Gli esempi più belli e interessanti li troviamo nell'Emilia-Romagna, dove maggiormente si sentì l'influsso del centro di Bologna. Citiamo a mo' di esempio solo l'immagine che si venera nel santuario della Madonna di S. Luca a Bologna, dovuta a Guido Reni, uno dei massimi rappresentanti della scuola bolognese: i 15 misteri sono come altrettanti fiori sbocciati da tre rami di piante diverse (rosa per i gaudiosi, rosso per i dolorosi e palma per i gloriosi), collocati in uno stesso vaso posto ai piedi del quadro. Non sempre committenti e artisti si attengono alle regole prestabilite.Veit Stoss (1517-1518), ad esempio, nella sua "Annunciazione", un gruppo ligneo posto nella chiesa di S. Lorenzo in Norimberga, ha collegato le scene dei misteri gaudiosi con quelli dei dolorosi, aggiungendo ai cinque altri due medaglioni: così egli, oltre ai misteri gaudiosi, ha anche rappresentato i "Sette gaudi" di Maria Il Rosario donato a S. Domenico Col tempo fa anche la sua apparizione un'altra raffigurazione, centrata sulla figura di S. Domenico, che tende a soppiantare le altre raffigurazioni. In questa la Vergine è rappresentata seduta col Bambino sulle ginocchia ed è lei o il Bambino che presentano la corona del Rosario a S. Domenico. Il tipo si ispira alla leggenda, propagandata dai Domenicani che fa risalire l'origine della devozione al Rosario al loro fondatore, e quindi al secolo XIII. Secondo tale leggenda la Madonna sarebbe apparsa al Santo l'anno 1210 circa a Albi (Francia) e gli avrebbe donato una corona del Rosario. Rosario, che egli avrebbe chiamato "Corona di rose di Nostra Signora"; è grazie a questo "talismano" che egli avrebbe trionfato sull'eresia degli Albigesi. Tra le raffigurazioni di questo tipo ne citiamo solo due, la prima per il suo pregio artistico e la seconda per la sua importanza devozionale. La prima è la "Madonna del Rosario" di Giambattista Salvi, detto il Sassoferrato (1605-1685 - Basilica di S. Sabina, Roma). Si tratta sempre della consegna del Rosario da parte della Vergine e del Bambino Gesù. I santi a cui è destinato sono S. Domenico e S. Caterina. La seconda è l'immagine venerata nel santuario di Pompei, dedicato alla B. V. del Rosario. Questa immagine, soprattutto grazie all'opera del Beato Bartolo Longo e alla irradiazione del santuario di Pompei da lui fondato nel 1876, è divenuta quella tipica della Madonna del Rosario. La tela, di autore ignoto, era stata acquistata presso un rigattiere di Napoli dal direttore spirituale di Bartolo Longo, per suo stesso incarico. Questi la trovò decisamente rozza (impressione ora notevolmente attenuata dopo ripetuti restauri) esitò parecchio prima di esporla al culto; eppure proprio questo quadro divenne lo strumento non soltanto dell'elevazione religiosa e sociale della valle di Pompei, ma punto di riferimento per il rilancio del Rosario e per un intenso apostolato a livello mondiale, tuttora operato attraverso il santuario e le sue opere. Le riproduzioni del quadro sono state diffuse in numero incalcolabile e i nuovi altari dedicati al Madonna del Rosario molto spesso recano come immagine una copia in genere migliorata, della Madonna di Pompei. Georges Gharib ( da Maria Oggi ed. Paoline anno1991)
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Il grande convertito John Newman considerava il Rosario come il «credo fatto preghiera». La recita del Rosario, infatti, viene accompagnata dalla meditazione dei misteri di Cristo sotto la guida di Maria, la quale venne scelta per dare un contributo unico, nella sua specie, all'incarnazione salvifica del Figlio (misteri gaudiosi) e a partecipare in modo tutto speciale alla sua passione (misteri dolorosi) e alla gloria della risurrezione (misteri gloriosi). II Rosario non è soltanto preghiera rivolta alla Vergine; esso è soprattutto preghiera fatta in unione con lei. Lo suggeriscono le letture stesse della Messa: il Vangelo dell'Annunciazione riporta il saluto dell'angelo a Maria, mentre la lettura del brano preso dagli Atti degli Apostoli ricorda la presenza orante di lei nella comunità degli apostoli e dei primi discepoli. I Padri della Chiesa e gli antichi scrittori cristiani non potevano, ovviamente, conoscere la devozione del Rosario, sorta nel tardo Medioevo, però alcuni di loro hanno applicato alla Vergine l'immagine della Rosa, ed è probabile che il termine Rosario sia stato adottato in riferimento a questa immagine. Ad esempio, in due omelie anonime del V secolo sul Natale. Maria è detta «Rosa tra le spine» e ancora leggiamo: «Tu come una rosa dal bel colore sei germogliata tra le donne». Interessanti sono le affermazioni di due noti autori, i quali si servono della metafora della rosa per marcare il distacco della figura della Vergine Santa dal contesto genealogico-sociale nel quale ella è nata. Una testimonianza è quella del poeta latino Sedullio: «Come la tenera rosa che spunta tra le spine non ha nulla che possa ferire, anzi con la sua bellezza oscura il proprio ceppo, così la Santa Maria, discesa dalla stirpe di Eva, purifica, quale novella vergine, il crimine della vergine antica» (Carme Pasquale, 2.28-31). Comunque i Padri ci hanno lasciato numerosi ed ampi commenti sui due brani scritturistici che costituiscono la liturgia della parola della messa. Soprattutto sul racconto dell'Annunciazione potremmo raccogliere una letteratura immensa, la maggior parte di carattere omiletico. Preferiamo proporre qualche testimonianza sulla pericope degli Atti degli Apostoli (terzo mistero glorioso), dove Maria viene presentata come nostra sorella e compagna nella preghiera. Il vescovo Cromazio di Aquileia, dopo aver definito la Chiesa «casa di Maria», sottintende che in essa «si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera» (At 12,12); per cui la persona della Vergine appare profondamente legata alla vocazione orante del popolo di Dio (confronta Sermone 29). Cromazio spinge ancora più in là la sua riflessione: «La Chiesa, dunque, si riunì nella stanza,al piano superiore, insieme a Maria, la Madre di Gesù, e ai suoi fratelli. Pertanto la Chiesa non può essere detta tale, se non è presente Maria, la Madre del Signore, insieme con i suoi fratelli. Infatti la Chiesa di Cristo esiste là dove si predica l'incarnazione di Cristo dalla Vergine» (Sermone, 30). Il vescovo di Aquileia mette a fuoco due modalità ben precise della presenza di Maria nella Chiesa: ella deve essere presente dove il popolo di Dio si riunisce per la preghiera e dove viene annunciato il messaggio di Cristo. Non esiste quindi una dottrina autentica Verbo incarnato, se non tiene conto del ruolo svolto dalla Madre sua. Massimo il Confessore nella sua lunga biografia della Vergine santa, fa una minuziosa descrizione dell'attività orante di lei: «Ella fungeva presso Signore come interceditrice e avvocata non solo per i credenti, ma anche in favore dei nemici, alfine di impetrare loro misericordia (Vita di Maria, 96). E aggiunge: «Moltiplicava gli esercizi del digiuno e della preghiera. Non si allontanava mai dal sepolcro del Signore. Sua dimora era dove egli aveva posto il capo; suo cuscino la pietra; suoi corsi di meditazione le preghiere e le meditazioni sugli avvenimenti di suo Figlio... Suo riposo e sua delizia le prostrazioni: è stato infatti, affermato da maestri veritieri, ed è giunto,fino a noi, che a motivo delle sue frequenti prostrazioni le sue mani erano diventate oltremodo callose, quelle mani con le quali un tempo stringeva tra le braccia il Signore nato verginalmente da lei. Con quelle, mani ora supplicava e implorava» (Ivi). La conclusione della nostra riflessione ci viene suggerita dallo stesso Massimo: parlando dei primi cre denti, egli nota come la presenza della Vergine Maria fosse di conforto e sostegno per loro: «Al posto del Signore Gesù Cristo vedevano ancor presente col suo corpo, tra gli uomini, colei che lo aveva corporalmente dato al mondo, la Madre sua Immacolata, la sempre benedetta. Questo era per loro di consolazione e di incitamento alla pratica delle virtù, all'ascesi e alla generosità verso tutti» (Ivi). quanto a noi, se la presenza di Maria può essere di conforto per i nostri occhi deve esserlo soprattutto per la nostra fede. Luigi Gambero (da Madre di Dio, anno 1991)
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Giovanni Paolo II con la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, ha introdotto nello schema tradizionale del rosario una quarta parte,, intitolata: Misteri della luce. In tal modo, nella contemplazione delle parole e dei fatti di Gesù, non si passa più bruscamente dalla sua Infanzia alla sua Passione, ma ci si sofferma anche sulla sua vita pubblica. Giovanni Paolo II scrive nella Lettera: "Passando dall'infanzia e dalla vita di Nazaret alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale, misteri della luce" (n° 21). Ecco il nuovo schema e la nuova titolazione dei misteri del Rosario. MISTERI DELLA GIOIA Lunedì e Sabato 1 L'Annunciazione 2 La visita di Maria a Elisabetta 3 La nascita di Gesù 4 La presentazione al Tempio 5 Gesù tra i dottori del Tempio MISTERI DELLA LUCE Giovedì 1 Il battesimo nel Giordano 2 Le nozze di Cana 3 L'annuncio del Regno di Dio 4 La Trasfigurazione 5 L'istituzione dell'Eucaristia MISTERI DEL DOLORE Martedì e Venerdì 1 Gesù al Getsemani 2 La flagellazione 3 L'incoronazione di spine 4 La salita al Calvario 5 La morte in Croce MISTERI DELLA GLORIA Mercoledì e Domenica 1 La Risurrezione 2 L'Ascensione 3 La Pentecoste 4 L'Assunzione di Maria al cielo 5 Maria regina degli angeli e dei santi Nota Bene La recita del santo Rosario consta di un Padre Nostro, di dieci Ave Maria, e di un Gloria al Padre per ogni mistero, che viene enunciato all'inizio. L'uso comune suggerisce di iniziare con queste formule: - Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. - O Dio, vieni a salvarmi. - Signore vieni presto -in mio aiuto. - Gloria al Padre, -al Figlio e allo Spirito Santo. - Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Si può aggiungere: Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia (da ripetersi all'inizio di ogni mistero).
I consigli del Papa (Lettera apostolica, nn` 29-35) • L'enunciazione del mistero può essere accompagnata da un'icona che lo raffiguri e seguita dalla proclamazione di un passo biblico corrispondente. • È opportuno, dopo l'enunciazione e la proclamazione del passo biblico, un momento di silenzio per fermare lo sguardo sul mistero meditato. • Il Padre nostro ci aiuti a vivere la nostra preghiera in comunione con i fratelli. • Nell'Ave Maria, ripetuta dieci volte, si ponga l'accento sul suo baricentro, che è il nome di Gesù. • II Gloria, culmine della contemplazione, sia messo bene in evidenza. • Per sottolineare il legame tra il Rosario e la vita; ciascun mistero può essere concluso con un'invocazione, volta a ottenere i frutti specifici del particolare momento della vita di Gesù, ivi contemplato. Commento ai Misteri della Luce 1) II Battesimo di Gesù nelle acque dei Giordano "Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed Egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3,16-27). Da Betlemme al battesimo nelle acque del Giordano c'è un salto di circa trent'anni. Perché tutto questo tempo di silenzio? Perché questo nascondimento? La risposta è una sola: Dio segue la strada dell'umiltà, rendendosi presente nel mondo con un'infinita pazienza d'amore. Il Vangelo, infatti, ci presenta Gesù in fila con i peccatori: Egli si è immerso nella nostra povera storia e, dardi dentro, la sta conducendo verso l'orizzonte di una nuova vita. Gesù è entrato anche nella nostra vita con il dono del Battesimo. Noi stiamo rispondendo al dono? Viviamo il Battesimo? Si avverte in noi la novità dell'amore di Dio? Mentre preghiamo, ridiciamo il nostro sì al Battesimo, che è il Paradiso già presente in noi. 2) Gesù manifesta la sua gloria alle nozze di Cana rispondendo alla preghiera di Maria "Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. invitato alla nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a manca vino, la madre di Gesù gli disse: `Non hanno più vino'. E Gesù rispose: `Che cosa posso fare o donna?Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi:”Fate quello che vi dirà”. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”. E le riempirono fino all’orlo. Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli cedettero in lui” (Gv 2,1-8) La presenza di Gesù alle nozze di Cana è un fatto che fa pensare. Dice chiaramente che la famiglia è importante davanti a Dio, Gli sta a cuore; e la famiglia non è completa se manca Dio. La famiglia, infatti, ha bisogno di Dio per accendersi di amore vero e pertanto l'assenza di Dio produce il fallimento della famiglia. Come si spiegano i drammi di oggi! In quante famiglie si respira aria di indifferenza, frivolezza, di egoismo: manca Dio, manca l'amore! Preghiamo per le famiglie invoca Maria, affinché ottenga da Gesù il miracolo del cambiamento dell'acqua in vino. 3) Gesù annuncia che il Regno di Dio si è fatto vicino e invita alla conversione del cuore "Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva” i1 tempo è compiuto e il regno di Dio si è fatto vicino; convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,14-15). Le parole di Gesù ci svelano una verità meravigliosa: il tempo è stato riempito dalla presenza di Dio, perciò Figlio di Dio si è fatto uomo e ha messo la sua dimora in mezzo a noi. La storia non la fanno soltanto gli uomini con le loro cattiverie, ma dentro la storia c'è anche Dio! Allora, nella trama faticosa del tempo, si può incontrare Dio e si può toccare con mano la Sua misericordia che salva. Rinnoviamo la nostra fede nella presenza di Gesù: apriamoci alla Sua parola; diamo ospitalità a Gesù nel nostro cuore, affinché oggi ci liberi dal male e ci doni lo Spirito Santo. 4) Gesù, sul Monte Tabor, si manifesta agli apostoli nello splendore della divinità "Mentre pregava, il volto di Gesù cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con Lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. E dalla nube uscì una voce, che diceva: 'Questo è il mio Figlio, l'eletto: ascoltatelo! (Lc 9,29-35) Mentre Gesù va verso il Calvario, assicura gli apostoli che la sua passione non è una sconfitta, ma è la piena manifestazione dell'amore di Dio. La Croce, infatti, non è la vittoria della cattiveria degli uomini ma è la vittoria di Dio sulla cattiveria umana: anche sulla nostra! Pregando saliamo sul Monte Tabor e ascoltiamo la voce del Padre che dice oggi anche a noi: Ascoltate Gesù! Seguite Gesù! Non perdete altro tempo, perché il tempo della vita è tanto breve! 5) Gesù dona l'Eucaristia alla Chiesa come testamento d'amore "Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino al segno estremo" (Gv 13,1). "Mentre mangiavano prese il pane e pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo -diede ai discepoli dicendo: `Prendete e mangiate: questo è il mio corpo'. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: `Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per tutti in remissione c bi peccati- (Mt 26,26-28). Grazie, Gesù, per il dono dell'Eucaristia, per il dono del Sacerdote, per il dono del Comandamento dell'Amore: Gesù, tu hai seminato l'amore nel mondo e noi sentiamo il fremito del Tuo cuore, che vuole tutti rinnovare. Perdona le Messe tradite dalla vita: sono il continuo ritorno di Giuda in mezzo a noi. Perdona le Messe distratte, trascurate, fredde: sono la nostra durezza di cuore davanti all'Amore che dà tutto. Perdona le Messe senza il fervore della carità: sono incontri a distanza, sono abbracci non sinceri. Gesù, mettici oggi in ginocchio davanti al mistero dell'Eucaristia con il fervore e l'emozione dei primi cristiani. (da “ Il messaggio della Santa Casa, mensile del Santuario di Loreto, Gennaio 2003) |