Le lettere di P. Remo, fr. Giovanni

fr Luciano e Davide

 

 Lettere

 p. Remo

 fr. Luciano e Davide

 fr. Giovanni

Lettera da Llorò Colombia

 
 

 

LETTERA DI P. REMO SEGALLA PER IL NATALE 2005 E IL NUOVO ANNO 2006

Quanto ho desiderato che arrivasse questo momento per mettermi di fronte al computer ed entrare

in contatto con ognuno di voi, che pure desiderate sapere come è la nuova comunità, la nuova terra, il

nuovo popolo che mi accoglie dal 25 agosto. A qualcuno ho già scritto informazioni brevi e rapide, mosso

dalle prime impressioni e raccogliendo i primi dati, con la possibilità di essermi sbagliato per la fretta.

Spero, in questa circolare, trasmettere notizie sufficientemente esatte, dalle quali partire come base sicura

per prossime comunicazioni, confermando o smentendo quanto detto o ascoltato prima, senza il contatto

diretto e prolungato con la realtà.

Ci troviamo in Colombia, una grande nazione di 1.141.748 chilometri quadrati con 38.135.000 di abitanti,

conosciuta nel mondo per i suoi aspetti negativi, come sono la violenza, la guerriglia, il narcotraffico,

la corruzione,...; tutto ciò è vero; e c’è, come in ogni parte del mondo, il popolo che lavora e soffre e spera,

a cui non si può appiccicare 1’ etichetta di disonesto, perché è la vittima costante delle forze negative che pretendono

dominare il mondo e Colombia. Il territorio è grande. A oriente, comincia dalla Amazzonia e

Orinochia, con i grandi fiumi e le selve immense, che nascondono i segreti e le ricchezze della terra, come

pure le coltivazioni di coca e gli accampamenti dei guerriglieri; per salire , verso la Cordigliera delle Ande,

nelle tre linee quasi parallele che solcano da nord a sud il paese, dove ci sono i maggiori insediamenti umani,

la capitale Bogotà, la grande città della industria (e della violenza), Medellin, e Cali, e le zone del famoso

caffè colombiano, le alte montagne e le valli dolci e verdi, intorno ai fiumi, il più importante è il Magdalena.

Così si arriva all’occidente del territorio colombiano, alla costa dell’oceano Pacifico, che presenta, un poco

più ridotto, però sempre grande e spettacolare, lo tesso paesaggio dei fiumi Orinoco e delle Amazzoni, verde

ed acqua, con il suo fiume, l’Atrato, che sbocca non nel Pacifico, come potrebbe essere logico, bensì scorre

verso il nord fino all’Atlantico. La metà, più o meno, di questo ultimo settore della Colombia corrisponde

alla regione o Departamento del Chocó (si pronuncia «Ciocó»), esteso 46.781 chilometri quadrati, con una

popolazione di 548.000 abitanti, che parte, al nord, da Panama e mar del Caraibi (oceano Atlantico), fino

ad arrivare, al sud, alla regione o departamento del Cauca, poi, di Nariño, fino a toccare la provincia ecuatoriana

di Esmeraldas; la caratteristica propria del Chocó è la sua gente, nella stragrande maggioranza, di

razza negra; sono i discendenti degli schiavi che gli spagnoli cacciarono e strapparono all’Africa affinché

lavorassero nelle miniere di oro della nostra zona.

Qui si trova Lloró, il municipio dove sto vivendo attualmente, da sempre abitato dagli indigeni locali

e, nel 1674, fondato dagli spagnoli e «battezzato», secondo la loro usanza, con un nome cristiano, la

«Villa de la Immaculada», che è tuttora il nome della parrocchia ecclesiastica, ed è stato popolato dagli

afrodiscendenti a tutt’oggi, mentre gli autoctoni, (gruppi etnici Embera, Katío, Embera-Katío), si sono

ritirati più all’interno della selva e lì vivono, molto ridotti in numero, adesso, con una buona protezione

legale da parte dello stato colombiano e godendo di una forte autonomia, però lontani...

L’estensione territoriale del nostro municipio è di 905 kilometri quadrati e la popolazione s’aggira (le

cifre non coincidono) intomo ai 12.000 abitanti, fino a poter parlare di 15.000. Senza contare il centro parrocchiale,

abbiamo registrate 47 comunità, 35 negre e 22 indigene. A causa della guerriglia o lo straripamento

dei fiumi, in pochi giorni, alcune possono svuotarsi completamente, rimanendo solo le pareti delle

case facile preda della selva tropicale; tocca, quindi, mantenere continuamente aggiornata la nostra statistica

degli insediamenti umani e del numero delle persone che vi abitano.

U centro di Lloró, con poco meno di 3.000 abitanti, si trova su una penisola, alla confluenza di due

fiumi, l’Atrato e l’Andàgueda. Immaginate due coltellini che, al mismo tempo, fanno la punta a una matita,

e pensate che cosa succede alla matita, si fa sempre più corta; così è il territorio del nostro paese: i due

fiumi, specialmente il primo, continuano a farlo impicciolire. Fino a quando resisterà in piedi? La gente o

va verso il capoluogo della provincia, Quibdó, o costruisce un poco più a monte o dall’altra parte

dell’Andàgueda, mentre le costruzioni sulla «Punta» vanno progressivamente sgretolandosi por l’azione

continua della corrente dell’acqua.

Da pochi anni una strada arriva fino alla riva dell’Andàgueda: anteriormente, si arrivava solo con la

canoa o li motoscafo, che, ancora, usa la stragrande maggioranza delle persone che vivono sui fiumi. A

piedi, su un ponte sospeso, pure costruito da poco tempo, si entra al paese, disposto lungo una via centrale,

con due marciapiedi, divisi da un parterre, dove sono disposte le piccole superfici per pallacanestro, pallavolo,

giochi infantili, qualche albero,... Mentre si prosegue per una dolce salita, si vedono le casette di

un piano o due; le più vistose sono il Municipio, in cemento, chiamato con molto orgoglio «palazzo»; la

piccola fortezza della polizia, militarizzata, dove permanentemente sono stanziati una quarantina di giovani

poliziotti, per proteggere la popolazione dagli eventuali attacchi della guerriglia, e con altre conseguenze;

i negozietti, le osterie, i locali per telefono e internet, sportelli per le scommesse giornaliere; con

la variazione di case costruite con mattoni con quelle, meno numeroso qui, con assi di legno. ... Questo

«viale» finisce di fronte alla chiesa parrocchiale, una grande costruzione in cemento, opera di un ricordatissimo

missionario spagnolo claretiano, che, a questa gente e ad altre parrocchie, durante una ventina di

anni di presenza qui, ha dato il meglio di sé, innalzando un gran numero di cappelle nelle comunità interne

(adesso stiamo in fase del loro restauro e di costruzione di nuove, dove lui non è arrivato). Tipica figura,

questo padre Basilio, di missionario vecchio stampo, pionero eroico del Vangelo di Cristo, buono fino

all’eccesso, tanto che approfittavano di lui. È già morto, e, senza averlo conosciuto, lo considero protettore

e lo invoco, essendo suo successore come parroco. Un altro patrono è un giovane marianista, Miguel

Angel Quiroga o «Michel», assassinato nel 1998 dai paramilitari, sulle rive del fiume Atrato.

Sulla sinistra della chiesa, guardandola, c’è la canonica, molto grande, anche questa opera di

p.Basilio, come pure la scuola elementare; più dietro, il collegio statale (medie e liceo), che occupa le strutture

dell’internato, costruito dallo stesso p.Basilio per la educazione degli indigeni, tolti dalla selva.

Poi, sulla la collina, che, dall’alto, scende al fiume Andàgueda, si aprono scalinate di terra o di cemento,

stradine, viuzze, fossati, dove i nuovi arrivati a Lloró Centro costruiscono le loro case in legno, con base

di cemento o di pali, come palafitte, e pochi riescono a terminarle con mattoni di cemento; potremmo definire

questa zona, la periferia di Lloró, che trasmette una immagine di povertà più evidente...

Da febbraio 1990, sono arrivati a questa parrocchia i religiosi Marianisti per il servizio pastorale e evangelizzatore

della gente afrodiscendente e degli indigeni autoctoni. Qui sono arrivato da tre mesi, cercando di

inserirmi in una straordinaria tradizione di generosità, di donazione di sé, di fede di molti missionari claretiani

e dei miei confratelli marianisti, fra loro, ancora una volta nomino Michel, il giovane martire.

La prossima volta vi parlerò della gente «Lloroseña». Basta dirvi, per adesso, che mi ha accettato

bene e mi aiuta ad essere felice, cercando di fare la volontà del Signore, perché in questa sta la nostra pace.

Ed aggiungere che la loro situazione non è assolutamente facile, perché non ci sono fonti di lavoro e si

vive lontano dai centri di produzione e consumo, sicché l’economia della nostra parrocchia, salvo pochi casi, è

di sussistenza e di lotta contro la fame di ogni giorno. Per capire un poco questa realtà, sappiate che la nostra

comunità, da alcuni anni, cinque giorni alla settimana, offre un piatto di cibo, chiamato «pranzo», a un

centinaio di bambini e ragazzi. Di questo e di molti altri aspetti umani e religiosi della «mia» gente spero

poter parlarvi nelle prossime circolari. (È prudente parlare dopo aver conosciuto meglio la realtà umana

e sociale, della quale sono parte da solo quattro mesi).

Questo non mi impedisce, però, di sottoporvi, a nome di tutta l’equipe evangelizzatrice, i nuovi progetti

che ci pare opportuno realizzare a favore di tutta la popolazione Lloroseña e per i quali, umili e fiduciosi,

tendiamo la mano a chiunque sia ed abbia buon cuore per dare il suo grande o piccolo contributo

economico, affinché non restino solo sogni, bensì diventino realtà belle ed utili, inserite nel gran Progetto

di Dio: «Venga il Suo Regno».

Qui, nel Chocó, e a Lloró, viviamo, ad ogni livello, con gli aiuti foranei: il Municipio, con i contributi

che lo Stato Colombiano da alle zone povere, la Diocesi con il finanziamento di «Misereor» (dei cattolici

tedeschi), la nostra comunità con il contributo dei confratelli marianisti per la nostra vita di ogni

giorno... La gente non può dare né è stata formata a dare e, quando dà, come valore in denaro, il suo contributo

non può che essere minimo. Possiamo pensare nell’ offerta al tempio della vedova del Vangelo. A

proposito, la nostra parrocchia è stata fra le più generose della Diocesi nelle offerte per la

Giornata Missionaria Mondiale, totale: Pesos colombianos 60.000, l’equivalente di € 23 !!! Tirate voi

le conseguenze.

Condividiamo con voi i PROGETTI, pensando al nostro popolo e alla vostra generosità

1.- Una canoa relativamente grande e molto sicura, per visitare le comunità lungo i fiumi. Abbiamo già il

motore. Preventivo: € 680.

2.- Benzina, manutenzione della canoa, stipendio al motorista della canoa e al palanchero. È nostro desiderio essere

più presenti nelle quasi 50 comunità lontane dal centro parrocchiale, per cui non basterà l’aiuto per questo

scopo che ci viene da Misereor attraverso la Diocesi. Speriamo così poter organizzare un minimo di

vita cristiana esteriore. Dio voglia, in ogni comunità: catechesi per ricevere i sacramenti (solo si battezzano...;

vi racconterò) e Celebrazione della Parola ogni domenica. Preventivo annuale: € 3.500.

3.- Il Pane della Parola in ogni famiglia. La meta è che il testo della Bibbia stia in ogni famiglia della

Parrocchia. Cominciamo con 1000 Bibbie, da distribuire o quasi regalare al prezzo simbolico di € 0,80.

Preventivo: € 5.000.

4.- Catechismi e tutto il materiale relazionato con questa attività prioritaria del nostro servizio pastorale.

Preventivo: € 2.000.

5.- Fotocopiatrice, con carta e inchiostro, per il materiale liturgico e catechistico. (Nel paese, esiste una sola

fotocopiatrice, molto semplice, che non ha neppure le caratteristiche per ridurre o aumentare l’immagine…).

Preventivo: € 3.000.

6.- Fondo Solidario per soccorrere le necessità urgenti: medicine, cibo, materiale scolastico, aiuti di emergenza,

… Ogni giorno, alla nostra canonica, arrivano casi di miseria, di bisogno estremo ed immediato,

di dolore da sollevare, di fame da saziare… e, nella misura del possibile, aiutiamo, però senza dare denaro

liquido. Preventivo: € 1.500.

7.- Cappelle e Centri comunitari in tutte le Comunità della Parrocchia “La Inmaculada” de Loró. È il progetto più

ambizioso, e per il quale praticamente esiste già il finanziamento, per quei cammini imprevedibili della

Provvidenza di Dio, che arriva la momento giusto con la persona giusta. In questo caso, si tratta di una

persona buona, Milziade (e la famiglia B.), che con la morte, ha lasciato tutti i suoi beni come eredità a

favore delle opere missionarie di evangelizzazione e di promozione umana.

In che consiste questo magno progetto? Si tratta di aggiustare, restaurare, rendere agibili le cappelle, con

annesse stanzette per i missionari quando si fermano nelle comunità, costruite da tempo e mezzo distrutte

per il poco uso e, soprattutto, per l’umidità della nostra zona, la più piovosa, o fra le più piovose, del

mondo. Possono interessarvi alcuni nomi: Villa Claret, La Vuelta, El Llano, Boraudo… E si tratta di

costruire Centri Comunitari multiuso là dove non ci sono locali né per le riunioni né per le celebrazioni

liturgiche: Ogodó, Las Hamacas, Nipurdú, Yarumal, Tocalloró, Peñaloza, Canchidó, Guaitadó, La Playa,

Puerto Moreno, Gervasio, … e in tutte le comunità con popolazione indigena, una ventina, nelle quali,

fino ad ora, mi pare, non si è mai celebrata la Eucaristia, per mancanza di sufficiente evangelizzazione e

dove, quindi, non esiste una pur minima costruzione per la preghiera comunitaria. Non metto il costo, per

quanto vi ho spiegato.

 

8.- “Evangelizzare con la radio”. La gente, pur essendo battezzata, non frequenta la chiesa, e pensiamo in chi

vive nel centro, dove ogni giorno ed ogni domenica celebriamo la santa Messa; per non parlare di quelli

che stanno a mezz’ora, una ora o due, tre o più ore di motoscafo. Non si riesce, quindi, a raggiungerli e a

entrare in contatto con loro per cercare di trasmettere il Vangelo di Gesù o proporre qualsiasi altra iniziativa

parrocchiale. Per fortuna, anche con l’aiuto della nostra equipe, sta funzionando una radio locale, il

cui proprietario, un giovane di qui, è il factotum e si mostra disponibile a concedere spazio a programmi

di formazione umana e religiosa. Ciò che si sta già facendo. Però, questa radio non possiede sufficiente

potenza per arrivare a tutte le comunità. Desideriamo passare da 50 a 100 o più Watt, cosicché copriremo

tutto il territorio parrocchiale, e aiuteremo sopra la base di accordi chiari, che garantizzino la nostra

costante presenza nella radio. Preventivo: € 1.500.

9.- “Cultura per il popolo”. Da anni funziona una piccola biblioteca (qualche centinaio di libri), che è la più

grande di Lloró, perché è l’unica, aperta tutte le sere, e chiamata “Centro Estudiantil Marianista” (CEM).

Pensiamo molto utile dar un miglior servizio ai numerosi giovani studenti che vengono a fare le loro ricerche,

facendo un considerevole investimento per libri, enciclopedie, , CD,… Riceve e riceverà il sostegno di

una organizzazione spagnola, MAMORÉ, per i pochi, fino adesso, acquisti annuali e per dare un piccolo

stipendio alla persona incaricata.

10.- “La famiglia Lloroseña prega unita”. Ci pare necessario che tutte le persone battezzate, il 99% della

nostra popolazione, sappiano le preghiere del cristiano, cominciando dal “Padre nostro”. Per questo, desideriamo

stampare un bel dépliant da distribuire in tutte le comunità e in tutte le famiglie, affinché, per lo

meno, facciano una preghiera personale o in famiglia, ogni giorno. Preventivo: € 1.000.

11.- Ultimo e grande sogno: Edificio di due piani, nuovo, ampio, funzionale, bello, per la mensa parrocchiale

e per la biblioteca. Già condividiamo il pane per il corpo e il pane per la mente, stiamo svolgendo questo

doppio servizio in due locali, l’uno è con una sola finestra e mal costruito, e l’altro è piccolo. Non

abbiamo fatto ancora i piani architettonici né i calcoli di ingegneria per poter presentare il preventivo.

Fino a qui, come potete analizzare, si tratta di progetti per rispondere a necessità o urgenze impellenti, che

si possono tacciare di “assistenzialismo”; ciò non diminuisce la loro grande utilità. I marianisti, da quando

sono arrivati, hanno pensato in azioni di vera promozione umana liberante, i “Progetti produttivi”, con

i quali si cerca di mettere in pratica la saggezza contenuta nel noto proverbio cinese: “A chi ha fame non

dargli un pesce, dagli un amo”.

1.- Allevamento di maiali. Progetto già in atto. Non penserete a una azienda della Valle Padana.

Semplicemente, alle comunità che abbiano preparato il luogo adatto, vicino a un ruscello, e nominato l’incaricato

ufficiale, consegniamo un maschio e una femmina affinché si moltiplichino e possano venderli o

ottenere un cibo diverso.

2.- “Falegnameria cooperativa”. La selva tropicale produce molti legni finissimi che sono tagliati ed esportati,

per arricchire i commercianti e ammobiliare le ville dei milionari, e impoverire il nostro ambiente naturale…

Perché non mettere su una cooperativa che lavori, in loco, il legno e possa vendere il prodotto terminato?

Le difficoltà maggiori si trovano nella stessa gente nostra: non hanno la preparazione sufficiente,

né ci sono ebanisti provetti, e manca una mentalità cooperativa. È quindi questione di formare e di educare…

Comprare le varie macchinarie, forse, è un gran problema, per il costo altissimo, però non il maggiore.

3.- “Fiori e frutti tropicali”. La selva produce una grande molteplicità e quantità di piante, chiamate “esotiche”

nei paesi del primo mondo, e qui da noi, nella zona dell’altipiano. Non è del tutto utopico coltivare

a grande scala queste orchidee e questi frutti così rari. Riusciremo a organizzare un gruppo di persone per

portare avanti questo progetto? E non è necessario un gran investimento di capitali…

Lungo e difficile è il cammino della autosufficienza per gioire della libertà piena, nella individuale e comunitaria

dignità umana conquistata con sforzo personale, insieme. È lecito sognare e comunicare a persone

dal cuore buono e a istituzioni, attente alle necessità sociali, i nostri sogni e progetti. Lo sto facendo, a

nome del gruppo missionario di Lloró e delle tante persone che vivono in questo angolo meraviglioso

della terra, dove si scontrano o incontrano la ricchezza della natura, creata dal Padre di tutti, con la povertà

dei suoi figli, conseguenza del peccato personale e sociale.

 

 

 

 Lettera da Llorò Colombia

P. remo Segalla il 16 maggio 2006

Per soddisfare una giusta curiosità di come sia qui l’ambiente, a Llorò, con discrezione do alcu­ne notizie recenti:

Sabato 29 di aprile, a tre o quattro chilometri dal centro parrocchiale di Lloró, nella strada che uni­sce la nostra parrocchia con la capitale del dipartimetno o provincia, Quibdó, circa venti guerriglieri hanno intercettato la ranchera (il pullman di linea) che, giornalmente, fa questo percorso, usata per chi fa acquisti per rifornire le piccole botteghe di viveri delle comunità lungo i fiumi e di quelle più grandi del centro, come per chi ha bisogno di documenti in generale o da chi deve sottoporsi a con­trolli medici specializzati (perché, a Lorò, abbiamo un Centro di Salute, con due medici ed alcuni infermiere; ma è l’unico per tutta la vasta zona del municipio). L’obiettivo era incendiare e distrug­gere il veicolo, perché il padrone, il precedente sindaco di Lorò, non aveva mantenuto alcune promes­se fatte alla guerriglia durante la campagna elettorale affinché l’appoggiasse nella sua elezione o non gli aveva inviato la “vacuna” (somme di denaro). Ma, il signore che raccoglie i biglietti, ben cono­sciuto per tutta la gente lloroseña (chi non è salito una volta sulla linea?), fratello povero del proprie­tario, si intromise adducendo che “non era giusto bruciare il mezzo di trasporto per tutta una popo­lazione, ricchi o poveri che siano” e che egli si offriva come ostaggio. Quasi miracolosamente, perché non c’è traffico particolare per questa strada, in quel momento, stava arrivando un altro carro, una buseta con giovane della parrocchia che aveva partecipato ad un incontro giovanile diocesano, cosicché i guerriglieri spararono al cerchione della ranchera e si nascosero nella selva portandosi Eugenio. Un rapito in più, questo, inesistente per i mezzi di comunicazione, della triste lunga lista di persone private della loro libertà e dei loro affetti, nella nostra patria colombiana.

Notte tra il 3 e 4 maggio, cade su Loró un forte acquazzone, una tempesta con tuoni orribili, lampi brillanti come il sole e pioggia torrenziale.

Tre casa-palafitte di legno, ubicate in una piccola gola della collina lloroseña, oltre la chiesa par­rocchiale, sono crollati, cadendo su quelle vicine e pregiudo la loro sicurezza. Per fortuna, gli inqui­lini, vedendo il torrente di acqua crescere, si erano messi in salvo. Si tratta di desplazados che hanno lasciato la loro comunità sui fiumi per cercare maggiore sicurezza nel centro, ma obbligati a costrui­re in terra di nessuno, in posti pericolosi.

Una diceria di questi giorni, passata la prima quindicina del mese di maggio... Un giovane che faceva parte del gruppo giovanile parrocchiale “Michel vive! “, alcuni settimane fa decise di cercare un futuro migliore per la sua vita inserendosi nel gruppo illegale dei paramilitari. ... Gli stessi che hanno ammazzato al marianista Michel, il cui nome identifica il gruppo nel quale crebbe quel giova­ne.... Le contraddizioni molto tristi della vita!  La diceria, non confermata, è che è stato ammazzato in uno scontro con le forze regolari.

La violenza. La disperazione. La morte. Parole che si intrecciano tra sé, nella nostra terra cho­coana e, purtroppo, nel mondo intero, facendo versare molte lacrime, troppe, e di sangue.

 

 
 

 fr. Domenico, Luciano, Davide

   
   COMUNITA' MARIANISTA LEZHE-ALBANIA
Carissimi,
Il mio viaggio è stato tranquillo e tutto si è svolto nel modo migliore; ma la situazione che ho trovato in Albania è a dir poco tragica. Le piogge dei giorni scorsi hanno creato gravi disagi alla popolazione. Case, strade e campi allegati e alcuni quartieri evacuati. Soprattutto grave è la situazione nella zona abitata dagli zingari che sorge lungo il fiume Drinn. Il fiume uscito dall'alveo ha spazzato via le baracche e parecchie famiglie sono state alloggiate in tende. Luciano e alcuni ragazzi hanno allestito una mensa finanziata dalla Caritas Albanese e per una settimana abbiamo preparato il pranzo e la cena per circa 350 persone. Anche la situazione sanitaria si è fatta grave per la mancanza di servizi igienici e di acqua. Alcuni bambini si sono ammalati . Lo stato è assente e impreparato e tutto ricade sulle spalle del volontariato che non dispone di molti mezzi. I politici si limitano a fare sopralluoghi e distribuzioni a puro scopo propagandistico.
Ora la situazione è migliorata, ma parecchie famiglie vivono ancora nelle tende e non vedono per ora soluzione alla loro situazione. La temperatura si è abbassata e quindi le prospettive non sono buone.
Procedono intanto le altre attività. Il centro continua ad organizzare attività ricreative ed è diventato un punto di richiamo per i giovani del quartiere. Presto inizieremo la catechesi e cercheremo di creare un piccola comunità parrocchiale per la futura cattedrale.
La tipografia funzione, anche se il lavoro per preparare dei "tipografi" sarà lungo e non facile. Dobbiamo soprattutto creare un mentalità di lavoro che aiuti questi ragazzi a trovare ritmo e motivazioni. I giovani della comunità di Vercelli guidati da padre Alberto sono stati meravigliosi. La loro permanenza in Albania è stata importante non solo dal punto di vista professionale, ma anche per la vita comunitaria e spirituale. Abbiamo pregato e vissuto come una vera fraternità. Ora stanno organizzando un secondo viaggio per continuare l'insegnamento e raccolgono fondi per delle borse lavoro che verranno date ad alcuni ragazzi che potranno avere così un piccolo compenso.
A fine mese verranno in Albania Adriano di Campobasso, il papà di Irma, Vincenzo con suo padre e Alessandro Danè. Resteranno una settimana per installare una piccola aula di informatica. Ci sarà così un corso aperto ai ragazzi della città.
Queste sono le ultime novità che cercheremo di inserire nella programmazione e nel prossimo progetto comunitario che ti consegneremo quando verrai a novembre.
Un saluto e un ricordo nella preghiera in unione con Maria con la speranza di vederci presto
  inizio

 

 fr. Giovanni e la

foresta Otonga

 

Nel 1990 venne in Ecuador un famoso apicoltore torinese Massimo Carpinteri.
Dopo avere soddisfatto  le sue curiosità apistiche vuole fare una passeggiata in foresta nella zona di San Francisco de las Pampas.  Li fu affascinato dalla bellezza della foresta tropicale.  Solo che nello sfondo del sogno tropicale si vedevano radure e, come se fosse un film dell'orrore, si sentiva nella "colonna sonora" un   rumore   di motoseghe: brum...brum...brum...mmmmgringrungran...

sgran...sgrin...sgrun... 
 
Mi chiese il perché tagliavano le foreste tropicali.   Buttai li una frase che suonava cosi:  i poveri devono sopravvivere e per questo tagliano foreste e allevano vacche per avere latte e carne visto che gli alberi non si possono mungere. Massimo ritorna in Italia e, zitto zitto, raccolse i primi 3000 dollari per salvare quella foresta minacciata. 
 
Io vidi arrivare quei 3000 dollari ed imprecai perché era per me un lavoro in più il dovere comprare la foresta per il povero Massimo pazzo per conservare le foreste...  e che c'entro io con le foreste!
 
Alla fine comprai la foresta e feci la foto della giungla e gli dissi di lasciarmi in pace con le sue foreste.
 Nel 1991 fui chiamato a fare una conferenza e dirigere un simposio sulla foresta amazzonica a San Polo del Piave (TV). Contemporaneamente al simposio "Amazzonia chiama" vi era anche nello stesso hotel la ennesima edizione del premio letterario Gambrinus. I partecipanti del Gambrinus assistevano nei tempi morti  al simposio "Amazzonia chiama" e, viceversa, noi amazzonici partecipavamo alla cerimonia Gambrinus. Quando venne il giorno della premiazione del Gambrinus fu premiato il libro di Reinhold Messner e la giuria, tra
signore con pellicce e uomini in frac, chiamava:   Messner, Messner, Messner...  ma Messner non venne.  Così la giuria bisbigliando ps ps ps ps ps ps... decise che il premio, secondo il regolamento, visto che la giuria poteva destinare in caso di mancato ritiro del vincitore, a chi voleva, la somma corrispondente...   andava a: Giovanni Onore per conservare la foresta tropicale.Ecco ancora Giovanni in problemi.  Adesso non solo Massimo era colpevole ma anche  Gambrinus! Per farla breve partii da San Polo del Piave con 15.000 dollari (5.000 del premio + 10.000 donati su due piedi dalle commosse signore in pelliccia). 

Adesso avevo un problema di coscienza... dovevo rispettare l'intenzione dei donanti. 
Organizzai la riserva chiamandola con il nome di un verme (Otonga) perché se mettevo il nome di un politico avrei dovuta cambiarlo presto.  Come guardiano e ranger cercai un antico peccatore ecologico tagliaboschi,  cacciatore e con un grande curriculum di peccati ecologici. Questo personaggio è César Tapia. César Tapia ebbe una visione della Madonna

in Otonga: una Signora bella, bella, bella

che sorrideva e pregava.  

Non disse nulla ma solo sorrise guardando

con occhi incoraggianti..

 

Sono ormai passati più di dieci anni

Adesso la riserva Otonga ha una stazione biologica e  una estensione di 1200 ettari.  

Ha diverse attività:
-    ricerca scientifica
-    dà borse di studio a studenti universitari
-    riceve scienziati dal mondo intero
-    riceve gruppi di studenti da vari paesi
-    pubblica libri, siamo gia al quinto
-    si occupa di riforestazione
-    prepara vivai
-    dà corsi di aggiornamento ai contadini

(apicoltura, formaggi,artigianato...)
-    paga borse di studio ai bambini dei villaggi

perché possono continuare a finire gli studi
-    riceve appoggio da gruppi ecologici vari
-    ha ricevuto un progetto dalla Conferenza Episcopale Italiana
-    l'Ecuador ha fatto due francobolli su Otonga
-    una riserva europea è gemellata con Otonga
-    una città italiana è gemellata con Otonga
 Altre notizie la prossima volta, ciao a tutti
 

Fr. Giovanni Onore.

 

 

Per contribuire alle varie iniziative e all'acquisto d'un pezzo di foresta da salvare, contatta

 

gonore@puceuio.puce.edu.e